XIII.

La battaglia in cui Roberto s'era impegnato non era di quelle che

durano un giorno. Essa era cominciata già da più mesi, e l'Arconti

aveva bisogno di tutta la sua energia per non abbandonar la partita. A

ogni piè sospinto, sorgevano nuove difficoltà che esigevano nuovi

studi, nuovi espedienti, e... nuovi quattrini. Pei quattrini era forza

ricorrere a Londra, e la _Sulphur Society_, assai ben disposta sulle

prime, andava a poco a poco mostrandosi più restia. Non era lontano il

momento in cui alla domanda d'ulteriori rimesse si sarebbe risposto

con un bel no, e quel momento non poteva non coincidere con una crisi

dolorosa, per lo meno col licenziamento degli operai che s'erano

arruolati in virtù dei cresciuti lavori. C'era già una vaga

inquietudine nel personale. Gli ultimi venuti presentivano la loro

sorte, gli altri si turbavano al pensiero d'una possibile diminuzione

di guadagni in seguito alla concorrenza, che sarebbe stata fatta loro

dai licenziati. Si sparlava di Roberto che, senza nessuna esperienza,

aveva voluto metter sossopra la miniera, si biasimava Cipriano che,

pur non potendolo soffrire, s'era lasciato prender all'amo dalle sue

parolone, e finalmente si dava del babbeo al direttore, il quale si

contentava d'esser capo soltanto di nome.

Nella visita ch'ella faceva a parecchie famiglie di minatori, Maria

era messa a parte di queste lagnanze e di queste apprensioni e

s'adoperava del suo meglio a calmarle.--Vedrete, si riuscirà;

l'Arconti è un bravo giovine e non agisce alla leggera.

Una tra le più arrabbiate oppositrici era la vecchia Gertrude, la

quale detestava Roberto e non perdonava a suo figlio d'avergli dato

retta.--Quello lì--ella diceva a Maria--ci rovinerà tutti. Quello li è

il cattivo genio di Valduria.... Va là, Mariuccia, che anche tuo

fratello ha un gran rimorso sulla coscienza. Le cose non andavan bene

quando il vero e solo direttore era lui? E se gli occorreva proprio un

aiutante, non lo aveva pronto? Non c'era Cipriano? Il Cipriano d'una

volta, veh! non quello d'adesso.... Dacchè si sciupa gli occhi e la

testa coi libri, dacchè crede alle fanfaluche di quel bellimbusto, è

diventato un altr'uomo.... Oh se un anno fa avessero chiamato lui,

avresti visto se Cipriano si sarebbe fatto onore.... E allora anche la

tua superbietta.... oh basta.... so quel che mi voglio dire.

La fede di Maria in Roberto non diminuiva, ma la sua anima era

amareggiata da questi discorsi e glielo si leggeva sul viso.

--Comincia anch'ella, Maria, a non creder più in me?--le domandava

tristamente l'Arconti.

Ed ella gli rispondeva pronta:--No, mai, mai, glielo assicuro.... Ma

che posso far io, povera fanciulla?....

--Oh può far tanto!.... Se non altro può tener vivo il mio coraggio.

Ella arrossiva, ma queste parole le versavano in cuore una dolcezza

infinita.

Chi non ha qualche volta dubitato di sè? Allorchè la meta sperata

s'allontana inopinatamente, allorchè tutti ci gridano: _Avete

sbagliato strada_; chi non prova un gran turbamento nell'animo, chi

non prova il bisogno di ripiegarsi su sè medesimo e di chiedersi: Ho

ragione io, oppure hanno ragione gli altri? Ebbene; quando l'impresa a

cui ci siamo accinti è frutto d'una convinzione profonda e matura, noi

trionferemo delle nostre incertezze, noi proseguiremo a ogni modo la

nostra via, ma come più facile ci sarà la vittoria se un sorriso, se

una parola verrà a rinfrancare il nostro spirito avvilito dallo

scherno e dal biasimo della folla, se fra tanti spettatori lieti di

vederci presso al naufragio uno almeno ci tenderà la mano dal lido! E

che gratitudine serberemo a quest'uno!

L'animo nobile ed elevato di Roberto apprezzava Maria più ch'egli non

lo dicesse a lei, più che non lo confessasse a sè stesso. I due

giovani non avevano agio di far lunghe conversazioni; le lezioni di

francese erano divenute assai rare, perchè i lavori della miniera

assorbivano quasi tutto il tempo dell'Arconti e lo costringevano

sovente anche a passar la notte fuori di casa; nondimeno, a qualunque

ora egli tornasse per prendere un po' di riposo, trovava Maria che gli

veniva incontro, e più con lo sguardo che con la voce gli domandava

che cosa vi fosse di nuovo. E se un barlume di speranza gli balenava

negli occhi, anche il viso di lei si rischiarava d'una subita luce, e

se la sua fisonomia era abbattuta, ella seria, ma composta e

tranquilla, gli diceva.--Coraggio, sarà per domani.--Oh perchè Lucilla

non gli faceva dire altrettanto? perchè da Milano non sapevano

presagirgli che disinganni e amarezze, non sapevano ripetergli che la

solita antifona:--Vieni via da quella bolgia. Cercati un mestiere più

da galantuomo?

Un giorno in cui Roberto prima di scendere nel sotterraneo

accompagnava Maria sulla strada di Valduria ov'ella si recava per

alcune spesuccie, apparve loro da lungi Cipriano.

--Non mi lasci ora--disse Maria all'ingegnere.--Mi conduca a casa.

Andrò a Valduria più tardi.

E così dicendo, si fece rossa rossa.

--Come desidera,--rispose Roberto. E i due giovani ritornarono sui

loro passi in silenzio.

Cipriano non li seguì, ma, prendendo una scorciatoia, giunse in due

minuti alle falde della collina che Maria doveva risalire per tornare

alla propria abitazione. Senza dubbio egli credeva di trovarla sola.

Allorchè vide che l'Arconti era sempre con lei, aggrottò le ciglia,

fece un segno d'impazienza e si dileguò di nuovo rapidamente.

Roberto, che aveva taciuto fino allora, toccò per la prima volta un

soggetto delicatissimo. Si ricordava delle parole dettegli da

Cipriano, si ricordava della preghiera che questi gli aveva fatto di

perorar la sua causa. Egli se n'era schermito, ma se l'occasione

favorevole si presentava, perchè lasciarla sfuggire? Non aveva

simpatia per Cipriano, ma non poteva dissimularsene il valore, non

poteva negar lode al suo contegno negli ultimi tempi.

--È cattiva con Cipriano--egli disse alla ragazza.

Ella, ch'era già rossa, divenne scarlatta e balbettò.--Io?... Perchè?

--Egli la cerca ed ella lo sfugge....

Maria non rispose.

--Eppure vi fu un tempo in cui credevo....--ripigliò Roberto.

--Che cosa credeva?--interruppe vivamente Maria.

--Scusi, sa, non dovrei entrarci....

--Ma parli, parli.

--Credevo che ci fosse un po' di simpatia fra di loro....

--Oh, signor ingegnere, perchè mi tormenta?....

--Smettiamo, se le dispiace....

--Adesso che ha incominciato!... Io sono per Cipriano quella d'una

volta.... È colpa sua se lo sfuggo.... Perchè non si contenta che gli

voglia bene come una sorella?

--Perchè le vuol bene più che come un fratello, ecco la

ragione,--rispose Roberto.

--E allora non c'intenderemo mai--replicò la ragazza, mentre i suoi

occhi s'inumidivano di pianto.--Sconsigliato Cipriano! Perchè ha

voluto guastar la nostra amicizia? Non era bella? Non era santa? Non

era piena di confidenza e d'abbandono?

--Eppure, cara Maria,--riprese l'Arconti--è nell'ordine naturale delle

cose che un uomo desideri di sposar la donna che ama, e che la donna,

anche lei, miri ad avere una famiglia sua, ad avere dei figli.

--Ma io non intendo sposarmi.

--E perchè? Sarebbe una così buona moglie, una così buona mamma....

--No, no, non mi sposerò.

--Cose che si dicono.

--Vedrà.

--O che vuol farsi monaca?

--Monaca io? mi farebbe ridere senza voglia.... Chiudermi fra quattro

muri, io che amo tanto l'aria, la luce, il moto, la libertà dei

campi?... Che idea!... Come se ci fosse bisogno di farsi monache

quando non ci si marita.... Una famiglia propria, dice.... O non l'ho

una famiglia? Non ho Odoardo, che ha tanto affetto per me e a cui devo

tanto?... Per ora non si sposa nemmen lui.... Se si sposerà, sarò una

buona cognata, una buona zia.... Mi parla di bambini? Si figuri se non

li amo.... Ce ne son tanti in questa valle che mi fanno una festa....

Se li vedesse quando entro nelle loro case, come mi si aggrappano alle

sottane, come mi si arrampicano fin sulle spalle!... E se son malati,

mi vogliono al loro letto.... Me ne ricordo uno, poverino, ch'è morto,

e fino all'ultimo momento voleva che gli tenessi la mano sulla

fronte....

--Ha le lagrime agli occhi per quel bimbo che non le apparteneva, e

dice che non vuole esser madre....

--No, no....

--Via, senta ancora una parola--proseguì Roberto infervorandosi nella

sua parte d'avvocato.--Non sa che il giovine ch'ella respinge anela a

una migliore posizione per amor suo, studia per essere degno di

lei....?

--Oh, degno di me!--interruppe Maria.--È anzi degno di molto

meglio.... Ci son tante belle ragazze nelle vicinanze.... E saran

superbe d'esser corteggiate da Cipriano.... Ma mi lasci stare.... Non

si ostini a una cosa impossibile....

--Nientemeno!--esclamò l'Arconti.

--Non insista, signor Roberto,--disse la giovinetta, e le lagrime, non

più rattenute, le colavan giù per le guancie.--Che male le ho fatto

perchè mi esponga a questa tortura?

--Male, povera Maria? del bene mi ha fatto, e tanto bene.... Ed io non

posso desiderare che la sua felicità.

--Grazie di queste parole--rispose Maria con voce commossa.--Quand'è

così, se ne avessi bisogno, mi difenderebbe, non è vero?

--Oh sì, con tutta l'anima.

Il colloquio, che abbiamo riferito, lasciò una singolare impressione

in Roberto.--Strana creatura quella Maria!--egli riflettè fra sè,

incamminandosi soletto verso la miniera.--Non ama Cipriano.... Non

vuole sposarsi.... Amerebbe qualchedun altro?... E chi?... Adesso poi

la nostra amicizia con Cipriano è finita sicuramente.... Gli

torneranno le stolide ubbie d'una volta, e nessuno potrà levargliele

dal capo.... Del resto, perchè m'accalorava tanto in suo favore?...

Che m'importa che Maria lo sposi?... Buona Maria! Ella non deve essere

sacrificata, ella non lo merita, e se suo fratello non basterà a

difenderla, ci sarò anch'io.... La vecchia Gertrude aveva ragione.

Cipriano ed io eravamo destinati a farci la guerra.... Sarebbe però un

gran male che le ostilità scoppiassero in questo momento.... Con tanto

bisogno d'accordo che c'è pei lavori della miniera!

Le apprensioni di Roberto erano infondate. Cipriano era più torvo, più

chiuso del consueto, ma non fece all'ingegnere Arconti nessun discorso

relativo a Maria. Sentiva che, prima d'iniziare altre battaglie,

bisognava decider quella terribile che si era impegnata con le forze

della natura.... O si vinceva, e la vittoria avrebbe fatto anche di

lui un altr'uomo, e gli avrebbe dato il diritto di parlare alto; o

s'era sconfitti, e chi sa allora che cosa sarebbe avvenuto? In

quest'ultima ipotesi un conforto restava a Cipriano. L'ingegnere

Arconti non avrebbe potuto rimaner più oltre a Valduria, perchè sul

suo capo sarebbe ricaduta la responsabilità maggiore dell'insuccesso.

Così lo scorno dell'uomo che in fondo del cuore egli odiava, avrebbe

risarcito in parte Cipriano dell'infausto esito d'un'impresa a cui

egli stesso consacrava tutte le forze dell'ingegno e del braccio.

Intanto egli non mancava a nessuno de' suoi doveri, non si ritraeva nè

davanti alla fatica, nè davanti ai pericoli. Era pur doloroso per

Roberto di presentire un nemico in un così valido e intelligente

alleato.

E la fortuna, che si lascia spesso domare dalla perseveranza, cedette

infine all'energia e all'attività dei due uomini che non s'erano

sgomentati alle sue ripulse. Dopo mesi e mesi di prove, nello spazio

di una settimana, si potè dir d'avere trionfato su tutta la linea. I

difficili esperimenti pel risparmio di combustibile, intorno ai quali

l'ingegnere Arconti s'era torturato così a lungo il cervello, e da cui

era lecito aspettarsi un risparmio del trenta per cento sul costo di

produzione, riuscirono nel modo più luminoso; la resa del minerale

nella nuova galleria divenne ad un tratto abbondante oltre ogni

aspettazione, dopo d'essere stata povera e scarsa in maniera da

permettere appena agli operai che lavoravano a cottimo di guadagnarsi

da vivere.

Fu una gioia immensa in tutta la valle. La miniera di Valduria, che

dava sostentamento a tante famiglie e che pe' suoi meschini profitti

era stata più volte sul punto di esser abbandonata, aveva ormai un

avvenire brillante dinanzi a sè. Quelli che avevano maggiormente

gridato contro le tentate innovazioni erano adesso i più pronti

all'entusiasmo. I nomi di Roberto Arconti e di Cipriano Regoli erano

su tutte le bocche, e nessuno li lodava con maggiore spontaneità del

buono e leale Odoardo Selmi, quantunque il trionfo de' suoi due

giovani aiutanti non potesse che contribuire a mettere nell'ombra chi

avrebbe dovuto essere il vero direttore della miniera. Ma nell'animo

schietto del Selmi non allignava l'invidia bassa e volgare; a chi

voleva dare anche a lui una parte di merito, egli rispondeva.--Non ne

ho affatto, o forse ho soltanto quello di aver chiamato a Valduria

l'ingegnere Arconti. Senza di lui, non saremmo oggi a questo punto.

Cipriano è un bravo caporale, ma non può essere che uno stromento

subalterno. La mente direttiva è Roberto; quello lì ha cervello per

tutti.

Odoardo Selmi era veramente orgoglioso del suo Roberto; di Cipriano

ammetteva il valore, ma non lo amava; a Roberto invece egli voleva un

bene dell'anima. Oh se Roberto non avesse ancora conservato i gusti

cittadineschi, se non avesse avuto la fanciulla del suo cuore a

Milano, che bei progetti si sarebbero potuti fare!

E Maria? Come dipingere la contentezza di Maria? Ella aveva diviso

tutti i palpiti di questa lotta, ella aveva conosciuto meglio di ogni

altra persona le angustie di Roberto, aveva dovuto difenderlo contro

chi lo attaccava, aveva dovuto difenderlo contro sè stesso, aveva

sentito che, s'egli non riusciva, gli sarebbe stato forza di lasciare

Valduria, e questa idea l'aveva empita di una così profonda tristezza!

Ella non era nulla per Roberto, non poteva esser nulla, ma Roberto era

per lei un amico sì dolce! Oh sì, un amico, soltanto un amico. Il

pensiero della giovinetta non osava andare più in là. Non bella, non

elegante, non istruita, era già molto s'ella non credeva baldanza

soverchia il dire che nutriva per Roberto quel sentimento d'amicizia

il quale suppone una certa parità di condizioni.... Pur troppo, neppur

questo bene le sarebbe durato a lungo. L'ingegnere Arconti, o presto o

tardi, avrebbe finito coll'andarsene, e allora a lei non sarebbe

rimasto altro conforto che quello di ricordarsi, e di ricordarsi da

sola, perchè, in quanto a lui, avrebbe tutto dimenticato sicuramente.

Ma intanto era per l'Arconti un impegno d'onore il non abbandonare

Valduria finchè le innovazioni introdotte non fossero entrate nelle

abitudini della miniera. Ciò significava per lo meno un periodo di

alcuni mesi, ed è appunto nella giovinezza, quando l'avvenire è più

lungo davanti a noi, che noi siamo più disposti ad appagarci del

presente.

Per sentire una nota stridula in mezzo alla soddisfazione universale,

bisognava recarsi dalla vecchia Gertrude, la quale non usciva mai di

casa, e sfogava le sue bizze con suo figlio e coi pochi che andavano a

visitarla. Profetessa eterna di disastri, ella vedeva un subisso di

guai che dovevano precipitar nella miseria Valduria. Erano tutti

sogni, erano tutte imposture di quell'intrigante ch'era cascato giù

dalle nuvole per la rovina di quei poveri paesi. E anche Cipriano si

lasciava abbindolare da lui, anche Cipriano lo aiutava a farsi un

piedestallo. Questo era il gran dolore, questa era la gran

mortificazione della inferocita femmina, che abborriva Roberto senza

saper precisamente perchè.

Cipriano aveva troppa intelligenza da porgere ascolto alle filippiche

di sua madre. Egli aveva saputo domare il suo carattere impetuoso e

violento; e vincendo la sua naturale avversione per l'Arconti, aveva

saputo apprezzarne la dottrina e l'ingegno, e trarne profitto per

colmare in parte le innumerevoli lacune del suo spirito. S'era fatto

suo alleato in tentativi accolti con diffidenza da tutti, era riuscito

insieme a lui, e non intendeva certo di scemar il valore d'una

vittoria ottenuta con sì gran fatica. Egli attendeva ora un

miglioramento radicale nella sua posizione. Conseguìto questo scopo,

avrebbe chiesto formalmente a Odoardo Selmi la mano di Maria. Non gli

si sarebbe più potuto rinfacciare ch'era un operaio volgare, che aveva

un salario meschino; e con quale altra ragione si avrebbe osato di

respinger la sua domanda? Maria lo amava? Oh s'ella non lo amava,

voleva dire che amava un altro, e quest'altro non poteva essere che

Roberto. In tal caso, guai, guai a lui! L'ingegnere Arconti aveva

visto ciò che Cipriano valeva come ausiliario; egli avrebbe imparato a

sue spese ciò che significava averlo nemico.

Nella lotta · 第 25 / 45 题