si profonde impressioni nello spirito dei popoli, che mille eroiche
canzoni vengono ad aggiunger leggende favolose alle vittorie del re
o dell'imperatore. Cosa difficilissima è distrigar negli annali del
secolo ottavo questo viluppo tra le spedizioni vere e le guerre che la
tradizion romanzesca attribuisce a Carlomagno; poichè questo principe
colle sterminate sue corse, e co' suoi diplomi dati dall'Elba fino
all'Ebro, ha fornito argomento di mille eroiche leggende ai cronisti,
che il considerarono come una grandiosa espressione della conquista da
essi fiorita di favolosi episodii[185].
Ci si fa prima innanzi la spedizione di Costantinopoli. Non sì tosto
l'impero greco si trova confinar co' Franchi, i trovatori fingono
che Carlomagno s'è insignorito di Bisanzio; il combattere, per questo
giganteo signore ed il vincere è una medesima cosa, ed ei non viene
che per condurre e soggiogare i popoli. I cronisti di San Dionigi
raccontano anch'essi la caduta di quell'impero greco pel quale sentono
invidia insieme e disprezzo. Le quali popolari leggende, scritte
nel secolo XIII, faceano senza fallo allusione al nuovo impero di
Costantinopoli fondato nel durar delle crociate dai Latini, il che
era fatto a lusingar gli avventurosi guerrieri, che piantarono i loro
vessilli sulle rive del Bosforo. «Carlomagno ha domato i Greci, è
signor di Bisanzio, eccolo adunque imperatore del mondo!» Tale si era
la gloriosa tradizione che i popoli dell'età media godean di conservare
tra loro. Gli annali di maggior gravità tuttavia non confermano che
l'autorità di Carlomagno mai trapassasse i limiti del Danubio e della
Dalmazia, e in Italia, Napoli e Taranto. Quanto ai greci imperatori,
ei non ebbe con essi se non alcune pratiche per via diplomatica, per
contese di territorii e guerre di passaggio.
Soggiogata Costantinopoli, viene indi la conquista di Gerusalemme
e della Palestina, pur dalle tradizioni attribuita a Carlomagno.
La _Cronica di Turpino_ la racconta con la medesima semplicità che
la espugnazione di Bisanzio, e molte canzoni eroiche furon composte
a celebrar questa pia crociata al sepolcro di Cristo: «Carlomagno,
insignoritosi di Gerusalemme, sbaragliò a lui d'incontro i Saracini».
Qui un santo monaco narra una simil conquista come fosse un gran
pellegrinaggio; colà un trovatore stimola i baroni alla guerra santa.
Chi non riconosce in queste tradizioni del decimo secolo lo spirito
delle crociate e quel fanatico insorgimento dei popoli? Nulla di
grande si fa senza Carlomagno, l'eroe del medio evo; Gerusalemme scuote
l'immaginazione di tutti, e si vuole che il magno imperatore l'abbia
conquistata: egli s'è adunque partito in compagnia de' suoi conti e
baroni, ed è andato oltremare, devoto pellegrino del santo Sepolcro;
e' poichè il califfo Arun-al-Raschid, gliene ha mandate le chiavi, le
leggende fingon ch'ei l'ha conquistato, donde la tela dei fatti e delle
gesta di Carlomagno in Oriente; vincitore dei Greci, egli dà compimento
alla sua grand'opera cristiana domando i Saracini. Così nulla di grande
s'è fatto senza di lui.
Tutta la Spagna fu pur sottomessa da quel potente signore; poichè a
udir le cronache, egli ha toccato le colonne d'Ercole, vinto il popolo
moresco di Cordova al par di quel di Palestina e di Bisanzio, e i
trovatori che cantarono Roncisvalle, non lasciano di pure cantar la
conquista del resto di Spagna; Carlomagno s'è bagnato nello stretto di
Gibilterra, in quella guisa che il grande Alfredo toccò col suo piede
le onde dell'Oceano. La Spagna fu conquistata dopo un pellegrinaggio
a San Jacopo di Compostella, appunto come la Siria fu domata dopo un
pellegrinaggio a Gerusalemme.
Tutte queste idee si dan mano e dipendon le une dalle altre; per
tre secoli nulla s'è fatto mai senza Carlomagno; sia che gli antichi
cristiani discendano dalle Asturie per cacciare i Mori, sia ch'essi
riprendan l'antica podestà loro sulla Castiglia e l'Alava, tutto
avvien perchè Carlomagno ne avea già loro dato l'esempio; egli avea
conquistato quelle terre prima di loro, ed egli avea già preparata la
predicazione di Cristo in mezzo a Cordova e a Granata. Se i pellegrini
partono per la crociata in Siria, se ne conquistano le città, se
Gerusalemme diventa un dominio dei Francesi, ciò avvien perch'egli ne
aperse la via con un primo pellegrinaggio. Costantinopoli cadde in mano
dei Latini nel secolo decimoterzo; ma i Baldovini nulla fecero che già
non fosse stato fatto prima di loro, pur sempre da questo gran colosso
di Carlomagno; egli abbraccia tutti gli avvenimenti, tutti i regni, ed
epiloga, a così dire, in sè stesso tutti i re fino a Filippo Augusto;
egli assorbe con la grandezza sua la generazione. E non abbiam noi
veduto ai tempi moderni avvenire lo stesso per la grande immagine di
Napoleone?
Ed anche sotto Filippo Augusto medesimo il dominator delle glorie è
per sempre Carlomagno. Se ci sono corti plenarie, le furon congregate
da lui; se ci sono corti di giustizia, il vecchio imperatore le ha
create; i dodici pari[186] son pur essi un'instituzione di Carlomagno.
Battaglie, grandezze, conquiste, tutto gli è attribuito, e le realità
di quest'impero sono sì maestose che anche le favole sembrano realità!
Una non so qual nube si ravvolge intorno a questo grand'uomo; quali
terre furon da lui governate, qual fu la geografia dell'impero suo?
Gravissime quistioni queste che la storia dee sciogliere.
CAPITOLO XIII.
GEOGRAFIA E CONFINI DELL'IMPERO DI CARLOMAGNO.
Unione della Neustria e dell'Austrasia. — Le terre dell'impero.
— I ducati tributarii. — Le marche. — La monarchia lombarda. —
L'Aquitania. — La Settimania. — La Provenza. — Limiti veri alle
frontiere di Spagna. — Appartenenze del regno del Longobardi. —
Spoleti. — Benevento. — Friuli. — Venezia. — Istria. — Croazia. —
Dalmazia. — Pannonia. — Le marche di Bretagna. — Le frontiere del
Nord. — I Sassoni. — I Frisoni. — I Boemi. — I Bavari. — Frontiere
dell'impero all'Oriente. — I tre grandi vicinati. — La Grecia. — I
Saracini. — Gli Scandinavi.
800.
Le relazioni delle croniche sui veri limiti del vasto impero
di Carlomagno sono piene di oscurità. Le conquiste del glorioso
principe dei Franchi sono poco men che compiute in sullo scorcio del
secolo ottavo, e fatto già imperatore, di nulla più accresce il suo
territorio, ma sol si fa ad ordinar l'acquistato. Il veggiamo bensì
reprimer le sedizioni, e ristringer le catene ad alcuni ribellanti
vassalli, ma quanto alle conquiste stabili ed effettive esse hanno un
termine con l'ottavo secolo, al tempo in cui Carlomagno sta per vestire
la porpora imperiale. La vita di lui dunque si divide in due parti: il
periodo della, conquista, nel quale i Franchi traboccano sulle terre
dei loro vicini, e il periodo dell'ordinamento, in cui il sistema viene
ad essere regolato dai capitolari. Or prima di dar principio a questa
seconda parte della storia carolingica parmi utile cercare i limiti
del gran tutto effettuato da Carlomagno, e disegnar, per così dire, la
geografia della conquista[187].
Una distinzione, innanzi tratto, stabilir dobbiamo in queste
investigazioni, ed è che tutte queste terre formanti l'impero, non
sono rette altrimenti secondo un medesimo principio d'amministrazione;
ci son paesi, ieri patrimonii ereditarii della schiatta franca e
carolina, ed altri ne furono aggiunti come semplici marche e frontiere;
poi vengono i paesi tributarii, sotto il governo di duchi obbligati
non più che alla fede e all'omaggio, e ad alcuni mal certi censi e
livelli. Quasi dappertutto questi appartengono alla razza nomade, ai
popoli senza patria stabile che si premono gli uni sugli altri; il
suolo, nella vita loro in corpo di nazione, non è che accidentale,
e' lo scorrono senza lasciarvi tracce; le sono torme di pastori che
trasportano i loro armenti e le loro famiglie alla rinfusa dalle rive
del Danubio, dell'Elba o del Veser alle più ricche e colte città del
Reno. Questo modo tennero particolarmente i Sassoni.
La divisione che formava per consueto le porzioni ereditarie della
stirpe merovingica, dell'Austrasia, cioè, e della Neustria, vien
dileguandosi, e sparisce a poco a poco sotto la seconda stirpe, sì che
dopo morto Carlomanno già entra in uso di dir la Francia, la Germania,
senz'altre frazioni. Tutta la terra che si stende dalla Loira fino al
Reno, forma quindi il centro del grande impero che Carlomagno sta per
ordinare; e s'ei preferisce a sue residenze le antiche città del Reno:
Colonia, Magonza, Vormazia, Francoforte, Aquisgrana, non resta però
ch'ei pur non venga ad abitar talvolta le foreste di Compiegne, le sue
ville dell'Oisa, della Matrona e della Senna, rimanendo l'Austrasia pur
sempre il paese centrale, il cuor dell'impero.
L'Aquitania, la più antica delle provincie soggette al dominio dei
Franchi (poichè fu sottomessa fin dal tempo de' Merovei) soggiace a
una trasformazione prima di confondersi nell'impero[188]. Soggetta
com'era essa ad alcuni duchi ereditarii, non obbligati che a fede e
tributo, passò indi sotto l'amministrazione dei conti, vale a dire
sotto il governo amministrativo che regge l'impero: poi, più tardi,
questa medesima Aquitania, eretta in reame, forma il patrimonio d'uno
dei figliuoli di Carlomagno, e comprende allora tutta l'estension di
paese che è tra la Loira e la Garonna, in un con le città di Bourges,
Limoges e Perigueux; poi ancora, costituita già in reame, abbraccia,
nelle sue pertinente, l'antica Settimania, la Provenza, e come feudi ad
essa inerenti, la Guascogna e la marca de' Pirenei fino all'Ebro[189],
che forma il confin meridionale dell'impero. Questa marca di Spagna è
un paese alpestre, una frontiera guardata dai conti, con città munite
di torri e di bastite romane, quali erano appunto Pamplona, Urgel,
Saragozza e Tortosa. Nella penisola ispanica l'impero di Carlomagno
non s'è punto esteso oltre l'Ebro; vero è che alcuni emiri o alcaidi
si son fatti tributarii fino a Valenza ed a Murcia, e che le croniche
riferiscono parecchi di questi ultimi esser venuti alle corti plenarie
a prestar fede ed omaggio; ma fu una sovranità passeggera, e il
naturale e vero confine dell'impero fu l'Ebro, nè si stese più oltre,
nè la marca di Spagna, inerente al reame d'Aquitania, trapassò quel
fiume, che scorre con l'acque sue dai monti della Navarra fino al
Mediterraneo.
In quella guisa che la marca di Spagna fu la militar frontiera
dell'impero a Mezzogiorno e l'antemurale del regno d'Aquitania, così la
Bretagna fu come la marca o frontiera occidentale della Francia[190].
Carlomagno stabilì alla foggia dei Romani, alcuni campi militari, sotto
il governo di conti che signoreggiavano quelle indomite popolazioni,
antichi avanzi delle popolazioni druidiche. L'amministrazione della
Bretagna a ben pochi cangiamenti va soggetta sotto i Carolingi, e si
mantiene quale i re franchi la fondarono; la lingua, i costumi fanno
dell'Armorica un corpo di nazione che vien dai re dominato e governato
con una forma militare; e più d'una volta avviene che i diplomi, da cui
questa provincia è indicata sotto il nome di Bretagna, indicano pure i
nomi dei conti e governatori delle città. Un di questi conti militari
avea la preminenza su tutti gli altri, e le leggende di Roncisvalle ci
dicono che Orlando stesso, il gran paladino, nipote di Carlomagno, era
governatore delle marche di Bretagna.
Il regno dei Longobardi, pertinenza dell'impero dei Franchi, prova
pur esso, intorno a questo tempo, una trasformazione, e da semplice
tributario e vassallo ch'era in origine insieme con Astolfo e Desiderio
re suoi, diventa una dipendenza assoluta dell'impero. Verona, Pavia,
Milano, città sue capitali, s'inchinano alla corona di ferro in fronte
al loro alto signore; poi la conquista accozza, l'un dopo l'altro,
Benevento, il Friuli, Spoleti, la Puglia e la Calabria, a titolo di
feudi dipendenti dalla medesima corona, e le terre dei Longobardi
diventan di questo modo il reame d'Italia[191]. Il concetto romano
domina per sempre nell'ordinamento di questo reame, e Carlomagno non
fa che ricostituire l'antico Lazio. Sempre di buon accordo coi papi, ei
cede loro un vasto dominio affine di assicurarsi per sempre la signoria
morale sopra l'Italia; ei governa fino in fondo alla Calabria; e domato
ch'egli ha il popolo dalla montagna fino al mare, dalla Puglia fino
a Ravenna, lo confonde in un regno solo; dell'Adriatico far vuole un
golfo sotto il suo freno insiem con la Venezia, l'Istria, la Croazia,
la Dalmazia, paesi abitati da popolazioni erranti che si sottraggono al
giogo dei Greci, per passar sotto la spada dei Franchi, ed eccettuata
la nascente Venezia, poche son le città e le ricche colonie che
avanzarono dell'imperio romano: ma monti e solitudini profonde formano
tutta la ricchezza di quelle regioni di selvatico aspetto, chè Attila
conquistatore le ha attraversate. Così sur un punto dell'Adriatico,
la Calabria e la Puglia: sull'altro, la Dalmazia, e come antemurale la
Corsica, ch'era per l'Italia quel che le Isole Baleari per la Spagna.
Tale si è la geografia dell'impero di Carlomagno, il quale architetta
oramai l'opera sua nell'ampia misura degli imperatori d'occidente.
Per congiunger l'Italia con la Germania, Carlomagno ha sottomessi
i Bavari che abitano fra il Danubio e l'Issel fino alle montagne
dei Tirolo, sulle frontiere degli Alemanni[192]. Dopo il giudizio
e l'infamia del duca Tassillone i Bavari si sono assoggettati ad
intera ubbidienza; la Pannonia è conquistata fino ai monti Carpazii;
la dominazione dei Franchi si stende sulle foreste bagnate dal Raab,
e sui monti che veggon la sorgente della Vistola; l'Oder forma a
settentrione il limite delle conquiste; le guerre contro i Boemi e gli
Schiavoni dieron per frutto Ratisbona e Praga fino alla Varta, e poichè
quei popoli sono erranti, Carlomagno non li dà a governare a' suoi
conti, nè li sottopone altrimenti al reggimento dell'amministrazione
sua regolata, ma per essi usa tuttavia il sistema dei tributi e
dell'omaggio, il che pure avvolge in qualche confusione i limiti
reali dell'impero suo. Ei doma piuttosto le orde che le terre, le
popolazioni piuttosto che i monti ed i fiumi ch'esse scorrono, e su
quegli estremi confini, ch'ei non può sempre serbare, altro non esige
che l'omaggio e i tributi, segni del vassallaggio. Le nazioni slave
della Boemia e della Pannonia, i Dalmati e i Croati stanno dunque
all'ultima frontiera a simiglianza di quei Barbari che attorniavan
l'imperio romano, o minacciavan Bisanzio; solo che Carlomagno ha man sì
poderosa da reprimere i loro conati, e li trattiene e doma, intantochè
gl'imperatori greci si lasciano imporre la legge, e comprano la pace
con tributi d'oro, di seta e di gemme.
All'estremità settentrionale il termine dell'impero di Carlomagno
esser doveva, sì come pare, il ducato di Schleswick e il Baltico
fino all'Oder, terre in cui viveano i Sassoni Osfalii e Nortalbini,
quasi al tutto domati, nel tempo in cui l'impero d'occidente si viene
aggruppando su larghe proporzioni. I diplomi additano resistenza di
conti e marchesi, governatori delle marche e frontiere fino alla
Frisia orientale, dove quelle spiagge dell'Oceano, sbattute dalla
tempesta, aveano conservato qualcosa di selvaggio come le dune della
Bretagna. In su quelli scogli vivea un'ardita popolazione di pirati,
che corseggiavano i mari lontani, e le barche dei Frisoni spargevano
per ogni dove funesti terrori[193]; onde difficilmente esercitavasi
la regolata amministrazion dell'impero su quelle terre mal note e su
popoli che abitavano inaccessibili dimore, genti libere, le quali,
non che il giogo d'alcuna umana potenza, non riconosceano pur quello
dell'oceano e de' suoi flutti. Quando un popolo è fermo sur un
territorio, non v'è cosa più facile del determinare i confini di uno
stato e l'indole del suo governo; ma con quelle erranti torme che si
tramutavan continuo da un luogo all'altro, non è possibile di segnar
con esattezza le frontiere del grand'impero; le quali non venivano
a quei tempi altrimenti tirate con la cordella degli ingegneri, nè
tampoco assegnate da vicendevoli trattati. Alcune torri difendeano
le marche; il conte o governatore stanziavasi, a guisa dei Romani,
in questa o quella città principale, e alcuni leudi coi loro armati
ponevansi sotto alle tende, o nei forti eretti a difendere il fiume
o il monte che separava una gente dall'altra. Le continue correrie
allargavano gli stati del vittorioso conquistatore, e le tocche
sconfitte all'incontro li riducevan fra limiti più stretti di prima. Tu
detto avresti che il suolo scuotevasi e ondeggiava, come per continuo
tremuoto, sì spesso mutava di padroni e di dominatori! Carlomagno
fu il primo che mostrò curarsi di impor qualche regolata misura a'
suoi Stati. Quand'egli ebbe a fondar l'impero, le sue possessioni si
stendevano da mezzogiorno a settentrione, dall'Ebro fino al Baltico,
sopra uno spazio di quattordici gradi, e da levante a ponente le
frontiere sue si allargavano dall'Oceano bretone fino alla Pannonia
ed ai monti Carpazii, per una estensione di circa venticinque gradi;
da ultimo, a misurare orizzontalmente l'impero suo dalla Schelda
fino alla Calabria, comprendeva esso ben diciassette gradi[194]. Di
questo modo Carlomagno, superate altissime montagne e grandi fiumane,
trovossi esser padrone d'un impero quasi vasto altrettanto quanto quel
dei Romani in Occidente, se tu ne cavi la Gran Bretagna, soggetta a
quei giorni all'ettarchia sassone, però che il dominio suo stendevasi
sull'Italia, sulla Francia d'oggidì, sur una parte della Spagna, su
tutta l'Alemagna, la Baviera, la Sassonia, l'Illirio, l'Austria,
la Prussia, ed a settentrione l'Olanda e la Belgica, il che tutto
comprende ai dì nostri una popolazione d'ottanta milioni d'abitanti,
numero a cui certo non sommava nel secolo ottavo, ma pur le terre son
quelle stesse, nè i confini sono punto mutati.
Eginardo, segretario di Carlomagno, ci ha tramandata la descrizione
del vastissimo impero del suo signore in queste parole: «Il regno dei
Franchi (così egli), quale fu a lui trasmesso da Pipino, era certo
anche innanzi ampio e forte, ma egli ebbe quasi a raddoppiarlo, tanto
l'ampliò con le nobili conquiste sue. Esso in effetto non comprendeva
prima di lui che la parte della Gallia situata fra il Reno, l'Oceano,
la Loira e il mar balearico, la porzion della Germania abitata dai
Franchi, confinata dalla Sassonia, dal Danubio, dal Reno e dalla Sala,
che divide i Turingi dai Soravi, il paese degli Alemanni e la Baviera.
Carlo aggiunse a tutto questo, con le memorabili sue guerre, prima
l'Aquitania, la Guascogna, l'intiera catena de' Pirenei, e tutte le
contrade fino all'Ebro, che nasce nella Navarra, bagna le più fertili
pianure della Spagna, e gittasi nel mar balearico sotto le mura di
Tortosa; poi, tutta la parte dell'Italia che dalla valle di Aosta
fino alla Calabria inferiore, frontiera dei Greci e Beneventani, si
stende sopra un'ampiezza di oltre a un milione di passi; poi ancora
la Sassonia, ragguardevol parte della Germania, la quale, tenuta
pel doppio, in larghezza, della parte di questa regione abitata dai
Franchi, stimasi pari in lunghezza; più le due Pannonie, la Dacia
situata sulla riva opposta del Danubio, l'Istria, la Croazia e la
Dalmazia, salvo le città marittime, di cui lasciar gli piacque il
possesso all'imperator di Costantinopoli, per la lega e amistà che era
fra loro; finalmente tutte le barbare e fiere nazioni che occupano la
parte della Germania compresa fra il Reno, la Vistola, il Danubio e
l'Oceano; le quali, comechè parlassero press'a poco la medesima lingua,
molto differivan tra loro negli usi e nei costumi, e furon da lui sì
al tutto debellate che le ridusse a pagargli tributo. Le principali di
queste nazioni erano i Veletavi, i Soravi, gli Obotriti ed i Boemi, con
le quali gli fu forza venire alle mani; laddove accettò la sommessione
delle altre, più numerose ancora[195]».
D'ora innanzi il nuovo impero non si troverà a fronte più o in
comunicazione se non coi Greci, coi Saraceni e gli Scandinavi. I Greci
confinano con le terre del suo dominio per parecchie parti, che sono
la Dalmazia, la Sicilia e la Puglia; e di mano in mano che i Franchi
indietreggiano verso il Danubio, e' s'accostano ai Bisantini ed ai
Barbari da cui sono accerchiati i Saracini; onde, per via dell'Ebro, il
nuovo impero trovasi a fronte della civiltà araba, e dei regni moreschi
di Valenza, di Murcia, di Cordova e di Siviglia. I Greci e i Saracini
non son più da temere, finito è per gli Arabi il tempo delle conquiste,
nè più irrompono come torrente, chè una forza maggiore gli ha frenati.
Dopo la battaglia di Poitiers la potenza dei Mori vien meno, e forza
non ha per impedire all'ordinamento carolingico e all'istituzione
dell'impero di Occidente di progredire e stabilirsi, nè gli emiri
stessi più nulla valgono ad attraversarsi al nuovo impulso dato alla
nazion francese dalla man poderosa di Carlomagno.
I Greci son ridotti a maggior impotenza ancora. E come potrebbon
essi contrastar con la vigorosa e fresca instituzione dell'impero
d'Occidente? Come resistere a questo ferreo colosso d'imperatore?
A Bisanzio, l'astuzia, la destrezza, gli avanzi meravigliosi d'una
gran civiltà; nelle corti plenarie di Carlomagno la forza prepotente
e il rigoglio di tutte le posse esercitate dall'uso della guerra,
dalla robustezza del corpo e dalla volontà. L'opera di Carlomagno
non sarà quindi minacciata dai Greci nè dai Saraceni, chè gli uni,
a malincuore sì, ma pure il riconoscono e soffrono perchè non vi ha
modo a combatterlo, intantochè gli altri cercano di trattar con questo
nuovo potentato che il fatalismo ad essi impone: _perchè Dio è grande e
Maometto è il suo profeta._
L'instituzione adunque del grande impero franco non è minacciata più
se non dai Barbari al settentrione ed al mezzo dell'Europa; terribile
sarà la riazione degli Scandinavi sotto l'impero di Lodovico il Pio e
di Carlo il Calvo; i discendenti dei Sassoni e dei Danesi, verranno a
ricattarsi delle conquiste franche; Carlomagno s'è mostrato sull'Elba
e sul Baltico, e cinquant'anni appresso gli Scandinavi verranno
a mostrarsi sulla Senna e sulla Loira; mentre, al mezzo, le razze
tartare e slave, cacciate a punta di spada fino alle lande della
Sarmazia, impugnata pur essi la spada, verranno sotto il nome di
Ungheri a disertar le più belle terre della Borgogna, dell'Austrasia
ed anche della Neustria. Al par di tutte l'opere immani della
conquista, l'impero di Carlomagno era mal connesso, mal congegnato,
e necessariamente richiedea la man gagliarda, la mente suprema, il
genio in somma del gran monarca che sta per esser salutato col titolo
d'imperator d'Occidente nella basilica di Roma. E dopo lui tutto dee
cader in ruine!
CAPITOLO XIV.
L'EPOPEA DELLA CONQUISTA CAROLINGICA.
Indole delle canzoni eroiche. — Origine loro. — Epoca loro. — Le
discendenze o lignaggi. — Primissime canzoni eroiche. — Addizioni.
— Incremento dei romanzi di cavalleria. — Le canzoni dei pari o
baroni di Francia. — Originalità nazionale delle canzoni eroiche.
— Tradizione intorno a _Guglielmo Corto naso_. — _La fanciullezza
di Viviano_. — I _Loreni_. — I pari di Carlomagno. — L'ultima delle
canzoni eroiche. — Effetto dell'epopea carolingica sulla storia.
DALL'VIII AL XIII SECOLO.