XVI.

La mattina della partenza Odoardo e Maria accompagnarono fino alla

carrozza i due viaggiatori.

--Siamo intesi--disse Roberto al suo amico Selmi.--Io sarò qui domani

quindici; ma, se accadesse cosa alcuna da render necessario più presto

il mio ritorno, non hai che a scrivermi o a telegrafarmi.

--Non accadrà nulla sicuramente.

--Lo credo anch'io. A ogni modo, hai capito.... Buon giorno,

Maria--continuò l'Arconti rivolgendosi alla giovinetta e stringendole

forte la mano.--Stia bene, e a rivederci presto.

--A rivederci--ripetè Maria con voce commossa.

Anche M.^r Black rinnovò i suoi saluti; poi il cocchiere fece

schioccare la frusta, la carrozza diede tre o quattro scossoni e si

mosse lentamente giù pel pendio.

L'ingegnere Selmi e sua sorella rimasero immobili finchè la vettura

non fu scomparsa dietro una macchia d'alberi. All'ultimo momento,

Maria agitò il fazzoletto e fece un segno con la testa a Roberto, che

s'era voltato anche lui. Poscia si passò rapidamente quel medesimo

fazzoletto sugli occhi.

M.^r Black aveva deciso di soffermarsi un giorno a Bologna insieme

all'Arconti, che egli voleva presentare a un ingegnere inglese suo

amico domiciliato colà. Per conseguenza, Roberto, prima di partire da

Valduria il lunedì, aveva scritto a sua madre che sarebbe arrivato a

Milano il martedì sera, tenendo conto appunto della sosta in Bologna.

Senonchè, per accidente, M.^r Black venne a sapere durante il viaggio

che la persona in questione era a Napoli, ond'egli deliberò di

proseguire difilato per l'Inghilterra. E Roberto, il quale non aveva

nulla da fare in Bologna, fu ben lieto di poter giungere a casa sua

ventiquattr'ore più presto. Ebbe un momento la tentazione di mandare

un dispaccio a Milano, ma poi pensò che non ne valeva la pena, e

ch'era meglio procurarsi il gusto d'arrivare all'improvviso.

Separatosi a Piacenza dal suo compagno, che prese la linea

Alessandria-Torino, egli si rincantucciò in un angolo del vagone e

procurò di abbandonarsi senz'altro alla gioia del ritorno, alla gioia

di riveder fra poco la sua città natale, sua madre, la sua Lucilla. Ma

invano. Alle immagini gioconde si mescevano, suo malgrado, tetre

preoccupazioni. Sentiva che non solo da sua madre, ma anche da Lucilla

egli avrebbe dovuto attendersi un'opposizione feroce a' suoi piani.

Qualche volta gli si affacciava alla mente questo terribile dilemma: o

rinunciare alla vaga fanciulla che aveva prima fatto battere il suo

cuore, o abbandonare la via su cui aveva in pochi mesi fatto passi

insperati. Se pensava che Lucilla era stata per tanto tempo la pupilla

degli occhi suoi, non riusciva nemmeno ad intendere come, posto al

bivio, avrebbe potuto esitare un istante; se poi rifletteva al tesoro

d'energia e di attività che aveva speso in un anno, non sapeva reggere

all'idea di averlo speso per nulla, di dover ricominciare da capo. Ora

si rimproverava d'amar poco Lucilla, ora rimproverava a Lucilla d'amar

poco lui. Ora diceva a sè stesso che il cuore della giovinetta gli

sfuggiva, ora si domandava con una vaga inquietudine se non era invece

il suo proprio cuore che non palpitava più come una volta. Oh! ma

perchè crucciarsi così? Forse di lì a poco uno sguardo, una parola

avrebbe dissipate tutte queste incertezze.

Un guasto sulla linea Piacenza-Milano ritardò di due ore l'arrivo del

treno.

L'ingegnere Arconti non giunse a casa di sua madre che dopo le otto

pomeridiane. Una donna di servizio, ch'egli non conosceva e da cui non

era conosciuto, gli disse che la signora Federica era dai Dal Bono,

ove si sarebbe trattenuta tutta la sera.

Nell'idea fissa che il signor ingegnere doveva arrivar solo il dì

appresso, la prudente femmina rimase alquanto in forse prima

d'accoglier la dichiarazione di Roberto ch'egli era appunto il signor

ingegnere aspettato, e ch'era venuto un giorno prima perchè tale era

stato il piacer suo.

--Non doveva arrivar che domani--ella continuava a brontolare,

conducendo con qualche riluttanza il viaggiatore nella camera che gli

era destinata. E mentr'egli faceva un po' di _toilette_, la sentiva

ancor borbottare fra i denti.--Non doveva arrivar che domani. Se non

fosse il signor ingegnere?

Roberto non aveva preso nulla dal mezzogiorno in poi. Ma in casa non

c'era nè un pane, nè una tazza di brodo. La signora Federica era stata

a desinare dai Dal Bono, non s'era acceso il fuoco dopo l'ora di

colazione, la dispensa era vuota. Come prevedere che il signor

ingegnere avrebbe anticipato di un giorno il suo arrivo?

Così il signor ingegnere fu costretto a recarsi a un _restaurant_, ove

mangiò frettolosamente un boccone, dolendosi seco medesimo del cattivo

esito della sua improvvisata. Sarebbe stato meglio, assai meglio,

ch'egli avesse quella mattina spedito un telegramma.

Prese un _fiacre_ per recarsi dai Dal Bono. Mal disposto com'era, non

voleva essere veduto da nessuno de' suoi amici.

In casa Dal Bono trovò finalmente un servitore che lo conosceva.

Domandò della signora, della signorina, domandò di sua madre. La

signora e la signorina stavano vestendosi; sua madre era con loro, ma

la si sarebbe chiamata.

Rimase ad attendere nel salotto da pranzo, sulla cui tavola ardeva una

candela. Tutti questi contrattempi gli sembravano di pessimo augurio;

capiva che non ne aveva colpa nessuno, che nessuno prevedeva il suo

arrivo per quella sera.... Eppure, malgrado di tutto, si sentiva

l'anima oppressa dalla malinconia. Perchè le signore Dal Bono facevano

_toilette_ a quell'ora? Dove andavano? Non le avrebbe dunque viste che

un momento?

Queste riflessioni durarono pochi secondi perchè la signora Federica

non tardò a comparire, corse incontro a suo figlio e lo abbracciò e

baciò con molta tenerezza.

--Mamma, cara mamma--disse Roberto, che le voleva un gran bene

malgrado dei suoi difetti e che in quel momento aveva un immenso

bisogno di espansione.--Tu sei sempre più giovane, sempre più

bella!... e Lucilla?

--Lucilla verrà fra poco.... Ma lascia ch'io ti guardi.

La signora Federica osservò attentamente suo figlio, poi tentennò il

capo in aria di persona non soddisfatta.

--No, proprio no--ella soggiunse.--Questa barba non può restare....

T'imbruttisce.

--Che sogni!

--T'imbruttisce davvero.... Te la raderai adesso....

--No, no, mammina mia.... Non c'è prezzo dell'opera a tagliarla qui

per lasciarla crescere di nuovo a Valduria.

--Ma che Valduria? Tu non ci devi tornare laggiù.

--Vorresti che piantassi il mio impiego? che lasciassi a mezzo tante

cose che ho incominciate?

--Ci tornerai per qualche settimana, capisco.... Ma quello non è

impiego per te.... Ho io una idea.

--Eccola la mamma colle sue idee--disse Roberto accarezzandole i

capelli ancora folti e bruni.

--Oh signor canzonatore, le mie idee, le mie idee! Sono forse migliori

delle sue, e se avesse dato retta a me.... Ma mi darà retta questa

volta, ne son sicura.

Il giovine atteggiò le labbra a un sorriso d'incredulità, e poi

soggiunse:--Ne riparleremo.... Ma questa Lucilla?

--Verrà, verrà a momenti.

--Parlamene almeno. Sta bene? Pensa spesso a me? Dove va stassera!

--Ih! Che gragnuola di domande! Sta benone, si ricorda perfettamente

del signorino, e stassera va a una festicciuola in casa d'amici.

Dovevo andarci anch'io, ma adesso che sei qui tu, ci rinuncio.

--Una festicciuola di questa stagione?

--Che vuoi? Sono gli Osnaldi che si son fitti in capo di far divertire

una cugina ch'è loro ospite per qualche settimana.... Lucilla è

l'ornamento della festa.... Vedrai come....

--Ah! Eccola--gridò Roberto che aveva sentito il suo passo e il

tintinnio dei sonagli di Gipsy. E s'avviò verso l'uscio.

Lucilla entrò tenendo in mano una candela, la cui fiamma illuminava il

suo viso bellissimo. Aveva sulle spalle un lungo accappatojo bianco

che le scendeva giù fino quasi ai piedi e che faceva risaltare il vago

incarnato delle sue guancie e la tinta bruna de' suoi lucidi e

abbondanti capelli raccolti con arte dietro la nuca.

--Oh Roberto--ella disse posando il lume sopra la tavola e tendendo la

destra al giovinotto.

--Lucilla, Lucilla mia--egli esclamò. E chinatosi sopra di lei, le

diede un bacio in fronte.

--Adagio, signorino--gridò la giovinetta indietreggiando un

passo.--Prima di tutto mi sciupi l'acconciatura, e poi, ti pare?... Se

fossero qui il babbo e la mamma, cosa direbbero?... Ma non saluti

nemmeno Gipsy, che ti fa tanta festa?

Infatti Gipsy, dopo qualche esitazione, aveva riconosciuto Roberto e

gli saltellava attorno alle gambe abbaiando sommessamente.

--Cattiva Lucilla!--disse l'Arconti un po' sconcertato.--Dopo tredici

lunghi mesi che non ci si vede, vuoi farmi carezzar la cagnetta....

Seccantissima bestia!

E Roberto infastidito diede a Gipsy un piccolo calcio, che la fece

rotolar sul pavimento.

--Sei pure sgarbato!--proruppe Lucilla, mentre raccoglieva in grembo

la cagnetta come fosse un bambino.

--Via, ragazzi, non bisticciatevi--interruppe la signora Federica.

--Povera Gipsy!--soggiunse Lucilla in tuono lamentevole.--Trattarla

così!... Quel Roberto a star fra i monti è divenuto un selvaggio....

Già, basta guardarlo.... Con quella barba!...

--Lucilla, Lucilla, vien qui, facciamo la pace.... Vuoi che domandi

scusa a Gipsy?

--Meriteresti che te lo imponessi per penitenza.

L'arrivo della signora Giulia pose termine al grave contrasto.

La signora Giulia salutò Roberto con molta cordialità e parve lieta di

rivederlo. Anche Benedetto, ella soggiunse, l'avrebbe visto con

piacere, ma faceva il suo chilo ed era meglio lasciarlo stare.

Roberto, dal canto suo, non provava nessuna impazienza di abbracciare

quell'insigne personaggio.

Si stette così a chiacchierare per una mezz'ora, finchè la signora

Giulia, dopo aver guardato l'orologio, osservò ch'ella aveva ancora da

cominciare a vestirsi e che anche Lucilla doveva compiere la sua

_toilette_. Indi, rivoltasi alla Arconti, le disse--E tu che fai?

Vieni dagli Osnaldi, o no?

--Rimango con Roberto--ella rispose.--Sarei venuta volentieri, ma non

posso lasciar solo mio figlio....

--Oh, se desideri andare--disse Roberto.

--No, no--replicò la signora Federica.--Andremo un'altra volta

insieme.

--Sicuro--saltò su Lucilla--la sera dei _quadri viventi_.

--Che quadri viventi?--domandò l'ingegnere.

--Oh bella! Quadri viventi. Non sai che cosa siano? Figuriamoci! A

vivere in mezzo allo zolfo si dimentica tutto.... Vedrai che

_Margherita_ coi fiocchi io sarò.

--Farai tu da Margherita?

--Io stessa.... Avrò una parrucca bionda....

--E ci sarà.... anche Fausto?

--Naturale.... Il marchesino Moschi.... Un Fausto compitissimo.... Oh

ma è tardi.... Aspetta qui.... Ci aiuterai a salire in carrozza....

Aspetta anche lei, non è vero, signora Federica?

--Sì, andate pure.

--Vieni, mamma.... Su, Gipsy, ps, ps.

--Cos'hai?--disse la signora Federica, quando fu rimasta sola col

figlio che s'era messo a passeggiar concitato per la stanza.

--Non ho nulla.... Però dovrai convenire che non potevo arrivare in un

momento peggiore.

--Non ti si aspettava. Le Dal Bono s'erano impegnate con gli

Osnaldi....

--E a Lucilla non è neppur venuta in capo l'idea di restare in casa.

--Come si fa?... Che scusa trovare?... Se tu fossi ufficialmente il

fidanzato!

--Non lo sono, e capisco che non lo sarò mai.... Era meglio che

restassi a Valduria, che non mi mettessi fra Margherita e Fausto.

--Saresti geloso del marchesino Moschi?... Non lo conoscevi?

--No.

--È vero. Egli non è qui che da poco tempo. Viveva a Firenze con sua

madre, che è vedova.... Un giovine di garbo, gentilissimo anche con

me.... Svolazza un po' intorno a Lucilla....

--Ah, sì?

--Oh! puerilità.... Ella non gli dà retta, sai. È sempre a te che vuol

bene.

--Lo vedremo alla prova....

--Anche per te ci sarà la prova. Ho la mia idea.

Roberto si strinse nelle spalle.

--Bisogna che tu ti persuada--continuò la signora Federica--che, a

star laggiù, ti riempi la mente di stravaganze tantochè finiscon col

parerti enormità le cose più naturali del mondo....

--Dio buono--esclamò Roberto, che principiava a perder la

pazienza--avete voi altri da offrirmi una posizione che valga quella

che ho in miniera, che soddisfaccia il mio amor proprio, che mi dia la

speranza di un bell'avvenire?

--Eh! Chi sa?--disse la signora Federica con aria di mistero.

Roberto fissò sua madre con curiosità.--E sarebbe?

--Oh! Questo non è il momento.... Domani... oppure più tardi.

Il giovine non rispose.

Di lì a poco tornarono la signora Giulia e Lucilla vestite per il

ballo. Lucilla indossava un abito di velo bianco un po' scollato e con

le maniche corte; nei capelli s'era messa una camelia rossa; dal suo

sguardo, da tutta la sua persona, spirava un fascino irresistibile. E

vinto da questo fascino, Roberto non voleva porgere ascolto a una voce

interna che gli ripeteva: Bada, la giovinetta a cui un uomo come te

può dare il suo cuore dev'essere più modesta, più vereconda, e

soprattutto deve saper amare di più.

--Dunque addio, Roberto--ella disse con grazia, tirando fuori della

mantellina il suo braccio nudo fin sopra il gomito e tendendogli la

sua bella mano chiusa in un guanto _gris-perle_.--Addio, e a domani.

Egli pensò che fra poco quello svelto corpicino sarebbe stato

trascinato da altri nel turbine delle danze, che altri avrebbero

stretto quella mano, sentito il contatto di quel braccio morbido,

aspirato voluttuosamente il profumo di quei capelli ondeggianti, pensò

che altri avrebbero passeggiato con la stupenda fanciulla per le sale

piene di luce, si sarebbero affacciati con lei alla finestra a

inebbriarsi nell'aria tepida d'una notte estiva, le avrebbero forse

susurrato all'orecchio parole d'amore, e provò nell'anima tutti gli

spasimi della gelosia.

Non più padrone di sè,--Lucilla--egli disse con accento

appassionato--non puoi sacrificarmi questa festa da ballo?

Ella gli diede col ventaglio un colpettino sulla mano,--Bisogna venir

dalle miniere per aver queste idee.... Come vorresti fare?... A

quest'ora, dopo che mi son vestita, dopo che mi aspettano.... Nemmen

per sogno....

--E in tal caso--egli balbettò--perchè non verrei anch'io dagli

Osnaldi?... La mamma doveva pure andarci.... E poi, li conoscevo una

volta.... In ogni modo, non è vero, signora Giulia, che mi

presenterebbe?

--Ti presenterò sicuramente un'altra sera, ma oggi, ragazzo mio, è

impossibile.... Non vedi in che _toilette_ sei?

L'osservazione era giusta, e Roberto guardò mortificato il suo vestito

da viaggio tutto sudicio e polveroso. Pur non si diede per

vinto.--Potrei cambiarmi....

--Oh sì--interruppe Lucilla--è già tardi, e aspetteremo finchè tu vada

a casa a mutarti da capo a piedi?...

Quindi la giovinetta continuò con un tono di protezione:--Sei caparbio

come un fanciullo viziato.... Non sei più riconoscibile dopo il tuo

soggiorno a Valduria.... Buona sera, signor minatore, si rifaccia

cittadino, e poi la condurremo in società.... Andiamo.... No, Gipsy,

non si viene.... Leonilda, prendila in braccio.

Affidata l'interessantissima bestia alle cure della cameriera, Lucilla

uscì dalla stanza insieme a sua madre. Roberto e la signora Federica

scesero anch'essi le scale e videro a partir la carrozza. Poscia

s'avviarono a casa a piedi.

Roberto soffriva fuor di misura, ma avrebbe preferito tacere, perchè

pur troppo sapeva che sua madre con la miglior volontà del mondo non

avrebbe potuto che inacerbir la sua piaga. Ella invece era

loquacissima e catechizzava assai gravemente suo figlio. Era un

fenomeno curioso quello a cui l'ingegnere Arconti doveva assistere. A

Valduria tutti riconoscevano la sua superiorità; a Milano finora

parevano trattarlo tutti dall'alto al basso; per poco non lo aveva

trattato così anche la serva di casa.

--Eh caro amico--sentenziava la signora Federica--il tuo capriccio

d'andare a Valduria fu uno sproposito sotto tutti i punti di vista.

Per quanto riguarda me, ti farò toccar con mano la mia situazione. Tu

mi spedisci quello che puoi, e mi spedirai ancora di più.... Ma ci

vuol altro perchè io possa vivere decentemente, come deve vivere una

Arconti, come mi aveva avvezzato il mio Mariano.... Sono umiliazioni

continue.... Le mie conoscenti ne arrossiscono per me.... Ogni momento

sento chiedermi: Perchè non cerchi casa in una via centrale? Perchè

non ti fai un cappellino all'ultima moda? Perchè non ti abbuoni a

teatro?... Senza parlare poi della carrozza.... Quella lì, credilo, è

una privazione superiore alle mie forze....

--Senti, mamma--rispose l'ingegnere--se si realizza un certo progetto,

io potrò tra non molto fissarti un assegno che ti consenta di tener

carrozza.

--Un progetto che ti farebbe restare a Valduria?

--A Valduria, o lì presso.

--Ma sei matto? Quelli non son luoghi per te. Mi fisseresti un assegno

che mi consentirebbe di tener carrozza?... Me n'importa molto!... Per

me tanto è lo stesso.... Mi lagno forse?

Roberto non si curò di rilevare questa strana domanda, e la signora

Federica proseguì:--È nel tuo interesse che parlo.... Ma credi tu che

lo startene lontano giovi al tuo amore per Lucilla?...

--Se Lucilla è tanto frivola da non sapermi conservare il suo

affetto--replicò Roberto con amarezza--ebbene, sarà un gran dolore, ma

io rinunzierò a lei.

--No, no, povero grullo, c'è la tua mamma che vigila per te, la tua

mamma che tu stimi poco, oh lo so, ma che non ha perduto il suo tempo

durante la tua assenza.... E la tua mamma ti dice che quella Lucilla,

a cui vorresti rinunziare, non hai forse da far che un passo per

averla....

--Oh, sempre castelli in aria.

--Non sono castelli in aria.... È una realtà bell'e buona.

--In nome di Dio, spiegati. Dimmela questa tua famosissima _idea_.

--Sappi dunque che tra la Giulia Dal Bono e io siamo quasi riuscite a

persuadere il signor Benedetto che il miglior modo in cui egli possa

sposar Lucilla è quello di cercarsi un genero che venga a stargli in

casa, che assuma l'amministrazione de' suoi beni e che, invece di

costringerlo a tirar fuori dal suo scrigno la dote, si contenti di

riscuoterne ogni anno l'interesse, più un congruo stipendio....

--E questo genero di buona pasta dovrei esser io?--chiese Roberto, non

lasciando nemmeno che sua madre terminasse il discorso.--Io dovrei

essere a un tempo lo sposo di Lucilla, e l'amministratore, il

commesso, l'ospite del signor Benedetto?

--Che c'è! Mi pare che sarà una posizione più decorosa che quella di

starsene tra i fornelli di zolfo.

--E Lucilla acconsentirebbe?

--Naturalmente. Poichè ti ama.

--Ah poichè mi ama vorrebbe che io.... Non discorriamone più per

questa sera, non ho la calma necessaria.... Non turbiamo con una

disputa i primi momenti in cui ci rivediamo dopo tredici mesi....

Lascia piuttosto ch'io confidi nell'esito d'un colloquio a

quattr'occhi con Lucilla, lascia ch'io m'illuda nella speranza di

farle preferire il mio piano a quello che avete combinato fra voi

altre.

--Roberto, Roberto--esclamò la signora Federica--tronchiamo pure il

discorso, dacchè ti piace così; ma permettimi di dirti che tu sarai

certo un buono e valente giovine, ma che hai un carattere molto

bisbetico e irragionevole.

Pronunziate queste parole, la signora Federica, convinta più che mai

della sua grandezza morale e intellettuale, si chiuse in un maestoso

silenzio.

Nella lotta · 第 27 / 45 题