II.

Un lieto giorno.

La signora Elisa e Faustino andarono in compagnia alla città, e si

separarono sulla soglia di casa di Don Aurelio, presso il quale per

buona sorte trovavasi Luigia. Era la prima volta che le due signore

si vedevano, e Don Aurelio le presentò l’una all’altra. La fanciulla

provò un interno tumulto e si confuse alquanto dinanzi alla madre

del suo amato, sentendosi tuttavia contenta di conoscerla. Molto si

piacquero scambievolmente, e si andavano guardando con segni manifesti

di simpatia. La signora Elisa dovette in sè convenire che l’amore

di Faustino era ampiamente giustificato, molto più quando ebbe udito

parlare la fanciulla nella breve conversazione tenuta fra loro. Luigia

si congedò, e la signora Elisa le porse la mano. Avrebbe voluto invece

darle un bacio, che sarebbe stato ricambiato con eguale piacere, ma il

mondo ha le sue leggi così dette di convenienza, alle quali bisogna

ubbidire quando pure contraddicano ai nostri desiderj onesti e ai

buoni impulsi del cuore. Fra la signora Elisa e Luigia non vi era

famigliarità. Egli è vero che molte volte due donne si baciano con

indifferenza ed anche con avversione reciproca, ma là il bacio sta

bene, perchè si conoscono e si chiamano amiche da lungo tempo.

— Godo che il caso ci abbia favoriti, disse Don Aurelio alla signora

Elisa rimasti soli. Ebbene, non è bella e amabile questa giovane?

— Sì veramente, io ne sono molto soddisfatta. Ascolti una novità.

Faustino mi fece la grande rivelazione del suo amore.

— Finalmente!

— Io vengo per suo ordine, soggiunse ridendo, a pregare Don Aurelio di

adoperarsi in questo negozio.... di toccare i primi tasti, come egli si

esprimeva.

— Ah ah, non si attenta di venire egli stesso a pregarmi, disse Don

Aurelio ridendo alla sua volta. Lo avrei veduto e udito volentieri

espormi la storia del suo innamoramento. Ma veniamo a noi. Il padre di

Luigia non avrebbe nessuna difficoltà per questo matrimonio, anzi lo

gradirebbe come onorevole alla sua famiglia. Egli stima molto Faustino,

e più ancora la di lui madre. Ma per effettuare l’unione bisognerebbe

attendere qualche tempo, egli fece osservare. Ambedue sono ancora

troppo giovani, e poi al presente egli non avrebbe pronta la dote.

— Questo non è un ostacolo, perchè nè io nè Faustino miriamo

all’interesse. La dote verrà in seguito quando potrà darla. Mi pare

più giusta la ragione dell’età, e perciò noi aspetteremo un anno, se

occorre. Don Aurelio avrà informato il padre della fanciulla circa la

nostra fortuna, che è mediocre per non dire scarsa.

— Quella di lui non debb’essere gran fatto migliore, per quanto io

mi sappia. Egli possiede questa casa, una piccola _breda_, e alcuni

capitali in giro pel suo commercio di sete.

— Don Aurelio avrà la bontà d’introdurmi a lui, perchè possiamo

conoscerci personalmente e condurre innanzi le trattative. Noi

stabiliremo il giorno della visita.

Qui si presentò Faustino, alla cui impazienza parve che fosse passato

gran tempo dacchè aveva lasciata la madre, un tempo più che bastevole

perchè ella avesse esaurito a fondo il suo impegno.

— Indovina di che abbiamo parlato finora, gli disse Don Aurelio

stringendogli la mano. E nota bene che siamo sempre stati sul medesimo

argomento.

— Segno che era interessante e degno di occuparsene a lungo, rispose

Faustino ridendo.

Da questo preludio di Don Aurelio e dagli sguardi lieti della madre

egli trasse buoni augurii.

— Vi era una volta un bel giovane che s’innamorò di una bella giovane,

proseguì Don Aurelio carezzandosi il mento.

— Bello così così, lo interruppe Faustino uniformandosi al tono

scherzevole del maestro. In quanto poi alla giovane bisognava dire

bellissima.

— Nessuno sospettò mai l’amore nascosto di questo giovane.... bello

così così; neppure un certo prete suo amico, uomo accorto e conoscitore

delle passioni umane.

— Neppure sua madre che doveva penetrare meglio di tutti nel cuore di

lui, disse la signora Elisa mettendosi all’unisono degli altri due.

— Che arte sopraffina dalla parte del giovane!

— Che abile dissimulazione!

Faustino era persuaso dapprima che dicessero la verità riguardo al

secreto da lui saputo conservare, ma questo non gli pareva adesso il

modo di dirla. Principiò a credere che ne sapessero già qualche cosa

avanti la sua confessione, e che le loro parole fossero ironiche. Don

Aurelio continuò.

— Quando gli parve tempo, questo amore lo fece noto....

— A sua madre, disse Faustino.

— La quale doveva anch’essa palesarlo....

— A quel tal prete.

— E perchè a lui?

— Perchè si spera nel suo ajuto. A quest’ora gli è stato esposto....

quello che forse già sapeva dell’amore secreto. Riguardo al beneficio

che si aspetta dalla sua bontà, quello bisognava domandarlo.

— Un amico può alle volte antivedere ciò che occorre all’amico, e

risparmiargli la sua domanda.

— Ah sì certamente. La vera amicizia ha pure di queste previdenze

delicate. Laonde si potrebbe credere....

— Che il prete ha fatto il suo debito di amico, toccando i primi

tasti.... Questo modo di dire fu adoperato da altri prima di me.

— Ho capito. Quel giovane è stato un baggeo a persuadersi che il suo

amore fosse ignorato da tutti. Sua madre ha recitato egregiamente la

commedia. E come risposero al tocco i primi tasti?

— Abbastanza bene da contentarsene. La prima volta che il prete vedrà

quel giovane, gli darà una buona notizia.

— Supponiamo che il prete sia Don Aurelio, e il giovane sia Faustino.

Udiamo la buona notizia.

— Il padre della fanciulla ti è favorevole. Entro un tempo da

stabilirsi tu otterrai la mano di sua figlia.

— Ah, Don Aurelio carissimo, ecellentissimo!

— Siamo finalmente usciti da questa lunga figura allegorica, sostenuta

si può dire non male. Anche tua madre ha qualche cosa di bello a dirti.

— Davvero? Parla, madre mia.

— Ho veduto la signora Luigia, e discorso con lei.

— Oh! Quando? In che luogo?

— Poco fa, in questa stanza medesima dove si trovava al mio arrivo. È

bella, graziosa e modesta.

— Un angelo, si dovrebbe dire.

— Questa parola è riserbata solo agli amanti.

— E di che cosa avete parlato?

— Di letture e di lavori femminili.

— Il mio nome non è stato pronunziato?

— Forse mentalmente da lei.

— Signori, disse Don Aurelio, oggi bisogna fermarsi qui a far penitenza

con me. Non si torna al _ronco_ se non verso sera. Intanto se la

signora Elisa è contenta, usciremo a passeggiare un poco sotto i

portici.

Il doppio invito fu accettato. Non si videro mai per avventura unite

tre persone dotate come queste della virtù di attirare gradevolmente

gli sguardi. La signora Elisa quarantenne, ma bella ancora e sempre

distinta per la sua aria gentilesca mista di dolce malinconia, era

acconciata con semplicità squisita e perfetto buon gusto, confacente

del tutto alla sua persona. Don Aurelio, coi capegli bianchi come

neve, curvo alquanto ma rubizzo tuttavia e spedito nei movimenti,

vestiva pulitamente e sodamente dal cappello alle scarpe, ornate di

fibbie d’argento lucenti. Così dava risalto alla sua figura espressiva

e improntata di amabile serenità. È inutile il ripetere per quali

esterne doti Faustino si facesse notare. Tutti tre camminavano fra la

gente rivolta verso di loro; bisognava essere distratti altrove per

non guardarli. Cento volte furono salutati quando con domestichezza e

quando con riverenza. Visitarono qualche persona di comune amicizia,

e quindi si recarono a pranzo. Don Aurelio si comportò da cortese

anfitrione, e Marta da esperta cuoca. Le vivande non furono molte,

ma prelibate e servite decorosamente. Si adoperò la biancheria più

fina e il vasellame d’argento e di porcellana straordinario. In mezzo

alla tavola spiccava un bel mazzo di fiori del giardino di Marta.

Dicano in coscienza i convitatori grandi e piccoli se il lusso più

o meno abbagliante onde parano le loro mense proceda da riguardi

rispettosi verso i convitati, o da vanità di ostentare le proprie cose

invidiabili. Don Aurelio faceva quello sfoggio per cordialità e per

onoranza de’ suoi commensali, che avrebbe voluto poterli trattare in

piatti d’oro.

Sul tramonto del sole la signora Elisa e Faustino si avviarono al

_ronco_, d’onde non tornarono a Brescia che il giorno stabilito con Don

Aurelio per fare la prima visita al padre di Luigia.

Un'eroica famiglia bresciana - Fiero misfatto e fiera vendetta · 第 21 / 31 题