A. TAMANINI

nell'“Arte„.

La viva curiosità di udire il geniale e sbrigliato poeta Marinetti,

direttore di _Poesia_ e i quattro poeti che formano lo stato maggiore

del «futurismo», attrasse mercoledì sera al Politeama, gran folla di

pubblico. La curiosità era resa più viva dal fatto che secondo una

intervista di Giuseppe Piazza, pubblicista della _Tribuna_, anche

Gabriele d'Annunzio, preso dal «futurismo», intenda uscire bruscamente

dall'atmosfera mitologica e classica della sua _Fedra_ per attaccarsi

alle figure ultramoderne di Wilbur Wright, di Blériot, di Farman e

di Latham. Al suo interlocutore confidò le sue ricerche riguardo una

nuova nomenclatura italiana su tutto ciò che concerne l'aeroplano.

Aggiungendo che l'aeroplano — che è divenuto il simbolo del futurismo,

come espressione d'un assoluto distacco dal passato — ha una parte

molto importante e quasi essenziale nel suo ultimo romanzo: «Forse che

si, forse che no». Ciò è indiscutibilmente un risultato dell'influenza

del futurismo. Il movimento, condotto con arditezza dal geniale

direttore di _Poesia_ si propone di allontanare i poeti creatori delle

vecchie e rancide leggende, e dalle ricostruzioni storiche che sono

tanto care ai professori ellenisti e latinisti, che non vivono che di

storia morta.

Nella esposizione del programma dei futuristi, il Marinetti disse in

termini molto vibrati e con parole... incendiarie, che buona parte del

pubblico interpretò alla lettera, caricando l'ambiente d'elettricità

ostile, il bisogno che devono sentire i poeti di abbandonare finalmente

gli eroi antichi, le deità mitologiche, i tramonti del sole ed i chiari

di luna, fatti per gl'innamorati sentimentali, per cantare invece la

velocità impressionante dell'automobile, il taciturno suicidio dei

sottomarini, le battaglie celesti degli aeroplani, le rivolte popolari

e le lussuriose notti delle grandi capitali.

Secondo i «futuristi», infine, è assolutamente necessario fare «tabula

rasa» di un passato troppo venerato e troppo imitato. Ciò disse anche

con parole di fuoco Armando Mazza, suscitando applausi e... proteste

vivaci. Dopo che il Palazzeschi con fievole voce ebbe declamato la sua

poesia _La regola del sole_, il Mazza disse una _Canzone_ folle del

Marinetti, un frammento del _Canto d'angoscia di speranza_ del Lucini,

mentre il Marinetti declamò col maggior successo _I Desideri_ di Libero

Altomare, la canzone _All'eroe che verrà_ di Federico de Maria, la

lirica _Alla Poesia_ ed il _Canto dei reclusi_ di Paolo Buzzi. Chiuse

la serata l'ode _All'Automobile_, che procurò al Marinetti calorosi

applausi.

_Attilio Tamanini._

L'Incendiario; col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste · 第 17 / 57 题