Tutta la forza d'animo di Maria non bastò a farle dissimulare il
turbamento prodotto in lei da questa scena. Nel vedersela comparir
davanti pallida e stravolta, Odoardo comprese che doveva esserle
accaduto qualche cosa di grave e la incalzò di domande. Ella voleva
schermirsi, attribuendo la sua commozione all'aver assistito ai
funerali di Gertrude, ma non potè trarre in inganno il fratello,
avvezzo a trovarla calma e serena anche in mezzo alle cure più
fastidiose. Messa alle strette, narrò del suo colloquio con Cipriano,
smorzandone le tinte quanto più le fosse possibile e supplicando
Odoardo a non darsene pensiero. Ormai tutto doveva ritenersi finito.
Il Selmi però non era di questo parere, e si pentiva anzi della sua
passata indulgenza.
--Sono una bestia--egli disse.--Mi ero accorto da un pezzo delle
intenzioni di colui, e avrei dovuto immischiarmene. In casi ordinari
forse il meglio era affidarmi al tuo buon criterio. Tu hai più
giudizio di me e sai regolarti senza bisogno de' miei consigli..... Io
non potrei che accogliere a braccia aperte l'uomo a cui tu dessi la
preferenza, e non direi parola a favore di quello che tu
respingessi... Ma nel caso presente, col carattere violento di
Cipriano, dovevo impedire che le cose arrivassero a questo punto.
Maria, addoloratissima delle confidenze che si era lasciata sfuggire,
fece quant'era in lei per indurre Odoardo a conservar la neutralità,
ma egli non volle prometterle cosa alcuna. E infatti, quella sera
stessa, intimò molto recisamente a Cipriano di non turbar più la pace
di sua sorella. Contro l'aspettazione di Odoardo, il fiero giovine non
accolse le sue parole nè con uno scoppio di collera, nè con un
silenzio minaccioso. Per un istante egli riuscì a domare la sua
fierezza, il suo orgoglio, e le sue labbra si piegarono alla
preghiera.--Non lo si respingesse così.... Amava tanto Maria che
l'avrebbe fatta felice. Per lei sola si sarebbe corretto dei suoi
difetti, ella sola poteva essere il suo angiolo salvatore. Lo si
mettesse alla prova, un anno, due anni, quanto tempo si voleva....
Egli avrebbe taciuto, avrebbe seppellito dentro di sè il suo
segreto.... Ma non gli si togliesse ogni speranza.
Odoardo gli parlò con molta benevolenza; gli disse che apprezzava le
sue eccellenti qualità, che non considerava certo una colpa in lui il
suo amore per Maria, ma poichè questo amore non poteva condurre a
nessun risultato, era assolutamente necessario di soffocarlo.
Le lagrime che inumidivano gli occhi di Cipriano si rasciugarono, la
sua fisonomia prese una espressione cupa e dura; egli si morse il
labbro inferiore, e si ritirò senza soggiunger nulla.
Per qualche giorno non si avvertì in lui alcun mutamento che il dolore
della madre perduta non bastasse a giustificare. Ma egli era in preda
a una fiera tempesta. Tutte le malvagie passioni che un affetto nobile
e puro aveva sopite nella sua anima si svegliavano più violente e
imperiose, come ridomandando il posto ch'era stato loro conteso. Esse
gli dicevano con amaro sarcasmo: Che ti valse disciplinar la tua
tempra indomita, aprire il tuo cuore agli affetti gentili, armarti di
pazienza e di mansuetudine? Quello che varrebbe alla vipera lo
spogliarsi del suo veleno. Cessando d'esser temuta, non sarebbe amata.
La natura t'aveva dato le qualità onde l'uomo divien formidabile;
torna come la natura ti fece. Se non puoi aver le voluttà dell'amore,
procurati quelle dell'odio; se non puoi esser tra i felici del mondo,
vendicati di loro, fa soffrire quelli che ti fanno soffrire.
Queste voci gli suonavano insistenti all'orecchio nelle profondità
della miniera, nelle passeggiate solitarie fra i monti, nel deserto
della sua casa, ove nessuno domandava più le sue cure e gli prodigava
le proprie, ove nessuna mano gli si posava più sulla fronte, ove
nessun saluto amichevole lo accoglieva all'arrivo e lo accompagnava
alla partenza.
Pure egli si forzava di resistere ai perfidi impulsi che lo spingevano
al male. Chi ha visto zampillare la sorgente cristallina torna
riluttante a dissetarsi all'acqua limacciosa, chi porta negli occhi i
riflessi d'un cielo azzurro stenta ad avvezzarsi alle tenebre.
E anch'egli aveva, come in un sogno, pregustato le gioie sane della
vita. Anch'egli, nella sua fantasia, aveva evocato l'immagine geniale
di una cameretta modesta che una donna semplice e vereconda riempiva
con le grazie ineffabili del suo sorriso. Da lei egli attingeva il
coraggio nell'ore dello sconforto, sul suo seno egli trovava il riposo
nell'ore della stanchezza, al suo sguardo limpido e soave egli
chiedeva il segreto dell'indulgenza e della bontà.
Questa visione fuggente aveva lasciato dietro a sè come un solco di
luce che illuminava l'abisso in cui egli era sul punto di precipitarsi
seguendo le suggestioni dell'odio e della vendetta. Se avesse potuto
resistervi! Se avesse potuto soffrir con calma serena le ingiustizie
della fortuna e degli uomini! Se con la condotta laboriosa, paziente,
tranquilla, avesse potuto vincere l'inesorabile fanciulla che lo
respingeva da sè!
No, no; eran vane illusioni; erano esitanze codarde. Qualcheduno dovrà
pentirsi--egli aveva detto a Maria, e la sua minaccia si sarebbe
compiuta. Come? Su chi? Non lo sapeva ancora; sentiva soltanto un
prepotente bisogno di nuocere.
E cercava di persuadersi delle mille ragioni che aveva per abborrire
il Selmi, per abborrire l'Arconti, per agognar la rovina della
miniera. Non lo si era stimato mai al suo vero valore; per più anni
egli era rimasto confuso nella folla degli operai; se l'ingegnere
Arconti l'aveva distinto dagli altri, era stato per servirsi di lui;
se la Società gli aveva reso una tarda giustizia, essa non aveva fatto
in suo pro la metà di quello che egli meritava. Lo si condannava
sempre ad essere un esecutore degli ordini altrui, ed egli non
ammetteva la superiorità intellettuale dei suoi capi. Non teneva in
nessun conto il Selmi e non si reputava da meno dell'Arconti,
quantunque l'ingegno e la dottrina di quest'ultimo lo avessero colpito
in passato. Ma egli aveva particolari ragioni per detestarlo; era lui,
era lui sicuramente che gli rapiva il cuor di Maria; era su lui più
che su tutti ch'egli doveva sfogare il suo livore. Gli avrebbe aizzato
contro il personale della miniera, avrebbe intralciato la riuscita de'
suoi lavori, avrebbe fatto il possibile per distruggere la sua
riputazione.
Non mancavano a Valduria gli elementi torbidi. Odoardo Selmi aveva fin
dal principio additato a Roberto alcuni minatori su cui pesava un
delitto di sangue. Erano nature fiere, iraconde, uomini pronti a
metter mano al coltello, spregiatori della vita altrui e della
propria.--Sono belve addomesticate--diceva Odoardo.--Quando meno si
crede, possono digrignare i denti e spiegare gli artigli.--E all'amico
che gli domandava se fosse davvero indispensabile di tener nella
miniera gente siffatta, egli rispondeva che, in fin dei conti, ormai
avevano espiato la loro condanna, che non era giusto metterli al bando
della società, che, respinti da tutti, avrebbero finito coi gettarsi
alla campagna, mentre invece, posti a lavorare e assicurati d'un pane,
potevano forse correggersi. L'essenziale era di mostrar sempre che non
si aveva paura di loro.
Invero essi non avevano dato nemmeno a Roberto argomento a serie
lagnanze. Avevano preso a rispettarlo subito, e poichè egli era fermo
senza esser aspro, lo vedevano di buon occhio.
Cipriano non s'era mai sentito attratto verso costoro. Non vedeva in
essi che l'energia brutale, ed egli apprezzava soltanto la forza
congiunta all'intelligenza. Nè finchè aveva potuto sperar di
conseguire i suoi scopi per le vie regolari, s'era curato di farsene
dei docili stromenti. Essi sarebbero stati i primi sui quali egli
avrebbe aggravato la sua mano, sui quali avrebbe sfogato la sua
libidine di dominio. E neppur essi lo amavano. Per loro, come del
resto per tutti gli operai della miniera, egli aveva il gran torto di
essersi fatto strada da sè. Uscito dalle file degl'infimi, si era
creato a poco a poco, dicevano, una posizione brillante, e l'alterigia
gli era cresciuta con lo stipendio. Dalle riforme introdotte a
Valduria essi non avevano tratto il menomo vantaggio; egli sì; avevano
lavorato, avevano faticato per lui. Così pei livellatori era anche lui
un'altezza da spianare, era un naturale nemico.
Ad onta di ciò, allorchè Cipriano fu invaso dal demone della vendetta,
egli comprese che doveva rimestare in questi bassi fondi. Uscì dal suo
riserbo sdegnoso, e con la scusa che dopo la morte della madre la casa
gli era divenuta intollerabile, si cacciò nei crocchi più turbolenti,
tentando di scandagliare gli animi. Accolto sulle prime con
diffidenza, potè notar tuttavia che il momento era abbastanza propizio
per suscitare un'agitazione. Che importava agli operai che la miniera
fosse serbata a grandi destini se la retribuzione del loro lavoro
rimaneva la stessa? La Direzione aveva pensato ai capi, ma in quanto a
loro, s'era limitata a dir belle parole, a far vaghe promesse per
l'avvenire. C'erano bensì le sue brave prediche, i soliti eccitamenti
al risparmio, a inscriversi alla Società di mutuo soccorso, tutti
consigli ipocriti e interessati per metter meglio i piedi sul collo ai
poveri proletari.
Le idee e le frasi del socialismo, come si vede, principiavano a
infiltrarsi a Valduria, fra quella gente rozza, inquieta, settaria per
indole e per tradizioni. Lo spirito positivo di Cipriano non si era
mai lasciato abbagliare da dottrine fantastiche, e in massima le
disuguaglianze del mondo non gli spiacevano, pur di poter essere fra
coloro che stavano in alto. E adesso ci stava infatti, sebbene non ci
stesse in proporzione al concetto smisurato che aveva di sè medesimo.
Comunque sia, se Cipriano soffiava nel fuoco, non era già perchè si
fosse convertito al verbo socialista, ma perchè voleva servirsi di
quella materia infiammabile. La passione gli aveva posto una benda
agli occhi. Non vedeva che mediante la rovina altrui consumava la
propria. O piuttosto lo vedeva, e si gettava spontaneamente nel
baratro. Il danno ch'egli sperava di fare lo compensava di quello
ch'egli temeva di subire.
--Tu sei fra i gaudenti--gli dicevano.--Parli contro il tuo interesse
e non puoi essere in buona fede. Avrai i tuoi secondi fini.
Egli si sbracciava a dimostrare che non era vero; che un salario
eguale al suo avrebbero potuto averlo tutti gli altri minatori, quando
si fosse risparmiato il danaro che si gettava in tante cose inutili, e
quando gli azionisti si fossero contentati di men lauti dividendi.
C'erano due direttori de' quali ormai si poteva fare a meno....
--Senza l'ingegnere Arconti però la miniera sarebbe forse
liquidata--osservava qualcheduno.
Nè Cipriano lo negava; soltanto sosteneva che adesso non c'era più
bisogno di lui, nè di Selmi.
--Vorresti essere il direttore tu;--mormoravano i più maligni.
--No, no--gridavano altri--nessun direttore fisso. I soprastanti, uno
dopo l'altro, per turno....
--Che diamine?--urlavano i radicali.--I soprastanti soli? Bel gusto
aver tanti padroni! Tutti devono poter dirigere, uno per settimana.
--E la miniera dev'esser nostra--soggiungevano ingrossando ancora più
la voce gli arrabbiati della _montagna_.--Siamo noi che ci rischiamo
la nostra pelle, siamo noi che ci mettiamo le nostre fatiche. Perchè
il frutto del nostro sudore e del nostro sangue deve impinguare quei
signori di Londra, i quali non hanno da fare altro che raccogliersi
una volta per settimana in un salotto ben riscaldato a dir quattro
chiacchiere?....
--E le ore di lavoro devono essere diminuite--interrompeva uno che
badava ai risultati positivi e palpabili.
--E la misura del compenso aumentata--diceva un altro.
--Non ci devono esser più nè salari fissi, nè compensi a cottimo.
--Come?
--Naturalmente.... Ci saranno i dividendi.
--Ma se non ci sono?
--Devono esserci.... I capitalisti si son tutti arricchiti coi
dividendi. Vuol dir che i dividendi ci sono.
Cipriano s'impensieriva di questo crescendo di bestialità, e prevedeva
quanto gli sarebbe stato difficile di dominar l'incendio ch'egli
voleva far divampare. Egli cercava nondimeno di calmare gli spiriti.
Non era possibile, ripeteva, di ottener tutto in una volta. A mettersi
in lotta aperta con la Direzione, si rischiava di tornarsene indietro
malconci. Bisognava proceder con cautela e veder intanto di ottenere
un aumento nella misura dei compensi. Quanto meglio l'operajo è
pagato, tanto meno esso è alla mercede de' suoi padroni, tanto più è
in grado di far economie e di dettar legge in avvenire.
Questo suggerimento pareva più pratico degli altri e raccoglieva
perciò i maggiori suffragi. Cipriano diceva che a lui non ispettava
alcuna iniziativa verso l'ingegnere, che la sua interposizione poteva
anzi compromettere il buon successo; che a ogni modo, se fosse stato
chiamato a dir la sua opinione, avrebbe appoggiato senza dubbio i suoi
compagni. Ove poi non si riuscisse a nulla, egli discuterebbe
volentieri con loro i provvedimenti da prendersi.
--Ci lascia in ballo--borbottavano alcuni.
--Vuol stare al coperto.
--Non bisogna fidarsene.
Però il seme gettato fruttava, e l'idea di domandare un aumento di
paghe si faceva strada non solo tra gli operai riottosi, ma anche tra
i buoni. A loro pure sembrava che la venuta dell'ispettore della
Direzione non avrebbe dovuto esser utile soltanto ai capi. Non
pensavano che pochi mesi addietro s'era discorso sul serio di
sospendere o almeno di ridur considerevolmente i lavori, e quindi il
numero delle braccia occupate nella miniera; pensavano soltanto alla
disillusione presente. È proprio del cuore umano il dimenticare i mali
evitati per ricordarsi soltanto dei beni che non si sono potuti
conseguire. I migliori avrebbero voluto attendere il ritorno
dell'ingegnere Arconti, ch'era un uomo equo e avrebbe sostenuto
validamente la loro causa. Ma le impazienze dei pochi soverchiavano la
calma dei molti; anche in questa occasione, come in tante altre, i
meno tiravano i più.
Cipriano aveva tutto l'interesse a far sì che la cosa venisse a
maturità prima dell'arrivo dell'Arconti, di cui egli sapeva
l'influenza sull'animo degli operai. Perciò tenendosi apparentemente
in disparte, faceva del suo meglio per organizzare al più presto un
movimento ch'egli sperava dovesse rispondere alle sue mire, quale pure
ne fosse il risultato. Poichè, o si faceva ragione ai reclami dei
minatori, e il suo potere sopra di essi ne sarebbe cresciuto; o le
loro domande erano respinte, ed egli avrebbe tratto partito dal
malcontento inevitabile che ne sarebbe stato l'effetto.