"Passarono alcuni mesi--passarono uniformi, desolati. La salute di
Clelia non migliorò gran fatto; il medico era venuto assiduamente, ogni
giorno, ma senza alimentare le mie povere speranze.
Clelia pareva rassegnata; non mi parlava di morire perchè ne avrei avuto
pena; quando mi vedeva triste, mi diceva di sorridere. Mi assicurava che
sarebbe guarita. Innocente inganno! Altre volte parlava del nostro
avvenire seriamente,--si intratteneva in progetti ridenti. Allora
sperava; si rinvigoriva delle sue illusioni, e mi diceva.
--È egli possibile che io muoja? Perchè dovremmo noi crederlo? Io sono
qui, fra le tue braccia--sono giovine, e t'amo--e tu m'ami. La morte ha
pietà di coloro che s'amano...
Verso la metà del mese d'ottobre, la malattia parve volgere alla
guarigione.
--Vorrei veder la campagna, disse un giorno al medico. Deve essere
bella, non è vero? Voi la vedete spesso la campagna. Come siete felice
voi!
--Vi andrete, rispose il medico intenerito.
--Oggi stesso?
--Se lo volete.
Triste indizio la condiscendenza d'un medico. Ma nè Clelia vi aveva
posto mente, beata del pensiero di poter uscire, nè io, parendomi
proprio ch'ella stesse meglio.
Uscimmo in carrozza.
La giornata era serena; una brezza melanconica d'autunno incurvava i
rami dei platani e gemeva fra le foglie degli ippocastani.
Bella giornata, ma mesta--ad ogni istante il soffio del vento distaccava
dai rami d'una pianta ingiallita le foglie disseccate che scendevano
lente sopra i viali, dove un altro soffio le spingeva ad inseguirsi
l'una l'altra roteando.
Clelia guardava la natura con occhio smarrito.
--Come è bello, come è bello! andava ripetendo con ingenua meraviglia;
mi par di rinascere, di venire per la prima volta nel mondo; certamente
io non ho mai visto come li vedo ora questi incanti... E gli uomini si
lamentano!...
Ammutolì un istante.
--Sono pazza, aggiunse poco dopo; mi pare che tutti coloro che passano
debbano essere felici come io lo sono, lieti di questo cielo senza nubi,
di questa campagna piena d'armonie--e che debbano leggermi sul volto che
io fui malata, e rallegrarsene in cuore. E perchè no? Io non ho fatto
alcun male agli uomini, vorrei dir loro che li amo--non vorrebbero essi
amarmi se io li amo?
Passavamo rasentando un giovane tiglio che aveva attecchito male, e che
i rigori autunnali avevano sfrondato precocemente.
--Così giovane! disse ella mestamente; e parve che un triste pensiero
l'assalisse e che lottasse a liberarsene.
--Come è bella la vita! aggiunse poco dopo parlando a sè stessa.
Non osando trarla dalle sue fantasticherie, non osando quasi rispondere
al mio stesso affanno per timore di palesarlo, io continuavo a tenere le
mie mani nelle sue senza dir motto, e a contemplare melanconicamente le
sembianze disfatte del suo volto."