"Il grido del dolore giunge qualche volta lassù. Ben presto la salute di
Clelia parve migliorata alcun poco.
Io aveva vegliato al suo capezzale colla trepidanza di chi vegga la
sventura approssimarsi a lui e voglia deviarne il cammino o ritardarne i
passi. Avevo spiato ansioso ogni sospiro delle sue labbra, ogni tremito
del suo corpo, ogni moto lieve delle sue mani e del suo capo. Quando
essa mormorava nel sonno qualche rotta parola, mi pareva che dovessi
apprendere ad ora ad ora una novella triste--e tuttavia paventavo meno
di me che di lei.
Talvolta ella si destava di soprassalto--e fissava i grandi occhi
spaventati nei miei, e teneva per gran pezza il suo sguardo immobile
senza ravvisarmi.
Altre volte si gettava nelle mie braccia, e stringeva nelle sue mani la
mia testa colmandola di carezze.
Ella non sapeva allora ciò che si passava dentro di me, nè come le sue
dimostrazioni d'affetto scendessero sul mio cuore come elemosina sulla
mano tremante d'un mendico. Ella non sapeva i gemiti soffocati sotto il
sorriso, non indovinava la terribile certezza che aveva soggiogato
l'audacia delle mie speranze. Ella non sapeva nulla di tutto ciò--poichè
giammai, io penso, mano di uomo mortale pesò sul petto a soffocarne i
singhiozzi, come la mia in quelle ore; nè maschera di ipocrita fu mai
così fortunata nel muovere la pietà, quanto la mia nel celare l'affanno
che avrebbe fatto pietoso lo stesso cinismo.
Una mattina io era uscito per affari; avea lasciato il suo letto con
rammarico, benchè ella stesse assai meglio e me lo assicurasse
sorridendo furbamente come avesse immaginato una gherminella.
Al mio ritorno la trovai in piedi, coperta d'un ampio sciallo turco che
io le aveva regalato nel giorno del suo onomastico. Mi venne incontro
colla bambina per mano; e come se dicesse: "vedi, io sto pur ritta, sono
sana", senza dir parola mi porse la mano.
Io m'era oscurato in volto al vederla; e mi disponevo a farle
rimprovero, ma ella mi prevenne con grazia irresistibile; e non appena
feci atto di aprir bocca per parlare, appoggiò le sue mani affilate
sulle mie labbra, e invocò collo sguardo non la sgridassi.
Poco stante mi consegnò una lettera pervenuta durante la mia assenza.
--Per me? le domandai.
--Per te, rispose, e si chinò ad accarezzare la piccina.
Guardai la soprascritta. Erano i caratteri di Eugenio.
Per un momento non provai altro che un'emozione viva, ma incerta come
cosa che sta tra il piacere e il dolore.
--La leggerò, dissi ponendo la lettera in tasca--E mi rivolsi a Clelia
che continuava ad accarezzare le guancie della piccina."