XVI.

Il signor Benedetto Dal Bono era divenuto negli ultimi tempi più

apprensivo e fastidioso che mai. Vedeva la sua salute in rovina, la

sua fortuna in dissoluzione. Ogni momento gli saltava il ghiribizzo

d'esser malato, e si cacciava in letto, o per lo meno rimaneva chiuso

in camera, costringendo sua moglie a tenergli compagnia e ad ascoltar

le sue paternali. E la signora Giulia, donna di bontà passiva, stava

rassegnata a sentirlo, e gli rispondeva con monosillabi. Pel signor

Benedetto era prossima una rivoluzione. E il gran problema era quello

di mettere al coperto i propri averi pel momento del cataclisma. La

maggior parte della sostanza Dal Bono era investita in case, ma il

signor Benedetto era convinto che le case de' ricchi sarebbero state

abbruciate, e voleva quindi trovare un diverso impiego al suo danaro.

Voleva, così per modo di dire, giacchè non sapeva mai risolversi a

nulla. Le terre gli sembravano destinate alla devastazione, i fondi

pubblici alla riduzione dell'interesse, le azioni industriali al

fallimento. Pronosticava in tuono lamentevole che avrebbe finito col

dover morire sulla paglia, e lo spaventava l'idea di dover esborsar la

dote per Lucilla, una dote che l'opinione pubblica s'ostinava a

ritenere di duecentomila lire. Invero Lucilla era la sola persona

ch'egli amasse, per quanto l'amare fosse conciliabile col suo

temperamento egoista. Ella aveva a ogni modo un'influenza reale

sull'animo suo; forse la bellezza di lei lusingava la sua vanità. E la

lasciava vestire con una certa eleganza, la lasciava andare a qualche

festa da ballo accompagnata da sua madre, il cui abbigliamento era

sempre più dimesso e che finiva coll'aver l'aria d'una cameriera.

Quest'orgoglio paterno del signor Benedetto gli avrebbe certo fatto

desiderare per sua figlia un matrimonio cospicuo; un matrimonio che le

avesse dato una corona di contessa, se non fosse stato l'affar della

dote. Il signor Dal Bono non era uomo da credere che i conti sposino

le borghesi non coperte d'oro. Inoltre egli era un po' scettico

rispetto alle condizioni economiche dell'aristocrazia, e non intendeva

di sostenere co' suoi scudi qualche impalcatura cadente. Aggiungasi a

tutto ciò la disposizione sincera a secondare i gusti di Lucilla in

quanto la cosa potesse farsi anche a vantaggio dei propri interessi.

Trovare uno sposo che si contentasse di vivere in casa ricevendo un

assegno annuo invece del capitale, era un'idea che aveva il suo lato

buono, e per questo la signora Federica non aveva tutto il torto di

dire che il signor Benedetto porgeva benevolo ascolto ai piani di sua

moglie e di lei. Di sua iniziativa, il signor Dal Bono non avrebbe

scelto sicuramente per genero Roberto Arconti, ch'era a' suoi occhi un

sognatore, un poeta, ma se Lucilla persisteva nella sua preferenza per

lui, e s'egli dal canto suo si piegava alle condizioni volute, chi sa?

il signor Benedetto avrebbe forse avuto la magnanimità di adattarsi a

rispondere di sì. Per arrivare a questo punto la signora Federica

aveva dovuto usare un'arte infinita, poichè, a sentirla, la signora

Giulia, da sola, non sarebbe venuta a capo di nulla. Ella invece, con

le sue moine, aveva a poco a poco mansuefatto quell'orso. Approvava le

sue idee politiche e sociali, mostrava di dividere le sue paure d'un

cataclisma, faceva eco alle sue censure ai ricchi per il loro sfarzo e

ai poveri.... perchè erano poveri; giocava spesso alle carte con lui e

perdeva quasi tutte le partite lodando la sua rara abilità. Riparava

insomma verso il signor Benedetto Dal Bono i torti del suo Mariano.

Poichè Mariano aveva mostrato troppo chiaro di non tener nel menomo

conto il signor Dal Bono, e queste sono arroganze da non permettersi

mai con persone milionarie.... Già Mariano, malgrado dei suoi meriti,

certe cose non le capiva. E non aveva capito nemmeno sua moglie, che

per lui era una donna di poco cervello, mentre invece ella spiegava

una furberia degna di Bismark. È vero che la signora Federica

attribuiva all'amor materno lo svolgimento ammirabile delle sue

facoltà. In passato era stata un po' visionaria, aveva avuto una certa

esuberanza d'idee; adesso era molto più positiva. Infatti le sue idee

s'erano condensate in un'idea sola. Sposar Roberto con Lucilla, far

anche lei la mezza padrona in casa Dal Bono e aspettar pazientemente

che il signor Benedetto, il quale era cagionevole di salute, passasse

a miglior vita e lasciasse la figlia ed il genero eredi di tutto il

suo pingue patrimonio. Allora Roberto sarebbe diventato ricco davvero,

lo avrebbero fatto deputato, senatore, ministro, ed ella avrebbe

potuto scialar da gran signora, tener circolo, esser segnata a dito

per le strade!... Possibile che Roberto rifiutasse per sè e per sua

madre un avvenire simile? Malgrado della dichiarazione esplicita di

suo figlio, la signora Federica non sapeva persuadersene. Doveva

essere un impeto del momento, bisognava lasciargli tempo di

riflettere, bisognava ch'egli vedesse co' propri occhi che non c'era

altro modo di possedere Lucilla, di assicurarsi la felicità. Aveva un

progetto anche lui? Un progetto bislacco senza dubbio; nè la signora

Federica si curava di conoscerlo. Già le ragioni di lei non lo

avrebbero convinto. Ne parlasse pure con Lucilla; ella sì avrebbe

sfatato i suoi entusiasmi, ella lo avrebbe ricondotto a più umani

consigli. Una sola cosa temeva la savia genitrice; ella temeva, cioè,

che Roberto non serbasse col signor Benedetto un contegno tale da

affidarlo appieno. Ella lo aveva dipinto al Dal Bono come una specie

di convertito. A sentirla, le dure prove della miniera avevano fatto

di lui uno spirito positivo, tranquillo. A Valduria egli aveva

mostrato ch'era un giovine di grande abilità, e i suoi superiori erano

pronti a certificarlo, ma nello stesso tempo s'era persuaso che la

soverchia baldanza era un difetto, che non conveniva disprezzar

l'appoggio degli uomini d'esperienza, e che, al momento della morte

del padre, egli aveva fatto male a non gettarsi addirittura nelle

braccia di una persona affezionata alla famiglia, quale era il signor

Benedetto. E il signor Benedetto, che non avrebbe fatto nulla per

l'Arconti, se questi avesse commesso la corbelleria di rivolgersi a

lui, si compiaceva di veder riconosciuta l'autorità del suo giudizio e

l'efficacia del suo patrocinio. Adesso poi lo lusingava l'idea di

trattare con una tal qual aria di protezione il figlio di

quell'orgogliosissimo Mariano, che lo aveva sempre tenuto per un

dappoco. E se finalmente si fosse risolto a fare di Roberto suo

genero, come avrebbe voluto calcargli i piedi sul collo!

Però, fin dal primo incontro che il signor Dal Bono ebbe con

l'ingegnere Arconti, gli fu forza persuadersi che l'impresa non era sì

facile come egli credeva, ciò che gli fece tentennare il capo e dire

fra sè.--Eh, Lucilla, mia moglie e la signora Federica possono

discorrere a loro talento. Se il signorino non cangia tuono, di questo

matrimonio non ne faremo nulla.

Non era che il _signorino_ fosse sgarbato; tutt'altro. Egli non voleva

mancar di riguardi col padre di Lucilla, ma voleva avere le sue

opinioni, e le sue opinioni non erano quelle del signor Benedetto. Non

imprecava al progresso, non vedeva imminente un cataclisma sociale,

non trovava giusto di non far nulla per la paura di tutto. Magnificava

le virtù della lotta in cui lo spirito s'affina e il corpo si

ritempra, pareva innamorato della sua miniera, parlava con trasporto

dei successi che vi aveva ottenuti, e di quelli che contava ottenervi

nell'avvenire; nulla accennava in lui al proposito di mutar carriera.

--Vostro figlio--disse il signor Dal Bono alla signora Federica--è

sempre un cervello esaltato. Ed ha poi tanta voglia di venir via da

Valduria quanta ne ho io d'andarci.

--Lasciate fare a Lucilla--rispose la signora Federica, ch'era sempre

piena di fede.

La signora Giulia non divideva queste rosee speranze, ma non

contrastava con la sua amica, tanto più ciarliera e procacciante di

lei.

Roberto non potè discorrer di proposito con Lucilla che due giorni

dopo il suo arrivo. Egli era stato invitato a desinare dai Dal Bono

insieme a sua madre, e, durante il pranzo, aveva avuto il piacere di

sentir le dissertazioni del suo ospite sul rincaro dei viveri e sulla

necessità di restringer le spese della tavola. Appena preso il caffè

il signor Benedetto si ritirò brontolando, le due donne si ammiccarono

con l'occhio, e con un pretesto si allontanarono anch'esse.

--Finalmente siam soli--disse Roberto--e spero sentirai tu pure il

bisogno che ci parliamo col cuore in mano.... Fammi la grazia di

metterti a sedere e di badare a me e non a Gipsy.

--Ih! Che solennità!... Via, mi sederò.... Su, Gipsy.

--Ma lasciala andare.

--No, no, quand'è in grembo mio, Gipsy sta tranquilla.... Non è vero,

Gipsy, che non fiaterai nemmeno?....

La cagna saltò sulle ginocchia della giovinetta e si fece in gomitolo,

proponendosi di schiacciare un sonnellino.

Roberto frenò un gesto d'impazienza e prese una mano di Lucilla nelle

sue. Poi, guardandola, negli occhi bellissimi, le domandò:--Mi vuoi

sempre bene?

--Ma sì. Non lo sai?

--È così dolce sentirselo ripetere.... Il tempo, la lontananza non ti

hanno mutata?

--E perchè dovrebbero avermi mutata?

--Tanto meglio allora. Tu m'intenderai più facilmente.

--Ma scusa.... A che scopo tutto questo preambolo?.... Tua madre non

ti ha comunicato un progetto?....

--Prima ch'io ti risponda su quel progetto, devi ascoltare il mio....

--Saran castelli in aria--interruppe la ragazza stringendosi nelle

spalle.

--Non giudicare senza saper di che si tratti...

--Oh!... M'immagino già....

--Senti, Lucilla. Io non ho forse da dire che una parola perchè la mia

posizione attuale si cambi radicalmente....

--Nella tua bella Valduria?...

--Non a Valduria, ma lì vicino....

--Sempre in una miniera di zolfo?

--Si, potrei diventar io il direttore di una miniera di zolfo.

--E vorresti condur me in quei paesi?

--Lucilla, Lucilla, lasciami parlare.... Ti condurrei, è vero, in

paesi poveri e rozzi, ma dappertutto, credilo, due cuori che s'amano

possono trovare la pace e la felicità.... Stammi a sentire.... Non

ritirar la tua mano.... Non far quei moti d'impazienza.... Oh

fanciulla mia, questo mondo in cui tu vivi non è tutto il mondo.... Ci

sono altre gioie oltre a quelle che la tua mente vagheggia.... ci sono

anche per la donna altre soddisfazioni oltre a quelle d'andar in

carrozza sul Corso, o di far spese in Galleria _Vittorio Emanuele_, o

di assistere da un palchetto di seconda fila alla prima

rappresentazione d'un'opera nuova alla _Scala_.... Prendere interesse

ai lavori dell'uomo a cui vuol bene, godere dei suoi trionfi, aiutarlo

nelle sue difficoltà, esser la confidente de' suoi pensieri, la regina

del suo cuore e della sua casa.... E tu saresti la mia regina,

Lucilla, ed io ti cingerei di tanto amore che un giorno tu dovresti

chiedermi perdono di aver esitato un momento a esser mia a questi

patti.

Roberto era riuscito a incatenar l'attenzione di Lucilla, che sulle

prime pareva volerlo interrompere ad ogni istante. Il suo accento

sincero, caloroso, commosso, non poteva a meno di far vibrar qualche

corda nell'anima d'una giovinetta diciottenne, per quanto ella fosse

aliena dagli entusiasmi. Il volto di lei s'era atteggiato ad una

espressione pensosa che ne cresceva la bellezza, già una lagrimetta le

spuntava sul ciglio, era vinta forse, quando le si affacciò alla mente

la immagine di Roberto in costume da minatore, annerito dal fumo,

puzzolente di zolfo, cinto da una turba di operai sudici come lui,

vide con la fantasia una casa nuda, disadorna, impregnata di vapori

molesti, sentì in anticipazione il tedio delle lunghe giornate

solinghe e delle lunghe sere monotone, e si meravigliò, si ribellò

all'idea che un tale avvenire potesse essere offerto a lei, cresciuta

in tutte le raffinatezze della vita cittadina.

Ebbe un impeto subitaneo, si svincolò da Roberto, che le teneva sempre

la mano, e, senza badar nemmeno a Gipsy, si alzò in piedi, lasciando

che la cagnetta, sorpresa di modi così fuor del comune, andasse

ruzzoloni sul pavimento.

--Caro mio--ella disse--siamo pazzi tutti e due; tu a farmi queste

proposizioni, io a star lì a darti retta.

--Oh Lucilla!

--Sì, te lo ripeto, la tua è una vera pazzia. Se tu hai la fissazione

di sagrificare la tua gioventù in un paese barbaro e in un mestiere

bestiale, io non posso certo secondarti.... Vuol dire che tu metti i

tuoi capricci al disopra del tuo amore.

--Le tue parole sono ben crudeli, Lucilla. Anche tu parli de' miei

capricci come la mamma. Fu dunque per un capriccio ch'io andai a

relegarmi in una miniera di zolfo?... Rimasto povero e orfano, i miei

amici, gli amici della mia famiglia, gli amici tuoi non seppero darmi

che vane parole.... Solo da Valduria mi venne un aiuto, solo di là mi

fu offerto un modo di provvedere dignitosamente a me stesso. Dovevo

respingere la mano che m'era tesa? E una volta accettato l'ufficio

offertomi con tanta generosità, non dovevo portarci tutto il mio ardor

giovanile, tutto il mio ingegno, tutta la mia perseveranza? Mi fai una

colpa se sono riuscito, e se, come gli altri uomini, non so odiare,

non so disprezzare le cose in cui sono riuscito? Oggi vedo la

possibilità di conseguire, in quei paesi che tu chiami barbari e in

quel mestiere che tu chiami bestiale, un posto onorifico, largamente

rimunerato, tale da assicurarmi, più che l'indipendenza, l'agiatezza,

e tu ti sdegni perchè non lo rigetto, e ti chiami offesa perchè ti

dico: Vieni con me, sii la mia compagnia, sii la mia sposa... Basterò

io a mantenerti... Che m'importa della tua dote?

--Oh insomma, no, no.... Non mi persuaderò mai.... Perchè rifiuti ciò

che ti si offre qui?

--Ma lo sai proprio ciò che mi si offre?.... Invece dell'indipendenza,

mi si offre la schiavitù; invece della lotta che rinvigorisce le

membra e lo spirito, mi si offre un lavoro umiliante: invece

d'un'agiatezza dovuta a me stesso, mi si offre un salario dovuto alla

mia qualità di marito tuo, di genero di tuo padre.... Ma non senti

salirti al viso i rossori per me?... Ma non capisci che l'obbligo più

sacro di chi ama, è di voler salva la dignità della persona amata?

--Insomma--replicò infastidita Lucilla--io non capisco niente, io non

conosco i miei obblighi. Sono una sciocca.... Le ragazze di garbo si

trovano a Valduria.

--Oh Lucilla, quanto sei ingiusta!...

--Ma sì, sono ingiusta, son tutto quello che piace al

signorino--proseguì con petulanza la fanciulla.--Bisogna venir di

laggiù per aver la sapienza infusa.... Le ragazze di Valduria, quelle

sopratutto che studiano il francese....

--Le ragazze di Valduria--interruppe Roberto--studino o non istudino

il francese, possono valere di più di certi marchesini azzimati che

sento lodar molto da qualche ragazza di Milano....

--Dunque, figliuoli, vi siete intesi!--domandò la signora Federica,

entrando all'improvviso nella stanza per informarsi dell'esito del

colloquio.

--Oh perfettamente!--esclamarono i due giovani con un tòno che scosse

un pochino anche la saldissima fede della signora Arconti.

Nella lotta · 第 28 / 45 题