"Ritornata a casa si sentì debole e si rimise a letto. Respirava
affannosamente, e non poteva quasi parlare; e tuttavia mi disse che la
passeggiata le aveva fatto bene, e che aveva caro di aver veduto ancora
una volta il verde della campagna.
"Ancora una volta" pensai tristamente. Ma ella non aveva dato quel senso
alle sue parole, e parevami invece si fosse rinvigorita nella speranza.
Mi parlava dei suoi progetti per il prossimo inverno, si faceva
promettere tante cose, e mi assicurava che saremmo stati felici. Io
stesso mi abbandonavo a crederlo.
Benedetto il sorriso del dolore, benedette le povere lusinghe della
sventura!
All'improvviso Clelia si sentì venir meno.
--Tu soffri? le domandai.
--T'inganni--mi rispose con un filo di voce--l'emozione, la stanchezza
forse--io non sono molto forte--soggiunse sorridendo.
Una specie di rantolo soffocò un'altra volta la sua voce; gli occhi suoi
mi guardarono implorando il mio ajuto; poi si chiusero lentamente.
Il grido della disperazione partì spento dal mio petto, come un baleno
stanco traverso il fitto delle nuvole. Accostai il mio al suo pallido
labbro--ella respirava ancora; le sollevai il capo, e lo appoggiai sui
cuscini; poi cercai il suo cuore sotto le vesti discinte--batteva
agitato.
Io era solo; volli chiamare e corsi per la camera istupidito. Passando
innanzi ad uno specchio vidi la mia immagine e quella di Clelia--uno
spettro che errava intorno ad un cadavere.
Il nero volto di Charruà comparve sull'uscio; nè io l'aveva chiamato. Mi
guardò un'istante; io gli feci un gesto e volli parlare; l'ansia me ne
tolse la forza.
Charruà mi comprese, e senza attendere più oltre s'allontanò.
Io mi gettai sul letto di Clelia cogli occhi fissi sul suo volto.
Mi pareva che la morte dovesse stendere ad ogni istante le sue scarne
braccia per rapirmela--e che fosse lì, immobile, ai piedi del letto, a
rimirare il mio affanno e la sua preda....
Un brivido mi corse per le vene e mi guardai all'intorno impaurito.
Charruà ritornò in compagnia del medico.
Io mi rivolsi a quell'uomo come ad un benefattore; gli additai Clelia,
ed invocai d'uno sguardo supplichevole che la salvasse.
Il medico s'accostò al suo capezzale, la guardò attento senza tradire
alcuna emozione, poi guardò me, vide la mia preghiera, e scosse il capo
melanconicamente. "Coraggio" mi disse facendomisi dappresso.
E poichè io non rispondeva, egli mosse alcuni passi per uscire.
--In nome del cielo, ogni speranza adunque è perduta? domandai
arrestandolo..
--Coraggio, ripetè con voce commossa.
"È finita" pensai, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.--Oggi?
domandai coll'insistenza della disperazione.
--Forse.