XXI.

Tutta la forza d'animo di Maria non bastò a farle dissimulare il

turbamento prodotto in lei da questa scena. Nel vedersela comparir

davanti pallida e stravolta, Odoardo comprese che doveva esserle

accaduto qualche cosa di grave e la incalzò di domande. Ella voleva

schermirsi, attribuendo la sua commozione all'aver assistito ai

funerali di Gertrude, ma non potè trarre in inganno il fratello,

avvezzo a trovarla calma e serena anche in mezzo alle cure più

fastidiose. Messa alle strette, narrò del suo colloquio con Cipriano,

smorzandone le tinte quanto più le fosse possibile e supplicando

Odoardo a non darsene pensiero. Ormai tutto doveva ritenersi finito.

Il Selmi però non era di questo parere, e si pentiva anzi della sua

passata indulgenza.

--Sono una bestia--egli disse.--Mi ero accorto da un pezzo delle

intenzioni di colui, e avrei dovuto immischiarmene. In casi ordinari

forse il meglio era affidarmi al tuo buon criterio. Tu hai più

giudizio di me e sai regolarti senza bisogno de' miei consigli..... Io

non potrei che accogliere a braccia aperte l'uomo a cui tu dessi la

preferenza, e non direi parola a favore di quello che tu

respingessi... Ma nel caso presente, col carattere violento di

Cipriano, dovevo impedire che le cose arrivassero a questo punto.

Maria, addoloratissima delle confidenze che si era lasciata sfuggire,

fece quant'era in lei per indurre Odoardo a conservar la neutralità,

ma egli non volle prometterle cosa alcuna. E infatti, quella sera

stessa, intimò molto recisamente a Cipriano di non turbar più la pace

di sua sorella. Contro l'aspettazione di Odoardo, il fiero giovine non

accolse le sue parole nè con uno scoppio di collera, nè con un

silenzio minaccioso. Per un istante egli riuscì a domare la sua

fierezza, il suo orgoglio, e le sue labbra si piegarono alla

preghiera.--Non lo si respingesse così.... Amava tanto Maria che

l'avrebbe fatta felice. Per lei sola si sarebbe corretto dei suoi

difetti, ella sola poteva essere il suo angiolo salvatore. Lo si

mettesse alla prova, un anno, due anni, quanto tempo si voleva....

Egli avrebbe taciuto, avrebbe seppellito dentro di sè il suo

segreto.... Ma non gli si togliesse ogni speranza.

Odoardo gli parlò con molta benevolenza; gli disse che apprezzava le

sue eccellenti qualità, che non considerava certo una colpa in lui il

suo amore per Maria, ma poichè questo amore non poteva condurre a

nessun risultato, era assolutamente necessario di soffocarlo.

Le lagrime che inumidivano gli occhi di Cipriano si rasciugarono, la

sua fisonomia prese una espressione cupa e dura; egli si morse il

labbro inferiore, e si ritirò senza soggiunger nulla.

Per qualche giorno non si avvertì in lui alcun mutamento che il dolore

della madre perduta non bastasse a giustificare. Ma egli era in preda

a una fiera tempesta. Tutte le malvagie passioni che un affetto nobile

e puro aveva sopite nella sua anima si svegliavano più violente e

imperiose, come ridomandando il posto ch'era stato loro conteso. Esse

gli dicevano con amaro sarcasmo: Che ti valse disciplinar la tua

tempra indomita, aprire il tuo cuore agli affetti gentili, armarti di

pazienza e di mansuetudine? Quello che varrebbe alla vipera lo

spogliarsi del suo veleno. Cessando d'esser temuta, non sarebbe amata.

La natura t'aveva dato le qualità onde l'uomo divien formidabile;

torna come la natura ti fece. Se non puoi aver le voluttà dell'amore,

procurati quelle dell'odio; se non puoi esser tra i felici del mondo,

vendicati di loro, fa soffrire quelli che ti fanno soffrire.

Queste voci gli suonavano insistenti all'orecchio nelle profondità

della miniera, nelle passeggiate solitarie fra i monti, nel deserto

della sua casa, ove nessuno domandava più le sue cure e gli prodigava

le proprie, ove nessuna mano gli si posava più sulla fronte, ove

nessun saluto amichevole lo accoglieva all'arrivo e lo accompagnava

alla partenza.

Pure egli si forzava di resistere ai perfidi impulsi che lo spingevano

al male. Chi ha visto zampillare la sorgente cristallina torna

riluttante a dissetarsi all'acqua limacciosa, chi porta negli occhi i

riflessi d'un cielo azzurro stenta ad avvezzarsi alle tenebre.

E anch'egli aveva, come in un sogno, pregustato le gioie sane della

vita. Anch'egli, nella sua fantasia, aveva evocato l'immagine geniale

di una cameretta modesta che una donna semplice e vereconda riempiva

con le grazie ineffabili del suo sorriso. Da lei egli attingeva il

coraggio nell'ore dello sconforto, sul suo seno egli trovava il riposo

nell'ore della stanchezza, al suo sguardo limpido e soave egli

chiedeva il segreto dell'indulgenza e della bontà.

Questa visione fuggente aveva lasciato dietro a sè come un solco di

luce che illuminava l'abisso in cui egli era sul punto di precipitarsi

seguendo le suggestioni dell'odio e della vendetta. Se avesse potuto

resistervi! Se avesse potuto soffrir con calma serena le ingiustizie

della fortuna e degli uomini! Se con la condotta laboriosa, paziente,

tranquilla, avesse potuto vincere l'inesorabile fanciulla che lo

respingeva da sè!

No, no; eran vane illusioni; erano esitanze codarde. Qualcheduno dovrà

pentirsi--egli aveva detto a Maria, e la sua minaccia si sarebbe

compiuta. Come? Su chi? Non lo sapeva ancora; sentiva soltanto un

prepotente bisogno di nuocere.

E cercava di persuadersi delle mille ragioni che aveva per abborrire

il Selmi, per abborrire l'Arconti, per agognar la rovina della

miniera. Non lo si era stimato mai al suo vero valore; per più anni

egli era rimasto confuso nella folla degli operai; se l'ingegnere

Arconti l'aveva distinto dagli altri, era stato per servirsi di lui;

se la Società gli aveva reso una tarda giustizia, essa non aveva fatto

in suo pro la metà di quello che egli meritava. Lo si condannava

sempre ad essere un esecutore degli ordini altrui, ed egli non

ammetteva la superiorità intellettuale dei suoi capi. Non teneva in

nessun conto il Selmi e non si reputava da meno dell'Arconti,

quantunque l'ingegno e la dottrina di quest'ultimo lo avessero colpito

in passato. Ma egli aveva particolari ragioni per detestarlo; era lui,

era lui sicuramente che gli rapiva il cuor di Maria; era su lui più

che su tutti ch'egli doveva sfogare il suo livore. Gli avrebbe aizzato

contro il personale della miniera, avrebbe intralciato la riuscita de'

suoi lavori, avrebbe fatto il possibile per distruggere la sua

riputazione.

Non mancavano a Valduria gli elementi torbidi. Odoardo Selmi aveva fin

dal principio additato a Roberto alcuni minatori su cui pesava un

delitto di sangue. Erano nature fiere, iraconde, uomini pronti a

metter mano al coltello, spregiatori della vita altrui e della

propria.--Sono belve addomesticate--diceva Odoardo.--Quando meno si

crede, possono digrignare i denti e spiegare gli artigli.--E all'amico

che gli domandava se fosse davvero indispensabile di tener nella

miniera gente siffatta, egli rispondeva che, in fin dei conti, ormai

avevano espiato la loro condanna, che non era giusto metterli al bando

della società, che, respinti da tutti, avrebbero finito coi gettarsi

alla campagna, mentre invece, posti a lavorare e assicurati d'un pane,

potevano forse correggersi. L'essenziale era di mostrar sempre che non

si aveva paura di loro.

Invero essi non avevano dato nemmeno a Roberto argomento a serie

lagnanze. Avevano preso a rispettarlo subito, e poichè egli era fermo

senza esser aspro, lo vedevano di buon occhio.

Cipriano non s'era mai sentito attratto verso costoro. Non vedeva in

essi che l'energia brutale, ed egli apprezzava soltanto la forza

congiunta all'intelligenza. Nè finchè aveva potuto sperar di

conseguire i suoi scopi per le vie regolari, s'era curato di farsene

dei docili stromenti. Essi sarebbero stati i primi sui quali egli

avrebbe aggravato la sua mano, sui quali avrebbe sfogato la sua

libidine di dominio. E neppur essi lo amavano. Per loro, come del

resto per tutti gli operai della miniera, egli aveva il gran torto di

essersi fatto strada da sè. Uscito dalle file degl'infimi, si era

creato a poco a poco, dicevano, una posizione brillante, e l'alterigia

gli era cresciuta con lo stipendio. Dalle riforme introdotte a

Valduria essi non avevano tratto il menomo vantaggio; egli sì; avevano

lavorato, avevano faticato per lui. Così pei livellatori era anche lui

un'altezza da spianare, era un naturale nemico.

Ad onta di ciò, allorchè Cipriano fu invaso dal demone della vendetta,

egli comprese che doveva rimestare in questi bassi fondi. Uscì dal suo

riserbo sdegnoso, e con la scusa che dopo la morte della madre la casa

gli era divenuta intollerabile, si cacciò nei crocchi più turbolenti,

tentando di scandagliare gli animi. Accolto sulle prime con

diffidenza, potè notar tuttavia che il momento era abbastanza propizio

per suscitare un'agitazione. Che importava agli operai che la miniera

fosse serbata a grandi destini se la retribuzione del loro lavoro

rimaneva la stessa? La Direzione aveva pensato ai capi, ma in quanto a

loro, s'era limitata a dir belle parole, a far vaghe promesse per

l'avvenire. C'erano bensì le sue brave prediche, i soliti eccitamenti

al risparmio, a inscriversi alla Società di mutuo soccorso, tutti

consigli ipocriti e interessati per metter meglio i piedi sul collo ai

poveri proletari.

Le idee e le frasi del socialismo, come si vede, principiavano a

infiltrarsi a Valduria, fra quella gente rozza, inquieta, settaria per

indole e per tradizioni. Lo spirito positivo di Cipriano non si era

mai lasciato abbagliare da dottrine fantastiche, e in massima le

disuguaglianze del mondo non gli spiacevano, pur di poter essere fra

coloro che stavano in alto. E adesso ci stava infatti, sebbene non ci

stesse in proporzione al concetto smisurato che aveva di sè medesimo.

Comunque sia, se Cipriano soffiava nel fuoco, non era già perchè si

fosse convertito al verbo socialista, ma perchè voleva servirsi di

quella materia infiammabile. La passione gli aveva posto una benda

agli occhi. Non vedeva che mediante la rovina altrui consumava la

propria. O piuttosto lo vedeva, e si gettava spontaneamente nel

baratro. Il danno ch'egli sperava di fare lo compensava di quello

ch'egli temeva di subire.

--Tu sei fra i gaudenti--gli dicevano.--Parli contro il tuo interesse

e non puoi essere in buona fede. Avrai i tuoi secondi fini.

Egli si sbracciava a dimostrare che non era vero; che un salario

eguale al suo avrebbero potuto averlo tutti gli altri minatori, quando

si fosse risparmiato il danaro che si gettava in tante cose inutili, e

quando gli azionisti si fossero contentati di men lauti dividendi.

C'erano due direttori de' quali ormai si poteva fare a meno....

--Senza l'ingegnere Arconti però la miniera sarebbe forse

liquidata--osservava qualcheduno.

Nè Cipriano lo negava; soltanto sosteneva che adesso non c'era più

bisogno di lui, nè di Selmi.

--Vorresti essere il direttore tu;--mormoravano i più maligni.

--No, no--gridavano altri--nessun direttore fisso. I soprastanti, uno

dopo l'altro, per turno....

--Che diamine?--urlavano i radicali.--I soprastanti soli? Bel gusto

aver tanti padroni! Tutti devono poter dirigere, uno per settimana.

--E la miniera dev'esser nostra--soggiungevano ingrossando ancora più

la voce gli arrabbiati della _montagna_.--Siamo noi che ci rischiamo

la nostra pelle, siamo noi che ci mettiamo le nostre fatiche. Perchè

il frutto del nostro sudore e del nostro sangue deve impinguare quei

signori di Londra, i quali non hanno da fare altro che raccogliersi

una volta per settimana in un salotto ben riscaldato a dir quattro

chiacchiere?....

--E le ore di lavoro devono essere diminuite--interrompeva uno che

badava ai risultati positivi e palpabili.

--E la misura del compenso aumentata--diceva un altro.

--Non ci devono esser più nè salari fissi, nè compensi a cottimo.

--Come?

--Naturalmente.... Ci saranno i dividendi.

--Ma se non ci sono?

--Devono esserci.... I capitalisti si son tutti arricchiti coi

dividendi. Vuol dir che i dividendi ci sono.

Cipriano s'impensieriva di questo crescendo di bestialità, e prevedeva

quanto gli sarebbe stato difficile di dominar l'incendio ch'egli

voleva far divampare. Egli cercava nondimeno di calmare gli spiriti.

Non era possibile, ripeteva, di ottener tutto in una volta. A mettersi

in lotta aperta con la Direzione, si rischiava di tornarsene indietro

malconci. Bisognava proceder con cautela e veder intanto di ottenere

un aumento nella misura dei compensi. Quanto meglio l'operajo è

pagato, tanto meno esso è alla mercede de' suoi padroni, tanto più è

in grado di far economie e di dettar legge in avvenire.

Questo suggerimento pareva più pratico degli altri e raccoglieva

perciò i maggiori suffragi. Cipriano diceva che a lui non ispettava

alcuna iniziativa verso l'ingegnere, che la sua interposizione poteva

anzi compromettere il buon successo; che a ogni modo, se fosse stato

chiamato a dir la sua opinione, avrebbe appoggiato senza dubbio i suoi

compagni. Ove poi non si riuscisse a nulla, egli discuterebbe

volentieri con loro i provvedimenti da prendersi.

--Ci lascia in ballo--borbottavano alcuni.

--Vuol stare al coperto.

--Non bisogna fidarsene.

Però il seme gettato fruttava, e l'idea di domandare un aumento di

paghe si faceva strada non solo tra gli operai riottosi, ma anche tra

i buoni. A loro pure sembrava che la venuta dell'ispettore della

Direzione non avrebbe dovuto esser utile soltanto ai capi. Non

pensavano che pochi mesi addietro s'era discorso sul serio di

sospendere o almeno di ridur considerevolmente i lavori, e quindi il

numero delle braccia occupate nella miniera; pensavano soltanto alla

disillusione presente. È proprio del cuore umano il dimenticare i mali

evitati per ricordarsi soltanto dei beni che non si sono potuti

conseguire. I migliori avrebbero voluto attendere il ritorno

dell'ingegnere Arconti, ch'era un uomo equo e avrebbe sostenuto

validamente la loro causa. Ma le impazienze dei pochi soverchiavano la

calma dei molti; anche in questa occasione, come in tante altre, i

meno tiravano i più.

Cipriano aveva tutto l'interesse a far sì che la cosa venisse a

maturità prima dell'arrivo dell'Arconti, di cui egli sapeva

l'influenza sull'animo degli operai. Perciò tenendosi apparentemente

in disparte, faceva del suo meglio per organizzare al più presto un

movimento ch'egli sperava dovesse rispondere alle sue mire, quale pure

ne fosse il risultato. Poichè, o si faceva ragione ai reclami dei

minatori, e il suo potere sopra di essi ne sarebbe cresciuto; o le

loro domande erano respinte, ed egli avrebbe tratto partito dal

malcontento inevitabile che ne sarebbe stato l'effetto.

Nella lotta · 第 34 / 45 题