Il pensare ad una durevol pace co' Franchi punto non si affaceva

coll'indole delle fiere e vagabonde tribù che occupavano le terre

del Veser, benchè già ridotte a tributo da Pipino, a cui favore

erasi dichiarata la vittoria in più scontri. I Sassoni vesfalici

principalmente, che erano i più vicini alle terre di Francia, insorsero

spesso a molestare i conti e i difensori delle marche che proteggevano

le frontiere, e cogliendo il tempo che Carlomagno trovavasi lontano,

si precipitavano sul Reno, ed anche oltre i limiti della Mosella,

non senza profittar delle discordie surte fra quello e il fratel suo

Carlomanno, per francarsi del tributo ad essi imposto da Pipino. La

prima guerra sassonica ebbe principio all'esaltazione di Carlo al

trono di tutta la nazione dei Franchi; perchè appunto egli trovavasi

a Vormazia, dove erasi congregato un parlamento di leudi e conti a

gridarlo re e riconoscerlo, quando fu dal parlamento stesso risoluta

la guerra contro le tribù che continuamente molestavano la quiete della

Francia orientale.

Il poeta sassone, che tenne dietro con grande diligenza alla vita

di Carlomagno, ci descrive la prima di queste guerre, e poichè egli

apparteneva per patria alle nazioni del Norte, e per la stanza sua in

mezzo ai monasteri or della Neustria ed or dell'Austrasia, conservar

potè le impressioni e le rimembranze dell'antica terra sassone,

lascierò che parli egli stesso di questa breve spedizione dei Franchi:

«Re Carlo (così egli), convocato in Vormazia un congresso generale

de' suoi signori, decretò, d'accordo con loro, di muover guerra ai

Sassoni, però che quantunque la terra di questi popoli tocchi quella

dei Franchi, sì che i confini non sono ancor tra loro bene distinti,

quanto più stretta era la vicinanza loro, e tanti più erano i motivi

di discordia tra i due paesi, da cui con vicenda continua traevasi,

sulla vicina frontiera, la strage, l'incendio, il saccheggio. Ben altro

che mostrarsi degni di portare il soave giogo di Cristo, i Sassoni,

in balìa a tutta la foga della salvatica loro natura, e alla rozzezza

delle menti loro, ancor vivevan sotto l'imperio dell'errore e del

demonio. I Franchi, all'incontro, cristiani da lungo tempo e difensori

ferventi della fede cattolica, dominavano sur una gran quantità di

popoli, col cui sussidio appunto, e soprattutto col potere di Dio,

del quale scrupolosamente osservavano i comandamenti, si confidavano

sottometter quella nazione. Simili alle membra di un corpo che fossero

qua e là sparse, e non congiunte a formarlo, in vece d'ubbidire ad un

re che solo fosse a capo del governo e della milizia, i Sassoni erano

divisi in varii piccioli stati, e aveano quasi altrettanti capi quanti

villaggi. Pur tuttavia le regioni da essi abitate partivansi in tre

parti distinte, e i popoli che le occupavano, erano un giorno rinomati

pel valor loro, ma di presente d'essi non riman più che il nome, ed il

valor se n'è andato. Quelli della parte occidentale aveano loro confini

presso il Reno, e chiamavansi Vesfalii; gli Osterlindi, Osterlingi

od Ostvali abitavano il levante, infestati alla frontiera dai perfidi

Schiavoni. Gli Angarii, finalmente, la terza popolazione dei Sassoni,

occupano lo spazio compreso fra i due antedetti paesi, e co' lor

meridionali confini fronteggiano le terre di Francia, intantochè verso

settentrione il territorio loro si stende fino all'Oceano. Tali sono

i popoli che Carlo erasi deliberato di guerreggiare, e però senza

por tempo in mezzo, corse con tutte le forze dei Franchi a predare

ed ardere il loro paese. Prese, cammin facendo, una rocca, da quei

Barbari chiamata Eresburgo[164], fortificata dalla natura e più ancora

dall'arte, ed ivi stesso atterrato un idolo, adorato da loro sotto

il nome d'Irminsul, che era una colonna squisitamente lavorata e

tutta carica d'ornamenti[165], il re pose il suo campo vicinissimo a

questo luogo. I lunghi calori della state senza pioggie, ardevano le

campagne; le fonti asciutte altro non contenevano che arida polvere,

e la sete già cominciava a travagliare il campo del re, quando

l'Altissimo, in rimunerazione d'aver distrutto quell'idolo profano,

mostrò il poter suo, sgorgar facendo di bel meriggio, improvvisamente

dall'arido letto d'un vicin torrente, una fonte che bastò ai bisogni

dell'esercito[166]. —

Quest'irruzione oltre il Reno precedette la guerra contro Desiderio,

re de' Longobardi, e la ruina di questa dinastia. Vero è che durante

la guerra di Lombardia, le forze dei Franchi non poterono tutte esser

adoperate contro la Sassonia, ma pure questa fu sempre il maggior campo

delle imprese di Carlomagno, e par ch'ei se ne compiacesse, chè quel

paese rammemorava ai Franchi la prima loro origine, e le due nazioni

si rassomigliavano in più d'una fattezza. Domati per un momento,

i Sassoni ripigliarono le armi tosto che videro il re affaccendato

oltre monti; abilissimi per istinto a coglier le buone occasioni, essi

varcavano il Reno, e si precipitavano sopra i suoi confini, ogni volta

che sapessero aver egli da fare altrove; mentre pagavano puntualmente

i loro tributi, di armenti, di lane, di danaro quando il sapevano alla

sua corte di Magonza, di Vormazia, di Colonia o di Aix. E di che avean

eglino infatti a temere quand'ei trovavasi insiem co' suoi paladini al

di là delle Alpi o de' Pirenei? Onde allora tumultuariamente correvano

a vendicarsi in libertà e ad abbeverare i loro cavalli nelle acque

del Reno. «Mentre il re stava in faccende in Italia,» dice il poeta

cronista da me più sopra citato, «i Sassoni tornaron sulle frontiere

dei Franchi, e vennero a predare un borgo chiamato Hassi, ponendolo

tutto a ferro e fuoco, spinti a tali eccessi dalla lontananza del re

e dal pensiero di vendicarsi così delle perdite fatte lor sostenere

dai Franchi, e di porsi in condizione di non averne a sostenere più

mai. S'innoltraron pure fino a Frideslar, ed ivi fecero lor potere

d'appiccare il fuoco a una chiesa, che il martire Bonifazio, diletto

sacerdote di Cristo, ci aveva edificata; ma vedendo riuscir vana ogni

opera loro, furono ad un tratto colti da tanto terrore, che si misero

a fuggir verso la patria loro, senz'essere a ciò costretti dalle armi

nemiche, ma solo per divino potere. Intanto Carlomagno presa Pavia,

e avute in soggezione tutte l'altre città, tornò nel paese de' padri

suoi, conducendo seco Desiderio, e fece entrar a un medesimo tempo tre

eserciti sulle terre dei Sassoni, empiendole di rapine, di sangue e di

ruine; poi convocato a Carisio un congrego dei grandi e nobili franchi,

ivi, fra le altre deliberazioni intorno alle cose e ai bisogni dello

stato, fu preso di fare a' Sassoni guerra perpetua, certi oramai che

con loro non potevasi aver più pace; onde Carlomagno deliberò di non

volerli più lasciar quieti un sol istante, finchè abbandonato il culto

degli idoli, non fossero divenuti cristiani; o altrimenti tutti fino

all'ultimo distruggerli. O santa misericordia di Dio che tutti ci vuoi

salvi! L'Eterno, che avea conosciuto come niuna cosa del mondo avrebbe

potuto ammollir le dure cervici di costoro, a scuoter la naturale

caparbietà loro, ed a costringerli a sottomettersi al dolce giogo

di Cristo, diè loro per maestro e dottore il gran Carlo, il quale,

domandoli con l'armi e con le ragioni, li fece così quasi a forza,

entrar nella via della salute».

Si vede qui che nell'animo del poeta s'è cancellata la natura del

Sassone antico, e ch'ei dimentica la prima patria, rammorbidato oramai

e devoto al pari d'un Neustro. Poi, pur sempre servendo alla politica

di Carlomagno, il cronista del monastero prosegue: «Quest'util disegno

fu da fatti straordinari favoreggiato; poichè entrato il re nel

territorio nemico, guidando il fiore della gioventù, che avea convocato

a Duria, s'impadronì tosto d'Eresburgo e Sigisburgo, lasciandovi

presidio, e continuò il suo cammino fin al Visurgo appiè del monte

Brunesberga[167]. Quivi raccoltasi una gran massa di popolo, voleva

contendergli il passo: inutili sforzi! al primo scontro quella densa

turba è sgominata, e moltissimi cadono uccisi. Di quivi re Carlo si

conduce nel paese degli Osterlindi; Hesso, un de' loro principali

signori, accompagnato da quasi tutto il popolo, prostrasi supplichevole

dinanzi a lui, e consegnando gli ostaggi addimandati, gli giura eterna

ubbidienza. Intanto quei che Carlo avea lasciato a Lisbacco, presso il

Visurgo, vollero essere oppressi da un tradimento dei nemici. Era l'ora

del tramonto, quando i soldati tornando da foraggiare, s'incontraron

nei Sassoni che s'accompagnaron con loro chiamandoli amici, e coprendo

sotto questo nome, l'animo di fieri nemici. Essi accomunan la fatica

coi Franchi, gli aiutano portare i pesanti fasci d'erba onde son

carichi, e con le loro cortesie vie più accrescono la confidenza che

avevasi in loro. Finalmente, Franchi e Sassoni entran tutti insieme nel

campo; ma non sì tosto i primi cominciano a chiuder gli occhi al sonno,

i crudeli loro nemici si levan tutt'a un tratto, e fanno orribile

scempio di quelle povere disarmate ed assonnate genti. Se non che

alcuni de' Franchi, scosso il grave letargo, danno di piglio alle armi,

e cominciano ad opporsi vittoriosamente al nemico che viene in breve

cacciato dal campo. Al primo annunzio che n'ebbe il re, fu tale il suo

affrettarsi per correr co' suoi soldati sul luogo del combattimento,

ch'ei fu ancora in tempo di calar sui Sassoni, e di farne macello.»

I Sassoni formavano dunque un accozzamento di picciole tribù sotto

mille diversi capi, in virtù dello stesso principio e della stessa

consuetudine che ad essi avea fatto crear l'ettarchia in Inghilterra,

chè ogni popolo ha il suggello della sua propria natura, e la

porta seco anche nelle sue trasmigrazioni. In mezzo a questi oscuri

regoletti, un capo s'era innalzato di più maschia, più sublime, più

vigorosa tempra, e chiamavansi Vittichindo, celebre nelle cronache e

nelle ballate del Nord. Dove nasceva egli quest'uom valente? qual era

l'origin sua? Lo stesso avvien dì Vittichindo che di Carlomagno; niun

sa dir la città che gli diede i natali. Il nome suo, essenzialmente

germanico, veniva da due parole dell'antico idioma sassone _With-Kind_

(il figliuol bianco) o a dir più proprio, il giovin biondo dalle

belle forme. Alcune fra le leggende alemanne il fanno figliuolo di

Vernechingo re o capo delle tribù sassoni stanziate tra il Reno e

l'Elba, e certo al veder la grandissima autorità da lui esercitata

nelle deliberazioni di quei popoli bellicosi egli doveva essere uscito

da qualche grande schiatta, però che i privilegi di famiglia regnavano

con grand'ordine appo i popoli tramontani. Ogni volta che Vittichindo

appariva tra i Sassoni, essi pigliavano le armi per la patria, quasi

ricordasse loro l'antico Ermanno, l'Arminio degli Annali di Roma,

quel forte difensore della libertà germanica. Ermanno e Vittichindo,

due nomi che suonano ancora ogni volta che l'Alemagna insorge per

la integrità sua, o la sua libertà! Il dio Irminsul medesimo, quel

monumento di cui sì spesso favellano i cronisti di Francia, altro forse

non era che il simbolo dell'Ermanno germanico, il vincitor di Varo, che

protegger parea con la sua memoria i gloriosi sforzi dei Sassoni[168].

Le discordie e le gelosie delle tribù favorivano le imprese di

Carlomagno contro i Sassoni; il quale com'ebbe finita la guerra coi

Longobardi, e si fu cinto della corona di ferro, calò con maggior

forza che mai sulle popolazioni che abitavano le rive del Veser,

inoltrandosi i Franchi vittoriosamente sino a quelle dell'Oder. In

questa rapida conquista ci si fa incontro un capo di nome Esso o Elgi,

il quale capitanava i Vesfalii. Forse che a costui debban l'origine e

il nome loro gli Essiani o Assiani, quel popolo sì valoroso? Questa

tribù venne ad offerire ostaggi per pegno di sua fede a Carlo, dopo

di che, dalle rive dell'Oder egli tornossene rattamente in Vesfalia,

dove pure i popoli gli danno pegni di fede, e si obbligano a pagargli

tributo d'armenti, di lana, e a lasciargli il reddito d'alcune miniere

d'argento e di rame: sì che credendo, almen per poco, sottomessi

que' popoli, se ne va, nè sì tosto se n'è andato, che piglian di

nuovo le armi, e gli ostaggi più non bastano; ma vinti in una nuova

invasione, corrono in frotta, sulle rive della Lippa a prestar omaggio

al vincitore; il quale rimette in piedi e fortifica il castello

d'Eresburgo, posto a tener in dovere i Sassoni, come quel di Fronsacco

a reprimere gli Aquitani.

I Franchi tenevano in obbedienza ogni popolo vassallo con torri

merlate, ond'è che tutta quella terra è ancor seminata di queste rovine

del medio evo. Su quelle bertesche, ora coperte dal musco e corrose

dal rovaio, sorgevano un tempo fieri e superbi uomini di guerra, e su

quelle pietre spezzate viveva, or fa dieci secoli, una generazione di

largo petto che si abbeverava dei vini del Reno e della Mosella nella

tazza del convito, e in cima a quella torre logorata dagli anni piangea

forse qualche nobil donzella di Svevia, sposa prima diletta, poi

ripudiata dall'implacabil Barone. Ma il tempo ha tutto calpestato con

lo struggitore suo piede, e ormai più non s'ode colà se non il vento

che fischia per mezzo a quelle fenditure, come un organo toccato dalia

morte ad animar la fantastica ronda dei conti antichi, usciti per poco

dalle tombe loro.

Dopo aver vinto i Sassoni, Carlomagno indusse i capi loro ad

abbracciare il cristianesimo, giogo morale che afforzar doveva la

sua sovrana signoria. Tutto inteso a vederne la fine, piantò nella

vernata gli alloggiamenti suoi in un luogo che prese il nome di

Heerstal, che suona campo di guerra, e ivi tenne la sua corte plenaria

fino a primavera. Indi un editto suo reale intimato avendo una

dieta di leudi, conti e vescovi a Paderborna, alcune tribù sassoni

v'accorrono per rinnovare il giuramento loro di fedeltà, ma non il

fiero Vittichindo, che fuggitosi fra i Danesi, è ito a cercare un

rifugio nella Giutlandia, dove accampano alcune tribù alleate dei

Sassoni; Vittichindo, l'eroe della gente veramente germanica. In mezzo

a queste guerre del Reno, dell'Elba e del Veser, tre popolazioni

muovono con comune accordo di resistenza contro Carlomagno, e sono

i Sassoni, i Danesi e i Frisoni, che tutti mostrano di appartenere

al medesimo sangue, alla medesima causa, e di mano in mano che egli

incalza i loro avanzi gli uni sugli altri, essi popoli si concentrano

nella Scandinavia fino alla reazione de' Normanni, che a vendicar

poi verranno i loro maggiori sull'impero dei deboli successori di

Carlomagno. Le leggende dicono che Vittichindo ebbe per moglie Geva,

sorella d'un capo danese dello Sleswich, che nella lingua franca nomasi

Sigifredo e nella danese Sivardo. Una parte dei Sassoni seguì il loro

capo Vittichindo appo i Danesi, mentre l'altra venne per trattare con

Carlomagno alla dieta di Paderborna; e dopo lunghi parlamenti, a lui

questi si soggettarono, conservando per patto molte franchigie sotto la

dominazione dei Franchi. Essi serbarono, a simiglianza de' Longobardi,

le leggi loro, le radunanze dei capi nei campi di guerra, e soggettati

a tributo, altro non fecero che un atto di vassallaggio, acconsentendo

insieme alla propagazione della religion cristiana in mezzo alle tende

e città loro[169], onde a' vescovi e preti fu libero lo scorrer le

città e borghi per annunziarvi la verità della fede. Per ultimo fu

conceduto che tutti que' capi delle tribù sassoni, che sottomettersi

non volessero al trattato conchiuso con Carlomagno, potessero ritirarsi

dove lor meglio paresse o piacesse. Tale si era la regola generale

di quelle tribù erranti: anzichè sottoporsi al giogo esse fuggivano,

però che il suolo per esse non costituiva altrimenti il domicilio, ma

in ogni luogo dove piantar potessero la tenda ivi era la patria loro.

Laonde parecchi di quei Sassoni andarono ad unirsi con Vittichindo in

Danimarca.

Nè appena son corsi due anni dal parlamento di Paderborna, che veggiam

quest'ultimo sollevar di nuovo i Sassoni, e condurre i Danesi insiem

con le tribù riparatesi nella Giudlandia; d'onde ei muove in gran

forze, ricevuto a grandi acclamazioni dalle antiche tribù soggette

a Carlomagno, e si avanza vittorioso fino al Reno, distruggendo

le borgate dei Franchi ch'ei trova sul suo cammino, atterrando i

castelli e le torri poste a vedetta, ed ardendo i segni militari della

dominazione di Carlomagno, intento a que' giorni nella spedizione di

Spagna. Ordinava questi in un capitolare di ributtar col terrore e con

la forza quelle masse di gente; onde tutti i possessori de' terreni,

le guardie dei confini ed i leudi dovean pigliar le armi, e questa

leva de' Franchi arrestò per poco le depredazioni dei Sassoni sul

Reno, e la mossa del vittorioso Vittichindo. Arriva quindi fra breve

il gran Carlo medesimo, disperde gl'invasori, pianta di nuovo i suoi

alloggiamenti nel campo di Heerstal, e vi passa l'inverno per quindi

scagliarsi addosso a' Vesfalii. Nulla più resiste a questo fortissimo

uomo, a questo re giganteo, la cui sola parola porta lo spavento per

ogni dove; parecchie di quelle tribù corrono a dimandargli la pace, ed

egli si fa consegnar da esse gli statichi, come era uso; ma non vuol

trattar più spartitamente con una o più popolazioni, bensì chiede che i

Sassoni vengano tutti ad un parlamento per trattar le condizioni della

pace; Vittichindo, sempre irremovibile, non vuol assistere, vedendo

l'umiliazione della sua patria, a questo congresso, e ritirasi una

seconda volta in Danimarca.

Durante l'inverno, Carlo raccoglie tutte le sue forze ad Heerstal,

alloggiamento suo prediletto, ed ivi, in fronte di sì grosso esercito —

che niun resister gli potrebbe, impone senza colpo di spada ai Sassoni

le sue leggi. L'atto che nacque dal parlamento quivi da lui convocato,

si è quello che reca il titolo: _De partibus Saxoniæ_, costituzione

vera della Sassonia. I vescovi che in quantità intervennero al detto

parlamento, si fecero a predicar ivi nel campo stesso, ed i Sassoni

ricevettero in gran folla il battesimo. Aveva il re provato il metodo

de' tributi con lasciare independente ogni vassallaggio, ma essendogli

male riuscito, stipulava ora che i Sassoni sarebbero quindi innanzi

governati da conti della nazion franca; onde sottomessi così ad un

ordinamento comune, ad essi rapita veniva l'independenza loro natia.

Tutti ubbidir dovevano a questi conti, e chiunque manomettesse o

ingiuriasse i delegati regi, sarebbe in pro del fisco spodestato delle

sue terre; nè più i Sassoni tener potrebbero nè adunanze nè diete, se

non previo il beneplacito del re e alla presenza di commissarii da lui

disegnati.

A quest'ordinamento di polizia militare, Carlomagno aggiunse alcuni

articoli risguardanti specialmente il cristianesimo. Edificar doveansi

in certi luoghi del paese de' Sassoni diverse chiese, le quali aveano

ad esser sacre, e più sacre ancora dei templi dell'idolatria; chi

uccidesse un prete cristiano o sagrificasse vittime umane alle antiche

deità della patria, fosse punito di morte; e dovendo il battesimo

esser quindi innanzi il segno dell'ubbidienza, quelli fra i Sassoni

che si nascondessero per sottrarsi al santo lavacro della Chiesa, o

mangiassero carni nei giorni di magro, sarebbero tenuti per ribelli e

come tali dannati a morte. Il tornare all'antica religione del Norte,

era pur segno di ribellione. Ogni pena tuttavia redimer potevasi con

la penitenza ecclesiastica, però che a quei tempi la legge cristiana va

pur sempre confusa col governo politico.

A questo periodo della conquista e suggezione delle tribù sassoni,

si riferisce in Germania l'instituzione degli otto vescovati di

Brema, Verden, Minden, Alberstat, Hildesheim, Paderborna, Munster ed

Osnabruch, sedi cristiane che divennero indi sorgente di civiltà e di

sapere per l'Alemagna. Dalla predicazione cattolica ebbe fondamento la

dominazione dei Carolingi in Sassonia. Al parlamento d'Orleim i Sassoni

passarono dal sistema di vassallaggio independente alla costituzione

per contadi e vescovadi, nè furon più solamente vassalli, ma una parte

del gran tutto sottomesso al governo dei conti e dei vescovi. Così

abbiam già tre periodi in questa storia della conquista dei Sassoni;

1.º il vassallagio per tribù; 2.º l'aderimento alla predicazione

cristiana; 3.º la costituzione uniforme per contadi e vescovadi, e la

sommessione all'ordinamento amministrativo del re.

Questo governo dei conti e dei vescovi riuscì, in sulle prime,

odiosissimo ai Sassoni; i primi amministravano la giustizia, e

governavano in nome di Carlomagno; i secondi si travagliavano d'ampliar

l'autorità della Chiesa e di sottomettere le barbare nazioni ai giogo

della religione, cose tutte che a distrugger miravano la libertà delle

popolazioni germaniche. La presenza di Carlomagno, e il terror del suo

nome potean solo conservar la dominazione dei Franchi colà, ed egli

costretto di correr continuamente l'Europa, dalla Spagna all'Italia,

dalle Alpi ai Pirenei, non potea sempre aver l'occhio sulle terre

germaniche, onde i Sassoni più d'una volta profittaron di quest'assenza

del sovrano, per ripigliare le armi. Eccoli dunque di nuovo sollevati,

recarsi in massa sulle rive del Reno, e scuotere il giogo dei conti e

dei vescovi.

A grande inquietudine mosse l'animo di Carlomagno questa presa d'armi

universale, che avvenne all'occasione dell'invocar che fecero i conti

franchi la fedeltà dei Sassoni per respinger l'irruzione dei popoli

slavi. Vittichindo ricomparve allora tra' suoi, e disse loro: «Ecco

giunto il momento di vendicarvi de' vostri oppressori.» I Sassoni

lo seguono, si raccolgono appiè d'un alto monte sul fianco destro

dell'esercito di Carlomagno, capitanato dai tre conti maggiori

Adalgiso, Geilone e Volrado, e quando questi arrivaron sul Veser,

anzichè trovarvi i Sassoni in loro aiuto, li vider apparecchiati a

scagliarsi su loro. Il conte Teoderico, accorso dal Reno, non esitava

intanto a cominciar la guerra contro i fedifraghi Sassoni stessi, e

la zuffa fu sanguinosa. Il gran Carlo non v'era; i Sassoni, pieni di

astio contro i conti, diedero dentro con gran forza, ed in breve quasi

tutti i capitani de' Franchi furono uccisi sul campo, gli altri messi

in volta, ed i Sassoni intuonaron l'inno della vittoria di Vittichindo,

ributtando gli oppressori fino al Reno. Carlo accorse indi tosto per

vendicare l'affronto dell'armi sue, con fitto in mente il pensiero che

i Sassoni non fossero altrimenti nemici da combattere, ma sì popoli

ribelli da sterminare. Venne dunque a tener la sua dieta a Paderborna,

e citati dinanzi al campale suo parlamento i principali fra i Sassoni,

dimandò loro perchè avessero rotta la guerra, perchè ribellati si

fossero contro i conti? Tutti ad una voce risposero: Aver ubbidito

ai voleri di Vittichindo, ed egli solo esser colpevole di quella

ribellione. — Ma non per questo il re placò l'ira sua, chè anzi fece

proponimento di vendicare i suoi leudi trucidati in campo, ed i vescovi

delle chiese di fresco edificate, martoriati o cacciati da Vittichindo.

I Sassoni aveano infranta la legge di vassallaggio, dunque eran

ribelli: Carlomagno ordinò quindi un grande esempio, e ad imitazione

di tutti gli altri conquistatori, non esitò punto a versar fiumi di

sangue, onde lasciar lunghe orme di terrore e di sommessione. Si fece

dare in mano tutti i capi e gli uomini più ardimentosi della nazione,

e comparve in mezzo a loro, con la spada in mano, girando sovr'essi

il corrucciato suo sguardo, a guisa di un gigante che scuota la sua

clava sopra i vinti; poi dal suo campo di Ferden, a riva dell'Aller,

comandò che tutti i Sassoni ribelli avessero mozzo il capo; le cronache

ne sommano il numero a quattro mila cinquecento; fu una beccheria che

durò tutto un giorno. Terribile rappresaglia dei conti e vescovi uccisi

dai Sassoni, e dell'aver inseguito i Franchi fin sul territorio loro;

ma era pur forza muover terrore in que' popoli, e Carlomagno si trovò

costretto a colpirli con la tremenda sua spada[170].

Storia di Carlomagno vol. 1/2 · 第 13 / 26 段