"I primi mesi del mio matrimonio scorsero di tal guisa fra le puerilità
e le matte allegrie. Clelia era in molte cose una bambina; le piaceva
dormire colla testa appoggiata sulle mie ginocchia, le piaceva passare
le sue mani affilate fra mezzo ai miei capelli, e scompigliarli poi ad
un tratto, e riderne. Poi voleva pettinarmi, e farmi la spartitura sul
mezzo della fronte, e recavami uno specchio perchè mi guardassi, e guai!
se io non ne sorrideva.
Io la lasciavo fare--mi deliziava di queste inezie, e ne aveva fatto un
argomento importante della mia vita.
E che l'accigliata filosofia si levi pure a stigmatizzare nell'uomo il
fanciullo--la sua voce non saprà mai giungere fino al cuore--l'infanzia
è l'alba dell'amore, però che l'amore è la vita--il vero filosofo amava
i fanciulli, e voleva vedere le loro teste ricciute attorno a sè, e
dispensava loro le carezze, e parlava alle turbe una filosofia dolce,
fidente, che si compendiava in una parola: amate.
"Amate, amate--sappiate essere fanciulli nell'amore" ecco il consiglio
del saggio--e le turbe faranno assai bene a se stessi se lo
ascolteranno--e faranno bene alle future generazioni se lo ripeteranno
accanto al focolare ai loro figliuoli.
Usciti d'infanzia gli uomini sogliono arrossire di buon'ora del loro
passato; e la maggior offesa che altri possa far loro è di
rammentarglielo. L'età senile giunge sempre troppo presto a vendicare
siffatto oltraggio. Ma poi che io non mi vergogno che vi sia stata
un'età della mia vita in cui ero fanciullo, non mi dorrà neppure di
confessare che fatto uomo seppi rinnovarmene alcun tempo le dolcezze."