soltanto rende possibile la coltura di quel suolo tropicale, il Governo
toglie l'acqua agli avversarî politici per far seccare i loro raccolti e
far morir di sete uomini e bestiami. Lo chiamano il _gobierno de
l'agua_. (_Nacion_, 9 gennaio). Il penultimo governatore d'una delle
principali provincie ha passato gli ultimi sei giorni del suo regno a
firmare boni di tesoreria a favore di partitarî per un valore pari al
bilancio della provincia--quattro milioni di _pesos_. La storia non dice
se al settimo giorno il bravo uomo si prese il meritato riposo. Dice
però che venne sollevata la questione della validità dei boni, risoluta
favorevolmente e che l'ex-governatore venne immediatamente... fatto
senatore! A Tucuman un ministro delle finanze accusa il predecessore di
aver stornato grosse somme per lavori pubblici che non si sono mai
visti, e nessuno gli bada (_Prensa_, 20 marzo). Un ex-governatore è
accusato d'aver sottratto centomila _pesos_ da una sovvenzione per una
calamità pubblica (_Diario_, 5 aprile). Alcuni Governi provinciali, come
quelli di Entre Rios e San Juan, non rendono conto delle somme pagate
dal Governo centrale per l'istruzione, e lasciano i maestri quattordici
mesi senza stipendio. Il Consiglio nazionale d'educazione è alla sua
volta accusato dai giornali di grosse irregolarità amministrative a
proposito della costruzione di edifici scolastici costati quattro volte
il loro preventivo. La _Prensa_ attribuisce la massima parte del
_deficit_ delle imposte alle irregolarità commesse abitualmente dagli
incaricati dell'esazione. Tutto questo non può stupirci più. Entra quasi
nell'ordine naturale delle cose.
I Parlamenti votano sempre nuove spese e creano nuovi impieghi per
contentare le clientele, mentre il paese precipita alla rovina, mentre i
coloni delle principali provincie mancano persino della semente, e la
miseria s'avanza ululante dai campi verso la città. I debiti provinciali
aumentano con una rapidità che ha dell'emulazione. Con un bilancio che
mette paura, il Parlamento federale vota un aumento di trenta milioni di
_pesos_ di nuove spese e crea una quantità di nuovi posti diplomatici
per «provvedere alle necessità di certi gentiluomini messi colle spalle
al muro dalla mancanza di mezzi» (_El Diario_). Molti uomini politici
sono pubblicamente accusati di gravissime immoralità, ben definite e
particolarizzate, e le loro ricchezze favolose autorizzano il sospetto.
Il _Diario_ racconta che per avere una modificazione sulla tariffa
doganale di un certo articolo si offrivano settantamila _pesos_ nei
_couloirs_ del Congresso. «Al Congresso poco importa di protezionismo e
di libero scambismo--scriveva la _Patria degli Italiani_, commentando la
notizia--chi meglio paga, meglio è servito.»
Giù giù per la trafila amministrativa tutto cammina così. Vi sono
governatori che commettono ogni sorta di abusi. Gli stranieri del
Neuquen in questo momento si agitano implorando che per carità non
venga rieletto il governatore presente vicino a scadere di carica
(_Prensa_, 10 marzo). A Rufino gli stranieri si trovano costretti a
riunirsi in una «Società di resistenza» contro gli abusi delle autorità;
una specie di Compagnia d'assicurazione per i danni che si scatenano
dall'imperversare della prepotenza (_Prensa_, 3 marzo). E più giù ancora
tanti magistrati vendono la giustizia e regalano ingiustizia, dei
giudici di pace sfruttano tranquillamente i coloni, dei commissarî sono
loro complici, e per loro conto commettono angherie e persecuzioni
infami: fino agli agenti, agli ultimi soldati di polizia nelle colonie,
che da selvaggi che sono, fanno anch'essi del loro meglio, arrestando,
bastonando e violando quando e come possono. Di queste gesta parleremo.
*
* *
Bisogna concludere che l'Argentina è veramente un paese meraviglioso se
ha potuto trascinare fino ad ora un tale mostro divoratore sulle sue
spalle. In esso principalmente va cercata la ragione vera della sua
crisi spaventosa e del suo mortale abbattimento presenti, le cui
conseguenze ricadono sui nostri lavoratori. Questi a centinaia e
centinaia di migliaia scontano con la miseria, laggiù, lontani dalla
Patria--verso la quale si volgono tristamente i loro pensieri come verso
una felicità per sempre perduta--gli errori e le colpe che non sono
loro!
Intanto si dice nelle sfere ufficiali che le _risorse_ del paese
salveranno la situazione. Questa è una bella maniera per dire che sarà
pur sempre il lavoro, _il nostro lavoro_, che pagherà tutto!
LA GIUSTIZIA ARGENTINA.
[Dal _Corriere della Sera_ del 1-2 giugno 1902.]
Il generale Roca, durante la sua ultima _tournée_ in Europa, andò a
visitare Bismarck, che nell'eremitaggio di Friedrichsruhe era diventato
come l'oracolo politico di tutti gli statisti in vacanza. Si dice che in
quella circostanza l'Oracolo, interrogato su ciò che pensava
dell'Argentina, rispondesse, fra una boccata e l'altra della sua pipa
leggendaria:
--Il vostro paese non avrà avvenire finchè non avrà Giustizia!
Sono passati degli anni, ma c'è da scommettere che, anche oggi, se il
signor Presidente potesse interrogare l'anima del Gran Cancelliere, si
sentirebbe rispondere con le medesime parole.
Perchè infatti si può dire che in quel beato paese c'è tutto ormai, meno
che la Giustizia. La libertà, il commercio, la proprietà, e persino la
vita non vi sono sempre efficacemente garantiti. Troppo sovente la
Giustizia è partigiana o corrotta. In essa trovano forza la prepotenza,
la disonestà, la criminalità. La Giustizia, soggetta spesso a tutte le
malsane influenze dei partiti, del denaro e degl'interessi personali,
assicura troppe volte l'impunità al «figlio del paese»--che può disporre
di queste forze--e concorre così a mantenere la massa straniera in una
condizione sempre più umile di sottoposizione.
E tutto questo perchè anche la Giustizia soffre laggiù del gran male
d'origine: la politica. Nasce e vive nella politica; è agitata dalle
passioni della vita pubblica; strettamente legata all'ambiente; bruttata
dagli stessi difetti e delle stesse colpe che è chiamata a correggere e
a punire. Gli uomini che amministrano la Giustizia sono nominati a tale
onore non sempre per i loro meriti personali, per il loro carattere, la
loro onestà, la loro indipendenza, la loro coltura, ma perchè sono del
partito al potere, oppure amici o parenti di persone d'influenza, o
intriganti, o complici in trame politiche. Avviene così di trovare dei
giudici che non hanno nessuno dei requisiti che la legge richiede. «A
Santiago de l'Estero non un solo membro del Potere Giuridico possiede i
requisiti costituzionali» (Giornale _La Prensa_, 3 novembre).
Immaginiamo quale autorità può emanare da questi magistrati. Il peggio è
che vi sono dei giudici ben altrimenti indegni del loro posto
specialmente nei gradi minori della magistratura. «In certe provincie la
libertà, l'onore e i beni della povera gente sono in mano di Giudici di
Pace degni della galera»,--scriveva la _Patria degli Italiani_ il 7
dell'aprile passato, giustamente esasperata da alcune infamie
giudiziarie commesse nella provincia di Cordoba; e aggiungeva:--«Ecco
perchè nelle campagne gli stranieri vivono a disagio e le colonie si
spopolano. La Giustizia di Pace in mano a malfattori volgari irrita e
disamora del paese gli emigranti, che vedendosi in balìa di furfanti
rivestiti di autorità fuggono, sottraendosi al peggiore dei dispotismi,
quello della giustizia amministrata da farabutti.» Vi sono troppi
giudici che hanno familiarità con la colpa: alcuni di essi debbono
all'appartenere alla giustizia il beneficio di non esser chiamati a
renderle conto delle loro azioni. Vi sono giudici che hanno subìto delle
condanne; vi sono dei recidivi: vi sono dei criminali.
*
* *
Se nelle alte sfere della magistratura non mancano dei buoni e dei
colti, ciò non toglie che l'organismo giudiziario non sia profondamente
guasto, e--questo è un sintomo grave--poco vi si bada. Un commissario
governativo, incaricato di un'ispezione nella provincia di Santa Fè,
dice nel suo rapporto che «i posti di Giudice di Pace appartengono a
covi di uccelli di rapina che si sono stabiliti in ogni colonia.» (_La
Prensa_, 20 aprile). La _Prensa_ dell'11 aprile riporta questi
apprezzamenti del giornale _La Verdad_ di Entre Rios: «Sono note le
azioni vergognose compiute da certi magistrati. Tutto han commesso,
dalla prevaricazione al furto, fino al sindacato dei giudici con i
procuratori, ecc. Tutto ciò ha spinto la nostra giustizia in una discesa
obbrobriosa, trascinando nella sua _débâcle_ di corruzione i grandi
interessi della società che si trova abbandonata alla voracità dei
saccheggiatori dei Tribunali.»
Si è arrivati al punto da contare, nelle campagne, i buoni giudici come
eccezioni. «I Giudici di Pace e i commissarî delle colonie, _salvo
oneste eccezioni_, spogliano, derubano, taglieggiano i poveri coloni.»
(_Patria degli Italiani_, 20 novembre). La _Prensa_ del 22 aprile
consiglia il governatore di Cordoba a nominare per giudici «uomini
onesti e degni per sollevare le popolazioni dai molti mali che le
affliggono a causa dei cattivi giudici.» Il consiglio è ottimo anche per
tutte le altre provincie della Repubblica.
Le accuse a carico di giudici piovono giornalmente sulle colonne dei
giornali di tutti i partiti, ma le autorità governative rimangono bene
spesso indifferenti. La _Nacion_ ha fatto, inutilmente, una vera
campagna contro un giudice molto influente della Capitale, accusandolo
velatamente di vita immorale, scandalosa, di affari loschi, di
parzialità. Alcune di quelle _schiave bianche_, che infami trafficanti
traggono con inganno dai villaggi d'Europa, e per la cui sorte i Governi
ora cominciano a preoccuparsi, riuscirono a fuggire dalle mani dei loro
«padroni» e ricorsero alla polizia, che arrestò i colpevoli. Ma il
giudice in questione diede ordine di liberarli e fece carcerare quelle
infelici. La stampa accusò il giudice d'aver favorito degli «amici
personali»; ed egli è sempre giudice! Un altro giudice proscioglie dei
detentori di bische clandestine e poi ordina che sia tolta ogni
sorveglianza sulle case da giuoco: viene accusato di favoritismo, ma
resta sempre giudice. Un giudice è denunziato per falsificazione in atto
privato e non viene nemmeno sospeso dalle funzioni. (_Patria_, 30
dicembre). La _Prensa_ riporta da un giornale provinciale che parla
della giustizia corrotta: «Il potere esecutivo non pensa a porvi un
rimedio, anzi ora si tratterebbe di dare un avanzamento a qualcuno dei
magistrati sotto la cui giurisdizione sono scomparse considerevoli somme
di denaro appartenenti ai depositi giudiziari...»
Nelle Colonie vi sono di quei giudici che per ironia si chiamano di
pace, che fanno ordinanze di sequestro a danno dei coloni, portando loro
via i raccolti, gli animali da lavoro, gli attrezzi, tutto, e
lasciandoli spesso nella più dolorosa miseria. (_La Libertad_ di
Cordoba, 2 aprile).
Un gruppo di coraggiosi, abitanti un _pueblito_ nel Rio Negro, ha
domandato al ministro della giustizia di ritirare il Giudice di Pace e
sostituirlo con una persona per bene. Quel degno magistrato sarebbe
stato già da anni accusato di gravi colpe commesse come giudice a
General Roca--paese del Rio Negro--poi d'irregolarità come capo del
Registro Civile. Ora il giudice recidivo è accusato di negata giustizia,
di favoritismo per partitarî politici; ma non basta; è anche accusato di
aver tentato, usufruendo della sua autorità, di portar via una fanciulla
minorenne alla madre, infine di complicità nel ratto d'un'altra
minorenne, la quale sarebbe stata rinchiusa per alcuni giorni nella di
lui casa. Il rapitore era il figlio del giudice. Il segretario di questo
magistrato è sotto l'accusa di tentato assassinio. (_Prensa_, 3 marzo).
*
* *
Gli _escandalos judiciales_, sia pure di questi ultimi mesi, formano
un'imponente raccolta di cose orribili e talvolta amene. Nelle provincie
la vendita della giustizia è una cosa purtroppo non rara. Qualche
giudice ha delle trovate originali in questioni di... affari; uno
domandò all'avvocato della parte favorita alcune monete per un amico
numismatico, al quale mancavano precisamente sette _aguilas_
nord-americane d'oro (settecento lire) alla sua collezione. Vi sono
anche dei giudici che si fanno pagare dalle due parti: la giustizia al
migliore offerente. Fra tutti, eccovi un caso che fa pensare ad un
intreccio da _pochade_. Un italiano che vive a Serodino--presso
Rosario--e che chiameremo con la sua iniziale V., ha comperato da un
altro italiano una trebbiatrice, la quale però è perseguitata da un
mandato di sequestro, come un cassiere in fuga. Un curatore si presenta
a Serodino per fare eseguire il sequestro; ma il Giudice di Pace della
colonia, pagato dal V., si rifiuta di eseguirlo, dando così tempo al V.
di correre a Rosario, di presentarsi in compagnia del suo avvocato al
giudice L., che aveva spiccato l'ordine di sequestro, e di ottenere la
revoca mediante il pagamento di cento _pesos_. Il curatore, informato
dell'accaduto dal segretario del giudice, corre alla sua volta dal
magistrato, paga duecento _pesos_ e si fa spiccare un secondo decreto di
sequestro, revocante la revoca. Seguite bene l'intreccio. Il segretario
del giudice telegrafa immediatamente a Serodino al V., informandolo, e
questi si precipita a pagare trecento _pesos_ ottenendo una seconda
revoca. Qui incomincia il fantastico. Il curatore, con un crescendo che
il valore della macchina giustifica (6000 _pesos_) aumenta la somma e
ottiene un nuovo ordine di sequestro che... viene revocato dietro il
pagamento di mille _pesos_. Forse la cosa non sarebbe finita qui e il
giudice avrebbe terminato per intascarsi la trebbiatrice se il V. non
avesse avuto l'idea felice d'associare agli utili della trebbiatura un
argentino influente, e, si capisce, non s'è parlato più di sequestri.
Una tale corruzione, se è in certo modo spiegabile nei Giudici di Pace,
che hanno un periodo di carica limitato ad un anno, rinnovabile, e che
sono senza stipendio--è vero che per legge dovrebbero essere scelti fra
i più ricchi e i più onorati cittadini!--è assolutamente incomprensibile
negli altri giudici i cui stipendî, che si parla di aumentare, variano
sui mille e cento, mille e duecento, mille e cinquecento _pesos_ al mese
(2750, 3000, 3750 lire circa al mese). Le cause vanno ricercate dunque
non nelle circostanze, ma negli uomini. È la coscienza che si è
modificata. Le colpe e i delitti sono guardati con occhio soverchiamente
benigno.
Assassini volgarissimi sono assolti per poco che godano d'influenze nel
mondo politico. O almeno sono rilasciati ad una libertà provvisoria che
dura a vita d'uomo, e i loro processi vengono sospesi nel purgatorio
degli archivî. Da un'inchiesta del Ministero della Giustizia risulta che
a Buenos Aires--dove funzionano una giustizia senza paragoni migliore di
quella delle provincie, ed una polizia che laggiù dicono la _premiera
del mundo_:--sopra ogni _cento delitti_ ne vanno _impuniti ottantotto_!
E cioè: trenta colpevoli non sono arrestati affatto; degli arrestati
quarantotto sono rilasciati per ordine dei giudici d'istruzione; dei
ventidue che rimangono, dieci sono assolti dai tribunali e non rimangono
puniti che... dodici colpevoli, a pene del resto quasi sempre benigne se
non si tratta di stranieri. (Dal _Diario_ del 23 marzo '99 e dall'ultima
pubblicazione del senatore Agostino Alvarez sulla politica argentina).
Figuriamoci che cosa avviene fuori della capitale!
*
* *
E la necessità d'una sana e rigida giustizia non è in nessun luogo così
fortemente sentita come in quei paesi giovani, spinti avanti dal rapido
accrescimento della operosa popolazione dovuto all'emigrazione, dove
tutti gli appetiti si risvegliano nel tumultuoso periodo dello sviluppo,
dove la lotta per la fortuna prende forme violentissime, dove
gl'interessi e le passioni scatenano nella mobile società--come il
maestrale nell'Oceano--tutte le tempeste dell'umana malvagità. Nel
Far-West nord americano, quando il miraggio della fortuna vi attirò
tutto un popolo di avventurieri pronti al delitto prima che quella
società avesse affidato la sua difesa ad una giustizia organizzata,
nacque la legge di Lynch; la società si difendeva da sè.
La criminalità nell'Argentina non è frenata dai rigori della giustizia,
nè da quelli della società.
La società è clemente verso la colpa; «noi succhiamo nascendo un latte
di clemenza»--ha scritto l'Alvarez. Nelle campagne ammazzare si dice una
_desgracia_; ma, intendiamoci, non è una disgrazia per chi ci rimette la
pelle, ma per l'assassino. C'è chi ha, poveretto, molte... disgrazie
sulla coscienza. Questi uomini si chiamano «uomini d'azione». Tutto
questo si spiega. È troppo fresco nella memoria il ricordo del periodo
sanguinoso dei Facundo, dei Frate, dei Chacho, del tiranno Rosas, a
petto ai quali i nostri capitani di ventura erano delle signorine
sentimentali, periodo che potrebbe chiamarsi il medioevo argentino. E le
stragi degl'indiani, le sanguinose guerre civili sono ancora nella mente
del popolo. E poi il sangue argentino è sangue andaluso con un pochetto
di sangue indiano, e perciò l'argentino è cortese, cavalleresco,
generoso forse anche, ma bene spesso impetuoso e violento.
«Nell'Argentina dall'epoca dell'indipendenza nessuna infermità ha
distrutto più popolazione»--ha scritto l'Alvarez--«di quella che
Chamfort chiamava la fraternità di Caino; il revolver e il pugnale sono
endemici, e per un niente s'ammazza, come vuole l'uso _criollo_.» La
rivoltella è nelle tasche di tutti. «È poco che in un ballo al quale
erano convitati alti personaggi»--ha scritto un giorno la _Nacion_--«un
diplomatico straniero espresse la sua sorpresa nel sapere che molti
invitati avevano lasciato le loro rivoltelle al guardaroba, come se
uscendo temessero un'imboscata, o preparassero una cospirazione.»
Il male è che spesso sono dei nostri connazionali le vittime della
«fraternità di Caino» e potrei citare molti, troppi casi d'italiani
uccisi impunemente, talvolta senza ragione, per brutalità, se non per un
semplice esercizio di _tiro al blanco_--come ultimamente è avvenuto in
una colonia di Santa Fè, dove un _gaucho_ ha ammazzato un giovane
italiano per provare un Winchester nuovo. Una madre italiana con i suoi
cinque bambini sono stati trucidati da un _criollo_ presso Bahia Blanca,
alcuni mesi fa, e un giornale argentino, che pubblicava la fotografia
orribile delle vittime accatastate nel disordine tragico della morte,
scriveva: «il colpevole cadrà domani in mano della giustizia per essere
posto in libertà per l'influenza d'un _caudillo_ elettorale o per la
sensibilità dei giudici.» Un fatto analogo è avvenuto a Raffaela nella
sera del 20 settembre passato; due italiani vennero assassinati a
tradimento nel loro negoziuccio di _almaceneros_ a scopo di furto, e i
colpevoli, due _gauchos_, sono già liberi. Per un altro fatto consimile
il ministro d'Italia, che domandava la ricerca e la punizione dei
colpevoli, si sentì rispondere che la Giustizia nelle provincie è
autonoma. È ancora vivo a Buenos Aires il ricordo dell'assassinio d'un
povero lustrascarpe italiano compiuto dal figlio di un senatore, e
quello di un distinto giovane italiano ammazzato a colpi di revolver
sulla poltrona d'un teatro. Gli autori rimasero impuniti.
Quali fulmini non dovrebbe scagliare la legge per curare tanto male e
così profondo?
Anche quando è buona, l'amministrazione della giustizia è così lenta,
complicata e debole che riesce spesso inefficace. Per il commercio, ad
esempio, rappresenta una rovina. La _Nacion_ ha con una serie di
articoli rivelato tutte le porte che la giustizia difettosa spalanca
alla disonestà commerciale. Dei bancarottieri possono impunemente
offrire delle percentuali ridicole a saldo dei loro debiti; hanno una
frase magica per spaventare i creditori: Se non accettate mi metto nelle
mani del tribunale!
Coi tribunali non si sa mai come si vada a finire!
Vi è una legione enorme di curiali, procuratori, curatori, uscieri, che
nella lingua del paese sono chiamati con la espressiva denominazione di
_aves negras_--uccelli neri. Questi corvi appollaiati intorno ai
tribunali, si precipitano dove c'è qualche cosa da mangiare, e fra
onorarî, percentuali, prebende e propine finiscono ogni cosa,
dividendosela con un accordo che somiglia ad una complicità legale.
Anche ammettendo l'onestà più scrupolosa nei giudici, è naturale che con
una giustizia così organizzata, la rettitudine commerciale non sia nè
protetta, nè incoraggiata.
Nelle successioni testamentarie di stranieri avvengono cose infami
protette dalla legge. Gli «uccelli neri» non lasciano talvolta una
bricciola dei patrimonî raggranellati qui con stenti e lasciati morendo
ai parenti lontani. Essi mandano le pratiche a lungo per degli anni, se
l'eredità è grossa, per dei mesi se è piccola, fino a che a furia di
spese giudiziarie, di emolumenti, di stipendî per curatele quasi tutto è
divorato.
Non parliamo dei tranelli nelle compre-vendite, per cui un contadino,
supponiamo, che compra un pezzo di terra può trovarsi di non esserne il
padrone: non parliamo delle gherminelle dei contratti e di tante altre
truffe semi-legali che la Giustizia contempla indifferente.
*
* *
Tronchiamo questa esposizione di brutture, le quali nulla aggiungono e
nulla tolgono al triste quadro della Giustizia argentina.
Di tutti i mali che affliggono quella Repubblica--alla quale tanta
fortuna invece potrebbe sorridere--la cattiva Giustizia è il più grave
per i nostri connazionali, perchè è quello le cui conseguenze dolorose
li colpiscono direttamente e immediatamente.
Quei governanti argentini che amano veramente il loro paese e che ne
vogliono il bene, che desiderano l'aiuto generoso delle nostre braccia e
delle nostre simpatie, rivolgano le loro cure al risanamento della
Giustizia. La giustizia è la coscienza d'un paese. Se la coscienza si
risveglia e si migliora, le azioni divengono buone. Pongano tutto il
loro amore e tutta la loro scienza in questo. E nella buona Giustizia
l'Argentina troverà precisamente la guarigione di tutte le sue piaghe!
LA POLIZIA ARGENTINA.
[Dal _Corriere della Sera_ del 5 giugno 1902.]
Un giorno dello scorso marzo il Governatore di Santa Fè, dottor
Freyre--un omone dall'aspetto bonario e dalla parlantina
sciolta--facendomi gli onori della sua casa mi mostrava una curiosa
raccolta di ritratti fotografici. Erano le fotografie di tutti i suoi
impiegati di polizia, bene incorniciate simmetricamente in un grande
quadro di _peluche_ e sormontate dai nomi dei relativi originali, incisi
in targhette dorate. Una epigrafetta in testa al quadro faceva conoscere
che si trattava di un omaggio della Polizia Santafecina al _Señor
Gobernador_ in occasione della di lui recente assunzione al potere. Il
Governatore guardava tutti quei ritratti con una grande espressione
d'uomo soddisfatto, e mi spiegava:
--Li conosco tutti, uno per uno, da quando ero capo come _Jefe
politico_; qualcuno ne ho fatto io--nei suoi occhi sfavillava come una
scintilla di amore paterno--e sono tutti _hombres valientes_, amico!
Gettai un'occhiata sulle fisionomie; una raccolta di tipi risoluti, una
collezione di occhi fieri, di baffi e di barbe dal taglio poco comune, e
qua e là dei nasi adunchi, degli zigomi salienti e delle bocche larghe
tagliate come con un colpaccio di ascia, caratteristiche non dubbie
della razza meticcia. Vi era anche un negro.
--Io conosco la storia di tutta questa gente; li ho tutti nel
pugno--continuava il mio ospite.--Vedete questo, e questo, e questo?
Ebbene, essi non portano il loro vero nome.
Io ascoltavo con un interesse crescente le curiose informazioni che il
Governatore dava a me e ad altri presenti, e non mancavo d'incoraggiarlo
con quelle esclamazioni d'assentimento che sono le goccie lubrificanti
delle conversazioni. Ed egli continuava, ingenuamente persuaso di dire
le cose più naturali del mondo, e di fare il miglior vanto dei suoi
sottoposti.
Così spiegò che alcuni di quei funzionarî non portavano il loro nome
perchè in passato erano stati assassini. Molti di quegli uomini avevano
un passato al quale il Governatore alludeva con reticenze piene di
effetto drammatico. Certi si erano trasformati da delinquenti a
poliziotti per opera sua. Ricordo fra gli altri la storia di un
cocchiere più volte arrestato per ferimento, furto e rivolta agli agenti
a mano armata, e divenuto commissario. Appuntando il dito sopra varî
ritratti il Governatore ripeteva con compiacenza le parole: _Este era un
picaro!..._--Questo era un farabutto--con l'aria di dire: Che uomo abile
che era costui!