"Non era vero che io fossi forte; il pensiero che Clelia avrebbe potato
mancarmi mi traeva fuor di me stesso. Rientrando, la incontrai seduta
sul letto, cogli occhi fissi sulle lenzuola. Mi accostai tremante.
--Che hai?
--Ho tutto udito, mi rispose melanconicamente. Non negarlo; vi ho
seguiti io stessa; ho voluto io stessa apprendere la mia sorte.
Quelle parole mi turbarono; che avrei io potuto dirle? le feci
rimprovero d'essersi levata di letto e d'averci seguito malgrado la sua
debolezza.
--Mi sono coperta d'uno scialle--e mi sono appoggiata ai mobili--e
d'altra parte che potrei io perdere? non devo forse morire?
--Non dirlo, in nome di Dio. Il medico non ha detto ciò.
--L'ha pensato; e poi lo sento, mi rimane assai poco, assai poco.
Piangeva.
Io non ebbi forza di riconfortarla; la strinsi al cuore.
--Non lasciarmi, mi disse ella con esaltazione; non lasciarmi; tienimi
stretta presso di te; quando sentirai che il mio cuore arresterà i suoi
battiti, baciami in volto e mi rianimerai.
--Dio non può separarci, esclamai levando gli occhi al cielo.
--Dio lo vuole, disse ella tristamente.
Il suo stato andò peggiorando ogni giorno; e tuttavia io non rinunziai
un istante alle mie speranze. Pregavo Iddio ogni sera; la sventura mi
riavvicinava alla mia fede negletta. No, Dio non avrebbe dimenticato la
sua creatura.
--Domani vo' levarmi, mi disse Clelia un giorno.
--Lo pensi, povero angiolo; tu sei così debole.
--Voglio levarmi, ripetè. Ho domandato al cielo questa grazia, il cielo
è buono.
Venne il domani, ma Clelia non potè lasciare il letto.
--È doloroso, disse ella con mestizia; ci aveva contato; doveva essere
un giorno lieto questo.
E volle che io facessi venire la nostra Bianca, e che mi sedessi ai
piedi del suo letto.
--Tu non comprendi, mi disse scherzosa; pure questo è giorno di festa
per noi.
Mi era passato di mente--era il quarto anniversario del nostro
matrimonio. Triste anniversario! Mi comprese, e come a rispondere ai
miei pensieri.
--Sta in noi che questo giorno sia festoso. Vedi io ti avevo preparato
un regaluccio; ma non ho potuto finirlo di mia mano.
E così dicendo trasse di sotto al guanciale un ricamo in seta, colle
nostre cifre intrecciate.
--Ed è questo che tu mi nascondevi? domandai commosso.
--Tu dunque mi spiavi? interruppe scherzando.
Ahi! quanto i miei sospetti erano stati ingiusti! e come avrei io pagato
quell'anima buona dell'ingiuria che le avevo fatto?
S'ella aveva un segreto a nascondermi, non era certamente una colpa; se
inganno v'era stato nei suoi modi, lo aveva suggerito la pietà.
I progetti di Clelia andarono falliti--quell'anniversario fu assai
triste."