XXII.

Quella naturale indolenza di spirito che, come sappiamo, faceva

riscontro in Odoardo Selmi alla vigoria delle membra e al coraggio nei

momenti del pericolo, gl'impedì di sorprendere le machinazioni dei

minatori. Non gli sfuggì forse la premura che alcuni d'essi mettevano

ad evitarlo, nè gli passarono inosservati i capannelli che si

scioglievano al suo avvicinarsi; pure non vi diede importanza. Solo un

giorno chiese ridendo ad uno dei lavoranti, che aveva visto più

accalorato in un crocchio, se c'era in aria una congiura; ma l'altro

ebbe pronta una spiegazione qualunque, e Odoardo non approfondì le sue

indagini. Continuava la solita vita; in miniera quel tanto che

occorreva, poi a casa davanti al suo fiasco di vino e con la sua pipa

in bocca, oppure nella valle dietro a qualche amorazzo.

Invece Maria era piena di ansietà. Non avrebbe voluto pensar male di

Cipriano, pure il cuore le diceva che le minacce di lui non erano

ciance vane. Spesso domandava timidamente a suo fratello--Cipriano

l'hai visto?

--Sicuro che l'ho visto.

--E com'era d'umore?

--Non ci ho badato. Che t'importa? Si direbbe ch'egli ti preme molto,

e che sei pentita di non averlo accettato in isposo.

Ella non soggiungeva nulla, ripugnandole il destar sospetti a carico

d'una persona già troppo infelice per cagion sua; pur non era

tranquilla, e si turbava sopratutto pensando a ciò che poteva accadere

al ritorno dell'ingegnere Arconti, così ferocemente odiato da

Cipriano. Questo ritorno, da una parte, ella lo avrebbe desiderato con

tutte le forze dell'animo; Roberto era una compagnia, una difesa, la

casa era tanto vuota senza di lui! Ma se poi lo aspettava un pericolo,

se Valduria doveva essergli fatale, s'egli doveva espiare il delitto

d'averle ispirato una simpatia di cui forse non s'era nemmeno accorto,

alla quale in ogni modo non avrebbe conceduto altro ricambio che una

sterile compassione? Del resto, che fare? Dirgli che ritardasse la sua

venuta? Dirgli che facesse ciò che non avrebbe fatto sicuramente, ciò

che Maria non avrebbe voluto vedergli fare, una viltà?

La ragazza non osava confidar le sue angustie al fratello. Egli

avrebbe indovinato il suo segreto, ed ella non voleva scoprirlo a

nessuno.

Mentr'era in queste incertezze, la bomba scoppiò.

Una mattina Odoardo tornò dalla sua prima visita alla miniera con

aspetto sì frastornato che sua sorella, tutta sgomenta, gliene chiese

la cagione. Egli le raccontò subito come una deputazione d'operai gli

avesse presentato con gran solennità un _memorandum_, nel quale si

chiedeva in primo luogo un aumento nella misura delle retribuzioni,

poi la soppressione di alcune discipline di non lieve importanza.

--La faccenda non è liscia--soggiunse il Selmi.--C'è qualche

mestatore. Ma se credono di farmi paura, la sbagliano.

--Povera gente!--interpose Maria, che aveva l'animo inclinato alla

pietà.--Se vogliono migliorar la loro condizione, bisogna scusarli....

Non ci sarebbe modo di secondare i loro desideri, almeno in parte?

--Ecco le donne!--esclamò Odoardo infastidito.--Anche le più

intelligenti, di certe cose non ne capiscono nulla. Gli operai di

Valduria sono i meglio pagati di tutta la regione, e per uno di loro

che se ne vada, ne capitan cento ad offrirsi.

--Ed hai già risposto di no?

--Per quello che riguarda il regolamento, ho risposto un _no_ chiaro e

tondo; pel resto ho telegrafato a Londra.

--E intanto?

--Intanto c'è tregua, e i lavori continuano al solito.

--Chi sa che a Londra non facciano qualche concessione....

--Non ne faranno nessuna, e non devono farne... Quello che preme è che

si decida subito perchè non v'è nulla di peggio che lasciar marcire la

piaga.... Non perdonerò mai a me stesso d'essermi fatto cogliere alla

sprovveduta.... Bisogna sfrattare i caporioni; l'essenziale è di

conoscerli... Ad ogni modo scommetterei che c'è la zampa di Cipriano

in questo brutto garbuglio.... Si guardi, però.

Maria n'era persuasa anche troppo, e la riprovevole condotta del

giovine la giustificava a' suoi propri occhi del non aver dato ascolto

alle sue parole d'amore; nondimeno, era una grande afflizione per lei

il pensare ch'ella era la prima cagione d'un avvenimento dal quale

potevano derivar tanti guai. Fino allora s'era compiaciuta nell'idea

che la sua presenza a Valduria potesse essere utile a qualcheduno;

adesso ella si disperava pensando che tutto il bene che aveva fatto

non equivaleva certo al male che stava per accadere.

Fu una giornata assai triste per lei. Nè contribuì a fargliela finir

lietamente la risposta recisa, categorica che giunse da Londra verso

sera al telegramma di Odoardo, e ch'egli si affrettò a comunicare a

sua sorella.

_Respingete in modo assoluto domande operai. Procedete con energia,

informandoci giorno per giorno._

--Almeno questi non tentennano--esclamò il Selmi soddisfatto.

--Bella bravura!--disse Maria.--Son lontani, loro.

--Bah!... Pur di mostrare i denti, la faremo finita presto. Domani una

parlatina in regola, e se ci saran riottosi, tanto peggio per loro.

Non entreranno più in miniera... Certo che se fosse qui Roberto

sarebbe meglio. Egli ha la lingua più spedita di me, e farebbe

intender ragione più presto a costoro.... Ma non importa, saprò ben

levarmi d'impiccio anch'io.

La mattina seguente, però, egli dovette accorgersi che l'impresa non

era così agevole come aveva creduto, giacchè dopo ch'egli ebbe

chiamato a sè la deputazione del giorno prima e partecipatole il

dispaccio di Londra, corse una parola d'ordine fra gli operai, e pel

mezzodì i lavori furono sospesi tanto nell'interno quanto nell'esterno

della miniera. Evidentemente il rifiuto era previsto e al rifiuto

s'era deliberato di opporre lo sciopero. La solita deputazione venne

con grande solennità a darne l'avviso all'ingegnere, soggiungendo in

nome proprio e dei propri mandanti che questo sciopero sarebbe durato

finchè non fossero state accolte le comuni rimostranze.

Odoardo mise sott'occhio ai delegati le conseguenze d'un passo sì

grave, e li prevenne che come oggi non si lasciava intimidire dalle

minacce, così più tardi non si sarebbe lasciato commovere dalle

preghiere, e avrebbe inesorabilmente ricusato di riammettere nella

miniera gl'istigatori di questo movimento. Ci pensassero finch'erano

in tempo. Egli accordava loro ventiquattr'ore per venire a

resipiscenza.

Poi tentò prendere a parte qualcheduno degli operai ch'egli conosceva

per pratica come più alieni da tumulti e da chiassi. Ma essi, o

procuravano d'evitarlo, o cercavano di cavarsela con monosillabi. Era

chiaro che parecchi non erano entrati spontaneamente in quel brutto

impiccio; senonchè, una volta entratici, non sapevano come uscirne.

Chi si sentiva vincolato da una specie d'impegno d'onore verso i

compagni, chi aveva paura di tirarsi addosso qualche peggior malanno

facendo causa da sè.

Cipriano, com'è naturale, non aveva partecipato allo sciopero. Egli

era _tra i gaudenti_, come dicevano i minatori, e non poteva chieder

nulla per conto suo. Ma reso cieco dalle sue passioni, spingeva gli

altri in una via a capo della quale c'era un abisso che avrebbe

ingoiato anche lui.

S'era vantato con Maria di non essere ipocrita, e fino allora non era

parso mai tale; ma la sua condotta in quest'occasione smentiva le sue

parole e i suoi precedenti. Quand'era coll'ingegnere biasimava gli

scioperanti, o tutt'al più suggeriva qualche piccola concessione che,

secondo lui, avrebbe calmato gli animi; appena poteva recarsi nei

ritrovi dei collegati, li confortava a resistere assicurandoli che la

notizia dello sciopero avrebbe indotto la Direzione di Londra ad aprir

subito le trattative per un componimento amichevole. Odoardo, sebbene

non fosse un fino osservatore, non era però tratto in inganno

dall'ambiguo contegno del giovine, e si riservava di colpirlo al

momento propizio.

Le ventiquattr'ore accordate dal Selmi trascorsero senza che i

minatori dessero alcun segno di voler venire a patti. Tuttavia non

accadevano ancora disordini. È il solito di queste faccende; il primo

stadio è più ch'altro d'allegria e di spensieratezza. Quell'audace

sfida contro la fortuna ha in sè qualche cosa d'inebbriante, quel

trovarsi raccolti in grandi masse, fermi (almeno si crede) in un solo

proposito, dà un concetto esagerato della propria forza; la stessa

interruzione dei lavori contribuisce ad eccitar favorevolmente gli

spiriti. Non è ancora l'ozio; è una tregua da fatiche incresciose.

Gli operai s'erano agglomerati nelle due osterie di Valduria, ove non

s'era spacciato mai tanto vino in un giorno. Gli osti però si

rallegravano poco di questa cuccagna, giacchè bisognava vendere a

credito con limitate speranze di rimborso, sopratutto se lo sciopero

durava un pezzo. D'altra parte, come rifiutarsi di servire questi

rispettabili avventori che si presentavano a dozzine e avevano l'aria

di essere pronti a spillar le botti da sè?

Mentre in paese c'era tanto chiasso, nel recinto della miniera regnava

il silenzio e l'immobilità della morte. I forni che solevano arder

sempre s'erano spenti per mancanza di braccia che li alimentassero di

nuovo combustibile; la grù e le caldaje a vapore erano inoperose, i

carretti pieni di minerale non giravano lungo i binarii, non si vedeva

più il fumo del caminone, non si sentiva lo strepito delle pompe e il

cupo rimbombo delle mine, segnale della vita sotterranea. Solo nelle

officine dei fabbri e dei falegnami, ove la coalizione non aveva

trovato proseliti, si attendeva per forza d'inerzia a qualche lavoro

già iniziato nei giorni precedenti; ma vi si attendeva con quella

malavoglia che deriva dall'incertezza del domani.

In risposta al secondo dispaccio di Odoardo Selmi che annunziava lo

sciopero, la Direzione di Londra aveva telegrafato:

_Nessuna concessione. Se gli operai non capitolano, chiamatene altri._

Era ciò appunto che si disponeva a fare il Selmi, ma prevedendo che la

cosa non sarebbe passata senza tumulti, ne aveva avvertito la

Prefettura da cui dipendeva Valduria, affinchè desse in tempo le

disposizioni per la tutela dell'ordine. Un delegato di questura, un

brigadiere e pochi carabinieri non potevano certo tenere in freno più

centinaia d'operai.

Ma sia che Odoardo non sapesse presentare al vivo lo stato delle cose,

sia che la Prefettura non ne intendesse tutta la gravità, fatto si è

che i rinforzi spediti furono assolutamente insufficienti, tali da

esacerbare gli animi, non da impedire ogni violenza. Cosicchè, quando

al terzo giorno dello sciopero, comparve a Valduria la prima squadra

di lavoranti (una trentina circa) che il Selmi era riuscito con molta

fatica a raccozzare nelle vicinanze, lo sciopero si mutò in vero

ammutinamento, e i collegati, messi già sull'avviso, assunsero un

contegno tanto minaccioso verso i nuovi venuti, che questi, temendo di

rimetterci la pelle, abbandonarono subito la partita. Le poche guardie

che s'erano provate a far qualche arresto tra i più turbolenti furono

anch'esse costrette a rinunciare all'impresa, e dovettero limitarsi a

difender la miniera dai colpi di mano dei sediziosi. Correvano già

sinistri propositi; s'eran sentite grida di _morte_: si diceva che

qualcheduno avesse in animo di far saltare il deposito della polvere;

che altri volessero dar fuoco alla casa dell'ingegnere e rubare il

denaro che doveva esserci in cassa, altri distruggere i forni, e così

via, Era, come si dice, un darsi la zappa sui piedi, perchè, se gli

operai mandavano in rovina la miniera, di che avrebbero poscia

vissuto? Ma chi non sa che, nello scoppio delle selvaggie passioni, le

moltitudini smarriscono affatto il criterio del loro utile e il male

diventa scopo a sè stesso?

Se l'ingegnere Selmi aveva mancato di previdenza, non si poteva certo

accusarlo di mancar di coraggio. Egli si mostrava dovunque c'era un

pericolo, e raccogliendo intorno a sè i pochi addetti alla miniera che

non avevano partecipato al movimento, si preparava, se fosse stato

necessario, a far pagar cara la propria vita. I carabinieri si

lasciavan dirigere da lui, come da persona che conosceva i siti ed era

in grado di disporre opportunamente le difese.

La situazione di Cipriano diventava intanto sempre più delicata.

Odoardo non gli nascondeva la sua diffidenza, e deciso di non trovarsi

un nemico in casa, l'aveva allontanato con un pretesto.

Gli operai lo accusavano di doppiezza, e gl'intimavano di gettar giù

la maschera e di fare apertamente causa comune con loro. I più

tranquilli, quelli che s'eran lasciati rimorchiare dagli altri, non

gli perdonavano di averli cullati nell'illusione che quest'impiccio si

sarebbe risolto in modo conforme ai loro desideri. Invece dove si

andava a finire? Con che mezzi si sarebbe prolungata la resistenza?

Cipriano era ormai in grado di misurare l'enormità dello sproposito

commesso. Egli aveva procurato, è vero, delle molestie agli altri, ma

quanti maggiori guai tirava addosso a sè medesimo! Non era un aumento

di credito ch'egli avrebbe trovato alla fine del conto, era la perdita

di una posizione che aveva conquistato a palmo a palmo a forza di

lavoro e d'ingegno, era il disprezzo, era l'odio di quelli ch'egli

aveva ingannati, era l'odio, il disprezzo di Maria.... E quest'ultimo

pensiero gli era il più penoso di tutti.... Maria egli l'amava

sempre.... Talora nell'animo esacerbato egli si raffigurava la voluttà

di una suprema vendetta. Portar la devastazione e la morte nella

miniera, sottraendo al disastro la sola Maria. Presentarsi a lei come

un salvatore e come un padrone: difenderla contro tutti, ma volerla

per sè.

Follie! L'intelligenza di Cipriano non era tanto offuscata da non

capire ciò che vi fosse di assurdo in questi propositi di mente

inferma. Quand'anche il resto gli fosse riuscito, Maria non avrebbe

mai accondisceso a esser sua. Bensì promovendo, secondando gl'istinti

brutali che si manifestavano nella schiuma dei collegati, egli avrebbe

potuto far di lei una creatura derelitta ed infelicissima. Combattuto

così da affetti diversi, spesso tentava di moderare quelli che aveva

aizzati, e sentiva l'aura della popolarità ritirarsi rapidamente da

lui e il terreno vacillare sotto i suoi piedi.

Comunque sia, il contegno risoluto di Odoardo Selmi impose rispetto ai

minatori, e nella notte successiva all'ammutinamento nessun colpo di

mano fu tentato contro la miniera. I peggiori soggetti (una quarantina

circa) costrinsero gli osti a tener aperte le bettole e a dar loro

vino senza risparmio. Pagherebbe, dicevano, la Direzione di Londra.

Col sorger del giorno finì la baldoria. Le notizie dei nuovi disordini

avevano commosso le autorità del capoluogo, e alla mattina i pacifici

abitanti di Valduria furono rinfrancati dall'arrivo di uno squadrone

di cavalleria. Più tardi giunsero il Procuratore del Re e il giudice

istruttore, e procedettero ad alcuni arresti dopo aver sentito

l'ingegnere Selmi e il segretario comunale. Il sindaco Ludovici non

c'era. Non volendo uscire da una savia neutralità, egli s'era recato

altrove fin dal primo manifestarsi dello sciopero.--A trovarsi in

mezzo a queste cose non ci si guadagna mai--egli osservava

prudentemente. Fu detto da un bell'umore che il conte Ugolino

mangiasse i figli per conservar loro un padre; così il signor Ludovici

lasciava nelle male peste i suoi amministrati per conservar loro un

Sindaco.

Se la neutralità era sì cara al signor Ludovici, lo star con le mani

alla cintola durante questo scompiglio riusciva invece intollerabile a

Maria. Odoardo aveva dovuto usare poco men che la forza per indurla a

rimanersene in casa mentr'egli s'esponeva al pericolo. Nella notte

ella non aveva mai chiuso occhio, pronta sempre ad accorrere ove

avesse visto o sentito un segno d'allarme. Alla mattina poi, quando

l'arrivo della truppa l'ebbe assicurata che suo fratello non correva

pel momento alcun rischio, il suo cuore gentile fu commosso dall'idea

d'altri dolori. Pensò alle povere famiglie che questa crisi avrebbe

piombate nella miseria, alle donne e ai bambini che avrebbero pagato

il fio delle colpe dei mariti e dei padri. Che squallore in quelle

capanne ov'ella, visitatrice pietosa, aveva portato tante volte il

conforto d'un sorriso e d'una parola di simpatia!

Ubbidì agl'impulsi dell'animo, e senza dir nulla a Odoardo intraprese

un pellegrinaggio per la valle. Chi sa ch'ella non avesse potuto

esercitare un apostolato di pace e di carità! A lei forse avrebbero

dato retta. Avrebbero capito ch'ella non parlava che per desiderio del

bene.

E infatti quasi dappertutto ella fu accolta con affetto e con

deferenza. In qualche famiglia la si aspettava, s'era avvezzi a

vederla nei giorni del dolore. Nella maggior parte delle abitazioni

non c'erano soltanto le donne, i vecchi, i fanciulli; c'era anche

l'elemento vigoroso della casa, l'uomo che per solito lavorava,

guadagnava, sostentava gli altri. Torvo o accasciato, con le braccia

ciondoloni e con la testa china sul petto, egli non aveva più la

baldanza dei primi giorni di battaglia; soffriva delle sofferenze dei

suoi cari, o imprecava al destino che l'aveva condannato a servire.

Maria cercava di persuadere uomini e donne a non ostinarsi in una

contesa inutile; quei signori di Londra erano ricchi e potevano

attendere; invece, loro, poveri operai, che avrebbero fatto se fossero

stati licenziati definitivamente? La sua voce non si perdeva nel

deserto; quand'anche non le si dava ragione, quand'anche si voleva

sostenere il diritto dei minatori a un maggior salario, si riconosceva

d'aver agito con precipitazione, di essersi lasciati abbindolare da

quelli che pescan nel torbido. In quanto a capitolare, alcuni ci

sarebbero stati disposti, ma come si faceva? C'era un vincolo coi

compagni: bisognava che fosse una cosa fatta d'accordo fra tutti.

Maria usciva da queste visite con uno stringimento al cuore. Dopo aver

visto quelle cucine senza pentola al fuoco, quegli uomini sparuti,

quelle donne avvizzite, quei bimbi macilenti, che pur si sforzavan di

sorriderle in mezzo alle lagrime, ella avrebbe voluto arrivar d'un

balzo a Londra, penetrare nei palazzi degli azionisti della miniera e

dir loro: Siate generosi, siate misericordiosi, sacrificate una parte

del vostro lusso per dare un pane di più alla povera gente. Maria non

s'era mai curata di far la diagnosi delle società anonime; ella

credeva in buona fede che gli azionisti fossero gli esseri più felici

del mondo, e non si preoccupava punto del rapporto tra i salari e il

costo di produzione.

Un nome aveva suonato spesso all'orecchio della giovinetta nel suo

pellegrinaggio, un nome pronunciato per lo più con accento d'ira e di

sprezzo: quello di Cipriano. Dov'era costui? Perchè, dopo aver

sobillato gli altri, si nascondeva? Tra gli arrestati ce n'erano di

meno colpevoli. A loro non si sarebbe badato; si sapeva che erano

cervelli malati e spiriti guasti; ma quando si sparse la voce che un

uomo come Cipriano prometteva il suo appoggio e assicurava il buon

successo, allora fu cosa diversa.... Invece Cipriano li aveva

abbandonati, li aveva traditi.... oh ma ne pagherebbe il fio!

Non c'era più dubbio! Era veramente da Cipriano ch'era partita la

prima scintilla destinata a far divampar tanto incendio. Nè Maria

poteva ignorare le cagioni che avevano travolto in tal guisa la sua

intelligenza. Così allo sdegno ch'ella provava si mesceva un senso

d'infinita pietà. Com'egli doveva essere infelice!

Una forza maggiore di lei la indusse, nel ritorno, ad avviarsi dalla

parte ove abitava il giovine soprastante. Era forse desiderio

d'incontrarlo? E che gli avrebbe detto? E s'egli, ormai alla

disperazione, le avesse fatto ingiuria?

Ella non si dissimulava il suo sgomento, eppure non si ritraeva dal

suo cammino. Già nell'ombra del crepuscolo biancheggiava la casa

ov'ella era andata tante volte a visitare la vecchia Gertrude; il

pioppo alto e sottile che cresceva lì vicino dondolava gravemente il

capo con un lieve stormire di fronde. Maria si avvicinò trattenendo il

respiro. L'uscio dell'abitazione era chiuso, eran chiuse le imposte.

Maria chiamò timidamente--Cipriano!--Nessuno rispose. Non c'era

nessuno.

Nella lotta · 第 35 / 45 题