La battaglia in cui Roberto s'era impegnato non era di quelle che
durano un giorno. Essa era cominciata già da più mesi, e l'Arconti
aveva bisogno di tutta la sua energia per non abbandonar la partita. A
ogni piè sospinto, sorgevano nuove difficoltà che esigevano nuovi
studi, nuovi espedienti, e... nuovi quattrini. Pei quattrini era forza
ricorrere a Londra, e la _Sulphur Society_, assai ben disposta sulle
prime, andava a poco a poco mostrandosi più restia. Non era lontano il
momento in cui alla domanda d'ulteriori rimesse si sarebbe risposto
con un bel no, e quel momento non poteva non coincidere con una crisi
dolorosa, per lo meno col licenziamento degli operai che s'erano
arruolati in virtù dei cresciuti lavori. C'era già una vaga
inquietudine nel personale. Gli ultimi venuti presentivano la loro
sorte, gli altri si turbavano al pensiero d'una possibile diminuzione
di guadagni in seguito alla concorrenza, che sarebbe stata fatta loro
dai licenziati. Si sparlava di Roberto che, senza nessuna esperienza,
aveva voluto metter sossopra la miniera, si biasimava Cipriano che,
pur non potendolo soffrire, s'era lasciato prender all'amo dalle sue
parolone, e finalmente si dava del babbeo al direttore, il quale si
contentava d'esser capo soltanto di nome.
Nella visita ch'ella faceva a parecchie famiglie di minatori, Maria
era messa a parte di queste lagnanze e di queste apprensioni e
s'adoperava del suo meglio a calmarle.--Vedrete, si riuscirà;
l'Arconti è un bravo giovine e non agisce alla leggera.
Una tra le più arrabbiate oppositrici era la vecchia Gertrude, la
quale detestava Roberto e non perdonava a suo figlio d'avergli dato
retta.--Quello lì--ella diceva a Maria--ci rovinerà tutti. Quello li è
il cattivo genio di Valduria.... Va là, Mariuccia, che anche tuo
fratello ha un gran rimorso sulla coscienza. Le cose non andavan bene
quando il vero e solo direttore era lui? E se gli occorreva proprio un
aiutante, non lo aveva pronto? Non c'era Cipriano? Il Cipriano d'una
volta, veh! non quello d'adesso.... Dacchè si sciupa gli occhi e la
testa coi libri, dacchè crede alle fanfaluche di quel bellimbusto, è
diventato un altr'uomo.... Oh se un anno fa avessero chiamato lui,
avresti visto se Cipriano si sarebbe fatto onore.... E allora anche la
tua superbietta.... oh basta.... so quel che mi voglio dire.
La fede di Maria in Roberto non diminuiva, ma la sua anima era
amareggiata da questi discorsi e glielo si leggeva sul viso.
--Comincia anch'ella, Maria, a non creder più in me?--le domandava
tristamente l'Arconti.
Ed ella gli rispondeva pronta:--No, mai, mai, glielo assicuro.... Ma
che posso far io, povera fanciulla?....
--Oh può far tanto!.... Se non altro può tener vivo il mio coraggio.
Ella arrossiva, ma queste parole le versavano in cuore una dolcezza
infinita.
Chi non ha qualche volta dubitato di sè? Allorchè la meta sperata
s'allontana inopinatamente, allorchè tutti ci gridano: _Avete
sbagliato strada_; chi non prova un gran turbamento nell'animo, chi
non prova il bisogno di ripiegarsi su sè medesimo e di chiedersi: Ho
ragione io, oppure hanno ragione gli altri? Ebbene; quando l'impresa a
cui ci siamo accinti è frutto d'una convinzione profonda e matura, noi
trionferemo delle nostre incertezze, noi proseguiremo a ogni modo la
nostra via, ma come più facile ci sarà la vittoria se un sorriso, se
una parola verrà a rinfrancare il nostro spirito avvilito dallo
scherno e dal biasimo della folla, se fra tanti spettatori lieti di
vederci presso al naufragio uno almeno ci tenderà la mano dal lido! E
che gratitudine serberemo a quest'uno!
L'animo nobile ed elevato di Roberto apprezzava Maria più ch'egli non
lo dicesse a lei, più che non lo confessasse a sè stesso. I due
giovani non avevano agio di far lunghe conversazioni; le lezioni di
francese erano divenute assai rare, perchè i lavori della miniera
assorbivano quasi tutto il tempo dell'Arconti e lo costringevano
sovente anche a passar la notte fuori di casa; nondimeno, a qualunque
ora egli tornasse per prendere un po' di riposo, trovava Maria che gli
veniva incontro, e più con lo sguardo che con la voce gli domandava
che cosa vi fosse di nuovo. E se un barlume di speranza gli balenava
negli occhi, anche il viso di lei si rischiarava d'una subita luce, e
se la sua fisonomia era abbattuta, ella seria, ma composta e
tranquilla, gli diceva.--Coraggio, sarà per domani.--Oh perchè Lucilla
non gli faceva dire altrettanto? perchè da Milano non sapevano
presagirgli che disinganni e amarezze, non sapevano ripetergli che la
solita antifona:--Vieni via da quella bolgia. Cercati un mestiere più
da galantuomo?
Un giorno in cui Roberto prima di scendere nel sotterraneo
accompagnava Maria sulla strada di Valduria ov'ella si recava per
alcune spesuccie, apparve loro da lungi Cipriano.
--Non mi lasci ora--disse Maria all'ingegnere.--Mi conduca a casa.
Andrò a Valduria più tardi.
E così dicendo, si fece rossa rossa.
--Come desidera,--rispose Roberto. E i due giovani ritornarono sui
loro passi in silenzio.
Cipriano non li seguì, ma, prendendo una scorciatoia, giunse in due
minuti alle falde della collina che Maria doveva risalire per tornare
alla propria abitazione. Senza dubbio egli credeva di trovarla sola.
Allorchè vide che l'Arconti era sempre con lei, aggrottò le ciglia,
fece un segno d'impazienza e si dileguò di nuovo rapidamente.
Roberto, che aveva taciuto fino allora, toccò per la prima volta un
soggetto delicatissimo. Si ricordava delle parole dettegli da
Cipriano, si ricordava della preghiera che questi gli aveva fatto di
perorar la sua causa. Egli se n'era schermito, ma se l'occasione
favorevole si presentava, perchè lasciarla sfuggire? Non aveva
simpatia per Cipriano, ma non poteva dissimularsene il valore, non
poteva negar lode al suo contegno negli ultimi tempi.
--È cattiva con Cipriano--egli disse alla ragazza.
Ella, ch'era già rossa, divenne scarlatta e balbettò.--Io?... Perchè?
--Egli la cerca ed ella lo sfugge....
Maria non rispose.
--Eppure vi fu un tempo in cui credevo....--ripigliò Roberto.
--Che cosa credeva?--interruppe vivamente Maria.
--Scusi, sa, non dovrei entrarci....
--Ma parli, parli.
--Credevo che ci fosse un po' di simpatia fra di loro....
--Oh, signor ingegnere, perchè mi tormenta?....
--Smettiamo, se le dispiace....
--Adesso che ha incominciato!... Io sono per Cipriano quella d'una
volta.... È colpa sua se lo sfuggo.... Perchè non si contenta che gli
voglia bene come una sorella?
--Perchè le vuol bene più che come un fratello, ecco la
ragione,--rispose Roberto.
--E allora non c'intenderemo mai--replicò la ragazza, mentre i suoi
occhi s'inumidivano di pianto.--Sconsigliato Cipriano! Perchè ha
voluto guastar la nostra amicizia? Non era bella? Non era santa? Non
era piena di confidenza e d'abbandono?
--Eppure, cara Maria,--riprese l'Arconti--è nell'ordine naturale delle
cose che un uomo desideri di sposar la donna che ama, e che la donna,
anche lei, miri ad avere una famiglia sua, ad avere dei figli.
--Ma io non intendo sposarmi.
--E perchè? Sarebbe una così buona moglie, una così buona mamma....
--No, no, non mi sposerò.
--Cose che si dicono.
--Vedrà.
--O che vuol farsi monaca?
--Monaca io? mi farebbe ridere senza voglia.... Chiudermi fra quattro
muri, io che amo tanto l'aria, la luce, il moto, la libertà dei
campi?... Che idea!... Come se ci fosse bisogno di farsi monache
quando non ci si marita.... Una famiglia propria, dice.... O non l'ho
una famiglia? Non ho Odoardo, che ha tanto affetto per me e a cui devo
tanto?... Per ora non si sposa nemmen lui.... Se si sposerà, sarò una
buona cognata, una buona zia.... Mi parla di bambini? Si figuri se non
li amo.... Ce ne son tanti in questa valle che mi fanno una festa....
Se li vedesse quando entro nelle loro case, come mi si aggrappano alle
sottane, come mi si arrampicano fin sulle spalle!... E se son malati,
mi vogliono al loro letto.... Me ne ricordo uno, poverino, ch'è morto,
e fino all'ultimo momento voleva che gli tenessi la mano sulla
fronte....
--Ha le lagrime agli occhi per quel bimbo che non le apparteneva, e
dice che non vuole esser madre....
--No, no....
--Via, senta ancora una parola--proseguì Roberto infervorandosi nella
sua parte d'avvocato.--Non sa che il giovine ch'ella respinge anela a
una migliore posizione per amor suo, studia per essere degno di
lei....?
--Oh, degno di me!--interruppe Maria.--È anzi degno di molto
meglio.... Ci son tante belle ragazze nelle vicinanze.... E saran
superbe d'esser corteggiate da Cipriano.... Ma mi lasci stare.... Non
si ostini a una cosa impossibile....
--Nientemeno!--esclamò l'Arconti.
--Non insista, signor Roberto,--disse la giovinetta, e le lagrime, non
più rattenute, le colavan giù per le guancie.--Che male le ho fatto
perchè mi esponga a questa tortura?
--Male, povera Maria? del bene mi ha fatto, e tanto bene.... Ed io non
posso desiderare che la sua felicità.
--Grazie di queste parole--rispose Maria con voce commossa.--Quand'è
così, se ne avessi bisogno, mi difenderebbe, non è vero?
--Oh sì, con tutta l'anima.
Il colloquio, che abbiamo riferito, lasciò una singolare impressione
in Roberto.--Strana creatura quella Maria!--egli riflettè fra sè,
incamminandosi soletto verso la miniera.--Non ama Cipriano.... Non
vuole sposarsi.... Amerebbe qualchedun altro?... E chi?... Adesso poi
la nostra amicizia con Cipriano è finita sicuramente.... Gli
torneranno le stolide ubbie d'una volta, e nessuno potrà levargliele
dal capo.... Del resto, perchè m'accalorava tanto in suo favore?...
Che m'importa che Maria lo sposi?... Buona Maria! Ella non deve essere
sacrificata, ella non lo merita, e se suo fratello non basterà a
difenderla, ci sarò anch'io.... La vecchia Gertrude aveva ragione.
Cipriano ed io eravamo destinati a farci la guerra.... Sarebbe però un
gran male che le ostilità scoppiassero in questo momento.... Con tanto
bisogno d'accordo che c'è pei lavori della miniera!
Le apprensioni di Roberto erano infondate. Cipriano era più torvo, più
chiuso del consueto, ma non fece all'ingegnere Arconti nessun discorso
relativo a Maria. Sentiva che, prima d'iniziare altre battaglie,
bisognava decider quella terribile che si era impegnata con le forze
della natura.... O si vinceva, e la vittoria avrebbe fatto anche di
lui un altr'uomo, e gli avrebbe dato il diritto di parlare alto; o
s'era sconfitti, e chi sa allora che cosa sarebbe avvenuto? In
quest'ultima ipotesi un conforto restava a Cipriano. L'ingegnere
Arconti non avrebbe potuto rimaner più oltre a Valduria, perchè sul
suo capo sarebbe ricaduta la responsabilità maggiore dell'insuccesso.
Così lo scorno dell'uomo che in fondo del cuore egli odiava, avrebbe
risarcito in parte Cipriano dell'infausto esito d'un'impresa a cui
egli stesso consacrava tutte le forze dell'ingegno e del braccio.
Intanto egli non mancava a nessuno de' suoi doveri, non si ritraeva nè
davanti alla fatica, nè davanti ai pericoli. Era pur doloroso per
Roberto di presentire un nemico in un così valido e intelligente
alleato.
E la fortuna, che si lascia spesso domare dalla perseveranza, cedette
infine all'energia e all'attività dei due uomini che non s'erano
sgomentati alle sue ripulse. Dopo mesi e mesi di prove, nello spazio
di una settimana, si potè dir d'avere trionfato su tutta la linea. I
difficili esperimenti pel risparmio di combustibile, intorno ai quali
l'ingegnere Arconti s'era torturato così a lungo il cervello, e da cui
era lecito aspettarsi un risparmio del trenta per cento sul costo di
produzione, riuscirono nel modo più luminoso; la resa del minerale
nella nuova galleria divenne ad un tratto abbondante oltre ogni
aspettazione, dopo d'essere stata povera e scarsa in maniera da
permettere appena agli operai che lavoravano a cottimo di guadagnarsi
da vivere.
Fu una gioia immensa in tutta la valle. La miniera di Valduria, che
dava sostentamento a tante famiglie e che pe' suoi meschini profitti
era stata più volte sul punto di esser abbandonata, aveva ormai un
avvenire brillante dinanzi a sè. Quelli che avevano maggiormente
gridato contro le tentate innovazioni erano adesso i più pronti
all'entusiasmo. I nomi di Roberto Arconti e di Cipriano Regoli erano
su tutte le bocche, e nessuno li lodava con maggiore spontaneità del
buono e leale Odoardo Selmi, quantunque il trionfo de' suoi due
giovani aiutanti non potesse che contribuire a mettere nell'ombra chi
avrebbe dovuto essere il vero direttore della miniera. Ma nell'animo
schietto del Selmi non allignava l'invidia bassa e volgare; a chi
voleva dare anche a lui una parte di merito, egli rispondeva.--Non ne
ho affatto, o forse ho soltanto quello di aver chiamato a Valduria
l'ingegnere Arconti. Senza di lui, non saremmo oggi a questo punto.
Cipriano è un bravo caporale, ma non può essere che uno stromento
subalterno. La mente direttiva è Roberto; quello lì ha cervello per
tutti.
Odoardo Selmi era veramente orgoglioso del suo Roberto; di Cipriano
ammetteva il valore, ma non lo amava; a Roberto invece egli voleva un
bene dell'anima. Oh se Roberto non avesse ancora conservato i gusti
cittadineschi, se non avesse avuto la fanciulla del suo cuore a
Milano, che bei progetti si sarebbero potuti fare!
E Maria? Come dipingere la contentezza di Maria? Ella aveva diviso
tutti i palpiti di questa lotta, ella aveva conosciuto meglio di ogni
altra persona le angustie di Roberto, aveva dovuto difenderlo contro
chi lo attaccava, aveva dovuto difenderlo contro sè stesso, aveva
sentito che, s'egli non riusciva, gli sarebbe stato forza di lasciare
Valduria, e questa idea l'aveva empita di una così profonda tristezza!
Ella non era nulla per Roberto, non poteva esser nulla, ma Roberto era
per lei un amico sì dolce! Oh sì, un amico, soltanto un amico. Il
pensiero della giovinetta non osava andare più in là. Non bella, non
elegante, non istruita, era già molto s'ella non credeva baldanza
soverchia il dire che nutriva per Roberto quel sentimento d'amicizia
il quale suppone una certa parità di condizioni.... Pur troppo, neppur
questo bene le sarebbe durato a lungo. L'ingegnere Arconti, o presto o
tardi, avrebbe finito coll'andarsene, e allora a lei non sarebbe
rimasto altro conforto che quello di ricordarsi, e di ricordarsi da
sola, perchè, in quanto a lui, avrebbe tutto dimenticato sicuramente.
Ma intanto era per l'Arconti un impegno d'onore il non abbandonare
Valduria finchè le innovazioni introdotte non fossero entrate nelle
abitudini della miniera. Ciò significava per lo meno un periodo di
alcuni mesi, ed è appunto nella giovinezza, quando l'avvenire è più
lungo davanti a noi, che noi siamo più disposti ad appagarci del
presente.
Per sentire una nota stridula in mezzo alla soddisfazione universale,
bisognava recarsi dalla vecchia Gertrude, la quale non usciva mai di
casa, e sfogava le sue bizze con suo figlio e coi pochi che andavano a
visitarla. Profetessa eterna di disastri, ella vedeva un subisso di
guai che dovevano precipitar nella miseria Valduria. Erano tutti
sogni, erano tutte imposture di quell'intrigante ch'era cascato giù
dalle nuvole per la rovina di quei poveri paesi. E anche Cipriano si
lasciava abbindolare da lui, anche Cipriano lo aiutava a farsi un
piedestallo. Questo era il gran dolore, questa era la gran
mortificazione della inferocita femmina, che abborriva Roberto senza
saper precisamente perchè.
Cipriano aveva troppa intelligenza da porgere ascolto alle filippiche
di sua madre. Egli aveva saputo domare il suo carattere impetuoso e
violento; e vincendo la sua naturale avversione per l'Arconti, aveva
saputo apprezzarne la dottrina e l'ingegno, e trarne profitto per
colmare in parte le innumerevoli lacune del suo spirito. S'era fatto
suo alleato in tentativi accolti con diffidenza da tutti, era riuscito
insieme a lui, e non intendeva certo di scemar il valore d'una
vittoria ottenuta con sì gran fatica. Egli attendeva ora un
miglioramento radicale nella sua posizione. Conseguìto questo scopo,
avrebbe chiesto formalmente a Odoardo Selmi la mano di Maria. Non gli
si sarebbe più potuto rinfacciare ch'era un operaio volgare, che aveva
un salario meschino; e con quale altra ragione si avrebbe osato di
respinger la sua domanda? Maria lo amava? Oh s'ella non lo amava,
voleva dire che amava un altro, e quest'altro non poteva essere che
Roberto. In tal caso, guai, guai a lui! L'ingegnere Arconti aveva
visto ciò che Cipriano valeva come ausiliario; egli avrebbe imparato a
sue spese ciò che significava averlo nemico.