XVII.

Una sera io me n'andava errando lungo la spiaggia. Da qualche tempo i

miei nervi mi permettevano le lunghe passeggiate; direi anzi che le

esigevano. Avea volto le spalle ai rumori della città e muoveva lento

verso San Pier d'Arena. La brezza marina increspava leggiermente le onde

che a volta a volta si spingevano a lambire i mìei passi distratti; io

era mesto d'una mestizia dolce che assomiglia a contemplazione, e che

non ha nulla del dolore.

Quando mi sentii stanco, m'inerpicai sopra uno scoglio e m'assisi.

Ricordai allora ciò che il signor S. aveami detto la sera innanzi

dell'isola di Sardegna, e il suo invito di recarmivi con lui per alcuni

giorni. Ma poichè tutta quella notte io m'ero travagliato con codesto

martello, e n'ero uscito saldo come prima nel mio proposito di non

ritornare mai più alla mia patria, volli respingere questo pensiero e

sorriderne. E così feci; e per meglio riuscire, volli divagare il mio

pensiero, e girai gli occhi all'intorno per trovare qualche cosa che mi

suggerisse nuove idee.

La spiaggia era deserta, sabbiosa e seminata di conchiglie, quelle

stesse conchiglie che fanciulletto io raccoglieva nei lidi solitarii

deila mia patria. Il mare frangeva il suo lamento sovra gli scogli con

ritmo severo, come l'aveva udito per tanti anni. Così io mi vidi

riportato alla mia infanzia--la mia infanzia era la mia patria. E allora

mi parve che io fossi un ingrato; e pensai che quella terra ch'io

fuggiva m'avea pure data la luce, e m'avea nutrito coi frutti delle sue

selve feconde. Né a me che avea respirato le sue aure profumate d'aranci

si conveniva di rinfacciarle le sue miserie, fruito più di sventura che

di colpa.

Però da quel punto seguii senza resistervi il corso dei miei pensieri.

Mi ritornò alla mente il volto sereno di mia madre, e i suoi grand'occhi

neri--e i fili d'argento che incorniciavano la fronte rugosa della

povera nonna, la vecchia amica della primissima mia vita. Ripensai i

tripudii sognati sulle sue ginocchia, e le cento storielle delle bigie

notti d'inverno, e i fantasmi del focolare. Salii le note scale, mi

aggirai per le note stanze del tetto che mi avea visto nascere, e rividi

i volti noti che m'aveano prodigato i loro sorrisi. Udii lo scampanare

che mi destava ridente nel mio letticciuolo e le grida assordanti, e lo

sparo dei mortaretti che festeggiavano la buona santa del villaggio; e

vidi riversarsi per le vie sassose una folla variopinta, vestita a cento

fogge, sorridente e gaja come una mattinata d'aprile.

--Così dunque io non rivedrò più quei luoghi che serbano tanta parte di

me medesimo; io non vedrò più le figure abbronzate dei miei compaesani,

non percorrerò più quelle vie, non udrò quelle canzoni e la nenia di

quelle cetre notturne. E non sarebbe certamente un gran disagio

l'andarvi. Quindici giorni; che sono essi quindici giorni per un artista

che non ha altra legge che il suo capriccio?

--Vediamo--non è che fantasticare, ci s'intende, io ho giurato di non

andarvi e non ci andrò. L'ho giurato! A chi? Perchè l'ho giurato? e qual

danno se io mancassi al mio giuramento? Non è che io voglia patteggiare

colla mia coscienza; ma in fede mia se io non ci andrò, non è certamente

il mio giuramento che deve arrestarmi. Io partirei domani col signor

S.--quel signor S. è una buona persona, che mi ha dell'affetto; per

viaggio non sarei solo. Arriverei fra tre giorni, rivedrei qualche

amico, e lo troverei mutato, rovisterei dapertutto ove io sapessi celata

qualche corda che potesse risvegliare un'armonia sopita nel mio cuore;

visiterei come in mesto pelegrinaggio la mia vecchia casa una volta

popolata da tante fantasie--e i tugurii dei poverelli che erano un tempo

gli amici della nonna--e vedrei forse aprirsi quelle porte tarlate alla

notizia del mio arrivo, e venirmi incontro qualche vecchierella che si

ricorderebbe di avermi portato in braccio, per baciarmi sulla bocca. Poi

m'inoltrerei per un mesto viale, e salutate le mura di un solitario

ricinto, andrei silenzioso a ricercare la tomba de' miei cari per

appoggiare sovr'essa la testa e deporvi una ghirlanda..., però che io

non dormirò l'ultimo sonno accanto a te, povera madre mia.

A poco a poco era scesa la notte; il mare fremeva languidamente alla

guisa d'un cuore innamorato che si stringe al petto della sua donna--la

notte è la negra amica del mare.

Mi ritrassi dalla spiaggia e ritornai sui miei passi.

--Oibò, conclusi dopo alcune ore dacchè andavo voltandomi e rivoltandomi

sui fianchi nel mio letto; oibò! io sto saldo come una piramide; non ci

andrò. E giuro che se questa dannazione mi dura ancora, io farò le mie

valigie all'alba, e fuggirò questa città senza voltarmi indietro.

--Io fuggirò questa città senza voltarmi indietro, ripetei un'ora dopo.

--Per via di mare, bisbigliavami il mio demonio.

--No, in fede mia, viaggerò per terra. E partirò senza neppur vederlo

questo signor S. a cui devo tanto supplizio.

--Ma egli se l'avrà a male.

--Tanto peggio per lui.

--E partirà senza i tuoi augurii--e pensa se il mare gonfiasse le sue

tempeste.

--Buon per me che avrò evitato il pericolo.

Due amori · 第 25 / 101 题