X.

--Signor ingegnere, è arrivata la sua cassa di libri.

Maria pronunziò queste parole entrando vivamente nella camera che suo

fratello aveva battezzata col pomposo nome di studio e nella quale

egli aveva insediato l'Arconti. Costui era immerso nell'esame di

alcuni quaderni, in cui cercava il bandolo dell'arruffatissima

contabilità della miniera. Non pretendeva d'essere un gran ragioniere,

ma ne sapeva abbastanza da capire che il sistema seguito fino allora

era fatto apposta per ingenerar confusione e che bisognava cambiarlo

da cima a fondo.

All'annunzio recatogli da Maria, egli si scosse, guardò l'orologio, e

parve combattuto fra il desiderio di rivedere i suoi vecchi amici e

quello di continuare il lavoro a cui s'era accinto.

--Venga, venga,--disse la giovinetta, che indovinò il suo

pensiero,--ha lavorato anche troppo. Son già le sei. Venga finch'è

giorno a dare un'occhiata alla sua cassa. Ho fatto restar di là l'uomo

che l'ha portata, e che si offerse d'aprirla davanti a lei.

--Allora eccomi qui,--esclamò Roberto. E il piacere che provava in

quel momento gli colorava d'un vivo incarnato le guancie.

La cassa era nella camera dell'ingegnere, accanto al baule. Appena fu

aperta, l'identica domanda venne sul labbro all'Arconti e a

Maria:--Dove si metteranno tutti questi libri?

Quantunque fossero cento volumi al più, in Valduria non s'era mai

visto una biblioteca simile; solo il brigadiere dei carabinieri

possedeva una ventina di romanzi _à sensation_, la cui lettura

manteneva in istato di umidità permanente gli occhi della maestra

comunale. L'ingegnere Selmi si contentava di tre o quattro opere

tecniche, e Maria, ch'era la letterata della famiglia, aveva di sua

esclusiva proprietà i _Promessi Sposi_, il _Marco Visconti_, i

_Bozzetti militari_ del De Amicis, e il primo volume della

_Gerusalemme liberata_. Il secondo mancava.

I libri del giovane Arconti erano tutti legati con gran cura e alcuni

anche con lusso. C'erano perfino due o tre edizioni illustrate

splendidamente. Ricordi d'altri tempi, ahimè, ormai tanto lontani.

Roberto stesso riconosceva che que' libri, a Valduria, fuori del loro

nido elegante, fuori della loro bella biblioteca di noce, facevano un

effetto singolare. Eppure non sapeva pentirsi di averli portati seco.

Se lo prendeva la nostalgia, se lo assaliva una subitanea e profonda

tristezza, a chi avrebbe potuto ricorrere se non a quei fidi compagni

del suo pensiero?

--Diavolo!--esclamò Maria, rispondendo alla domanda ch'ella stessa

s'era rivolta un momento prima.--Il posto è presto trovato. Qui no, ma

nella stanza attigua, dove, come le dissi jersera, passo parte della

giornata a lavorare... Ma potrò fare anche a meno di starci, io.... La

lascerò tutta per lei...

--A questo patto no.... Non accetto....

--Bene, bene... Ne riparleremo.... In quanto ai libri, sfido io, se

non li mette là, dove vuol metterli? lasci fare a me, ordinerò al

falegname gli scaffali... Oh, Bastiano fa le cose a modo....

Si rammentò che l'ingegnere veniva da una grande città, che aveva

abitudini raffinate e non poteva esser di così facile contentatura

com'era lei. Onde soggiunse un po' confusa:--Bisognerà, per altro che

abbia una grande indulgenza... Poveri libri! Alloggiavano molto meglio

una volta.

La giovinetta non seppe resistere alla tentazione di chinarsi sopra la

cassa e di prendere in mano qualcheduno di quei volumi. Poi li

riponeva con infinita delicatezza, e alzava gli occhi verso Roberto

come a chiedergli scusa della libertà che s'era presa.

Ma egli l'incoraggiava con lo sguardo e con la parola.--Faccia,

faccia; quando vedo festeggiare i miei libri, mi par d'essere una

mamma che si rallegra delle cortesie usate ai suoi bimbi.

Pur c'era una cosa che turbava Maria. Molti tra questi libri non erano

italiani, e la ragazza, dopo averne guardato il frontispizio, si

affrettava a ricollocarli a posto con una certa aria di

mortificazione.

--Che peccato,--ella disse finalmente,--di non poter sapere nessuna

lingua straniera, nemmeno il francese.

--Non sa proprio nulla di francese?--domandò Roberto con interesse.

--Odoardo aveva cominciato a insegnarmene i principii, ma poi ha

smesso.... Ha tanto poco tempo, ed io ero una scolara di testa così

dura!

Se Odoardo fosse stato presente, egli, con la ordinaria franchezza, si

sarebbe affrettato a smentire la sua troppo modesta sorella, e a

confessare che quelle lezioni erano state interrotte soltanto per

colpa del maestro, il quale doveva convincersi della sua

insufficienza.

--Vorrebbe ritentare la prova con me?--chiese l'ingegnere Arconti.

--Con lei!--esclamò Maria, quasi non credendo a sè stessa.--Si

prenderebbe questo disturbo?

--Si, davvero. Sarebbe uno svago.

--Oh com'è buono! Com'è gentile!--replicò la fanciulla, che per poco

non si metteva a saltare dalla contentezza.--E quando....

S'interruppe arrossendo... Egli sorrise e disse:--Quando che cosa?...

Oh via, non si confonda.... Vuol che la finisca io la frase.... Quando

si comincia?.... Ebbene, si comincerà domani sera.... Stasera voglio

scrivere a casa.

E infatti, subito dopo cena, Roberto si ritirò nella sua camera e

scrisse a sua madre. Gli era convenuto rinunciare, per qualche tempo

almeno, a una corrispondenza diretta con Lucilla, giacchè la signora

Giulia aveva subordinato a questa condizione la sua promessa di

patrocinar la causa de' due amanti. Del resto, la lettera di Roberto

alla signora Federica era, per tre quarti, consacrata a Lucilla. Il

nome della giovinetta ricorreva una quindicina di volte nelle sei

facciate dell'ingegnere. Se Lucilla avesse veduto lui, l'antico

frequentatore dei teatri e dei balli, camuffato da minatore! E poi

Roberto descriveva a sua madre (e a Lucilla) la famigliuola che lo

aveva accolto con tant'effusione: Odoardo un po' grossolano di gusti,

ma tutto cuore, tutto ospitalità, e Maria così buona, così

intelligente, così desiderosa d'apprendere. Egli s'era impegnato a

insegnarle un po' di francese. Non era però bella, Maria, e quantunque

fosse piuttosto alta di statura, aveva ancora l'aspetto d'una

fanciulla. Che confronto con Lucilla! Pure c'era qualcheduno a cui

questa Maria piaceva moltissimo. E qui Roberto discorreva di Cipriano

e della vecchia Gertrude, la quale pareva in sospetto di tutti gli

uomini che avvicinavano la ragazza. L'aveva vista anche lui, ed ella

gli aveva fatto il viso dell'arme, la buona femmina, come a un

possibile rivale di suo figlio. Che ne pensava Lucilla? Sarebbe

gelosa? Lucilla, sempre Lucilla, tanto è vero che, se alla lunga la

lontananza raffredda gli affetti, in principio li riscalda e li

avviva.

In complesso Roberto non si mostrava troppo scontento della sua sorte.

Se non fosse stata la separazione dalle persone care, a tutto il resto

si poteva adattarsi. A proposito, egli stimava suo dovere di

annunziare un gran cambiamento che stava compiendosi nel suo aspetto

esteriore. Si lasciava crescer la barba. Non aveva pazienza di radersi

da sè, e gli mancava il coraggio di affidarsi all'opera del barbiere e

veterinario di Valduria. Il periodo di transizione era scabroso, ma,

in meno d'un mese, egli sperava di esser di nuovo _un bel giovine_,

anzi più bello di prima.

Roberto chiudeva la sua lettera col pregar sua madre di scrivergli

diffusamente, e col prometterle l'invio d'un vaglia postale alla fine

del mese, appena avesse incassato il suo stipendio.

Quel giorno stesso, Cipriano tornò a casa cupo e taciturno.

--Cos'hai?--gli chiese sua madre.

--Nulla--egli rispose seccamente.

Ma Gertrude non era donna da smettere così presto.

--Lo so quello che hai--ella soggiunse. Egli si strinse nelle spalle.

--È odioso anche a te lo zerbinotto venuto iersera da Milano a

mangiare il pane della miniera. Dev'essere uno sciocco.

Cipriano fece un gesto d'impazienza:--Non è uno sciocco. Ecco il

peggio. Quell'uomo lì diventerà il vero direttore della miniera.

Gertrude inarcò le ciglia.--E l'ingegnere l'avrebbe fatto venir qui

per questo?.... Oh quel signor Odoardo non ha senso comune.... Se lo

tiene in casa, anche, con sua sorella.

La vecchia aveva proprio messo il dito sulla piaga.

A Cipriano salirono le fiamme al viso.--Cosa penseresti, mamma?

--Nulla, nulla, ma sono imprudenze che una persona di giudizio non

commette.

--Che l'ingegnere vagheggiasse un matrimonio di sua sorella con questo

signore?

--Potrebbe anche darsi, ma s'ingannerebbe a partito. Figurati se quel

bellimbusto lì è uomo da sposare una ragazza come Maria.... Sposarla,

no....

--E allora?

--Allora? Metti un giovinotto senza scrupoli vicino a una fanciulla

senza esperienza....

Cipriano balzò come un leone ferito, tantochè la vecchia Gertrude si

pentì delle sue reticenze maligne. Le accadeva spesso con le sue

parole imprudenti di andar oltre il segno.

--No, no,--ella riprese--non dar retta a me.... Ho avuto torto....

Maria è una ragazza troppo seria da lasciarsi accalappiare dalle

lusinghe d'un damerino.... E poi, anche l'altro, anche quell'ingegnere

l'ho accusato a caso....

E Gertrude esortava il figliuolo a mangiare la minestra ch'ella gli

aveva scodellata sulla tavola.

--Oh s'egli si provasse a toccar Maria--esclamò Cipriano stringendo il

manico d'un coltellaccio che portava sempre con sè.

--Per amor del cielo, Cipriano, non tiriamoci addosso i guai.... Via,

la minestra si raffredda.

Cipriano diede una spinta alla zuppiera rovesciandone mezzo il

contenuto, e soggiunse:--Anche stamattina era con lei....

--Sì, l'ho visto appunto allora.

--Ed ella prese ugualmente i fiori che le avevo lasciati?....

--Si è schermita un momento....

--Ah.... vedi....

--Ma li ha presi, li ha presi.... e se li è messi nei capelli....

--La mia disgrazia la so ben io qual è--proruppe Cipriano

abbandonandosi sulla sedia e prendendosi la testa fra le mani--la mia

disgrazia è d'essere un povero minatore.

--Oh.... come s'ella fosse una contessa....

--No, ma è più di me, è sempre una signorina in confronto.... La mia

disgrazia è d'essere un ignorante. E sì che qui dentro ci sarebbe

qualche cosa....

E si picchiò la fronte con le nocche delle dita.

--Perchè non mandarmi a una buona scuola in qualche grande

città?--egli continuò.--Perchè non farmi istruire?

--Oh Cipriano--disse Gertrude, colpita nel cuore da questo

rimprovero--come si doveva fare? Siamo sempre stati povera gente....

Tuo padre era un semplice minatore ed è morto a trent'anni; io non

avevo nulla di mio.... Si è sempre campato a fatica.... Cipriano,

Cipriano, non essere ingiusto.

E la vecchia, così spesso acre e maligna nel giudicare gli altri,

trovava nella sua voce una nota profondamente commossa.

Ma egli l'ascoltava appena.--E adesso la differenza tra noi due si fa

maggiore, adesso che c'è l'_altro_, il cittadino, con la sua eleganza,

con la sua facondia, co' suoi libri. Seppur ella non lo ama, seppur

egli non si cura di lei, lo sento, costui è un nuovo ostacolo alla mia

felicità.... Come se non ce ne fossero già abbastanza! Ma io perchè

l'amo, questa fanciulla?... Quante, più belle di Maria, sarebbero

orgogliose s'io rivolgessi loro uno sguardo, un sorriso!

--Oh sì,--esclamò Gertrude, enumerando con materna compiacenza una

dozzina di ragazze, che, a sentirla, ambivano la mano del suo

figliuolo. E ce n'erano di ricche, di quelle che avevano dei campi al

sole, mentre Maria non possedeva un soldo di dote. Fisicamente poi

valevano tutte assai meglio di questa creatura esile, dai capelli

corti, dalla tinta sbiadita.... Però si capiva che nemmeno Gertrude

era persuasa appieno di quanto diceva. Che le ragazze da lei nominate

languissero per Cipriano, quest'era naturalissimo; ma esse erano, qual

più qual meno, contadine zotiche e rozze, e Cipriano si sarebbe

abbassato a curarsi di loro.... Maria invece, a malgrado della sua

semplicità, pareva cresciuta in un altro ambiente; volere o non

volere, si doveva riconoscere in lei un essere superiore, e perciò

appunto Gertrude, ch'era ambiziosa, trovava ch'ella era la sola degna

dell'affetto di suo figlio.

Ond'egli non fece che interpretare il pensiero di lei quando

rispose:--Che mi importa di loro? Nè io le intendo, nè esse intendono

me. Esse vivono contente del loro stato, contente del mondo in cui

nacquero; io no.... Ma, le poche volte che io posso avvicinarmi a

Maria, mi par di respirare un'altr'aria, l'aria fatta pei miei

polmoni.... Ma ella non mi ama.... oh non mi ama!

--Abbi pazienza, e ti amerà--disse Gertrude, ansiosa di calmar la

tempesta ch'ella stessa aveva provocata.--Ella conosce il bene che tu

le vuoi, e non lo respinge....

--Non lo respinge per compassione--ruggì Cipriano.--Perchè è dolce,

perchè è soave, perchè non vorrebbe veder soffrire nessuno.... Oh da

questo lato non mi somiglia.... Soffrano pure quelli che non amo....

Soffro tanto anch'io....

E mentre parlava così, nelle contrazioni del volto e di tutta la

persona, gli si leggeva un dolore che ignora lo sfogo delle lagrime.

Gertrude, persuasa che, pel momento, a discorrere farebbe peggio,

s'era rassegnata a tacere, e non era piccolo sacrifizio per lei. Ella

rimetteva a posto in silenzio la zuppiera, e riempiva di vino il

bicchiere di Cipriano.

A un tratto fu colta da un eccesso di tosse e dovette sedersi.

Nella fisonomia del giovane si dipinse una cura diversa da quella che

l'aveva oscurata fino allora. Egli si alzò e si avvicinò dolcemente

alla vecchia che, nello sforzo, s'era tinta la faccia di pavonazzo e

dal cui petto usciva un suono cupo e profondo.

--Sempre quella tosse, mamma?

--Non è niente.... Passerà--ella rispose fra un colpo e l'altro.--Ma

tu, mettiti a mangiare.... fallo per me.

Cipriano sedette di mala voglia e prese alcune cucchiaiate di

minestra. Non aveva fame; pensava al suo povero amore, pensava alla

sua povera mamma, e al deserto che gli si sarebbe fatto d'intorno

quand'ella fosse morta. Ma nel suo animo altero e iracondo s'agitavano

anche altri pensieri. Era invidia, era odio verso quelli che a lui

parevano i privilegiati della fortuna e che egli avrebbe voluto

schiacciare sotto ai suoi piedi.

Nella lotta · 第 22 / 45 题