XI.

Una lettera da Milano! Una lettera listata di nero, con un acuto odore

di _patchouli_ e con la soprascritta in bella calligrafia:

_All'egregio signor ingegnere Roberto Arconti.--Miniera di Valduria,

in Romagna_.

Il procaccino la consegnò a Roberto una sera mentr'egli insegnava a

Maria Selmi a coniugare in francese i verbi ausiliari. La lezione

aveva luogo nel salottino terreno alla presenza di Odoardo, il quale

se ne stava sibariticamente fumando la sua pipa, ch'egli di tratto in

tratto levava di bocca per sorseggiare un bicchiere di vino. E quando

deponeva il bicchiere e ripigliava la pipa, non mancava mai di

dire:--Ci vuol proprio una vocazione speciale per mettersi a studiare

dopo cena!

La vocazione speciale Maria l'aveva. E il suo maestro stava

congratulandosi con lei del modo in cui ell'aveva ripetuto il

soggiuntivo presente del verbo _essere_ allorchè l'arrivo della posta

interruppe la lezione.

«Caro Roberto»--scriveva la signora Federica a suo figlio--«Sai che la

tua lettera è _extrémément bourgeoise_? Si direbbe che tu vada in

solluchero per codesti luoghi pieni di miseria e di sudiciume! Un

giovinotto come te, avvezzo a tutto il _chic_ di Milano, avvezzo a

vivere con la _fine fleur_ della società, come mai può adattarsi a un

ambiente simile a quello di Valduria? Ci sei voluto andare, non hai

voluto attendere un impiego migliore che con un po' di pazienza

avresti sicuramente trovato, e capisco che fino a un certo punto oggi

tu faccia _bonne mine à mauvais jeu_. Ma via, non bisogna prendere il

Purgatorio per il Paradiso, nè dimenticare che costì ci devi rimanere

meno che sia possibile. La Giulia Dal Bono, che è la _platitude_ in

persona, si sbracciava ieri a provarmi che in fin dei conti è meglio

che tu ti trovi bene che male. Niente affatto--saltò a dire

Lucilla:--Se si trova bene, finisce col non moversi più.--E Lucilla

aveva ragione.

«Santo Iddio! Quando mi figuro mio figlio in mezzo allo zolfo, al

carbone, all'unto, al grasso e a tutte le altre porcherie della

miniera, domando a me stessa s'è un cattivo sogno quello che faccio.

Anche il mio povero Mariano ne sarebbe scandalizzato. E sì che quello

lì ha lavorato pei suoi giorni. Ma alla cura della sua persona egli

non ci rinunciava per tutto l'oro del mondo, e non mi ricordo d'averlo

mai visto con una macchia sul vestito o con la cravatta a sghimbescio.

«E anche la gente con cui ti tocca a vivere, povero Roberto,

lasciamelo dire, che supplizio dev'essere! Saranno buone creature, lo

ammetto, e non ti nego che questa sia una qualità da tenersi in gran

conto. Ma l'educazione, mio caro, l'educazione! Quell'Odoardo Selmi

m'è bastato di vederlo una volta anni addietro per capire che zotico

egli sia, e sua sorella, di cui vanti l'intelligenza, farà una bella

figura in virtù del noto proverbio: Beati i monocoli in terra di

ciechi! Ma, in nome del cielo, cosa può essere una ragazza la quale,

ai tempi che corrono, non sa una parola di francese?

«S'è riso con Lucilla dell'idea _saugrenue_ che t'è venuta di

dirozzare questa mezza selvaggia, e ti auguriamo buona fortuna. Ma

vedrai che sarà un pestar l'acqua nel mortaio. Bada piuttosto che il

ciclope sentimentale il quale spasima per _mademoiselle_ non ti mangi

vivo, e che la sospettosa madre di lui non ti graffi gli occhi.... In

quanto a Lucilla, credi pure ch'ella non è gelosa. Ella non fa questo

onore alla tua scolara.

«Ma parliamo d'altro. Lucilla la vedo quasi ogni giorno, e sta bene.

Ieri la ho accompagnata da _Madame Chaillon_ a ordinarsi un vestito. È

il primo ch'ella si fa dalla Chaillon, e non c'è voluto poco a

persuadere il signor Benedetto che una ragazza come Lucilla ha diritto

d'avere almeno un abito all'anno fatto da una brava sarta. Scelsi io

la stoffa ed il taglio sull'ultimo figurino di Parigi.... Immaginati

un _piquet_.... oh ma c'è proprio sugo a discorrer con te di questa

roba!... La Chaillon mi diceva: E lei, madama Arconti, non comanda

nulla? Mi son sentita una stretta al cuore a pensar che una volta

commettevo due o tre _toilettes_ ogni stagione e che adesso invece mi

tocca prolungare il lutto intero per non aver quattrini da farmi un

vestito da mezzo lutto. Caro Roberto, ciò che ti proponi di mandarmi

ogni mese è molto se si considera il tuo stipendio, ma come si può

tirare avanti così? È necessario, è indispensabile che tu cerchi una

posizione migliore. E intanto non far troppo il puritano, e lasciami

mangiar la mia dote a porzioni meno omeopatiche. _Il faut bien vivre._

«T'assicuro che anche il tenere una sola persona di servizio alla

lunga non va, non va assolutamente. Ho dovuto licenziar la Teresa, che

cucinava abbastanza bene, ma non sapeva introdurre con un po' di garbo

le visite in salotto. Quella che ho preso ora, invece, il garbo l'ha,

ma non riesce a portarmi in tavola un piatto che non sappia di fumo. È

una disperazione. A ogni modo capisco che la terrò in virtù _de sa

bonne mine_.

«Delle mie relazioni non posso lagnarmi. Anche venerdì ebbi quasi una

dozzina di signore, e fra queste la marchesa Trivelli e la contessa

Lippi. E tutte queste visite dovrò restituirle a piedi, o in un

_fiacre_, che è ancora peggio. È dura, assai dura. Una dama che si

rispetta non è possibile che stia in Milano senza carrozza propria.

Per me è una mortificazione che mi accorcia la vita... Ma finirà. Mi

dirai visionaria, ma ho il presentimento che finirà presto. Al primo

del mese venturo c'è l'estrazione della gran lotteria, e scommetterei

che sortirà uno dei nostri biglietti. Qualcheduno deve pur vincere; e

perchè non possiamo noi esser quelli che vinceranno?

«L'altro ieri fui al cimitero a deporre una ghirlanda di semprevivi

sulla tomba del tuo povero babbo. Credimi, Roberto, l'epitaffio che

hai fatto incidere sopra la lapide è troppo semplice. Mariano Arconti

meritava di meglio. E tu dirai ch'è vanità, ma già io non so

rassegnarmi all'idea che non si sia eretto un piccolo monumento

all'uomo che abbiamo perduto. Se non si voleva ricorrere al Vela,

c'era il Barzaghi, che ha finito testè il busto di Giovanni Romilli

commessogli dalla vedova. E quel busto di marmo di Carrara, lo

collocheranno a giorni sopra un cippo di _bardiglio_ a poca distanza

dalla tomba di Mariano. Giovanni Romilli che guarda d'alto in basso

Mariano Arconti! Son cose da far strabiliare.

«Del resto, mi assicurano che all'_Unione_ ci sia _dégringolade_

completa. Ne ho piacere per quella petulante della nuova

_direttoressa_, che appena si degna di salutarmi quando m'incontra.

«Milano è un mortorio. Fa già un gran caldo, e non c'è uno spettacolo

tollerabile. Parlo _par oui dire_, perchè, come puoi credere, io non

andrei a teatro nemmeno se ci fosse la Patti. Per solito, sto la sera

a casa, e t'assicuro io che m'annoio. Brigola continua a spedirmi i

nuovi romanzi francesi, che rimando tali e quali. È molto se ogni mese

ne trattengo uno. Sfido io a prendermi il lusso dei libri con quegli

avanzi che ho.

«Per due giorni ebbi la compagnia di un bel pappagallo che m'era stato

ceduto a buon prezzo da un signore che va a stabilirsi a Firenze. Son

così sola che quella bestia mi sarebbe stata carissima, ma ho dovuto

sbarazzarmene rivendendola a metà del costo. Figurati! Aveva imparato

a dir tante parolaccie da far arrossire un soldato di cavalleria.

«Oh, ma è tempo di por termine a questa lettera _décousue_. Mille

saluti di Lucilla e di sua madre. Mi dimenticavo dirti che una sera

alla settimana gioco alle carte col signor Benedetto. È una seccatura

messa a frutto.... Sono una buona madre, io.... Gipsy ha imparato a

starsene ritta sulle due zampe di dietro, e in compenso di questa sua

bravura io le ricamerò un collarino nuovo.

«Addio, addio. Leoni t'ha scritto? A me non venne ancora a far visita!

Non si degna forse? Addio.

«_La tua affez. mamma._»

«_P.S._ A proposito, scordavo il meglio. Lucilla ed io disapproviamo

assolutamente la tua risoluzione di lasciarti crescer la barba. Ma già

codesto soggiorno ti fa diventare un uomo selvaggio».

Allorchè Roberto s'era accinto a leggere la lettera di sua madre,

Maria aveva chinato lo sguardo sul suo libro di temi. Però, mentr'egli

scorreva rapidamente i foglietti vergati dalla signora Federica, gli

occhi della giovinetta s'erano alzati più di una volta dal quaderno e

avevano cercato di indovinare nella fisonomia dell'ingegnere

l'impressione prodotta in lui da quella lettura. Una lettera della

mamma? Pareva a Maria che dovesse di là sprigionarsi tanta dolcezza

quanta può venirne da cosa alcuna nel mondo. Una lettera della mamma!

Oh se anche a lei fosse dato riceverne! Con che festa l'accoglierebbe!

Con che delizia pascerebbe lo sguardo nei rozzi e disadorni caratteri

di quella sua diletta!... Ma pur troppo la sua mamma non le avrebbe

scritto mai, pur troppo la sua mamma era morta. Invece Roberto, lui

felice, aveva la sua mamma viva, ed ella gli scriveva in foglietti

profumati di _patchouli_, e la sua calligrafia era elegante come la

sua persona, ed ella aveva lasciato correr la penna sulla carta e gli

aveva senza dubbio parlato di mille cose interessanti e di quella che

lo interessava più di tutte, di Lucilla. O perchè il viso di lui,

invece di atteggiarsi alla gioia, si atteggiava allo sconforto, perchè

talvolta sulla sua fronte passava una nuvola, come un segno

d'impazienza e di dispetto?

--Non ha mica ricevuto qualche cattiva notizia?--chiese Maria appena

egli ebbe ripiegata e posta in tasca le lettera.

--No, grazie,--egli rispose.--Tutt'altro.

E compose il labbro a un sorriso, ma era un sorriso così languido,

così forzato che metteva in maggior risalto l'espressione di mestizia

diffusa in tutto il suo volto. Nello stesso modo il raggio di sole che

sbuca furtivo e timido dalle nuvole fa spiccar di più la tristezza

d'una giornata d'inverno.

Maria non aveva diritto di chiedere altre confidenze; anche in questa

occasione forse ella era stata troppo indiscreta. Era un difetto che

non s'era accorta di avere prima della venuta dell'ingegnere Arconti.

Arrossì, e sfogliò con mano distratta il libro che teneva davanti a

sè.

Roberto si alzò dalla sedia, e porgendo la mano alla giovinetta,--Non

mi tenga il broncio,--le disse,--se oggi interrompo la lezione più

presto del solito. Ci rifaremo domani sera... Voglio lavorare ancora

un poco... Buona notte... Addio, Odoardo.

--Oh,--borbottò il Selmi che aveva chiuso gli occhi e stava per

prendere sonno con la sua pipa in bocca.--Buona notte, Roberto.... È

già ora di andare a letto?

--Forse no, ma vado a finire la relazione da spedirsi a Londra.

--Ih! Che furia....

--Cosa fatta capo ha.

Odoardo stirò le braccia, mise un lungo sbadiglio e soggiunse:--Tutti

i gusti son gusti.

L'ingegnere Arconti accese una candela ed uscì.

Giunto che fu nello studio, tirò fuori macchinalmente da un cassetto

un mucchio di carte e sedette davanti alla scrivania. Per qualche

tempo non gli venne fatto di raccapezzare un'idea. Era lì immobile,

coi gomiti appoggiati al piano della tavola, col viso nascosto fra le

palme. I bei conforti che gli venivano da Milano! I belli

incoraggiamenti a proseguir la sua via! Ma non doveva aspettarselo?

Sua madre non era stata sempre così? Ebbene, è vero, doveva

aspettarselo; tuttavia egli non aveva rinunciato alla speranza che a

poco a poco ella fosse andata formandosi un più giusto concetto della

situazione, ch'ella avesse finito col render giustizia a suo figlio.

Follie! Come se una donna potesse cambiar indole a più di

quarant'anni! Ma Lucilla almeno avrebbe dovuto considerar le cose da

un altro punto di vista, e invece, pur troppo, era evidente che

Lucilla si trovava all'unissono con la signora Federica. Roberto ebbe

un momento d'abbandono, di sfiducia tetra e desolata; ma ben presto lo

sovvenne la sua consueta energia. No, no, egli non aveva il diritto

d'esitare, non aveva il diritto di dubitare di sè, della rettitudine

della sua condotta e de' suoi propositi. Quand'anche gli mancasse ogni

altro appoggio, quand'anche si sentisse come un naufrago nell'Oceano,

la sua tavola di salvamento egli l'aveva. Era il lavoro. S'immerse

nelle sue carte, concentrò tutte le forze della mente nella relazione

che s'era prefisso di compiere in quella notte; non volle pensar ad

altro, e riuscì a non pensar ad altro. Le idee che si eran fatte tanto

aspettare accorsero in folla, e la forma si piegò docile ad esprimer

le idee. Egli scrisse per più ore di seguito, e, quand'ebbe finito,

rimase sorpreso egli stesso dell'opera sua. Gli pareva davvero

impossibile d'esser lui l'autore di una memoria, che nel nitido stile

acconcio agli affari riassumeva tutti i dati principali della gestione

della miniera e dava una guida sicura per non ismarrirsi in un

labirinto di cifre. Questa virtù della perspicuità egli l'aveva

ereditata dal padre suo, e nel rileggere il suo manoscritto un'intima

voce gli diceva che suo padre non avrebbe rifiutato di apporvi la

propria firma. Oh, come gli sarebbe stata dolce in quell'istante una

parola di suo padre, un sorriso, una lode! Tuttavia la coscienza che

se il cavalier Mariano fosse vissuto, quella lode non gli sarebbe

mancata, il convincimento ch'egli aveva di meritarla, gli riempiva

l'anima d'un'ineffabile dolcezza. Sua madre e Lucilla calunniavano la

sua vita dipingendola come gretta e prosaica; agli occhi di lui essa

era illuminata dalla forte poesia del dovere, e tutti gli scherni del

mondo non potevano bastare a fargliela tenere a vile.

Nella lotta · 第 23 / 45 题