XVII.

A malgrado di tutto, le due madri cui stava a cuore il trionfo del

loro piano, non si diedero per vinte. La pazzia di Roberto, poich'eran

concordi nel giudicarla tale, non sarebbe durata a lungo; piuttosto di

perder Lucilla, egli si sarebbe assoggettato alla gran disgrazia di

diventar ricco. La signora Federica sopratutto si stimava sicura del

fatto suo; nè con ciò ella credeva menomamente di metter sotto i piedi

ogni sentimento di dignità, per sè e per suo figlio. La dignità,

secondo lei, era salva appieno. Se i Dal Bono avevano più quattrini,

gli Arconti, mercè il defunto Mariano, avevano goduto d'una posizione

più elevata in società, e quindi i conti eran pari. Queste belle cose

la signora Federica non si stancava di ripeterle a Roberto, ed ella

era così facile ad illudersi che ogni leggero sintomo di resipiscenza

da parte di lui bastava a farle credere imminente la vittoria. E

invero, benchè egli fosse convinto d'aver ragione, benchè fosse

deliberato a tirar diritto sul suo cammino, non si può dire che

qualche dubbio non lo assalisse talora.

Avrebbe voluto scacciar dal suo cuore l'immagine di Lucilla, e non gli

riusciva. La trovava frivola e calcolatrice ad un tempo, priva di

quella sacra fiamma di poesia senza della quale par fredda ogni virtù

femminile; ma la trovava anche più bella e più seducente di quando

l'aveva lasciata. Le sue parole lo disgustavano spesso, ma a un suo

sguardo, a un suo sorriso, al tocco della sua mano, egli sentiva il

sangue affluirgli al cervello e turbargli i sensi e lo spirito. Non

era così che l'aveva amata una volta, non era così che avrebbe voluto

amarla; eppure l'amava così. Vissuto come un anacoreta nella

solitudine di Valduria, si risvegliavano adesso nel suo corpo giovine

e gagliardo i desiderî tempestosi dell'età sua. La Musa ispiratrice

de' suoi primi versi era scomparsa, l'angioletto che la sua fantasia

aveva vestito d'ali e cinto d'un nimbo era disceso a terra e s'era

mutato in un demone tentatore al cui fascino egli non sapeva

sottrarsi. _Non amare una donna soltanto per la sua bellezza_, gli

aveva detto suo padre poco tempo avanti di morire; e quelle parole gli

sonavano all'orecchio come una verità sacrosanta. Tuttavia egli

sentiva, arrossendo, d'amare una donna soltanto perchè era bella.

Ed era geloso. Un giorno, a casa Dal Bono, s'era incontrato col

marchesino Moschi, ch'era venuto a fare una visita, e quell'incontro

lo aveva stranamente agitato. I due giovani, presentati l'uno

all'altro, non s'erano nascosta l'antipatia reciproca che

s'inspiravano. Roberto capì che aveva nel Moschi un rivale, e che

Lucilla non isdegnava di civettare con lui. S'informò del marchesino e

gli dissero ch'era un giovine di assai scarse fortune senz'altro

merito che un po' di vernice di società e una bella presenza. Su

quest'ultimo punto Roberto aveva un'opinione affatto diversa; egli lo

giudicava bruttissimo. Bello o brutto, il marchesino non era secondo a

nessuno nel dirigere una quadriglia o un _cotillon_, e ciò lo rendeva

gradito alle ragazze. Andava a caccia d'una dote, e quella di Lucilla

gli sarebbe venuta molto a proposito, ma il vecchio Dal Bono,

guardingo come era, non gliel'avrebbe sborsata sicuramente. Era però

da scommettere che il Moschi, ad onta della sua albagia aristocratica,

si sarebbe adattato a ricevere solo gl'interessi, e forse per far la

sua formale domanda egli non aspettava che una parola favorevole di

Lucilla. Ora, Lucilla questa parola non voleva dirla finchè aveva la

speranza di vincere le ritrosie di Roberto, che senza dubbio ella

preferiva ad ogni altro. Se poi Roberto persisteva ne' suoi orgogliosi

propositi, la faccenda poteva bene mutar d'aspetto!

Queste considerazioni, che chiudevano in sè molto di vero, avrebbero

dovuto, a fil di logica, piuttosto raffreddare che accendere il cuore

di Roberto. Ma la logica, si sa, entra pochissimo nell'amore, e, se

c'entra troppo, si può giurare che l'amore non è di quel buono.

Avvezzo sin dall'adolescenza a riguardar Lucilla quasi come cosa sua,

l'ingegnere Arconti fremeva pensando che un altro potesse esserle

accetto, che ella potesse diventar la donna d'un altro. Cedere il

campo al marchesino Moschi, ecco un'idea che lo metteva su tutte le

furie, ecco lo spauracchio che la signora Federica agitava sovente

davanti a lui.

Nè fra' suoi amici mancavano alcuni che gli consigliavano di

rimeditare pacatamente la proposta che gli era fatta.--In fin dei

conti--essi dicevano--la tua suscettività è eccessiva. Un uomo del tuo

merito non sarà mai il servitore di chicchessia. Quando pure tu

consentissi a vivere in casa Dal Bono, ad aiutare il signor Benedetto

nell'amministrazione delle sue sostanze, in breve tempo il vero

padrone non sarebbe lui, saresti tu. E poi, una volta sposata la tua

Lucilla, chi potrebbe impedirti di cercare un'occupazione più conforme

a' tuoi gusti, ma tale nello stesso tempo da non costringer tua moglie

a una vita che non può a meno di ripugnarle? Coll'ingegno e cogli

studi che hai, devi tu stesso esercitare la tua attività in un campo

più vasto che non sia una miniera di zolfo. Se resti qui, qual'è la

cosa a cui tu non possa aspirare? Un giorno disporrai a tuo talento

d'una pingue fortuna, e il bene ch'essa ti permetterà di fare, ti

compenserà largamente delle piccole noje che avrai dovuto soffrire per

ottenerla.

Ragioni fiacche che non persuadevano Roberto, ma contribuivano ad

infastidirlo, a crescere le angustie del suo spirito. Era convinto che

non gli restasse ormai che un solo partito degno di lui: dire addio

per sempre ad una fanciulla che non sapeva comprenderlo, dire addio a

sua madre bamboleggiante in vane illusioni, tornar fra la gente

semplice e schietta che l'aveva circondato di benevolenza e di stima,

scrivere a M.^r Black dichiarandosi pronto ad accettare la direzione

della nuova miniera, ripigliare i suoi lavori, seguir la sua stella.

Era convinto di ciò, eppure la passione, il puntiglio, la gelosia

gl'impedivano di prendere una risoluzione definitiva. Egli, così

pronto fino allora a scegliere la sua via, avrebbe avuto bisogno di un

consiglio virile che dissipasse i suoi ultimi dubbi. Ma nessuno voleva

mettersi ne' suoi panni; i suoi intimi amici, o erano mutati da quelli

d'una volta, o non erano più in Milano. Ed egli si pentiva d'una gita

che gli procacciava tante disillusioni, che faceva di lui uno spostato

nella sua patria e nella sua casa.

Del resto, si può dire in tesi generale che il rivedere il proprio

paese dopo una lunga assenza è cosa che reca infinite dolcezze, ma che

non è scevra mai di dolori. Se, partendo, si credeva di lasciar in

molte anime un vuoto che avrebbe stentato ad essere riempiuto, non si

tarda ad accorgersi che nella maggior parte almeno di queste anime il

vuoto fu colmato interamente. Lo hanno colmato nuove abitudini e nuove

simpatie, e chi ritorna s'avvede che, ripigliando l'antico posto nei

crocchi fidati d'un tempo, egli deve disturbar qualcheduno. Gli si

lascierà forse la sedia ch'egli soleva occupare prima della sua

partenza, ma chi si alza per cedergliela non presta sempre di buon

grado questo servizio, e non sempre quelli che gli seggono ai lati

sono lieti del cambiamento. Certo, anche chi è lontano e oggi ritorna

ha in questo frattempo vissuto in mezzo ad altra gente e ha patito di

nostalgia meno di quanto avesse temuto prima; ma per lui l'idea della

patria si associa a tutto ciò ch'egli aveva di caro all'istante di

lasciarla. Capisce l'esiglio, non capisce la patria diversa da quella

ch'egli ha abbandonata. È la ragione per la quale molti che

cominciarono ad essere esuli forzati finiscono coll'esser esuli

volontari.

Il colloquio tra l'ingegnere Arconti e Lucilla non aveva condotto i

due giovani a un'aperta rottura. Non la volevano essi medesimi;

l'avrebbe a ogni modo evitata l'interposizione delle rispettive

genitrici. Roberto e Lucilla si vedevano ogni giorno, ora discorrendo

confidenzialmente, ora punzecchiandosi a vicenda, ma schivando

l'argomento capitale che doveva decidere della loro sorte.--Oh farà

giudizio--diceva fra sè la giovinetta. E aspettava sempre di veder

l'amante a' suoi piedi. Roberto invece non aveva che una debole

speranza nel cambiamento di Lucilla. Le visite ch'egli le faceva lo

lasciavano triste: a casa sua sentiva le prediche di sua madre che lo

accusava d'essere un figlio snaturato, perchè non sapeva sacrificarle

il suo orgoglio e le sue ubbie di delicatezza: al passeggio, ai caffè,

ai teatri s'annoiava, tanto i suoi gusti s'eran trasformati nel

periodo di tredici mesi. Anche in mezzo ai suoi libri (e la maggior

parte della sua biblioteca era rimasta a Milano), anche in mezzo ai

suoi libri provava un senso di tedio. Essi non bastavano più a

riempiere il suo pensiero: la vita contemplativa non era più fatta per

lui; aveva bisogno d'azione. Tutto contribuiva a fargli ridesiderare

Valduria! oh perchè, perchè Lucilla non voleva seguirlo?

Lucilla aveva ben altro pel capo. La prossima rappresentazione dei

_quadri viventi_ a cui doveva prender parte l'assorbiva tutta, ed ella

passava almeno un paio d'ore al giorno davanti allo specchio a studiar

l'atteggiamento nel quale si sarebbe mostrata al colto pubblico la

sera dello spettacolo. A ciò s'aggiungevano le prove in casa Osnaldi,

prove fatte naturalmente in compagnia del marchesino Moschi e dei

personaggi destinati a figurare negli altri quadri. Ella vi si recava

in compagnia di sua madre, e talvolta anche della signora Federica,

cui non pareva vero di cacciarsi dappertutto, querelandosi sempre

delle sciagure che l'avevano colpita e che le impedivano di divertirsi

in alcun luogo.

La partecipazione di Lucilla a questi _quadri viventi_ era per Roberto

uno spino nell'occhio, ma le preghiere ch'egli aveva rivolte alla

ragazza affinch'ella si dispensasse dal comparire come _Margherita_

insieme al marchesino Moschi erano cadute a vuoto. Prima di tutto, si

trattava d'un impegno preso da un pezzo e a cui non era lecito di

mancare; poi le obbiezioni di Roberto non avevano senso comune; e

finalmente con che diritto Roberto domandava sacrifici agli altri,

egli che agli altri non voleva sacrificar nulla?--Eh carino--gli

diceva sua madre--per aver voce in capitolo bisognerebbe essere

ufficialmente il promesso sposo di Lucilla. Avresti torto a ogni modo,

perchè un uomo non deve mai fare il tiranno, ma almeno potresti

parlare. Invece il tuo contegno ti chiude la bocca, e puoi anzi

ringraziare Lucilla e i suoi genitori se ti permettono ancora di

bazzicar in casa loro.

La vigilia della rappresentazione, la signora Federica, reduce

dall'ultima prova, fece a suo figlio uno sproloquio più lungo.--Gli

Osnaldi ti aspettano senza fallo domani sera, e io mi sono impegnata

formalmente per te. Mancando, useresti uno sfregio a loro e a

Lucilla.... Vedrai, vedrai come Lucilla sta bene abbigliata da

_Margherita_.... E anche il marchesino Moschi è un bel _Faust_.... Non

nego però ch'è un poco svenevole.... Non ha quel _chic_.... so io ciò

che voglio dire.... quel _chic_ che avevi tu una volta, prima di

andarti a seppellire, povero grullo che sei, fra quei montanari di

Valduria... Gli altri quadri sono mediocri.... Bisogna confessare che

le belle persone son rare. La cugina degli Osnaldi, per esempio, che

fa da Giuditta nel momento in cui ammazza Oloferne, ha due occhi che

non son brutti, ma è tozza e le si legge in viso la provinciale a un

miglio di distanza.... È di Vimercate, come gli Osnaldi, che si

stabilirono qui dal 1860 e non hanno mai acquistato l'aria cittadina.

Adesso poi, dopo una nuova eredità che han fatta, paiono ancora più

_parvenus_ d'una volta.... Spendono e spandono per farsi metter nelle

gazzette.... tutta vanità.... Leggeremo i panegirici della festa e

dell'appartamento, e sì che ci sarebbe molto da ridire.... Ma a noi

poco monta.... Se diverremo ricchi, sapremo far le cose con assai

miglior garbo....

--Cara mamma, noi non diverremo mai ricchi, e di queste cose non ne

faremo nè bene nè male--interruppe Roberto.

--Aspetta a parlare domani sera--ripigliò la signora Federica in tuono

solenne.--Quando avrai visto Lucilla sotto le spoglie di Margherita

capirai che il vero Faust di quella Margherita devi esser tu....

Intanto preparati a ballare, che già come tutti i salmi finiscono in

gloria, così tutte le feste dove c'è gioventù finiscon col ballo....

Io dovrò raffazzonare alla meglio una vecchia _toilette_.... Pur

troppo son ridotta a tal punto.... io che mi facevo ogni mese un

vestito nuovo!

Nella lotta · 第 29 / 45 题