come ho accennato, gli alti interessi, diciamo così, dominano. Ma
bisogna por mente che le Banche inglesi sono le più numerose, e
soprattutto le più forti. Le altre Banche non sono che dei satelliti nel
sistema planetario della finanza argentina, nel quale il capitale
inglese rappresenta il sole. Quale enorme assorbimento d'energia non
rappresentano da soli i dividendi che prendono la via di Londra? Il
«London e Brazilian Bank» ha dato quest'anno il 46 per cento di
dividendo, con tutto che nei cambî col Brasile questa Banca ha perduto
la bellezza di 84 mila sterline! Il totale dei dividendi delle Banche
inglesi si può certamente ritenere superiore ai tre milioni di _pesos_
oro, ossia ai quindici milioni di franchi, calcolando modestamente!
La supremazia delle Banche inglesi sul mercato argentino è una
conseguenza logica degli errori e delle colpe commesse nel periodo
dell'affarismo di recente memoria. Al sopraggiungere della crisi del
1891, caddero il «Banco Nacional» e il «Banco della Provincia de Buenos
Aires» e con essi l'Argentina perdette i due unici sostegni della sua
indipendenza economica. È vero che i sostegni funzionavano male! Le
Banche inglesi furono quasi le sole a resistere. Continuarono con calma
le loro operazioni riuscendo a vincere il panico dei depositarî. Le
Compagnie ferroviarie versarono nelle Banche inglesi i loro
introiti--gl'inglesi, beati loro, sono sempre uniti e d'accordo--e quei
milioni non arrivarono inopportuni per fronteggiare la crisi. Il cambio
giunse al 480%, e le Banche inglesi cambiarono il loro oro; quando il
cambio è sceso, dopo sette anni, al 206%, le Banche inglesi hanno
reintegrato, guadagnando così il 234 per cento. La loro posizione è
formidabile. Le ferrovie della provincia di Buenos Aires versano
settimanalmente 600,000 _pesos_ oro, e il solo movimento di denaro delle
Compagnie ferroviarie basterebbe alla vita delle Banche, senz'altro.
Ma il credito incrollabile che le Banche inglesi godono attira a
centinaia di milioni di _pesos_ i depositi privati: esse sono diventate
il tramite principale dei movimenti di denaro, sono divenute il centro
d'un enorme cumulo di affari bancarî.
*
* *
Tutto questo non basta. Gl'inglesi sono anche i detentori della maggior
parte del debito pubblico argentino, che è di trecentottanta milioni di
_pesos_ oro, vale a dire di un miliardo e novecento milioni di franchi.
Di modo che l'Inghilterra in interessi e dividendi assorbe alle finanze
argentine circa quarantasei o quarantasette milioni di _pesos_ oro
all'anno--cioè duecentotrenta o duecentotrentacinque milioni di
franchi--così ripartiti:
Dalle imprese ferroviarie 17 milioni e mezzo, dalle Banche 3 milioni, da
varie imprese 2 milioni, dalle finanze governative per interessi del
debito pubblico 24 milioni.
L'esportazione supererà quest'anno l'importazione, si calcola, di circa
cinquanta milioni di _pesos_. È chiaro che questo _superavit_ attivo è
insufficiente alla benchè minima capitalizzazione; gli sforzi della
produzione sono fiaccati.
Ma noi non abbiamo veduto che la supremazia finanziaria inglese; vi è
anche la supremazia commerciale. Le ferrovie hanno concessioni di leghe
di territorî lungo il loro svolgimento. Nelle regioni più fertili
abbondano le _estancias_ inglesi. I prodotti di queste _estancias_, per
la facilità dei trasporti e per i favori di cui godono, vengono ad avere
una posizione privilegiata sui mercati.
Oltre agli estancieros vi sono i commercianti inglesi, importatori ed
esportatori. Per quel sentimento di unione e solidarietà che è una delle
più invidiabili caratteristiche inglesi, ed anche in forza di quella
massima inglese che _the onesty is the best policy_--l'onestà è la
miglior politica--questi commercianti godono presso gl'istituti bancarî
inglesi di un credito illimitato. E, data la forza delle Banche inglesi,
questi commercianti sono d'una potenza enorme. La concorrenza con loro è
impossibile. Il commercio va scivolando nelle loro mani. I soli scambi
con l'Inghilterra si aggirano sui sessanta milioni annui di _pesos_ oro,
cioè sui trecento milioni di franchi all'anno!
*
* *
Concludendo: guadagna davvero chi ha saputo ed ha avuto i mezzi di
fare.
LE NOSTRE LETTERE DALL'ARGENTINA. CONTINUANDO....
[Dal _Corriere della Sera_ del 23 maggio 1902.]
Le prime lettere dall'Argentina, pubblicate nel _Corriere_, hanno
suscitato polemiche che l'amico lettore non ha forse dimenticato. Sono
stato accusato di malignità, di menzogna e di peggio.
Al momento di continuare la pubblicazione delle «lettere argentine»,
nelle quali riassumo la imparziale osservazione dei fatti, permettetemi
di parlarvi un poco delle pubblicazioni passate, per le quali tanti
attacchi feroci e ingiusti mi sono stati mossi.
Non è per difendere me; no, è per difendere la verità.
Qualunque sdegno di uomo offeso, qualsiasi legittima indignazione di
onest'uomo attaccato ingiustamente, qualsiasi scatto d'amor proprio
dolorosamente ferito sono ben poca cosa di fronte alla rivolta impetuosa
che divampa nell'animo di chi, conoscendo il vero, lo vede calpestato,
nascosto, lo sente negare senza pudore e senza vergogna. E specialmente
quando questa verità si riferisce a sofferenze, lotte, dolori, miserie e
lacrime di tanti e tanti nostri fratelli!
Qui la questione personale passa in seconda linea. Non vengo a parlarvi
della guerra sleale che mi è stata mossa, degli ostacoli frapposti alla
mia strada, delle ire e degli odî suscitati contro di me, come delle
minaccie e degli insulti che ne sono stati le conseguenze, delle
calunnie basse e ridicole con le quali si è aizzato contro di me il
furore della folla argentina, come per porre un supremo ostacolo al
compimento del mio dovere. Tutto ciò non interessa che me, al più.
Voglio invece parlarvi di quanto ho scritto, che è la verità; e la
verità interessa tutti.
È necessario che non solo sia conosciuta, ma creduta. Pensate che ora,
mentre ben trentatre Società operaie dell'Argentina lanciano agli operai
italiani un manifesto esponendo la loro miseria coi dati ufficialmente
riconosciuti esatti, continuano a salpare per quella Repubblica nostre
navi cariche d'emigranti, i quali vanno con la credula mente piena di
errori e l'anima piena di sogni; e proprio in questo momento un _maggior
numero_ di disgraziati lascia l'Argentina in cerca di pane; pensate a
questa enormità, che mentre migliaia di persone, le quali hanno vissuto
laggiù, che parlano la lingua del paese, che conoscono l'ambiente, si
riducono ad abbracciare la più disperata delle risoluzioni: la fuga,
altre migliaia di persone ignoranti di tutto, ossia in condizione di
enorme inferiorità, si dirigono ciecamente verso quella terra che li
affascina. L'umile posizione che questi allucinati abbandonano in Patria
e che ad essi sembra misera di fronte alla fortuna che sognano, diviene
precisamente la mèta agognata dalla triste e disfatta folla dei
disillusi fuggitivi. E chi può fuggire è pur sempre fortunato! Quanti
non ne hanno più la forza; oh! quando la miseria pone il piede
sul vinto non se lo lascia facilmente sfuggire! _Dodicimila e
quattrocentosessantotto_ emigranti hanno lasciato l'Argentina nel solo
mese di marzo, e dodicimiladuecento ottantatre vi hanno approdato!
Pensate a queste cifre, e ditemi se non è necessario e urgente che la
verità sia nota. Tutti questi nostri emigranti partirebbero forse se
conoscessero niente altro che le cifre dei rimpatri? Non cadrebbe la
benda dai loro occhi? Il tacere è un delitto.
*
* *
Le prime «lettere argentine» sono state conosciute nella Repubblica per
mezzo dei telegrammi dall'Italia diretti al giornale _La Prensa_. Quando
vi avrò detto che questi telegrammi, che poi altri giornali hanno
riportato, avevano dei titoli di questo genere: _Insultos à los
Argentinos_. _Nuevas apreciaciones injuriosas_. _Un enemigo de
l'Argentina_. _Opiniones falseadas_, ecc., vi avrò dato un'idea del modo
antipatico col quale le mie lettere sono state portate a conoscenza del
pubblico.
L'opera mia dunque è stata giudicata laggiù sulla base di questi
documenti: ebbene, con tutto ciò la stampa indipendente si è schierata
tutta dalla mia parte. E fra la stampa indipendente debbo notare prima
di tutto la stampa estera.
La _Patria degli Italiani_ ha dichiarato che quanto avevo detto era una
verità nota e ripetuta, e quando il testo delle lettere è giunto, lo ha
integralmente riportato. _The Standard_, organo della Colonia inglese,
ha detto fra l'altro:
«Queste corrispondenze potranno fare più bene della malsana massa
di altre pubblicazioni la cui schifosa adulazione eccita
sospetti. Siccome il paese è commercialmente, politicamente e
socialmente malato, il Barzini fa bene a dirlo, dissipando così
malintesi e disperdendo illusioni. Noi non crediamo che abbia
calcato le ombre, poichè queste crescono invece di diminuire;
l'incauto emigrante che crede di trovare integrità di governo e
di giustizia è messo in guardia. Togliendo di mezzo le false
idee, egli ci rende un buon servizio. I nostri migliori amici non
sono quelli che ci adulano, e la stampa indigena dovrebbe porsi
bene in mente ciò nel pesare il valore delle opinioni del
Barzini.»
_Le Courrier de la Plata_, giornale della collettività francese,
conclude così un articolo sulla questione, dopo avere accennato agli
errori dei Governi, ai furti ufficiali, ai _deficit_ dei bilanci, e agli
altri mali che rendono la situazione sempre peggiore e che compromettono
gravemente tutte le speranze fondate sull'avvenire argentino:
«Le ragioni che il Barzini invoca non sono che troppo fondate, e
i giornali del paese che le discutono l'accusano solo di
esagerazione.
«Non si gridi al partito preso di malevolenza! Gli articoli del
_Corriere della Sera_ segnalando il male, rendono un vero servizio
alla Repubblica. Il giorno in cui si terrà conto di questi
consigli e in cui si cambierà strada, le profezie favorevoli
espresse dal signor Martinez nelle sue conferenze, si
convertiranno in una realtà.»
Il _Correo Español_, organo della importante Colonia spagnuola, dopo
aver riportato i telegrammi della _Prensa_, accompagnandoli con
apprezzamenti lusinghieri per il _Corriere_, aggiunge, rivolgendosi alla
stampa argentina:
«Potrebbero i giornali indignati, con la mano sul cuore,
affermare che sono falsi questi giudizî?
«L'affermazione li lascerebbe a molto mal partito, poichè essi ci
presentano con tinte molto più oscure la situazione del paese, e
ci presentano quadri terrorizzanti sulla situazione dei lavoratori
nella Repubblica, come pure ci descrivono lo stato economico della
Nazione, che attribuiscono al Governo, alla sua mancanza di tatto,
ai suoi abusi e alla totale corruzione dei poteri pubblici.»
Tralascio tutti gli altri giornali stranieri, che ripetono le stesse
cose. Gli apprezzamenti concordi di tanti giornali che rappresentano
collettività diverse, cioè interessi diversi e diverse tendenze, spesso
in opposizione fra di loro, sono una prova luminosa che le verità da me
affermate sono proprio di quelle inconfutabili. E ciò prova inoltre che
la necessità di propalare il vero è egualmente, imperiosamente sentita
da tutti gli stranieri che vivono nell'Argentina, i quali sono
precisamente le prime vittime dei malanni del paese.
Ma anche fra gli argentini stessi abbondano uomini imparziali che
l'amore per la verità e per il bene spinge valorosamente contro la
turbolenta corrente del malinteso orgoglio di razza ed il cieco
_chauvinisme_ della massa _criolla_. Non tutta la stampa indigena si è
unita al coro d'insulti contro il _Corriere_ e contro di me.
Un importante giornale argentino, _El Municipio_, con un articolo
intitolato: _Un corrispondente italiano che ardisce di dire la verità_,
ha per il primo levato la sua voce serena sul tumulto degli improperî.
Esso ha scritto:
«Nelle sue corrispondenze il Barzini si occupa della crisi
argentina, e per studiarla ed esporre le sue cause ed i suoi
effetti, ha il coraggio di dire la verità intiera, portando alla
superficie il fango sociale e amministrativo.
«Non vediamo ragioni per censurare il Barzini per aver detto la
verità, questa verità nuda che la stampa argentina dovrebbe
proclamare ad alta voce.
«Malgrado gli attacchi anche grossolani, dei quali è oggetto il
menzionato corrispondente, dichiariamo che il Barzini merita il
nostro più alto concetto di considerazione e stima, per la sua
autorità, perla sua franchezza, per la sua indipendenza.
«Molto vale chi, come lui, ha saputo sottrarsi all'atmosfera di
corruzione che asfissia la maggior parte dei rappresentanti
dell'opinione pubblica, e trasmette alla penna le sue osservazioni
ed i suoi studî con l'impulso della sua coscienza e di profondi
sentimenti d'imparzialità e di giustizia.
«Si protesta contro lo specchio che denuncia le nostre deformità,
ma non si protesta contro la nostra bruttura. Che colpa ha la
macchina fotografica di prendere un brutto ritratto se non è
migliore l'originale? Dicendo ciò che ha detto, il Barzini non ha
fatto che trasmettere alla carta delle verità.
«Non c'è nè cortesia, nè coltura in un popolo che s'infuria contro
un uomo solo, un ospite che dovrebbe venir circondato di rispetto
perchè ha coscienza del suo dovere, e lo compie.»
Mi dispiace d'intrattenere il lettore sopra cose che sembrano personali;
ma di fronte alle accuse di malevolenza, di esagerazione e di falsità,
con le quali si è tentato di togliere ogni valore a ciò che ho scritto,
io ho più che il diritto, il dovere di difendere con me il lavoro mio.
*
* *
In riassunto, che ho detto nelle prime «lettere argentine?» Che vi è una
crisi spaventosa. Ebbene, oggi il Commissariato generale per
l'emigrazione comunica ufficialmente le stesse notizie sulla crisi,
sconsigliando l'emigrazione perchè vi sono ora centoventimila
disoccupati nell'Argentina. Ho detto che Buenos Aires ha una vita
artificiosa che assorbe le ricchezze del paese e che inutilizza quasi un
quarto della popolazione. Ed ecco che cosa dice nel numero del 2 marzo
un giornale argentino su questo argomento:
«Si sta facendo una vera mistificazione della prosperità del
paese, prendendo come base dello stato economico e sociale della
Repubblica la metropoli argentina.
«Tutto è una mistificazione.
«La grandiosità della capitale contrasta con l'esistenza
miserabile che trascinano le provincie, e poi la sua vita di
lavoro e di attività non è propria, perchè capitali, braccia,
intelligenze e sforzi sono genuinamente stranieri, si debbono al
capitale inglese, al braccio italiano, alla iniziativa degli
uomini di tutte le nazioni che sono venuti a popolare questa
terra, a convertire in fertili pianure le deserte _pampas_, ad
ammassare col sudore della loro fronte le basi del presente e a
marcarci la via dell'avvenire.
«Gli ospiti illustri che arrivano a Buenos Aires dovrebbero essere
strappati dall'aspetto seducente della metropoli, e condotti nelle
provincie, perchè possano formarsi un concetto esatto di ciò che è
la Repubblica Argentina, politicamente, socialmente,
economicamente; si dovrebbe far loro percorrere la campagna e
mostrar loro la miseria che vi domina, la fame che fa bagnare di
lacrime le misere abitazioni, l'abbandono che regna nelle
amministrazioni.
«Bisognerebbe indicar loro la verità, e la verità non si rivela
nelle immense _avenues_, nei superbi palazzi, nei comodi alberghi,
nell'ambiente aristocratico dei _clubs_, fra lo sciampagna e i
doppieri.
«Passino i limiti della capitale federale gli stranieri che ci
visitano, se vogliono studiare il vero aspetto nazionale, se
vogliono convincersi che questo è un paese senza libertà, senza
morale, senza amministrazione e senza giustizia.»
Ho scritto che il così detto _Hôtel de inmigrantes_, dove albergano i
nostri poveri connazionali che sbarcano laggiù in cerca di lavoro, è un
immondo lazzaretto della miseria, lurido come un canile. Il giornale _La
Nacion_ un mese dopo scriveva:
«Non si può negare che a bella prima l'_Hôtel de inmigrantes_ col
suo corteggio di casettaccie e di capannette deve dare ai nuovi
arrivati un'idea abbastanza sfavorevole dell'ospitalità
argentina. Le deficienze dell'immondo padiglione possono essere
praticamente comprovate anno per anno da migliaia di ospiti.
Sarebbe da desiderarsi che il Governo d'un paese come il nostro,
dove noi ci stanchiamo a furia di predicare la necessità di
fomentare l'immigrazione, cominciasse ad albergarla meglio.»
Non basta. La _Prensa_, il 27 dello scorso marzo, scrive:
«Dice un rapporto tecnico che l'_Hôtel_ si trova in uno stato di
distruzione tale che riesce impossibile mantenerlo in piedi senza
far tali spese da essere equivalenti al costo d'un altro edificio
nuovo. Le conclusioni del rapporto non lasciano luogo al dubbio:
l'edificio sta nel suo ultimo periodo e minaccia di cadere.»
Infine ho parlato di volo della sistematica irregolarità amministrativa
e della profonda immoralità politica. Si è gridato al calunniatore! Ma
ecco qua che cosa scrive recentemente un giornale argentino, intorno a
questo doloroso argomento:
«Lo spettacolo che offre in questi momenti la politica militante
è tale da irritare le anime più placide e far vergognare le
persone meno suscettibili ai vituperî della morale. Mai questo
paese ha conosciuto una decadenza simile alla presente. I
governanti non si occupano che di ripartire le rendite pubbliche,
gran parte delle quali sono aggiudicate al proselite e al
favorito. Domina in assoluto la preoccupazione assorbente del
traffico dei posti pubblici.»
E ancora:
«Nulla è al suo posto. Nell'ordine politico, economico,
finanziario tutto è fuori della sua orbita. La nazione precipita
nel sentiero che conduce al disastro. La corruzione domina con
impudenza e con ostentazione: la inettitudine si fa infermità
cronica nelle alte sfere governative, e la decomposizione avanza
senza incontrare ostacoli.
«La frode elettorale eretta a sistema è fonte e germe di tutti i
mali. Il personale delle amministrazioni, composto dei premiati
nello _sport_ politico, inocula nell'ingranaggio amministrativo il
virus della decomposizione. La somma dei mali costumi forma una
quantità voluminosa di elementi funesti... ecc.»
Il giornale che parla così è la _Prensa_, il più diffuso giornale
dell'Argentina. Precisamente quella _Prensa_, amico lettore, che ha dato
il _la_ dell'indignazione per le mie povere lettere, le quali, con molta
meno crudezza, accennavano genericamente alle stesse cose che tanto
giustamente la preoccupano.
Ma c'è di più. La _Prensa_ ha inventato la _Campagna anti-argentina_!
«Possiamo dire--ha scritto--che _quasi tutta la stampa europea comprese
le riviste illustrate_, è compromessa in questa campagna.» Si tratta di
«giudizî interessati pubblicati nei giornali più serî d'Europa, _fra i
quali menzioneremo il TIMES di Londra e il TEMPS di Parigi_.» E non si
salva nemmeno l'Agenzia Havas! Si capisce che è tutta propaganda cilena
in questa «campagna che aprirono contro la Repubblica _quasi tutti_ i
giornali europei.»
In queste ridicole accuse che insultano in blocco la migliore parte del
giornalismo europeo, colpevole solo di aver raccolto un po' di
verità--la quale ha pur sempre le gambe più lunghe della bugia--di
quella verità che la _Prensa_ non nasconde, vi è uno strano e mostruoso
miscuglio di orgoglio cieco e di palese malafede.
All'estero non si _deve_ parlare dell'Argentina se non per lodarla ed
adularla ad ogni costo. È un vecchio costume, al quale il paese ha
l'abitudine.
Soltanto i giornalisti argentini hanno il diritto di «osservare tutti i
dettagli in relazione con la vita nazionale»--ha proclamato la _Prensa_
in un articolo insolente che era indirettamente dedicato a me. E un
altro giorno, lavando la testa al _Temps_, ha ripetuto: «Noi abbiamo il
diritto di tollerare i nostri errori e di accogliere gli apprezzamenti
della stampa nazionale, perchè sono i nostri proprî interessi che
discutiamo con l'ampio _diritto di cittadinanza_, e con il merito di
provati servizî ad una nobile causa; però, quando si tratta di giornali
stranieri che _debbono mantenersi estranei_ ai dettagli delle passioni
delle altre nazioni, la missione del giornalismo argentino è altra...»
Ah! no!
Quando anche non fosse un diritto innegabile del giornalismo la serena
critica di tutto quanto interessa l'umanità, se anche non fosse un suo
sacrosanto dovere il desiderio del bene in qualsiasi luogo dove vivono
uomini, e la persecuzione del male sotto tutte le latitudini e in ogni
suo rifugio, anche se occorresse questo _diritto di cittadinanza_ per
interessarsi a ciò che voi chiamate i _dettagli_ delle vostre passioni,
ebbene noi potremmo parlare, perchè noi questo diritto di cittadinanza
lo abbiamo!
Pensate che vi è più d'un milione d'italiani nell'Argentina, e che più
della metà degli abitanti è di sangue italiano. Le nostre braccia sono
invitate anche ora che, a centinaia di migliaia, altre braccia laggiù
penzolano inerti lungo i fianchi con l'abbandono della disperazione.
Abbiamo il dovere di vedere che cosa avviene di questo esercito di
nostri lavoratori che abbandona la Patria per dare l'immensa sua forza
ad un altro paese.
Noi abbiamo come voi, giornalisti argentini, il diritto di additare e
studiare nelle loro origini e nel loro sviluppo le gravi malattie del
vostro paese, perchè quanto voi, se non di più, noi ne desideriamo la
guarigione.
Nessuno più sinceramente degli italiani può augurare al paese, che
alcuni chiamano la Giovane Italia, quel completo risanamento morale,
politico ed economico, che solo potrà sollevarlo dalle sue sciagure, e
che gli darà finalmente la forza di occupare il posto che per le sue
latenti energie si merita.
Purtroppo non ho ancora esposto che una parte dei mali, e prima di
occuparmi diffusamente delle condizioni e dell'opera degli italiani,
dovrò consacrare parecchie lettere alla descrizione talvolta dolorosa,
ma sempre necessaria dell'ambiente nel quale i nostri connazionali
esplicano la loro attività.
Non è col tacere o col mentire, perpetuando equivoci, errori e
disinganni, che si può giungere al bene! È per questo che io continuo la
mia via con la serena coscienza di compire un dovere.
LE BASI DELL'OLIGARCHIA ARGENTINA.
[Dal _Corriere della Sera_ del 25 maggio 1902.]
Sotto grandi titoli, una mattina, non è molto, i giornali argentini
avevano delle notizie di questo genere:
«_San Martin, ore nove._--Un gruppo di Casaristas ha aperto il
fuoco sugli avversarî. La polizia, agli ordini di un commissario,
rispose al fuoco. Gli assalitori si ritirarono lasciando dei
feriti. A Lamadrid v'è stato un vivo scambio di fucilate.»
«_Chivilcoy._--I membri dei seggi hanno dato di piglio alle armi,
vi è stato un nutrito scambio di fucilate, aumentato con
l'intervento della polizia. I feriti sono molti. Il fuoco durò per
ben dieci minuti.»
«_Pila._--Un gruppo d'Ugartisti ha attaccato il Municipio e la
Commisseria. La polizia respinse l'attacco. Vi sono feriti gravi.
Si spararono moltissimi colpi di remington.»
«_San Fernando._--Un forte gruppo d'individui fece fuoco lungo il
canale in direzione della piazza. La polizia rispose al fuoco
respingendo l'attacco.»
Se si parlasse di Boeri, invece che di Casaristas e di «Polizia del
Capo», invece che di semplice polizia, tutti, leggendo tali notizie,
penserebbero che la guerra nell'Africa Australe non è mai stata più
attiva di così. Ma siccome non si trattava che di elezioni (parziali,
per fortuna) nella provincia di Buenos Aires, nessuno si è commosso, ed
una parte della stampa ha persino colto l'occasione per gridare, con
legittima soddisfazione, che: «... in queste elezioni si è provato il
progresso morale del popolo, il quale pacificamente è accorso alle urne
a compire il più sacro dei suoi doveri, senza che si verificassero i
deplorevoli fatti dei passati Comizî...»
Ringraziamo il buon Dio di averci tenuti lontani dai passati Comizî, e
di averci così permesso di vedere tanto progresso morale. Il quale
appare però seriamente pregiudicato dai risultati che delle suddette
elezioni (parziali, per fortuna) dà il più autorevole giornale, la
_Nacion_.