"Un giorno io era rimasto assente di casa più dell'usato; al mio ritorno
Clelia mi venne incontro alquanto imbronciata. Le prodigai mille carezze
e il suo malumore fu ben presto dissipato; ma rimase nel suo volto come
una impronta indefinibile di mestizia e di sbigottimento, e un abbandono
soavissimo nelle sue membra.
Io non sapeva che pensare; ella mi nascondeva qualche cosa; pareva a
quando a quando volermisi accostare per rivelarla, e che l'animo non le
bastasse.
--Che hai? le chiesi ponendomi all'improvviso d'innanzi ad essa, e
carezzandole le guancie colla mano.
Arrossì, si turbò nella risposta, e tentando districarsene, si confuse
peggio.
--Ho paura.... balbettò poco dopo; ma non disse altro.
--Di che?
Invece di rispondermi si gettò fra le mie braccia e nascose il capo sul
mio omero."