A malgrado di tutto, le due madri cui stava a cuore il trionfo del
loro piano, non si diedero per vinte. La pazzia di Roberto, poich'eran
concordi nel giudicarla tale, non sarebbe durata a lungo; piuttosto di
perder Lucilla, egli si sarebbe assoggettato alla gran disgrazia di
diventar ricco. La signora Federica sopratutto si stimava sicura del
fatto suo; nè con ciò ella credeva menomamente di metter sotto i piedi
ogni sentimento di dignità, per sè e per suo figlio. La dignità,
secondo lei, era salva appieno. Se i Dal Bono avevano più quattrini,
gli Arconti, mercè il defunto Mariano, avevano goduto d'una posizione
più elevata in società, e quindi i conti eran pari. Queste belle cose
la signora Federica non si stancava di ripeterle a Roberto, ed ella
era così facile ad illudersi che ogni leggero sintomo di resipiscenza
da parte di lui bastava a farle credere imminente la vittoria. E
invero, benchè egli fosse convinto d'aver ragione, benchè fosse
deliberato a tirar diritto sul suo cammino, non si può dire che
qualche dubbio non lo assalisse talora.
Avrebbe voluto scacciar dal suo cuore l'immagine di Lucilla, e non gli
riusciva. La trovava frivola e calcolatrice ad un tempo, priva di
quella sacra fiamma di poesia senza della quale par fredda ogni virtù
femminile; ma la trovava anche più bella e più seducente di quando
l'aveva lasciata. Le sue parole lo disgustavano spesso, ma a un suo
sguardo, a un suo sorriso, al tocco della sua mano, egli sentiva il
sangue affluirgli al cervello e turbargli i sensi e lo spirito. Non
era così che l'aveva amata una volta, non era così che avrebbe voluto
amarla; eppure l'amava così. Vissuto come un anacoreta nella
solitudine di Valduria, si risvegliavano adesso nel suo corpo giovine
e gagliardo i desiderî tempestosi dell'età sua. La Musa ispiratrice
de' suoi primi versi era scomparsa, l'angioletto che la sua fantasia
aveva vestito d'ali e cinto d'un nimbo era disceso a terra e s'era
mutato in un demone tentatore al cui fascino egli non sapeva
sottrarsi. _Non amare una donna soltanto per la sua bellezza_, gli
aveva detto suo padre poco tempo avanti di morire; e quelle parole gli
sonavano all'orecchio come una verità sacrosanta. Tuttavia egli
sentiva, arrossendo, d'amare una donna soltanto perchè era bella.
Ed era geloso. Un giorno, a casa Dal Bono, s'era incontrato col
marchesino Moschi, ch'era venuto a fare una visita, e quell'incontro
lo aveva stranamente agitato. I due giovani, presentati l'uno
all'altro, non s'erano nascosta l'antipatia reciproca che
s'inspiravano. Roberto capì che aveva nel Moschi un rivale, e che
Lucilla non isdegnava di civettare con lui. S'informò del marchesino e
gli dissero ch'era un giovine di assai scarse fortune senz'altro
merito che un po' di vernice di società e una bella presenza. Su
quest'ultimo punto Roberto aveva un'opinione affatto diversa; egli lo
giudicava bruttissimo. Bello o brutto, il marchesino non era secondo a
nessuno nel dirigere una quadriglia o un _cotillon_, e ciò lo rendeva
gradito alle ragazze. Andava a caccia d'una dote, e quella di Lucilla
gli sarebbe venuta molto a proposito, ma il vecchio Dal Bono,
guardingo come era, non gliel'avrebbe sborsata sicuramente. Era però
da scommettere che il Moschi, ad onta della sua albagia aristocratica,
si sarebbe adattato a ricevere solo gl'interessi, e forse per far la
sua formale domanda egli non aspettava che una parola favorevole di
Lucilla. Ora, Lucilla questa parola non voleva dirla finchè aveva la
speranza di vincere le ritrosie di Roberto, che senza dubbio ella
preferiva ad ogni altro. Se poi Roberto persisteva ne' suoi orgogliosi
propositi, la faccenda poteva bene mutar d'aspetto!
Queste considerazioni, che chiudevano in sè molto di vero, avrebbero
dovuto, a fil di logica, piuttosto raffreddare che accendere il cuore
di Roberto. Ma la logica, si sa, entra pochissimo nell'amore, e, se
c'entra troppo, si può giurare che l'amore non è di quel buono.
Avvezzo sin dall'adolescenza a riguardar Lucilla quasi come cosa sua,
l'ingegnere Arconti fremeva pensando che un altro potesse esserle
accetto, che ella potesse diventar la donna d'un altro. Cedere il
campo al marchesino Moschi, ecco un'idea che lo metteva su tutte le
furie, ecco lo spauracchio che la signora Federica agitava sovente
davanti a lui.
Nè fra' suoi amici mancavano alcuni che gli consigliavano di
rimeditare pacatamente la proposta che gli era fatta.--In fin dei
conti--essi dicevano--la tua suscettività è eccessiva. Un uomo del tuo
merito non sarà mai il servitore di chicchessia. Quando pure tu
consentissi a vivere in casa Dal Bono, ad aiutare il signor Benedetto
nell'amministrazione delle sue sostanze, in breve tempo il vero
padrone non sarebbe lui, saresti tu. E poi, una volta sposata la tua
Lucilla, chi potrebbe impedirti di cercare un'occupazione più conforme
a' tuoi gusti, ma tale nello stesso tempo da non costringer tua moglie
a una vita che non può a meno di ripugnarle? Coll'ingegno e cogli
studi che hai, devi tu stesso esercitare la tua attività in un campo
più vasto che non sia una miniera di zolfo. Se resti qui, qual'è la
cosa a cui tu non possa aspirare? Un giorno disporrai a tuo talento
d'una pingue fortuna, e il bene ch'essa ti permetterà di fare, ti
compenserà largamente delle piccole noje che avrai dovuto soffrire per
ottenerla.
Ragioni fiacche che non persuadevano Roberto, ma contribuivano ad
infastidirlo, a crescere le angustie del suo spirito. Era convinto che
non gli restasse ormai che un solo partito degno di lui: dire addio
per sempre ad una fanciulla che non sapeva comprenderlo, dire addio a
sua madre bamboleggiante in vane illusioni, tornar fra la gente
semplice e schietta che l'aveva circondato di benevolenza e di stima,
scrivere a M.^r Black dichiarandosi pronto ad accettare la direzione
della nuova miniera, ripigliare i suoi lavori, seguir la sua stella.
Era convinto di ciò, eppure la passione, il puntiglio, la gelosia
gl'impedivano di prendere una risoluzione definitiva. Egli, così
pronto fino allora a scegliere la sua via, avrebbe avuto bisogno di un
consiglio virile che dissipasse i suoi ultimi dubbi. Ma nessuno voleva
mettersi ne' suoi panni; i suoi intimi amici, o erano mutati da quelli
d'una volta, o non erano più in Milano. Ed egli si pentiva d'una gita
che gli procacciava tante disillusioni, che faceva di lui uno spostato
nella sua patria e nella sua casa.
Del resto, si può dire in tesi generale che il rivedere il proprio
paese dopo una lunga assenza è cosa che reca infinite dolcezze, ma che
non è scevra mai di dolori. Se, partendo, si credeva di lasciar in
molte anime un vuoto che avrebbe stentato ad essere riempiuto, non si
tarda ad accorgersi che nella maggior parte almeno di queste anime il
vuoto fu colmato interamente. Lo hanno colmato nuove abitudini e nuove
simpatie, e chi ritorna s'avvede che, ripigliando l'antico posto nei
crocchi fidati d'un tempo, egli deve disturbar qualcheduno. Gli si
lascierà forse la sedia ch'egli soleva occupare prima della sua
partenza, ma chi si alza per cedergliela non presta sempre di buon
grado questo servizio, e non sempre quelli che gli seggono ai lati
sono lieti del cambiamento. Certo, anche chi è lontano e oggi ritorna
ha in questo frattempo vissuto in mezzo ad altra gente e ha patito di
nostalgia meno di quanto avesse temuto prima; ma per lui l'idea della
patria si associa a tutto ciò ch'egli aveva di caro all'istante di
lasciarla. Capisce l'esiglio, non capisce la patria diversa da quella
ch'egli ha abbandonata. È la ragione per la quale molti che
cominciarono ad essere esuli forzati finiscono coll'esser esuli
volontari.
Il colloquio tra l'ingegnere Arconti e Lucilla non aveva condotto i
due giovani a un'aperta rottura. Non la volevano essi medesimi;
l'avrebbe a ogni modo evitata l'interposizione delle rispettive
genitrici. Roberto e Lucilla si vedevano ogni giorno, ora discorrendo
confidenzialmente, ora punzecchiandosi a vicenda, ma schivando
l'argomento capitale che doveva decidere della loro sorte.--Oh farà
giudizio--diceva fra sè la giovinetta. E aspettava sempre di veder
l'amante a' suoi piedi. Roberto invece non aveva che una debole
speranza nel cambiamento di Lucilla. Le visite ch'egli le faceva lo
lasciavano triste: a casa sua sentiva le prediche di sua madre che lo
accusava d'essere un figlio snaturato, perchè non sapeva sacrificarle
il suo orgoglio e le sue ubbie di delicatezza: al passeggio, ai caffè,
ai teatri s'annoiava, tanto i suoi gusti s'eran trasformati nel
periodo di tredici mesi. Anche in mezzo ai suoi libri (e la maggior
parte della sua biblioteca era rimasta a Milano), anche in mezzo ai
suoi libri provava un senso di tedio. Essi non bastavano più a
riempiere il suo pensiero: la vita contemplativa non era più fatta per
lui; aveva bisogno d'azione. Tutto contribuiva a fargli ridesiderare
Valduria! oh perchè, perchè Lucilla non voleva seguirlo?
Lucilla aveva ben altro pel capo. La prossima rappresentazione dei
_quadri viventi_ a cui doveva prender parte l'assorbiva tutta, ed ella
passava almeno un paio d'ore al giorno davanti allo specchio a studiar
l'atteggiamento nel quale si sarebbe mostrata al colto pubblico la
sera dello spettacolo. A ciò s'aggiungevano le prove in casa Osnaldi,
prove fatte naturalmente in compagnia del marchesino Moschi e dei
personaggi destinati a figurare negli altri quadri. Ella vi si recava
in compagnia di sua madre, e talvolta anche della signora Federica,
cui non pareva vero di cacciarsi dappertutto, querelandosi sempre
delle sciagure che l'avevano colpita e che le impedivano di divertirsi
in alcun luogo.
La partecipazione di Lucilla a questi _quadri viventi_ era per Roberto
uno spino nell'occhio, ma le preghiere ch'egli aveva rivolte alla
ragazza affinch'ella si dispensasse dal comparire come _Margherita_
insieme al marchesino Moschi erano cadute a vuoto. Prima di tutto, si
trattava d'un impegno preso da un pezzo e a cui non era lecito di
mancare; poi le obbiezioni di Roberto non avevano senso comune; e
finalmente con che diritto Roberto domandava sacrifici agli altri,
egli che agli altri non voleva sacrificar nulla?--Eh carino--gli
diceva sua madre--per aver voce in capitolo bisognerebbe essere
ufficialmente il promesso sposo di Lucilla. Avresti torto a ogni modo,
perchè un uomo non deve mai fare il tiranno, ma almeno potresti
parlare. Invece il tuo contegno ti chiude la bocca, e puoi anzi
ringraziare Lucilla e i suoi genitori se ti permettono ancora di
bazzicar in casa loro.
La vigilia della rappresentazione, la signora Federica, reduce
dall'ultima prova, fece a suo figlio uno sproloquio più lungo.--Gli
Osnaldi ti aspettano senza fallo domani sera, e io mi sono impegnata
formalmente per te. Mancando, useresti uno sfregio a loro e a
Lucilla.... Vedrai, vedrai come Lucilla sta bene abbigliata da
_Margherita_.... E anche il marchesino Moschi è un bel _Faust_.... Non
nego però ch'è un poco svenevole.... Non ha quel _chic_.... so io ciò
che voglio dire.... quel _chic_ che avevi tu una volta, prima di
andarti a seppellire, povero grullo che sei, fra quei montanari di
Valduria... Gli altri quadri sono mediocri.... Bisogna confessare che
le belle persone son rare. La cugina degli Osnaldi, per esempio, che
fa da Giuditta nel momento in cui ammazza Oloferne, ha due occhi che
non son brutti, ma è tozza e le si legge in viso la provinciale a un
miglio di distanza.... È di Vimercate, come gli Osnaldi, che si
stabilirono qui dal 1860 e non hanno mai acquistato l'aria cittadina.
Adesso poi, dopo una nuova eredità che han fatta, paiono ancora più
_parvenus_ d'una volta.... Spendono e spandono per farsi metter nelle
gazzette.... tutta vanità.... Leggeremo i panegirici della festa e
dell'appartamento, e sì che ci sarebbe molto da ridire.... Ma a noi
poco monta.... Se diverremo ricchi, sapremo far le cose con assai
miglior garbo....
--Cara mamma, noi non diverremo mai ricchi, e di queste cose non ne
faremo nè bene nè male--interruppe Roberto.
--Aspetta a parlare domani sera--ripigliò la signora Federica in tuono
solenne.--Quando avrai visto Lucilla sotto le spoglie di Margherita
capirai che il vero Faust di quella Margherita devi esser tu....
Intanto preparati a ballare, che già come tutti i salmi finiscono in
gloria, così tutte le feste dove c'è gioventù finiscon col ballo....
Io dovrò raffazzonare alla meglio una vecchia _toilette_.... Pur
troppo son ridotta a tal punto.... io che mi facevo ogni mese un
vestito nuovo!