Il signor Benedetto Dal Bono era divenuto negli ultimi tempi più
apprensivo e fastidioso che mai. Vedeva la sua salute in rovina, la
sua fortuna in dissoluzione. Ogni momento gli saltava il ghiribizzo
d'esser malato, e si cacciava in letto, o per lo meno rimaneva chiuso
in camera, costringendo sua moglie a tenergli compagnia e ad ascoltar
le sue paternali. E la signora Giulia, donna di bontà passiva, stava
rassegnata a sentirlo, e gli rispondeva con monosillabi. Pel signor
Benedetto era prossima una rivoluzione. E il gran problema era quello
di mettere al coperto i propri averi pel momento del cataclisma. La
maggior parte della sostanza Dal Bono era investita in case, ma il
signor Benedetto era convinto che le case de' ricchi sarebbero state
abbruciate, e voleva quindi trovare un diverso impiego al suo danaro.
Voleva, così per modo di dire, giacchè non sapeva mai risolversi a
nulla. Le terre gli sembravano destinate alla devastazione, i fondi
pubblici alla riduzione dell'interesse, le azioni industriali al
fallimento. Pronosticava in tuono lamentevole che avrebbe finito col
dover morire sulla paglia, e lo spaventava l'idea di dover esborsar la
dote per Lucilla, una dote che l'opinione pubblica s'ostinava a
ritenere di duecentomila lire. Invero Lucilla era la sola persona
ch'egli amasse, per quanto l'amare fosse conciliabile col suo
temperamento egoista. Ella aveva a ogni modo un'influenza reale
sull'animo suo; forse la bellezza di lei lusingava la sua vanità. E la
lasciava vestire con una certa eleganza, la lasciava andare a qualche
festa da ballo accompagnata da sua madre, il cui abbigliamento era
sempre più dimesso e che finiva coll'aver l'aria d'una cameriera.
Quest'orgoglio paterno del signor Benedetto gli avrebbe certo fatto
desiderare per sua figlia un matrimonio cospicuo; un matrimonio che le
avesse dato una corona di contessa, se non fosse stato l'affar della
dote. Il signor Dal Bono non era uomo da credere che i conti sposino
le borghesi non coperte d'oro. Inoltre egli era un po' scettico
rispetto alle condizioni economiche dell'aristocrazia, e non intendeva
di sostenere co' suoi scudi qualche impalcatura cadente. Aggiungasi a
tutto ciò la disposizione sincera a secondare i gusti di Lucilla in
quanto la cosa potesse farsi anche a vantaggio dei propri interessi.
Trovare uno sposo che si contentasse di vivere in casa ricevendo un
assegno annuo invece del capitale, era un'idea che aveva il suo lato
buono, e per questo la signora Federica non aveva tutto il torto di
dire che il signor Benedetto porgeva benevolo ascolto ai piani di sua
moglie e di lei. Di sua iniziativa, il signor Dal Bono non avrebbe
scelto sicuramente per genero Roberto Arconti, ch'era a' suoi occhi un
sognatore, un poeta, ma se Lucilla persisteva nella sua preferenza per
lui, e s'egli dal canto suo si piegava alle condizioni volute, chi sa?
il signor Benedetto avrebbe forse avuto la magnanimità di adattarsi a
rispondere di sì. Per arrivare a questo punto la signora Federica
aveva dovuto usare un'arte infinita, poichè, a sentirla, la signora
Giulia, da sola, non sarebbe venuta a capo di nulla. Ella invece, con
le sue moine, aveva a poco a poco mansuefatto quell'orso. Approvava le
sue idee politiche e sociali, mostrava di dividere le sue paure d'un
cataclisma, faceva eco alle sue censure ai ricchi per il loro sfarzo e
ai poveri.... perchè erano poveri; giocava spesso alle carte con lui e
perdeva quasi tutte le partite lodando la sua rara abilità. Riparava
insomma verso il signor Benedetto Dal Bono i torti del suo Mariano.
Poichè Mariano aveva mostrato troppo chiaro di non tener nel menomo
conto il signor Dal Bono, e queste sono arroganze da non permettersi
mai con persone milionarie.... Già Mariano, malgrado dei suoi meriti,
certe cose non le capiva. E non aveva capito nemmeno sua moglie, che
per lui era una donna di poco cervello, mentre invece ella spiegava
una furberia degna di Bismark. È vero che la signora Federica
attribuiva all'amor materno lo svolgimento ammirabile delle sue
facoltà. In passato era stata un po' visionaria, aveva avuto una certa
esuberanza d'idee; adesso era molto più positiva. Infatti le sue idee
s'erano condensate in un'idea sola. Sposar Roberto con Lucilla, far
anche lei la mezza padrona in casa Dal Bono e aspettar pazientemente
che il signor Benedetto, il quale era cagionevole di salute, passasse
a miglior vita e lasciasse la figlia ed il genero eredi di tutto il
suo pingue patrimonio. Allora Roberto sarebbe diventato ricco davvero,
lo avrebbero fatto deputato, senatore, ministro, ed ella avrebbe
potuto scialar da gran signora, tener circolo, esser segnata a dito
per le strade!... Possibile che Roberto rifiutasse per sè e per sua
madre un avvenire simile? Malgrado della dichiarazione esplicita di
suo figlio, la signora Federica non sapeva persuadersene. Doveva
essere un impeto del momento, bisognava lasciargli tempo di
riflettere, bisognava ch'egli vedesse co' propri occhi che non c'era
altro modo di possedere Lucilla, di assicurarsi la felicità. Aveva un
progetto anche lui? Un progetto bislacco senza dubbio; nè la signora
Federica si curava di conoscerlo. Già le ragioni di lei non lo
avrebbero convinto. Ne parlasse pure con Lucilla; ella sì avrebbe
sfatato i suoi entusiasmi, ella lo avrebbe ricondotto a più umani
consigli. Una sola cosa temeva la savia genitrice; ella temeva, cioè,
che Roberto non serbasse col signor Benedetto un contegno tale da
affidarlo appieno. Ella lo aveva dipinto al Dal Bono come una specie
di convertito. A sentirla, le dure prove della miniera avevano fatto
di lui uno spirito positivo, tranquillo. A Valduria egli aveva
mostrato ch'era un giovine di grande abilità, e i suoi superiori erano
pronti a certificarlo, ma nello stesso tempo s'era persuaso che la
soverchia baldanza era un difetto, che non conveniva disprezzar
l'appoggio degli uomini d'esperienza, e che, al momento della morte
del padre, egli aveva fatto male a non gettarsi addirittura nelle
braccia di una persona affezionata alla famiglia, quale era il signor
Benedetto. E il signor Benedetto, che non avrebbe fatto nulla per
l'Arconti, se questi avesse commesso la corbelleria di rivolgersi a
lui, si compiaceva di veder riconosciuta l'autorità del suo giudizio e
l'efficacia del suo patrocinio. Adesso poi lo lusingava l'idea di
trattare con una tal qual aria di protezione il figlio di
quell'orgogliosissimo Mariano, che lo aveva sempre tenuto per un
dappoco. E se finalmente si fosse risolto a fare di Roberto suo
genero, come avrebbe voluto calcargli i piedi sul collo!
Però, fin dal primo incontro che il signor Dal Bono ebbe con
l'ingegnere Arconti, gli fu forza persuadersi che l'impresa non era sì
facile come egli credeva, ciò che gli fece tentennare il capo e dire
fra sè.--Eh, Lucilla, mia moglie e la signora Federica possono
discorrere a loro talento. Se il signorino non cangia tuono, di questo
matrimonio non ne faremo nulla.
Non era che il _signorino_ fosse sgarbato; tutt'altro. Egli non voleva
mancar di riguardi col padre di Lucilla, ma voleva avere le sue
opinioni, e le sue opinioni non erano quelle del signor Benedetto. Non
imprecava al progresso, non vedeva imminente un cataclisma sociale,
non trovava giusto di non far nulla per la paura di tutto. Magnificava
le virtù della lotta in cui lo spirito s'affina e il corpo si
ritempra, pareva innamorato della sua miniera, parlava con trasporto
dei successi che vi aveva ottenuti, e di quelli che contava ottenervi
nell'avvenire; nulla accennava in lui al proposito di mutar carriera.
--Vostro figlio--disse il signor Dal Bono alla signora Federica--è
sempre un cervello esaltato. Ed ha poi tanta voglia di venir via da
Valduria quanta ne ho io d'andarci.
--Lasciate fare a Lucilla--rispose la signora Federica, ch'era sempre
piena di fede.
La signora Giulia non divideva queste rosee speranze, ma non
contrastava con la sua amica, tanto più ciarliera e procacciante di
lei.
Roberto non potè discorrer di proposito con Lucilla che due giorni
dopo il suo arrivo. Egli era stato invitato a desinare dai Dal Bono
insieme a sua madre, e, durante il pranzo, aveva avuto il piacere di
sentir le dissertazioni del suo ospite sul rincaro dei viveri e sulla
necessità di restringer le spese della tavola. Appena preso il caffè
il signor Benedetto si ritirò brontolando, le due donne si ammiccarono
con l'occhio, e con un pretesto si allontanarono anch'esse.
--Finalmente siam soli--disse Roberto--e spero sentirai tu pure il
bisogno che ci parliamo col cuore in mano.... Fammi la grazia di
metterti a sedere e di badare a me e non a Gipsy.
--Ih! Che solennità!... Via, mi sederò.... Su, Gipsy.
--Ma lasciala andare.
--No, no, quand'è in grembo mio, Gipsy sta tranquilla.... Non è vero,
Gipsy, che non fiaterai nemmeno?....
La cagna saltò sulle ginocchia della giovinetta e si fece in gomitolo,
proponendosi di schiacciare un sonnellino.
Roberto frenò un gesto d'impazienza e prese una mano di Lucilla nelle
sue. Poi, guardandola, negli occhi bellissimi, le domandò:--Mi vuoi
sempre bene?
--Ma sì. Non lo sai?
--È così dolce sentirselo ripetere.... Il tempo, la lontananza non ti
hanno mutata?
--E perchè dovrebbero avermi mutata?
--Tanto meglio allora. Tu m'intenderai più facilmente.
--Ma scusa.... A che scopo tutto questo preambolo?.... Tua madre non
ti ha comunicato un progetto?....
--Prima ch'io ti risponda su quel progetto, devi ascoltare il mio....
--Saran castelli in aria--interruppe la ragazza stringendosi nelle
spalle.
--Non giudicare senza saper di che si tratti...
--Oh!... M'immagino già....
--Senti, Lucilla. Io non ho forse da dire che una parola perchè la mia
posizione attuale si cambi radicalmente....
--Nella tua bella Valduria?...
--Non a Valduria, ma lì vicino....
--Sempre in una miniera di zolfo?
--Si, potrei diventar io il direttore di una miniera di zolfo.
--E vorresti condur me in quei paesi?
--Lucilla, Lucilla, lasciami parlare.... Ti condurrei, è vero, in
paesi poveri e rozzi, ma dappertutto, credilo, due cuori che s'amano
possono trovare la pace e la felicità.... Stammi a sentire.... Non
ritirar la tua mano.... Non far quei moti d'impazienza.... Oh
fanciulla mia, questo mondo in cui tu vivi non è tutto il mondo.... Ci
sono altre gioie oltre a quelle che la tua mente vagheggia.... ci sono
anche per la donna altre soddisfazioni oltre a quelle d'andar in
carrozza sul Corso, o di far spese in Galleria _Vittorio Emanuele_, o
di assistere da un palchetto di seconda fila alla prima
rappresentazione d'un'opera nuova alla _Scala_.... Prendere interesse
ai lavori dell'uomo a cui vuol bene, godere dei suoi trionfi, aiutarlo
nelle sue difficoltà, esser la confidente de' suoi pensieri, la regina
del suo cuore e della sua casa.... E tu saresti la mia regina,
Lucilla, ed io ti cingerei di tanto amore che un giorno tu dovresti
chiedermi perdono di aver esitato un momento a esser mia a questi
patti.
Roberto era riuscito a incatenar l'attenzione di Lucilla, che sulle
prime pareva volerlo interrompere ad ogni istante. Il suo accento
sincero, caloroso, commosso, non poteva a meno di far vibrar qualche
corda nell'anima d'una giovinetta diciottenne, per quanto ella fosse
aliena dagli entusiasmi. Il volto di lei s'era atteggiato ad una
espressione pensosa che ne cresceva la bellezza, già una lagrimetta le
spuntava sul ciglio, era vinta forse, quando le si affacciò alla mente
la immagine di Roberto in costume da minatore, annerito dal fumo,
puzzolente di zolfo, cinto da una turba di operai sudici come lui,
vide con la fantasia una casa nuda, disadorna, impregnata di vapori
molesti, sentì in anticipazione il tedio delle lunghe giornate
solinghe e delle lunghe sere monotone, e si meravigliò, si ribellò
all'idea che un tale avvenire potesse essere offerto a lei, cresciuta
in tutte le raffinatezze della vita cittadina.
Ebbe un impeto subitaneo, si svincolò da Roberto, che le teneva sempre
la mano, e, senza badar nemmeno a Gipsy, si alzò in piedi, lasciando
che la cagnetta, sorpresa di modi così fuor del comune, andasse
ruzzoloni sul pavimento.
--Caro mio--ella disse--siamo pazzi tutti e due; tu a farmi queste
proposizioni, io a star lì a darti retta.
--Oh Lucilla!
--Sì, te lo ripeto, la tua è una vera pazzia. Se tu hai la fissazione
di sagrificare la tua gioventù in un paese barbaro e in un mestiere
bestiale, io non posso certo secondarti.... Vuol dire che tu metti i
tuoi capricci al disopra del tuo amore.
--Le tue parole sono ben crudeli, Lucilla. Anche tu parli de' miei
capricci come la mamma. Fu dunque per un capriccio ch'io andai a
relegarmi in una miniera di zolfo?... Rimasto povero e orfano, i miei
amici, gli amici della mia famiglia, gli amici tuoi non seppero darmi
che vane parole.... Solo da Valduria mi venne un aiuto, solo di là mi
fu offerto un modo di provvedere dignitosamente a me stesso. Dovevo
respingere la mano che m'era tesa? E una volta accettato l'ufficio
offertomi con tanta generosità, non dovevo portarci tutto il mio ardor
giovanile, tutto il mio ingegno, tutta la mia perseveranza? Mi fai una
colpa se sono riuscito, e se, come gli altri uomini, non so odiare,
non so disprezzare le cose in cui sono riuscito? Oggi vedo la
possibilità di conseguire, in quei paesi che tu chiami barbari e in
quel mestiere che tu chiami bestiale, un posto onorifico, largamente
rimunerato, tale da assicurarmi, più che l'indipendenza, l'agiatezza,
e tu ti sdegni perchè non lo rigetto, e ti chiami offesa perchè ti
dico: Vieni con me, sii la mia compagnia, sii la mia sposa... Basterò
io a mantenerti... Che m'importa della tua dote?
--Oh insomma, no, no.... Non mi persuaderò mai.... Perchè rifiuti ciò
che ti si offre qui?
--Ma lo sai proprio ciò che mi si offre?.... Invece dell'indipendenza,
mi si offre la schiavitù; invece della lotta che rinvigorisce le
membra e lo spirito, mi si offre un lavoro umiliante: invece
d'un'agiatezza dovuta a me stesso, mi si offre un salario dovuto alla
mia qualità di marito tuo, di genero di tuo padre.... Ma non senti
salirti al viso i rossori per me?... Ma non capisci che l'obbligo più
sacro di chi ama, è di voler salva la dignità della persona amata?
--Insomma--replicò infastidita Lucilla--io non capisco niente, io non
conosco i miei obblighi. Sono una sciocca.... Le ragazze di garbo si
trovano a Valduria.
--Oh Lucilla, quanto sei ingiusta!...
--Ma sì, sono ingiusta, son tutto quello che piace al
signorino--proseguì con petulanza la fanciulla.--Bisogna venir di
laggiù per aver la sapienza infusa.... Le ragazze di Valduria, quelle
sopratutto che studiano il francese....
--Le ragazze di Valduria--interruppe Roberto--studino o non istudino
il francese, possono valere di più di certi marchesini azzimati che
sento lodar molto da qualche ragazza di Milano....
--Dunque, figliuoli, vi siete intesi!--domandò la signora Federica,
entrando all'improvviso nella stanza per informarsi dell'esito del
colloquio.
--Oh perfettamente!--esclamarono i due giovani con un tòno che scosse
un pochino anche la saldissima fede della signora Arconti.