Una lettera da Milano! Una lettera listata di nero, con un acuto odore
di _patchouli_ e con la soprascritta in bella calligrafia:
_All'egregio signor ingegnere Roberto Arconti.--Miniera di Valduria,
in Romagna_.
Il procaccino la consegnò a Roberto una sera mentr'egli insegnava a
Maria Selmi a coniugare in francese i verbi ausiliari. La lezione
aveva luogo nel salottino terreno alla presenza di Odoardo, il quale
se ne stava sibariticamente fumando la sua pipa, ch'egli di tratto in
tratto levava di bocca per sorseggiare un bicchiere di vino. E quando
deponeva il bicchiere e ripigliava la pipa, non mancava mai di
dire:--Ci vuol proprio una vocazione speciale per mettersi a studiare
dopo cena!
La vocazione speciale Maria l'aveva. E il suo maestro stava
congratulandosi con lei del modo in cui ell'aveva ripetuto il
soggiuntivo presente del verbo _essere_ allorchè l'arrivo della posta
interruppe la lezione.
«Caro Roberto»--scriveva la signora Federica a suo figlio--«Sai che la
tua lettera è _extrémément bourgeoise_? Si direbbe che tu vada in
solluchero per codesti luoghi pieni di miseria e di sudiciume! Un
giovinotto come te, avvezzo a tutto il _chic_ di Milano, avvezzo a
vivere con la _fine fleur_ della società, come mai può adattarsi a un
ambiente simile a quello di Valduria? Ci sei voluto andare, non hai
voluto attendere un impiego migliore che con un po' di pazienza
avresti sicuramente trovato, e capisco che fino a un certo punto oggi
tu faccia _bonne mine à mauvais jeu_. Ma via, non bisogna prendere il
Purgatorio per il Paradiso, nè dimenticare che costì ci devi rimanere
meno che sia possibile. La Giulia Dal Bono, che è la _platitude_ in
persona, si sbracciava ieri a provarmi che in fin dei conti è meglio
che tu ti trovi bene che male. Niente affatto--saltò a dire
Lucilla:--Se si trova bene, finisce col non moversi più.--E Lucilla
aveva ragione.
«Santo Iddio! Quando mi figuro mio figlio in mezzo allo zolfo, al
carbone, all'unto, al grasso e a tutte le altre porcherie della
miniera, domando a me stessa s'è un cattivo sogno quello che faccio.
Anche il mio povero Mariano ne sarebbe scandalizzato. E sì che quello
lì ha lavorato pei suoi giorni. Ma alla cura della sua persona egli
non ci rinunciava per tutto l'oro del mondo, e non mi ricordo d'averlo
mai visto con una macchia sul vestito o con la cravatta a sghimbescio.
«E anche la gente con cui ti tocca a vivere, povero Roberto,
lasciamelo dire, che supplizio dev'essere! Saranno buone creature, lo
ammetto, e non ti nego che questa sia una qualità da tenersi in gran
conto. Ma l'educazione, mio caro, l'educazione! Quell'Odoardo Selmi
m'è bastato di vederlo una volta anni addietro per capire che zotico
egli sia, e sua sorella, di cui vanti l'intelligenza, farà una bella
figura in virtù del noto proverbio: Beati i monocoli in terra di
ciechi! Ma, in nome del cielo, cosa può essere una ragazza la quale,
ai tempi che corrono, non sa una parola di francese?
«S'è riso con Lucilla dell'idea _saugrenue_ che t'è venuta di
dirozzare questa mezza selvaggia, e ti auguriamo buona fortuna. Ma
vedrai che sarà un pestar l'acqua nel mortaio. Bada piuttosto che il
ciclope sentimentale il quale spasima per _mademoiselle_ non ti mangi
vivo, e che la sospettosa madre di lui non ti graffi gli occhi.... In
quanto a Lucilla, credi pure ch'ella non è gelosa. Ella non fa questo
onore alla tua scolara.
«Ma parliamo d'altro. Lucilla la vedo quasi ogni giorno, e sta bene.
Ieri la ho accompagnata da _Madame Chaillon_ a ordinarsi un vestito. È
il primo ch'ella si fa dalla Chaillon, e non c'è voluto poco a
persuadere il signor Benedetto che una ragazza come Lucilla ha diritto
d'avere almeno un abito all'anno fatto da una brava sarta. Scelsi io
la stoffa ed il taglio sull'ultimo figurino di Parigi.... Immaginati
un _piquet_.... oh ma c'è proprio sugo a discorrer con te di questa
roba!... La Chaillon mi diceva: E lei, madama Arconti, non comanda
nulla? Mi son sentita una stretta al cuore a pensar che una volta
commettevo due o tre _toilettes_ ogni stagione e che adesso invece mi
tocca prolungare il lutto intero per non aver quattrini da farmi un
vestito da mezzo lutto. Caro Roberto, ciò che ti proponi di mandarmi
ogni mese è molto se si considera il tuo stipendio, ma come si può
tirare avanti così? È necessario, è indispensabile che tu cerchi una
posizione migliore. E intanto non far troppo il puritano, e lasciami
mangiar la mia dote a porzioni meno omeopatiche. _Il faut bien vivre._
«T'assicuro che anche il tenere una sola persona di servizio alla
lunga non va, non va assolutamente. Ho dovuto licenziar la Teresa, che
cucinava abbastanza bene, ma non sapeva introdurre con un po' di garbo
le visite in salotto. Quella che ho preso ora, invece, il garbo l'ha,
ma non riesce a portarmi in tavola un piatto che non sappia di fumo. È
una disperazione. A ogni modo capisco che la terrò in virtù _de sa
bonne mine_.
«Delle mie relazioni non posso lagnarmi. Anche venerdì ebbi quasi una
dozzina di signore, e fra queste la marchesa Trivelli e la contessa
Lippi. E tutte queste visite dovrò restituirle a piedi, o in un
_fiacre_, che è ancora peggio. È dura, assai dura. Una dama che si
rispetta non è possibile che stia in Milano senza carrozza propria.
Per me è una mortificazione che mi accorcia la vita... Ma finirà. Mi
dirai visionaria, ma ho il presentimento che finirà presto. Al primo
del mese venturo c'è l'estrazione della gran lotteria, e scommetterei
che sortirà uno dei nostri biglietti. Qualcheduno deve pur vincere; e
perchè non possiamo noi esser quelli che vinceranno?
«L'altro ieri fui al cimitero a deporre una ghirlanda di semprevivi
sulla tomba del tuo povero babbo. Credimi, Roberto, l'epitaffio che
hai fatto incidere sopra la lapide è troppo semplice. Mariano Arconti
meritava di meglio. E tu dirai ch'è vanità, ma già io non so
rassegnarmi all'idea che non si sia eretto un piccolo monumento
all'uomo che abbiamo perduto. Se non si voleva ricorrere al Vela,
c'era il Barzaghi, che ha finito testè il busto di Giovanni Romilli
commessogli dalla vedova. E quel busto di marmo di Carrara, lo
collocheranno a giorni sopra un cippo di _bardiglio_ a poca distanza
dalla tomba di Mariano. Giovanni Romilli che guarda d'alto in basso
Mariano Arconti! Son cose da far strabiliare.
«Del resto, mi assicurano che all'_Unione_ ci sia _dégringolade_
completa. Ne ho piacere per quella petulante della nuova
_direttoressa_, che appena si degna di salutarmi quando m'incontra.
«Milano è un mortorio. Fa già un gran caldo, e non c'è uno spettacolo
tollerabile. Parlo _par oui dire_, perchè, come puoi credere, io non
andrei a teatro nemmeno se ci fosse la Patti. Per solito, sto la sera
a casa, e t'assicuro io che m'annoio. Brigola continua a spedirmi i
nuovi romanzi francesi, che rimando tali e quali. È molto se ogni mese
ne trattengo uno. Sfido io a prendermi il lusso dei libri con quegli
avanzi che ho.
«Per due giorni ebbi la compagnia di un bel pappagallo che m'era stato
ceduto a buon prezzo da un signore che va a stabilirsi a Firenze. Son
così sola che quella bestia mi sarebbe stata carissima, ma ho dovuto
sbarazzarmene rivendendola a metà del costo. Figurati! Aveva imparato
a dir tante parolaccie da far arrossire un soldato di cavalleria.
«Oh, ma è tempo di por termine a questa lettera _décousue_. Mille
saluti di Lucilla e di sua madre. Mi dimenticavo dirti che una sera
alla settimana gioco alle carte col signor Benedetto. È una seccatura
messa a frutto.... Sono una buona madre, io.... Gipsy ha imparato a
starsene ritta sulle due zampe di dietro, e in compenso di questa sua
bravura io le ricamerò un collarino nuovo.
«Addio, addio. Leoni t'ha scritto? A me non venne ancora a far visita!
Non si degna forse? Addio.
«_La tua affez. mamma._»
«_P.S._ A proposito, scordavo il meglio. Lucilla ed io disapproviamo
assolutamente la tua risoluzione di lasciarti crescer la barba. Ma già
codesto soggiorno ti fa diventare un uomo selvaggio».
Allorchè Roberto s'era accinto a leggere la lettera di sua madre,
Maria aveva chinato lo sguardo sul suo libro di temi. Però, mentr'egli
scorreva rapidamente i foglietti vergati dalla signora Federica, gli
occhi della giovinetta s'erano alzati più di una volta dal quaderno e
avevano cercato di indovinare nella fisonomia dell'ingegnere
l'impressione prodotta in lui da quella lettura. Una lettera della
mamma? Pareva a Maria che dovesse di là sprigionarsi tanta dolcezza
quanta può venirne da cosa alcuna nel mondo. Una lettera della mamma!
Oh se anche a lei fosse dato riceverne! Con che festa l'accoglierebbe!
Con che delizia pascerebbe lo sguardo nei rozzi e disadorni caratteri
di quella sua diletta!... Ma pur troppo la sua mamma non le avrebbe
scritto mai, pur troppo la sua mamma era morta. Invece Roberto, lui
felice, aveva la sua mamma viva, ed ella gli scriveva in foglietti
profumati di _patchouli_, e la sua calligrafia era elegante come la
sua persona, ed ella aveva lasciato correr la penna sulla carta e gli
aveva senza dubbio parlato di mille cose interessanti e di quella che
lo interessava più di tutte, di Lucilla. O perchè il viso di lui,
invece di atteggiarsi alla gioia, si atteggiava allo sconforto, perchè
talvolta sulla sua fronte passava una nuvola, come un segno
d'impazienza e di dispetto?
--Non ha mica ricevuto qualche cattiva notizia?--chiese Maria appena
egli ebbe ripiegata e posta in tasca le lettera.
--No, grazie,--egli rispose.--Tutt'altro.
E compose il labbro a un sorriso, ma era un sorriso così languido,
così forzato che metteva in maggior risalto l'espressione di mestizia
diffusa in tutto il suo volto. Nello stesso modo il raggio di sole che
sbuca furtivo e timido dalle nuvole fa spiccar di più la tristezza
d'una giornata d'inverno.
Maria non aveva diritto di chiedere altre confidenze; anche in questa
occasione forse ella era stata troppo indiscreta. Era un difetto che
non s'era accorta di avere prima della venuta dell'ingegnere Arconti.
Arrossì, e sfogliò con mano distratta il libro che teneva davanti a
sè.
Roberto si alzò dalla sedia, e porgendo la mano alla giovinetta,--Non
mi tenga il broncio,--le disse,--se oggi interrompo la lezione più
presto del solito. Ci rifaremo domani sera... Voglio lavorare ancora
un poco... Buona notte... Addio, Odoardo.
--Oh,--borbottò il Selmi che aveva chiuso gli occhi e stava per
prendere sonno con la sua pipa in bocca.--Buona notte, Roberto.... È
già ora di andare a letto?
--Forse no, ma vado a finire la relazione da spedirsi a Londra.
--Ih! Che furia....
--Cosa fatta capo ha.
Odoardo stirò le braccia, mise un lungo sbadiglio e soggiunse:--Tutti
i gusti son gusti.
L'ingegnere Arconti accese una candela ed uscì.
Giunto che fu nello studio, tirò fuori macchinalmente da un cassetto
un mucchio di carte e sedette davanti alla scrivania. Per qualche
tempo non gli venne fatto di raccapezzare un'idea. Era lì immobile,
coi gomiti appoggiati al piano della tavola, col viso nascosto fra le
palme. I bei conforti che gli venivano da Milano! I belli
incoraggiamenti a proseguir la sua via! Ma non doveva aspettarselo?
Sua madre non era stata sempre così? Ebbene, è vero, doveva
aspettarselo; tuttavia egli non aveva rinunciato alla speranza che a
poco a poco ella fosse andata formandosi un più giusto concetto della
situazione, ch'ella avesse finito col render giustizia a suo figlio.
Follie! Come se una donna potesse cambiar indole a più di
quarant'anni! Ma Lucilla almeno avrebbe dovuto considerar le cose da
un altro punto di vista, e invece, pur troppo, era evidente che
Lucilla si trovava all'unissono con la signora Federica. Roberto ebbe
un momento d'abbandono, di sfiducia tetra e desolata; ma ben presto lo
sovvenne la sua consueta energia. No, no, egli non aveva il diritto
d'esitare, non aveva il diritto di dubitare di sè, della rettitudine
della sua condotta e de' suoi propositi. Quand'anche gli mancasse ogni
altro appoggio, quand'anche si sentisse come un naufrago nell'Oceano,
la sua tavola di salvamento egli l'aveva. Era il lavoro. S'immerse
nelle sue carte, concentrò tutte le forze della mente nella relazione
che s'era prefisso di compiere in quella notte; non volle pensar ad
altro, e riuscì a non pensar ad altro. Le idee che si eran fatte tanto
aspettare accorsero in folla, e la forma si piegò docile ad esprimer
le idee. Egli scrisse per più ore di seguito, e, quand'ebbe finito,
rimase sorpreso egli stesso dell'opera sua. Gli pareva davvero
impossibile d'esser lui l'autore di una memoria, che nel nitido stile
acconcio agli affari riassumeva tutti i dati principali della gestione
della miniera e dava una guida sicura per non ismarrirsi in un
labirinto di cifre. Questa virtù della perspicuità egli l'aveva
ereditata dal padre suo, e nel rileggere il suo manoscritto un'intima
voce gli diceva che suo padre non avrebbe rifiutato di apporvi la
propria firma. Oh, come gli sarebbe stata dolce in quell'istante una
parola di suo padre, un sorriso, una lode! Tuttavia la coscienza che
se il cavalier Mariano fosse vissuto, quella lode non gli sarebbe
mancata, il convincimento ch'egli aveva di meritarla, gli riempiva
l'anima d'un'ineffabile dolcezza. Sua madre e Lucilla calunniavano la
sua vita dipingendola come gretta e prosaica; agli occhi di lui essa
era illuminata dalla forte poesia del dovere, e tutti gli scherni del
mondo non potevano bastare a fargliela tenere a vile.