Quella naturale indolenza di spirito che, come sappiamo, faceva
riscontro in Odoardo Selmi alla vigoria delle membra e al coraggio nei
momenti del pericolo, gl'impedì di sorprendere le machinazioni dei
minatori. Non gli sfuggì forse la premura che alcuni d'essi mettevano
ad evitarlo, nè gli passarono inosservati i capannelli che si
scioglievano al suo avvicinarsi; pure non vi diede importanza. Solo un
giorno chiese ridendo ad uno dei lavoranti, che aveva visto più
accalorato in un crocchio, se c'era in aria una congiura; ma l'altro
ebbe pronta una spiegazione qualunque, e Odoardo non approfondì le sue
indagini. Continuava la solita vita; in miniera quel tanto che
occorreva, poi a casa davanti al suo fiasco di vino e con la sua pipa
in bocca, oppure nella valle dietro a qualche amorazzo.
Invece Maria era piena di ansietà. Non avrebbe voluto pensar male di
Cipriano, pure il cuore le diceva che le minacce di lui non erano
ciance vane. Spesso domandava timidamente a suo fratello--Cipriano
l'hai visto?
--Sicuro che l'ho visto.
--E com'era d'umore?
--Non ci ho badato. Che t'importa? Si direbbe ch'egli ti preme molto,
e che sei pentita di non averlo accettato in isposo.
Ella non soggiungeva nulla, ripugnandole il destar sospetti a carico
d'una persona già troppo infelice per cagion sua; pur non era
tranquilla, e si turbava sopratutto pensando a ciò che poteva accadere
al ritorno dell'ingegnere Arconti, così ferocemente odiato da
Cipriano. Questo ritorno, da una parte, ella lo avrebbe desiderato con
tutte le forze dell'animo; Roberto era una compagnia, una difesa, la
casa era tanto vuota senza di lui! Ma se poi lo aspettava un pericolo,
se Valduria doveva essergli fatale, s'egli doveva espiare il delitto
d'averle ispirato una simpatia di cui forse non s'era nemmeno accorto,
alla quale in ogni modo non avrebbe conceduto altro ricambio che una
sterile compassione? Del resto, che fare? Dirgli che ritardasse la sua
venuta? Dirgli che facesse ciò che non avrebbe fatto sicuramente, ciò
che Maria non avrebbe voluto vedergli fare, una viltà?
La ragazza non osava confidar le sue angustie al fratello. Egli
avrebbe indovinato il suo segreto, ed ella non voleva scoprirlo a
nessuno.
Mentr'era in queste incertezze, la bomba scoppiò.
Una mattina Odoardo tornò dalla sua prima visita alla miniera con
aspetto sì frastornato che sua sorella, tutta sgomenta, gliene chiese
la cagione. Egli le raccontò subito come una deputazione d'operai gli
avesse presentato con gran solennità un _memorandum_, nel quale si
chiedeva in primo luogo un aumento nella misura delle retribuzioni,
poi la soppressione di alcune discipline di non lieve importanza.
--La faccenda non è liscia--soggiunse il Selmi.--C'è qualche
mestatore. Ma se credono di farmi paura, la sbagliano.
--Povera gente!--interpose Maria, che aveva l'animo inclinato alla
pietà.--Se vogliono migliorar la loro condizione, bisogna scusarli....
Non ci sarebbe modo di secondare i loro desideri, almeno in parte?
--Ecco le donne!--esclamò Odoardo infastidito.--Anche le più
intelligenti, di certe cose non ne capiscono nulla. Gli operai di
Valduria sono i meglio pagati di tutta la regione, e per uno di loro
che se ne vada, ne capitan cento ad offrirsi.
--Ed hai già risposto di no?
--Per quello che riguarda il regolamento, ho risposto un _no_ chiaro e
tondo; pel resto ho telegrafato a Londra.
--E intanto?
--Intanto c'è tregua, e i lavori continuano al solito.
--Chi sa che a Londra non facciano qualche concessione....
--Non ne faranno nessuna, e non devono farne... Quello che preme è che
si decida subito perchè non v'è nulla di peggio che lasciar marcire la
piaga.... Non perdonerò mai a me stesso d'essermi fatto cogliere alla
sprovveduta.... Bisogna sfrattare i caporioni; l'essenziale è di
conoscerli... Ad ogni modo scommetterei che c'è la zampa di Cipriano
in questo brutto garbuglio.... Si guardi, però.
Maria n'era persuasa anche troppo, e la riprovevole condotta del
giovine la giustificava a' suoi propri occhi del non aver dato ascolto
alle sue parole d'amore; nondimeno, era una grande afflizione per lei
il pensare ch'ella era la prima cagione d'un avvenimento dal quale
potevano derivar tanti guai. Fino allora s'era compiaciuta nell'idea
che la sua presenza a Valduria potesse essere utile a qualcheduno;
adesso ella si disperava pensando che tutto il bene che aveva fatto
non equivaleva certo al male che stava per accadere.
Fu una giornata assai triste per lei. Nè contribuì a fargliela finir
lietamente la risposta recisa, categorica che giunse da Londra verso
sera al telegramma di Odoardo, e ch'egli si affrettò a comunicare a
sua sorella.
_Respingete in modo assoluto domande operai. Procedete con energia,
informandoci giorno per giorno._
--Almeno questi non tentennano--esclamò il Selmi soddisfatto.
--Bella bravura!--disse Maria.--Son lontani, loro.
--Bah!... Pur di mostrare i denti, la faremo finita presto. Domani una
parlatina in regola, e se ci saran riottosi, tanto peggio per loro.
Non entreranno più in miniera... Certo che se fosse qui Roberto
sarebbe meglio. Egli ha la lingua più spedita di me, e farebbe
intender ragione più presto a costoro.... Ma non importa, saprò ben
levarmi d'impiccio anch'io.
La mattina seguente, però, egli dovette accorgersi che l'impresa non
era così agevole come aveva creduto, giacchè dopo ch'egli ebbe
chiamato a sè la deputazione del giorno prima e partecipatole il
dispaccio di Londra, corse una parola d'ordine fra gli operai, e pel
mezzodì i lavori furono sospesi tanto nell'interno quanto nell'esterno
della miniera. Evidentemente il rifiuto era previsto e al rifiuto
s'era deliberato di opporre lo sciopero. La solita deputazione venne
con grande solennità a darne l'avviso all'ingegnere, soggiungendo in
nome proprio e dei propri mandanti che questo sciopero sarebbe durato
finchè non fossero state accolte le comuni rimostranze.
Odoardo mise sott'occhio ai delegati le conseguenze d'un passo sì
grave, e li prevenne che come oggi non si lasciava intimidire dalle
minacce, così più tardi non si sarebbe lasciato commovere dalle
preghiere, e avrebbe inesorabilmente ricusato di riammettere nella
miniera gl'istigatori di questo movimento. Ci pensassero finch'erano
in tempo. Egli accordava loro ventiquattr'ore per venire a
resipiscenza.
Poi tentò prendere a parte qualcheduno degli operai ch'egli conosceva
per pratica come più alieni da tumulti e da chiassi. Ma essi, o
procuravano d'evitarlo, o cercavano di cavarsela con monosillabi. Era
chiaro che parecchi non erano entrati spontaneamente in quel brutto
impiccio; senonchè, una volta entratici, non sapevano come uscirne.
Chi si sentiva vincolato da una specie d'impegno d'onore verso i
compagni, chi aveva paura di tirarsi addosso qualche peggior malanno
facendo causa da sè.
Cipriano, com'è naturale, non aveva partecipato allo sciopero. Egli
era _tra i gaudenti_, come dicevano i minatori, e non poteva chieder
nulla per conto suo. Ma reso cieco dalle sue passioni, spingeva gli
altri in una via a capo della quale c'era un abisso che avrebbe
ingoiato anche lui.
S'era vantato con Maria di non essere ipocrita, e fino allora non era
parso mai tale; ma la sua condotta in quest'occasione smentiva le sue
parole e i suoi precedenti. Quand'era coll'ingegnere biasimava gli
scioperanti, o tutt'al più suggeriva qualche piccola concessione che,
secondo lui, avrebbe calmato gli animi; appena poteva recarsi nei
ritrovi dei collegati, li confortava a resistere assicurandoli che la
notizia dello sciopero avrebbe indotto la Direzione di Londra ad aprir
subito le trattative per un componimento amichevole. Odoardo, sebbene
non fosse un fino osservatore, non era però tratto in inganno
dall'ambiguo contegno del giovine, e si riservava di colpirlo al
momento propizio.
Le ventiquattr'ore accordate dal Selmi trascorsero senza che i
minatori dessero alcun segno di voler venire a patti. Tuttavia non
accadevano ancora disordini. È il solito di queste faccende; il primo
stadio è più ch'altro d'allegria e di spensieratezza. Quell'audace
sfida contro la fortuna ha in sè qualche cosa d'inebbriante, quel
trovarsi raccolti in grandi masse, fermi (almeno si crede) in un solo
proposito, dà un concetto esagerato della propria forza; la stessa
interruzione dei lavori contribuisce ad eccitar favorevolmente gli
spiriti. Non è ancora l'ozio; è una tregua da fatiche incresciose.
Gli operai s'erano agglomerati nelle due osterie di Valduria, ove non
s'era spacciato mai tanto vino in un giorno. Gli osti però si
rallegravano poco di questa cuccagna, giacchè bisognava vendere a
credito con limitate speranze di rimborso, sopratutto se lo sciopero
durava un pezzo. D'altra parte, come rifiutarsi di servire questi
rispettabili avventori che si presentavano a dozzine e avevano l'aria
di essere pronti a spillar le botti da sè?
Mentre in paese c'era tanto chiasso, nel recinto della miniera regnava
il silenzio e l'immobilità della morte. I forni che solevano arder
sempre s'erano spenti per mancanza di braccia che li alimentassero di
nuovo combustibile; la grù e le caldaje a vapore erano inoperose, i
carretti pieni di minerale non giravano lungo i binarii, non si vedeva
più il fumo del caminone, non si sentiva lo strepito delle pompe e il
cupo rimbombo delle mine, segnale della vita sotterranea. Solo nelle
officine dei fabbri e dei falegnami, ove la coalizione non aveva
trovato proseliti, si attendeva per forza d'inerzia a qualche lavoro
già iniziato nei giorni precedenti; ma vi si attendeva con quella
malavoglia che deriva dall'incertezza del domani.
In risposta al secondo dispaccio di Odoardo Selmi che annunziava lo
sciopero, la Direzione di Londra aveva telegrafato:
_Nessuna concessione. Se gli operai non capitolano, chiamatene altri._
Era ciò appunto che si disponeva a fare il Selmi, ma prevedendo che la
cosa non sarebbe passata senza tumulti, ne aveva avvertito la
Prefettura da cui dipendeva Valduria, affinchè desse in tempo le
disposizioni per la tutela dell'ordine. Un delegato di questura, un
brigadiere e pochi carabinieri non potevano certo tenere in freno più
centinaia d'operai.
Ma sia che Odoardo non sapesse presentare al vivo lo stato delle cose,
sia che la Prefettura non ne intendesse tutta la gravità, fatto si è
che i rinforzi spediti furono assolutamente insufficienti, tali da
esacerbare gli animi, non da impedire ogni violenza. Cosicchè, quando
al terzo giorno dello sciopero, comparve a Valduria la prima squadra
di lavoranti (una trentina circa) che il Selmi era riuscito con molta
fatica a raccozzare nelle vicinanze, lo sciopero si mutò in vero
ammutinamento, e i collegati, messi già sull'avviso, assunsero un
contegno tanto minaccioso verso i nuovi venuti, che questi, temendo di
rimetterci la pelle, abbandonarono subito la partita. Le poche guardie
che s'erano provate a far qualche arresto tra i più turbolenti furono
anch'esse costrette a rinunciare all'impresa, e dovettero limitarsi a
difender la miniera dai colpi di mano dei sediziosi. Correvano già
sinistri propositi; s'eran sentite grida di _morte_: si diceva che
qualcheduno avesse in animo di far saltare il deposito della polvere;
che altri volessero dar fuoco alla casa dell'ingegnere e rubare il
denaro che doveva esserci in cassa, altri distruggere i forni, e così
via, Era, come si dice, un darsi la zappa sui piedi, perchè, se gli
operai mandavano in rovina la miniera, di che avrebbero poscia
vissuto? Ma chi non sa che, nello scoppio delle selvaggie passioni, le
moltitudini smarriscono affatto il criterio del loro utile e il male
diventa scopo a sè stesso?
Se l'ingegnere Selmi aveva mancato di previdenza, non si poteva certo
accusarlo di mancar di coraggio. Egli si mostrava dovunque c'era un
pericolo, e raccogliendo intorno a sè i pochi addetti alla miniera che
non avevano partecipato al movimento, si preparava, se fosse stato
necessario, a far pagar cara la propria vita. I carabinieri si
lasciavan dirigere da lui, come da persona che conosceva i siti ed era
in grado di disporre opportunamente le difese.
La situazione di Cipriano diventava intanto sempre più delicata.
Odoardo non gli nascondeva la sua diffidenza, e deciso di non trovarsi
un nemico in casa, l'aveva allontanato con un pretesto.
Gli operai lo accusavano di doppiezza, e gl'intimavano di gettar giù
la maschera e di fare apertamente causa comune con loro. I più
tranquilli, quelli che s'eran lasciati rimorchiare dagli altri, non
gli perdonavano di averli cullati nell'illusione che quest'impiccio si
sarebbe risolto in modo conforme ai loro desideri. Invece dove si
andava a finire? Con che mezzi si sarebbe prolungata la resistenza?
Cipriano era ormai in grado di misurare l'enormità dello sproposito
commesso. Egli aveva procurato, è vero, delle molestie agli altri, ma
quanti maggiori guai tirava addosso a sè medesimo! Non era un aumento
di credito ch'egli avrebbe trovato alla fine del conto, era la perdita
di una posizione che aveva conquistato a palmo a palmo a forza di
lavoro e d'ingegno, era il disprezzo, era l'odio di quelli ch'egli
aveva ingannati, era l'odio, il disprezzo di Maria.... E quest'ultimo
pensiero gli era il più penoso di tutti.... Maria egli l'amava
sempre.... Talora nell'animo esacerbato egli si raffigurava la voluttà
di una suprema vendetta. Portar la devastazione e la morte nella
miniera, sottraendo al disastro la sola Maria. Presentarsi a lei come
un salvatore e come un padrone: difenderla contro tutti, ma volerla
per sè.
Follie! L'intelligenza di Cipriano non era tanto offuscata da non
capire ciò che vi fosse di assurdo in questi propositi di mente
inferma. Quand'anche il resto gli fosse riuscito, Maria non avrebbe
mai accondisceso a esser sua. Bensì promovendo, secondando gl'istinti
brutali che si manifestavano nella schiuma dei collegati, egli avrebbe
potuto far di lei una creatura derelitta ed infelicissima. Combattuto
così da affetti diversi, spesso tentava di moderare quelli che aveva
aizzati, e sentiva l'aura della popolarità ritirarsi rapidamente da
lui e il terreno vacillare sotto i suoi piedi.
Comunque sia, il contegno risoluto di Odoardo Selmi impose rispetto ai
minatori, e nella notte successiva all'ammutinamento nessun colpo di
mano fu tentato contro la miniera. I peggiori soggetti (una quarantina
circa) costrinsero gli osti a tener aperte le bettole e a dar loro
vino senza risparmio. Pagherebbe, dicevano, la Direzione di Londra.
Col sorger del giorno finì la baldoria. Le notizie dei nuovi disordini
avevano commosso le autorità del capoluogo, e alla mattina i pacifici
abitanti di Valduria furono rinfrancati dall'arrivo di uno squadrone
di cavalleria. Più tardi giunsero il Procuratore del Re e il giudice
istruttore, e procedettero ad alcuni arresti dopo aver sentito
l'ingegnere Selmi e il segretario comunale. Il sindaco Ludovici non
c'era. Non volendo uscire da una savia neutralità, egli s'era recato
altrove fin dal primo manifestarsi dello sciopero.--A trovarsi in
mezzo a queste cose non ci si guadagna mai--egli osservava
prudentemente. Fu detto da un bell'umore che il conte Ugolino
mangiasse i figli per conservar loro un padre; così il signor Ludovici
lasciava nelle male peste i suoi amministrati per conservar loro un
Sindaco.
Se la neutralità era sì cara al signor Ludovici, lo star con le mani
alla cintola durante questo scompiglio riusciva invece intollerabile a
Maria. Odoardo aveva dovuto usare poco men che la forza per indurla a
rimanersene in casa mentr'egli s'esponeva al pericolo. Nella notte
ella non aveva mai chiuso occhio, pronta sempre ad accorrere ove
avesse visto o sentito un segno d'allarme. Alla mattina poi, quando
l'arrivo della truppa l'ebbe assicurata che suo fratello non correva
pel momento alcun rischio, il suo cuore gentile fu commosso dall'idea
d'altri dolori. Pensò alle povere famiglie che questa crisi avrebbe
piombate nella miseria, alle donne e ai bambini che avrebbero pagato
il fio delle colpe dei mariti e dei padri. Che squallore in quelle
capanne ov'ella, visitatrice pietosa, aveva portato tante volte il
conforto d'un sorriso e d'una parola di simpatia!
Ubbidì agl'impulsi dell'animo, e senza dir nulla a Odoardo intraprese
un pellegrinaggio per la valle. Chi sa ch'ella non avesse potuto
esercitare un apostolato di pace e di carità! A lei forse avrebbero
dato retta. Avrebbero capito ch'ella non parlava che per desiderio del
bene.
E infatti quasi dappertutto ella fu accolta con affetto e con
deferenza. In qualche famiglia la si aspettava, s'era avvezzi a
vederla nei giorni del dolore. Nella maggior parte delle abitazioni
non c'erano soltanto le donne, i vecchi, i fanciulli; c'era anche
l'elemento vigoroso della casa, l'uomo che per solito lavorava,
guadagnava, sostentava gli altri. Torvo o accasciato, con le braccia
ciondoloni e con la testa china sul petto, egli non aveva più la
baldanza dei primi giorni di battaglia; soffriva delle sofferenze dei
suoi cari, o imprecava al destino che l'aveva condannato a servire.
Maria cercava di persuadere uomini e donne a non ostinarsi in una
contesa inutile; quei signori di Londra erano ricchi e potevano
attendere; invece, loro, poveri operai, che avrebbero fatto se fossero
stati licenziati definitivamente? La sua voce non si perdeva nel
deserto; quand'anche non le si dava ragione, quand'anche si voleva
sostenere il diritto dei minatori a un maggior salario, si riconosceva
d'aver agito con precipitazione, di essersi lasciati abbindolare da
quelli che pescan nel torbido. In quanto a capitolare, alcuni ci
sarebbero stati disposti, ma come si faceva? C'era un vincolo coi
compagni: bisognava che fosse una cosa fatta d'accordo fra tutti.
Maria usciva da queste visite con uno stringimento al cuore. Dopo aver
visto quelle cucine senza pentola al fuoco, quegli uomini sparuti,
quelle donne avvizzite, quei bimbi macilenti, che pur si sforzavan di
sorriderle in mezzo alle lagrime, ella avrebbe voluto arrivar d'un
balzo a Londra, penetrare nei palazzi degli azionisti della miniera e
dir loro: Siate generosi, siate misericordiosi, sacrificate una parte
del vostro lusso per dare un pane di più alla povera gente. Maria non
s'era mai curata di far la diagnosi delle società anonime; ella
credeva in buona fede che gli azionisti fossero gli esseri più felici
del mondo, e non si preoccupava punto del rapporto tra i salari e il
costo di produzione.
Un nome aveva suonato spesso all'orecchio della giovinetta nel suo
pellegrinaggio, un nome pronunciato per lo più con accento d'ira e di
sprezzo: quello di Cipriano. Dov'era costui? Perchè, dopo aver
sobillato gli altri, si nascondeva? Tra gli arrestati ce n'erano di
meno colpevoli. A loro non si sarebbe badato; si sapeva che erano
cervelli malati e spiriti guasti; ma quando si sparse la voce che un
uomo come Cipriano prometteva il suo appoggio e assicurava il buon
successo, allora fu cosa diversa.... Invece Cipriano li aveva
abbandonati, li aveva traditi.... oh ma ne pagherebbe il fio!
Non c'era più dubbio! Era veramente da Cipriano ch'era partita la
prima scintilla destinata a far divampar tanto incendio. Nè Maria
poteva ignorare le cagioni che avevano travolto in tal guisa la sua
intelligenza. Così allo sdegno ch'ella provava si mesceva un senso
d'infinita pietà. Com'egli doveva essere infelice!
Una forza maggiore di lei la indusse, nel ritorno, ad avviarsi dalla
parte ove abitava il giovine soprastante. Era forse desiderio
d'incontrarlo? E che gli avrebbe detto? E s'egli, ormai alla
disperazione, le avesse fatto ingiuria?
Ella non si dissimulava il suo sgomento, eppure non si ritraeva dal
suo cammino. Già nell'ombra del crepuscolo biancheggiava la casa
ov'ella era andata tante volte a visitare la vecchia Gertrude; il
pioppo alto e sottile che cresceva lì vicino dondolava gravemente il
capo con un lieve stormire di fronde. Maria si avvicinò trattenendo il
respiro. L'uscio dell'abitazione era chiuso, eran chiuse le imposte.
Maria chiamò timidamente--Cipriano!--Nessuno rispose. Non c'era
nessuno.