Tutto ciò per noi è strano. Noi consideriamo la Polizia come la mano

della Giustizia, una grande mano, potente e delicata ad un tempo, che

rintraccia i colpevoli, li scova, li afferra, e li porta al cospetto

della maestà della Legge. Nell'Argentina, la Polizia--o meglio le

polizie, poichè ve ne sono quindici, una per provincia ed una speciale

per Buenos Aires--prima di essere la mano della Giustizia è la mano

della Politica. Modificandosi lo scopo della sua esistenza,

snaturandosi la sua funzione, deve necessariamente modificarsi la sua

essenza. Le polizie argentine non hanno tanto lo scopo di difendere la

società, quanto quello di difendere i partiti al potere. Formano dei

piccoli eserciti pretoriani sempre pronti all'arbitrio ed alla violenza

partigiana, a portare nella lotta politica l'influenza decisiva della

forza brutale contro il diritto. E allora come potrebbero essere

strumenti di giustizia e di legalità se la loro funzione si esplica così

spesso proprio nel campo dell'ingiustizia e dell'illegalità?

*

* *

È naturale che a comporre queste polizie vengano chiamati uomini

risoluti e spregiudicati, ossia senza molti di quegli scrupoli che

renderebbero impossibile l'adempimento del triste còmpito che la

politica impone loro. Ed ora ditemi quale uso non faranno della forza di

cui dispongono, della potenza straordinaria che loro conferisce il nome

della legge, questi uomini scelti per evidente necessità negli strati

inferiori della società, e anche delle razze umane, spesso familiari

alla colpa, privi della coltura e dell'educazione, che, anche nelle

anime cattive, insinuano il pudore del male? Supponete di questi uomini

posti nelle colonie, lontani da qualsiasi controllo, aventi l'impunità

quasi assicurata dalle distanze e dalle necessità politiche, se non dai

difetti e le lungaggini delle procedure giudiziarie, e immaginate che

cosa avviene. C'è poi l'aggravante d'una pessima retribuzione.

Vi sono dei commissarî che non prendono più di sessanta, settanta,

ottanta _pesos_ al mese, con i quali debbono provvedere alla paga dei

soldati di polizia--due o tre--da essi personalmente arruolati, alle

spese d'inchieste--che dovrebbero essere rimborsate, ma non lo sono

mai--e talvolta anche al mantenimento dei prigionieri fino alla loro

consegna all'autorità giudiziaria. Dei tenenti di polizia prendono

trenta _pesos_ al mese. «Questi impieghi portano l'autorizzazione

implicita all'_exploitation_ dei pacifici abitanti della campagna sotto

forma di multe»--ha scritto giustamente la _Prensa_.--Infatti la multa

arbitraria forma una delle fonti più comuni e anche più oneste dei

beneficî polizieschi. Dei contadini sono talvolta arrestati con una

scusa qualunque, e poi il commissario contratta con loro la liberazione.

Ciò non toglie che la libertà non si venda anche ai veri colpevoli,

qualche volta. Gli arresti arbitrarî naturalmente non sono certo una

cosa rara, specialmente se vi si può innestare una ragione politica.

Ecco un caso tipico: pochi giorni fa in una colonia importante vennero

arrestate in massa una quantità di persone, fra le quali capitarono dei

commercianti, due giornalisti, un notaio, il collettore delle imposte e

persino un ex-commissario di polizia, e vennero per ordine speciale

rinchiuse nella cella destinata agli accattoni. Il giorno dopo seppero

d'essere accusate di disordini, ubbriachezza ed altre cose.... multabili

(telegrammi da Chos-Malal 25 marzo).

Il diciannove di marzo un italiano ha ricorso al nostro ministro a

Buenos Aires per essere stato arrestato nella Pampa Centrale, detenuto

otto mesi senza ragione, e derubato dalla polizia di cinque cavalli e di

tutte le sue mercanzie.

*

* *

Qualche volta capita di peggio; per esempio, di restare in segregazione

cellulare per dieci e anche quindici giorni dimenticati. E peggio

ancora, di essere bastonati o feriti. Cito qualche esempio recente. A

Rosario tre giovanotti italiani, dei quali uno ex carabiniere da poco in

congedo, mentre conversavano sopra un marciapiede, si sono visti

arrestare, senza saperne il perchè, e condurre alla Commisseria,

dove--dopo la solita perquisizione--sono stati segregati in tre celle

separate «condottivi a forza di calci e di pugni.» Poi un ufficiale di

polizia «li ha sottoposti a nuovi e più duri trattamenti arrivando fino

ad usare la daga d'uno dei vigilanti, con la quale a casaccio, in un

impeto d'ira, percosse ripetutamente uno di quei tre malcapitati

producendogli lesioni d'una certa gravità. Il poveretto cercò di

reagire, ma si vide ridotto all'impotenza da diversi agenti. L'ufficiale

poi ordinò non fosse loro somministrato nessun cibo e che alla benchè

minima lagnanza fosse loro risposto con la violenza. Dopo trentasei ore

di quel martirio furono posti in libertà tutti sanguinolenti e

malconci.» (Dalla cronaca della _Republica_ di Rosario). La _Patria

degli Italiani_ confermava il fatto. Il console italiano ha potuto

comprovare i maltrattamenti e un telegramma alla _Patria_ aggiungeva che

«il console continuerà nella energica sua attitudine di protesta».

Non più tardi del passato aprile cinque arrestati a Rosario,

dipartimento Belgrano, sono stati bastonati dai commissarî al punto che

uno dei disgraziati è stato ridotto in gravi condizioni, senza

conoscimento e senza favella. Un corrispondente della _Prensa_ ha

scritto da Belleville sulla abituale crudeltà di quella polizia. «Gli

arrestati sono condotti a bastonate alla polizia; si arriva anche a

ferirli; ieri un guardafili arrestato senza causa giustificata venne

condotto a bastonate alla Commisseria, niente altro che per fare

ostentazione di rigore.»

A Santiago del Estero la polizia «contando sull'impunità delle sue

colpe»--come ha scritto la _Prensa_--ha preso a sciabolate un povero

diavolo perchè aveva rimproverato il commissario d'avergli avvelenato il

cane; poi ha preso a sciabolate due suoi amici che l'accompagnavano,

conosciuti come oneste e laboriose persone, ferendo tutti e tre, dei

quali uno mortalmente alla testa. È comunissimo leggere nella cronaca

dei giornali di «arresti in forma vessatoria e violenta»; questo

significa a pugni e bastonate. Ho sott'occhio un rapporto di

polizia--riportato dalla _Capital_ di Rosario, giornale governativo--nel

quale le parole _bastonazos y machetazos_--bastonate e pugni--vengono

quasi a far parte del linguaggio d'ufficio. Pochi giorni or sono un

vecchio e onorato commerciante italiano in Azul, è stato arrestato nella

solita forma vessatoria violenta, e poi liberato senza la minima

spiegazione. Notizie di questo genere arrivano da tutte le provincie.

Alcuni arrestati presso a Chos-Malal da soldati di linea, che compiono

dei servizî di polizia, come sospetti di furto, sono stati detenuti nove

mesi, durante i quali hanno subìto delle vere torture per essere

costretti alla confessione. Si è giunti a dar loro fino a cinquecento

frustate. Una delle vittime è stata assoggettata al simulacro dello

scannamento che le ha lasciato nel collo il segno del coltello; ed una

donna creduta complice è stata spogliata in presenza dei soldati e

sospesa per i piedi con una corda. Queste le denunzie che la _Prensa_

riportava. Alla Rioja un povero pazzo preso dalla polizia è stato legato

con le mani e con i piedi ad una grossa sbarra di ferro, e poi sospeso

ad una pianta di gelso che si trova nel cortile della Commisseria.

(Giornali del 25 gennaio).

*

* *

La violenza della polizia diviene alcune volte estrema. Un telegramma

laconico da Sant'Antonio (Catamarca) del 15 aprile diceva: «Domenica

dalla polizia locale è stato assassinato il giovane E. M. con un colpo

di remington, senza motivi noti. Si crede ad una vendetta premeditata.»

Soltanto qualche giorno prima un commissario aveva ammazzato a

revolverate due marinai ad Uruguay in Entre Rios. (Giornali del 12 e 13

aprile).

Alla fine dello scorso marzo la polizia di Bahia Blanca ha assalito

alcuni operai italiani inermi al grido di _mueran los gringos_, ne ha

ferito quattro a sciabolate, ed ha inseguito gli altri fin nelle case e

nelle botteghe insultandoli, facendo arresti a casaccio, conducendo in

prigione persino due feriti, uno dei quali in istato grave. Le inchieste

ufficiali hanno negato questi fatti, che però sono attestati da

testimonianze inconfutabili e da una protesta firmata da quarantatre

commercianti di Bahia Blanca appartenenti a varie nazionalità. I

commercianti di quella città sono cinquantadue.

A Corrientes, nella colonia Bella Vista, un giovane, che dal nome

sembrerebbe italiano, è stato anche lui assassinato dalla polizia. Il

telegramma pubblicato dalla _Prensa_ diceva così: «Il giovane tornava da

un ballo con un fratello. Un ufficiale e un sergente di polizia lo

raggiunsero per via e il sergente gli diede la morte.»

In questi casi spesso le autorità superiori iniziano delle inchieste, la

giustizia se ne impadronisce, ma la cosa finisce così quasi sempre, con

un po' di rumore. Dopo qualche anno i giudici dichiarano che per il

tempo trascorso è impossibile fare la luce, e buona notte. Alcuni agenti

di polizia di Trenque Lanquen sono stati così recentemente liberati

dalle accuse di usurpazione d'autorità, brigantaggio, stupro, furto e

usurpazione d'immobili, le vittime dei quali furono dei contadini della

colonia La Luisa, di nazionalità francese. Ho sotto gli occhi i rapporti

pervenuti al ministro di Francia, che fanno fremere d'orrore e

d'indignazione. «C'est la Justice condamnée par les juges

eux-mêmes!»--scrive nei suoi commenti _Le Courrier de la Plata_, organo

della collettività francese.

E pensate che non tutte le vittime della polizia hanno il coraggio se

non la possibilità di avanzare i loro rapporti. Pensate che vi sono

tanti gridi di dolore che si perdono inascoltati nell'immensità della

Pampa!

Che difesa può rappresentare per la società questa polizia che fra pochi

buoni elementi contiene tanto marcio? Un giornale di Santiago del

Estero--dove i reati sono comunissimi--_El Siglo_, giornale che cito a

preferenza fra tanti perchè non tacciabile certo d'avversità al

Governo--dimostra la parte che ha la polizia nello sviluppo della

criminalità, non fosse altro per la sua passiva condotta di fronte al

delitto, conseguenza inevitabile della sua disorganizzazione. La polizia

non si cura talvolta nemmeno di eseguire le constatazioni del delitto.

«La garanzia della vita e della proprietà delle popolazioni rurali--dice

_El Siglo_--va facendosi ogni giorno più illusoria, al punto che non si

prende alcuna misura per la persecuzione e la punizione dei colpevoli, i

cui crimini hanno per teatro gli stessi sobborghi di questa capitale.»

_El Municipio_ di Rosario ha scritto: «Basta percorrere i centri rurali

e conversare con gli abitanti autorevoli, per darsi conto che la vita

laboriosa e onorata si è fatta impossibile per il predominio degli

elementi nocivi che commettono le maggiori ferocie senza che nessuno li

molesti.»

Ma anche se una tale polizia proteggesse le popolazioni dai criminali,

che mai le proteggerebbe poi dalla... polizia?

È giustizia riconoscere che fra le quindici polizie argentine quella di

Buenos Aires è di gran lunga migliore, e rappresenta un'eccezione

lodevole. Da qualche anno è stata organizzata su modelli europei. La

vita internazionale della grande metropoli ha avuto un'influenza sui

costumi; la lotta politica ha preso in quell'ambiente vastissimo forme

meno primitive e meno brutali, e la polizia si trova ricondotta a poco a

poco al suo naturale ufficio di strumento della giustizia. Va rientrando

nella legalità. Non vi è ancora rientrata del tutto, perchè anche a

Buenos Aires, a dire il vero, avvengono qualche volta arbitrî e abusi

polizieschi; ma sono un nulla in confronto agli orrori ed errori delle

polizie _gauchas_ delle provincie.

E se si potesse fare il bilancio di quanto costano alle operose,

infaticabili ed umili popolazioni rurali quegli errori e quegli orrori,

quanto denaro, quante lacrime, e quanto sangue italiano!...

L'ESERCITO ARGENTINO.

[Dal _Corriere della Sera_ dell'8 giugno 1902.]

Negli ultimi giorni dello scorso anno, mentre la questione

argentino-cilena prendeva un aspetto minaccioso, tanto che la guerra si

credeva da alcuni imminente, inviai da Buenos Aires una corrispondenza

sopra l'esercito argentino. La probabilità della guerra rendeva

l'argomento della massima attualità; ma nello stesso tempo poteva

sembrare inopportuna la pubblicazione di critiche sopra un esercito alla

vigilia forse della sua entrata in campagna, e credetti mio dovere di

far sospendere quella pubblicazione.

Ora l'orizzonte è schiarito; sulla Cordigliera delle Ande brilla

l'arcobaleno. Un telegramma del 1 giugno al _Times_ comunica che una

convenzione è stata stabilita fra le due Repubbliche rivali, per la

quale si limitano gli armamenti navali fino alla eguaglianza delle due

flotte argentina e cilena, facendo inoltre assicurazioni di politica

pacifica che non possono essere accolte senza una vera soddisfazione da

noi italiani. Ma gli accordi stabiliti non accennano agli armamenti

terrestri, e un telegramma della Stefani da Parigi ha annunziato ieri

che l'Argentina ha ordinato armi in Germania per ottanta milioni. Adesso

è dunque doppiamente opportuno un esame spassionato dell'esercito

argentino al quale sono inerenti gravi problemi finanziarî e politici.

Oggi le spese militari aprono grandi breccie nel non florido bilancio

dell'Argentina, e noi che abbiamo il più legittimo desiderio della

prosperità della Repubblica, non possiamo disinteressarcene; e nello

stesso tempo non possiamo disinteressarci dal conoscere fino a quale

punto quell'esercito risponda alle condizioni di garanzia per la

tranquillità e la sicurezza della Repubblica, che è la tranquillità e la

sicurezza di tanti nostri connazionali.

*

* *

La probabilità d'una guerra risveglia in ogni pacifico cittadino l'animo

d'uno stratega. Sorgono legioni formidabili di profeti militari, i quali

muovono compatti le prime ostilità... al buon senso. Così per la

possibile guerra fra il Cile e l'Argentina non mancavano critici

militari che facevano ogni giorno la più abbondante distribuzione di

vittorie e di sconfitte.

Nulla in verità è poi più difficile di un giudizio sopra una guerra come

questa, nella quale ogni belligerante avrebbe da lottare con enormi

difficoltà opposte dalle distanze, dalla conformazione territoriale di

probabili campi di battaglia, dalla lunghezza sterminata delle linee di

comunicazione, dalla impossibilità di regolari servizî logistici.

L'inaspettato e la sorpresa avrebbero in una tale guerra una parte molto

importante. Avevano torto coloro che prevedevano l'arrivo dei cileni

sulla _Plaza de la Victoria_ di Buenos Aires, come coloro che

predicevano il bivacco degli Argentini per le vie di Santiago. Le

condizioni nelle quali si svolgerebbe una tale campagna, che sarebbe

stata lunghissima e fortunosa, potrebbero togliere valore alla affermata

superiorità dell'organizzazione militare cilena e neutralizzare i

difetti della difesa argentina.

Ciò non toglie però che questi difetti esistano, e che a noi europei

specialmente si rivelino con maggiore crudezza per il paragone che

istintivamente facciamo fra questo esercito ed i nostri.

Il sentimento militare nelle nostre nazioni ha preceduto tutti gli

altri, persino quello della nazionalità, perchè è nato prima che

nascessero le nazioni. Noi siamo stati popoli essenzialmente guerrieri;

ci siamo tagliati le nostre patrie a colpi di spada; la guerra è stata

la più nobile delle nostre occupazioni--a torto o a ragione, non

discuto--; per secoli abbiamo considerato la guerra come l'unica fonte

di ogni onore; la nobiltà non poteva nascere che fra lo strepito delle

battaglie, e per le battaglie è vissuta fino ad oggi. Portare la spada è

stato un privilegio ambìto, e i segni di onorificenza che anche oggi

rendono tanto fieri i nostri imbelli soprabiti borghesi non hanno

origine che nella guerra. L'esercizio delle armi è stato da noi sempre

riconosciuto come fra i più eletti, e l'esercito è divenuto poi oggetto

di ogni onore e di ogni amore quando il popolo tutto è stato chiamato a

combattere nelle sue file le più sante battaglie; l'esercito è divenuto

tutta una cosa, tutta una carne col popolo.

Nell'America no; il sentimento militare è l'ultimo arrivato fra i

sentimenti del popolo. Si è formata una società di politicanti,

commercianti, industriali, agricoltori, la quale quando ebbe bisogno di

un esercito se ne assoldò uno, come si assolda un guardiano,

componendolo di tutti coloro che non avevano o non potevano far di

meglio. L'on. Belin Sarmiento, deputato federale, nipote del grande

statista argentino Sarmiento, in una pubblicazione fatta nel 1892, ci

dipingeva i soldati d'allora come «provenienti dallo scolo degli

elementi sociali che non trova altra uscita, uomini indegni della vita

civile, molti avventurieri, _déclassés_, indiani incapaci al lavoro e

persino criminali». Si comprende in quale considerazione nell'opinione

pubblica doveva esser tenuto questo esercito e in quale disdegno per il

militarismo sia cresciuto il popolo argentino. Dio mi guardi dal

discutere se questo sia un bene o un male; se la mancanza del fardello

delle tradizioni militari--dalle quali pur sgorga quello spirito di

disciplina che compagina le forze e le volontà--renda realmente più

leggero un popolo sulle vie del progresso. Constato dei fatti e nulla

più. I nuovi popoli, anche senza il militarismo, pare che si odiino

precisamente come i vecchi.

L'anima collettiva argentina, pronta sempre agli entusiasmi, alla

presunta vigilia d'una guerra, inneggia all'esercito; ma nel sentimento

individuale le diffidenze, le prevenzioni e la poca simpatia persistono,

e ciò forma oggi il maggiore ostacolo alla buona organizzazione della

difesa nazionale. Una legge sulla coscrizione militare è ora in vigore,

ma i risultati non sono certo soddisfacenti, perchè non è penetrato

nello spirito di tutto il popolo--e non lo potrebbe essere--il

sentimento del dovere militare, perchè sottrarsi all'obbligo di far

parte dell'esercito non è sempre considerato indegno e vergognoso,

perchè chi può eludere la legge troppo spesso la elude senza che senta

gravarsi intorno il disprezzo del popolo, che potrebbe essere il più

potente stimolo al compimento del dovere. La legge è benigna, le

autorità sono clementi, la rilassatezza e l'indifferenza generale

sanzionano tutto.

*

* *

Due altri mali antichi affliggono l'esercito, e sono la politica e la

speculazione--i due mali del resto che rodono la Repubblica intera. Per

la politica, l'esercito non è risultato uno strumento di difesa

nazionale; il nemico esterno è stato perduto di vista nella

preoccupazione del nemico interno.

Nella lunga serie delle rivoluzioni l'esercito ha sempre preso parte

attiva con i suoi _pronunciamientos_, dimenticando il suo alto ufficio,

e distruggendo a colpi di cannone la sua compagine.

Per la speculazione, l'esercito, divenuto campo di sfruttamento, è

costato somme favolose, restando male equipaggiato e male organizzato.

Nella citata opera del Belin Sarmiento trovo questo dato ufficiale: il

costo del soldato argentino era nel '92 di 2025 _pesos_ all'anno; le

cose non sembrano molto cambiate poichè, non contando la farraggine

delle spese straordinarie, il soldato argentino costa oggi sui

_tremilaottocento_ franchi all'anno, cifra enorme se si pensa che il

soldato europeo costa in media meno di mille lire all'anno. Come mai?

Non è facile immaginare il saccheggio della speculazione nei bilanci

della guerra. Partite di cavalli e di muli pagate effettivamente la metà

meno dei prezzi che figurano pagati (un fatto simile è stato denunciato

il 12 aprile da due giornali), forniture di sellerie e di armi fatte a

prezzi disastrosi, somme rilevanti passate in _tramitaciones_ per

ottenere contratti di forniture, ecc. A capo dell'amministrazione del

Ministero della guerra vi è un «intendente di guerra», impiegato

borghese. Ora, non tutti gl'intendenti sono stati di una regolarità

scrupolosa; ve ne sono stati di quelli che hanno preso percentuali di

discutibile legalità sugli affari di forniture e di altro, senza

misteri, ritirandosi dopo due o tre anni con delle vere fortune. (È

doveroso dire che il presente intendente di guerra gode fama di uomo

onesto; ma certi suoi predecessori!...).

Il giornale _El Diario_, qualche anno fa, con una serie di articoli--che

si è saputo scritti da persona assai addentro in questioni militari--ha

rivelato molti mali che bruttano l'esercito argentino. Pare persino che

vi siano talvolta dei fornitori imposti «per ordine» ai colonnelli. Un

colonnello che si rifiutò ad una tale obbedienza sarebbe stato punito

inviando il suo reggimento a soffrire i rigori di cinque mesi d'inverno

nelle regioni andine, senza equipaggiamenti e senza vestiario invernale!

L'esercito, come disgraziatamente tante altre istituzioni argentine, è

stato considerato una specie di greppia, alla quale con un po'

d'influenza si poteva fare una mangiatina. E a furia d'influenze e di

appoggi non è stato difficile a molti persino di ottenere le spalline. A

questo si deve in grande parte se l'esercito argentino, composto d'un

effettivo di 8691 uomini, ha l'onore d'essere comandato da ventisette

generali (senza contare tutti i generali fuori di attività di servizio),

da quattrocentoquattordici colonnelli, da duecentoquarantasei

maggiori--notate la decrescenza--da centosettanta capitani,

quattrocentocinquantasei tenenti e duecentosessantuno sottotenenti.

Totale 1575 ufficiali in attività, fra i quali i colonnelli sono due

volte e mezza più numerosi dei capitani, ed i sottotenenti quasi eguali

in numero ai maggiori. Ciò significa un ufficiale per ogni cinque

soldati... e mezzo.

È facile comprendere il valore di questa massa di comando. Eccettuati un

quindici o venti ufficiali superiori, molti dei quali di sangue

straniero, veramente colti e moderni, licenziati da scuole militari

europee--e specialmente italiane--e un buon gruppo di giovani

promettenti, il resto, nella buona maggioranza, sarà formato da eroi

capaci di farsi ammazzare senza batter ciglio--e lo hanno qualche volta

dimostrato--ma digiuni di scienza militare, e spesso anche... civile. È

noto un vecchio colonnello che non sa nè leggere, nè scrivere. Firma col

timbro, come Carlo Magno. L'uso della carta topografica risulta per

molti antichi ufficiali un vero rompicapo cinese, davanti al quale

capitolano esclamando: _Es mas practico el baequiano!_--È più pratica la

guida!

*

* *

Naturalmente i giovani, i moderni, si trovano in lotta con i vecchi.

Formano il partito dei riformatori, capitanato dallo stesso ministro

della guerra Ricchieri--di origine italiana--uomo di vedute ampie e di

solida coltura, dal quale l'esercito aspetta salvezza. Ma i «giovani»

sono alla loro volta divisi fra i «figli del paese» e gli stranieri ed i

figli di stranieri!... Ne vengono continue polemiche, critiche acerbe

che si trascinano sulle colonne dei giornali, con evidente nocumento

della disciplina.

E questa benedetta disciplina sarebbe tanto necessaria in un esercito,

che, come l'argentino, conserva ancora una parte degli elementi torbidi,

dei quali parlava l'on. Belin Sarmiento, formata in maggioranza da

indiani e meticci. Non bastano a mantenere la disciplina le crudeli pene

corporali che si applicano con frequenza e spesso con eccessiva durezza.

All'indisciplina concorre in parte il regime di vita del soldato, la

libera uscita che ottiene alla notte, durante la quale non di rado si

ubbriaca. I soldati escono senza le armi, ma hanno quasi tutti il

coltello infilato negli stivali, pronto ad uscir fuori quando il vino o

la _caña_ annebbiano la mente. Tornano al quartiere insofferenti del

giogo disciplinare, stanchi, impreparati alle dure esercitazioni della

milizia.

L'Argentina vista come è · 第 6 / 15 段