— Scommetto che so il perchè vi ha rimproverato, — disse Ernesto.

— Ve lo lascio indovinare in tre riprese, — disse ridendo mio padre.

— Ve lo dirò in una volta, — replicò Ernesto. — E non si tratta di una

congettura, ma di una deduzione. Ha biasimato la vostra vita privata.

— È vero, — esclamò mio padre. — Come mai l’avete indovinato?

— Sapevo che sarebbe accaduto, ve ne avevo avvertito.

— È vero, — disse il papà, riflettendo. — Ma non potevo crederlo. In

ogni modo, sarà una prova di più, e più convincente, da inserire nel

mio libro.

— Non è nulla in confronto di ciò che vi toccherà, se persistete a

ricevere tutti quei socialisti e radicali, compreso me.

— È precisamente ciò che mi ha rimproverato il vecchio Wilcox, con un

mucchio di illogici commenti. Mi ha detto che davo prova di un gusto

dubbio, che andavo contro le tradizioni e i modi dell’Università,

e che, comunque, spendevo male il mio tempo. Ha poi soggiunto altre

cose non meno vaghe. Non ho mai potuto spingerlo a dirmi qualcosa di

più definito, ma l’ho messo in una condizione molto imbarazzante: si

ripeteva continuamente e mi diceva quanta fosse la sua considerazione

per me, e come tutti mi rispettassero come scienziato. Il compito era

facile per lui; vidi benissimo che non gli piaceva affatto.

— Non è libero delle sue azioni. Non si può sempre trascinare con

piacere la propria catena[48].

— Gliel’ho fatto confessare. Mi ha dichiarato che quest’anno

l’Università ha bisogno di molto maggiore denaro di quanto lo Stato

voglia darle. Il _deficit_ può essere colmato solo col concorso dei

ricchi, che si adombrerebbero vedendo l’Università allontanarsi dal

suo ideale elevato, e deviare dalla ricerca impassibile della pura

verità intellettuale. Quando cercavo di metterlo con le spalle al muro,

chiedendogli come la mia vita domestica potesse nuocere all’ideale

dell’Università, egli mi offrì un congedo di due anni, durante i quali

avrei avuto lo stipendio intero, per un viaggio di piacere e di studio

in Europa. Naturalmente non potevo accettare simile proposta.

— Era quanto di meglio potesse fare, — disse con gravità Ernesto.

— Ma era un allettamento, un tentativo di corruzione, — protestò il

babbo: ed Ernesto approvò, con un cenno del capo.

— Quel vecchio fossile mi ha pure detto che si chiacchierava nei

salotti da tè, che si criticava mia figlia perchè unita ad una persona

nota come voi, e che la sua condotta non era in armonia col decoro e

con la dignità dell’Università. Egli, personalmente, non vedeva nulla

di male nella cosa, ma se ne parlava, ed io dovevo rendermi conto di

questo!

Questa rivelazione fece riflettere Ernesto. Il suo viso si oscurò. Era

grave e corrucciato. Dopo un po’ dichiarò:

— C’è dell’altro, lì sotto, oltre l’ideale universitario. Qualcuno ha

fatto pressione sul Rettore Wilcox.

— Lo credete? — disse il babbo, con un’espressione che rivelava più una

grande curiosità, che paura.

— Vorrei comunicarvi un’impressione che si forma lentamente nella mia

mente, — disse Ernesto. — Mai, nella storia del mondo, la società è

stata trascinata da una corrente terribile come accade oggi, e rapide

modificazioni del nostro sistema industriale ne trascinano altre, non

meno pronte, in tutta la struttura religiosa, politica e sociale. Una

rivoluzione invisibile e formidabile si sta preparando nelle intime

fibre della nostra società. Si sentono solo vagamente queste cose, ma

sono nell’aria, in questo stesso istante. Si indovina l’apparizione

di qualcosa di vasto, di vago, di pauroso. La mia mente si rifiuta di

prevedere la forma nella quale questa minaccia diverrà realtà. Avete

sentito Wickson l’altra sera; ciò che diceva nascondeva le stesse

entità senza nome e senza forma; e la concezione subcosciente di esse,

ispirava loro quelle parole.

— Volete che insomma... — cominciò, mio padre, ma s’interruppe esitante.

— Voglio dire che un’ombra colossale e minacciosa comincia sin d’ora

a proiettarsi sul Paese. Chiamatela anche ombra dell’oligarchia, se

volete, che sarebbe la definizione più approssimativa che oso dare, ma

non posso dire veramente quale ne sia la natura[49]. Ma ecco che cosa

vi voglio dire sopratutto: siete in una situazione pericolosa, in un

pericolo che il mio timore forse esagera, perchè non posso misurarlo.

Seguite il mio consiglio, ed accettate le vacanze che vi offrono.

— Ma sarebbe una vigliaccheria, — disse il babbo.

— Niente affatto! Siete un uomo di una certa età; avete sostenuto

il vostro compito, ed un bel compito nel mondo; lasciate la presente

lotta a coloro che sono giovani e forti. È compito nostro, della nuova

generazione. La nostra cara Avis sarà accanto a me, qualunque cosa

accada, e vi rappresenterà sul campo di battaglia.

— Ma non possono nuocermi, — obiettò mio padre. — Grazie a Dio, sono

indipendente. Oh! vi prego credete che mi rendo conto delle terribili

persecuzioni che potrebbero infliggere ad un professore la cui vita

dipendesse esclusivamente dall’Università. Ma la mia non ne dipende.

Non sono entrato nell’insegnamento per l’onorario. Posso vivere bene

con le mie rendite: essi possono togliermi solo lo stipendio.

— Non vedete le cose abbastanza a fondo, — rispose Ernesto. — Se accade

ciò che temo, possono togliervi le vostre rendite private e perfino il

vostro capitale, come lo stipendio.

Il babbo rimase in silenzio per qualche momento. Rifletteva

profondamente, e una profonda ruga, segno di decisione, gli si scavava

sulla fronte. Infine riprese con tono fermo:

— Non accetterò questo congedo, — e s’interruppe di nuovo. — Continuerò

a scrivere il mio libro[50]. Potrebbe darsi che vi sbagliaste. Ma

abbiate torto o ragione, resterò al mio posto.

— Benissimo, seguite il cammino del Vescovo Morehouse: andrete incontro

a una catastrofe simile. Sarete tutti e due ridotti allo stato di

proletarii prima di ottener lo scopo.

La conversazione sviò sul conto del prelato; e noi chiedemmo ad Ernesto

di raccontarci ciò che sapeva di lui.

— È colpito fin nel profondo dell’animo dal viaggio in cui l’ho

trascinato attraverso le regioni infernali. Gli ho fatto visitare le

catapecchie di alcuni dei nostri operai delle officine; gli ho fatto

vedere i rifiuti umani rigettati dalla macchina industriale, che gli

hanno raccontato la loro vita. L’ho condotto nei bassifondi di San

Francisco, ed ha potuto vedere che l’ubriachezza, la prostituzione,

la criminalità hanno una causa più profonda che non sia la corruzione

naturale. Ne è rimasto seriamente colpito nella salute, e ciò che è

peggio, si è appassionato a questa causa. Il colpo è stato troppo rude

per quel fanatico della morale, che, come accade, non ha il minimo

senso pratico. Egli si agita nel vuoto, fra ogni sorta di illusioni

umanitarie e di disegni di missioni presso le classi colte. Sento

che è un dovere ineluttabile per lui far rivivere l’antico spirito

della Chiesa e render noto il suo messaggio ai padroni dell’oggi. Si è

riscaldato; presto o tardi scoppierà, ma non posso predire quale forma

assumerà la catastrofe. È un animo puro ed entusiasta, ma così poco

pratico! Mi oltrepassa, non posso tenerlo sulla terra; vola verso il

suo orto degli ulivi, e poi verso il suo calvario. Perchè le anime così

nobili sono nate per essere crocifisse.

— E voi? — chiesi con un sorriso che nascondeva l’ansia tormentosa del

mio amore.

— Io no, — rispose pure ridendo. — Potrò essere giustiziato o

assassinato, ma non sarò mai crocifisso. Sono piantato troppo

solidamente e ostinatamente sulla terra.

— Ma perchè preparare la crocifissione del Vescovo? giacchè non

negherete d’esserne la causa.

— Perchè dovrei lasciare una persona vivere tranquillamente nel lusso,

mentre milioni di lavoratori vivono nella miseria?

— Allora perchè consigliate al babbo di accettare il suo congedo?

— Perchè non sono un animo puro ed entusiasta; perchè sono solido,

ostinato ed egoista; perchè vi amo e dico come Ruth disse un tempo:

«_Il tuo popolo è il mio popolo_». Il vescovo, poi, non ha figlia.

Inoltre, per quanto minimo sia il risultato, per quanto debole e

insufficiente si manifesti il tentativo, produrrà qualche beneficio per

la rivoluzione; e tutti i pezzetti, anche piccoli, contano.

Non potevo essere di questo parere. Conoscevo bene la nobile natura del

vescovo Morehouse, e non potevo immaginare che la sua voce, sorgendo

in favore della giustizia, non foss’altro che un vagito debole e

impotente. Non conoscevo ancora, effettivamente, come Ernesto, la dura

vita. Egli vedeva con chiarezza la futilità di quella grande anima,

che gli avvenimenti prossimi mi avrebbero rivelata con non minore

chiarezza.

Dopo alcuni giorni, Ernesto mi raccontò, come cosa molto strana,

l’offerta che aveva ricevuto dal Governo. Gli proponevano il posto di

segretario di Stato al Ministero dei Lavori. Ne fui felice. Gli onorarî

erano relativamente alti, avrebbero costituito una solida base per il

nostro matrimonio. Quel genere di occupazione doveva certo piacere ad

Ernesto, e il geloso orgoglio che mi ispirava mi faceva considerare

questa proposta come un giusto riconoscimento della capacità di lui.

Improvvisamente, osservai nei suoi occhi il lampo di gaiezza che gli

era speciale: si prendeva gioco di me.

— Non... rifiuterete, vero? — dissi con voce tremante.

— È semplicemente un tentativo di corruzione, — disse. — C’è in

questo affare, l’abile mano di Wickson, e, dietro la sua, quella di

gente ancora più altolocata. È un trucco vecchio, come la lotta di

classe, che consiste nello scegliere i proprii capitani togliendogli

all’esercito del lavoro. Povero lavoro eternamente tradito! Se sapeste

quanti dei suoi capi, in passato, sono stati comperati così! Costa

meno, molto meno assoldare un generale, che non affrontarlo con il suo

esercito e combatterlo. C’è stato... ma non voglio nominare nessuno!

Sono già abbastanza indignato. Cara e tenera amica mia, sono un

capitano del lavoro, non posso vendermi. Se non avessi altri motivi, la

sola memoria del mio povero e vecchio padre estenuato sino alla morte

basterebbe ad impedirmelo.

Aveva le lagrime agli occhi, quell’eroe, il mio grande eroe. Non

avrebbe mai perdonato il modo con cui era stata deformata la coscienza

di suo padre, le sordide bugie e i furti meschini ai quali era stato

spinto per dare il pane ai suoi bambini.

— Mio padre era un brav’uomo, — mi diceva un giorno Ernesto. — Era

un’anima eccellente mutilata, scorticata dalla miseria della vita.

I suoi padroni, bruti, due volte bruti, ne fecero una bestia vinta.

Dovrebbe ancora esser vivo, oggi, come vostro padre. Era forte, ma

fu preso nella macchina, e logorato a morte per accrescere il lucro

altrui. Riflettete a questo: per produrre dei dividendi, il sangue

delle sue vene fu mutato in un pranzo inaffiato da vini prelibati,

in una ridda di ori, o in qualche orgia sensuale di ricchi oziosi e

parassiti; i quali erano i suoi padroni, due volte bruti!

CAPITOLO VII.

LA VISIONE DEL VESCOVO.

«Il Vescovo ha rotto i freni. — mi scriveva Ernesto, — cavalca nel

vuoto assoluto. Oggi vuol cominciare a rimettere in piedi il nostro

miserabile mondo, annunciandogli il suo messaggio. Me ne ha avvertito,

e non sono riuscito a dissuaderlo. Questa sera presiede lui il

I.P.H.[51] ed esporrà il messaggio nell’allocuzione di apertura.

«Posso passare a prendervi per andarlo a sentire? Naturalmente il suo

sforzo è condannato, anticipatamente, a fallire. Il vostro e pure il

suo, ma sarà per voi un’eccellente lezione di cose. Sapete, cara e

tenera amica, quanto sia fiero del vostro amore e come vorrei meritare

la vostra più alta stima, per compensare ai vostri occhi, in certa

maniera, la mia indegnità a questo onore. Il mio orgoglio desidera

persuadervi che il mio pensiero è corretto e giusto. Le mie idee, al

riguardo, sono aspre; la futilità di quell’animo, che, pure è nobile,

vi dimostrerà che la mia asprezza è necessaria. Venite alla riunione di

questa sera. Per quanto tristi possano essere gli incidenti, sento che

vi terranno più stretta a me».

L’I.P.H. aveva convocato per quella sera, a San Francisco, un’assemblea

per esaminare lo sviluppo dell’immoralità pubblica, e per studiare i

rimedî. Il vescovo Morehouse occupava la poltrona presidenziale, e,

come osservai subito, era in uno stato di eccitamento nervoso. Ai suoi

lati sedevano il vescovo Dickinson, il dottor Jones, capo della facoltà

di etica all’Università di California, la signora W. W. Hurd, grande

organizzatrice di opere di carità, il signor Filippo Ward, altro grande

filantropo, ed altri astri di minore grandezza nel cielo della morale e

della carità.

Il vescovo Morehouse si alzò e cominciò con questo esordio improvvisato:

«Passavo in carrozza per le vie: era notte. Ogni tanto guardavo

attraverso le porte. Ad un tratto i miei occhi parvero aprirsi e

vidi le cose come sono. Il mio primo gesto fu di alzare una mano alla

fronte, per nascondermi l’orribile realtà, e nell’oscurità mi rivolsi

questa domanda: Che cosa si può fare? Un momento dopo, la stessa

domanda assunse quest’altra forma: Che cosa avrebbe fatto il mio divin

Maestro? Allora una luce improvvisa sembrò riempire lo spazio, e mi

apparve il mio dovere, come la chiarezza del sole, come Saul aveva

visto il suo, sul cammino di Damasco. Feci fermare, scesi, e dopo

qualche istante di conversazione con due donne pubbliche, le indussi a

salire nella mia vettura, con me. Se Gesù ha detto il vero, quelle due

infelici erano due mie sorelle, e la sola possibilità di purificazione

stava nel mio affetto e nella mia tenerezza per loro. Vivo in uno dei

quartieri più piccoli di San Francisco. La casa che abito è costata

mille dollari, l’arredamento e i libri, e le opere d’arte valgono una

somma uguale alla precedente. La mia casa è un castello dove si agitano

numerosi servi. Ignoravo sinora a che cosa possano servire i manieri,

credevo che fossero fatti per viverci. Ora lo so. Ho condotto le due

ragazze della strada nel mio palazzo, ed esse rimarranno con me. E di

sorelle mie, di questa specie, spero di empire le vaste camere della

mia dimora».

L’uditorio diventava sempre più agitato e i visi delle persone sedute

sul palco manifestavano uno spavento e una costernazione crescente.

Improvvisamente, il vescovo Dickinson si alzò, e con un’espressione di

disgusto, abbandonò il palco e la sala. Ma il vescovo Morehouse, che

non badava a nulla, continuò:

«O mie sorelle e miei fratelli, in questo modo di agire, trovo la

soluzione di tutte le difficoltà. Non mi rendevo conto della necessità

delle carrozze. Ora lo so. Sono fatte per trasportare i deboli, gli

ammalati e i vecchi, non per rendere onore a coloro che hanno perduto

persino il senso dello vergogna.

«Non sapevo perchè i palazzi fossero costruiti, ma oggi ne ho scoperto

l’uso: le residenze ecclesiastiche dovrebbero essere convertite in

ospedali e asili per coloro che sono caduti lungo la via, e che stanno

per morirvi».

Fece una lunga pausa, dominato evidentemente dall’intensità del suo

pensiero, e incerto sul modo migliore di esprimerlo.

«Sono indegno, cari fratelli, di dirvi qualunque cosa in fatto di

moralità. Ho vissuto troppo a lungo in un’ipocrisia vergognosa, per

essere in grado d’aiutare gli altri, ma il mio atto verso quelle donne,

verso quelle sorelle, mi mostra che la migliore via è facile a trovare.

Per coloro che credono in Gesù e nel suo vangelo, non può esservi fra

uomini altri rapporti che un legame dì affetto. L’amore solo è più

forte del peccato, più forte della morte.

«Dichiaro dunque ai ricchi, fra voi, che il loro dovere è di fare ciò

che ho fatto, ciò che faccio. Tutti coloro che sono nell’opulenza,

prendano in casa un ladro, e lo trattino come fratello; prendano una

infelice e la trattino come sorella, e San Francisco non avrà più

bisogno di polizia e di magistrati. Le prigioni saranno sostituite da

ospedali, e il delinquente sparirà, col delitto.

«Non dobbiamo dare solo il nostro danaro: dobbiamo dare noi stessi,

come faceva Cristo. Tale oggi è il messaggio della Chiesa. Ci siamo

smarriti ben lungi dall’insegnamento del Maestro. Ci siamo consumati

nella nostra stessa golosità. Abbiamo inalzato il vitello d’oro

sull’altare. Ho qui una poesia che riassume tutta questa storia in

pochi versi. Ve la leggerò. Fu scritta da un’anima smarrita, che però

vedeva le cose chiaramente[52]. Non bisogna prenderla come un attacco

contro la Chiesa, ma contro lo splendore e la pompa del clero, che si è

allontanato dal sentiero tracciato dal Maestro e ha abbandonato le sue

pecorelle. Eccola:

Trombe d’argento nella Cattedrale

squillarono sul popolo inchinato,

e sulle spalle io vidi sollevato,

re di Roma, il Divino Mortale.

Prete nella sua veste liliale,

re, di regale porpora ammantato,

tre volte cinto di serto regale,

il Papa andò, e si spente il creato.

Pel deserto de’ secoli il mio cuore

pervenne sino a un solitario mare

e a un viandante in cerca di sua pace.

«Uccello in nido e volpe in tana giace;

io solo cerco invano di posare,

ferisco i piedi e bevo il mio dolore».

L’uditorio era agitato, ma non commosso. Il vescovo Morehouse non se ne

accorgeva. Seguiva la sua via con cuore fermo.

«Ecco perchè dico ai ricchi, fra voi, e a tutti i ricchi: «Voi avete

crudelmente oppresso le pecore del Maestro, voi avete indurito i vostri

cuori, avete indurito i vostri orecchi, alle voci che gridano sulla

via, voci di sofferenza e di dolore che non volete sentire, che però

saranno esaudite un giorno! Ecco perchè lo predico...».

Ma in questo momento, i signori Jones e Ward che da un po’ si erano

alzati dai loro scanni, presero il vescovo per un braccio e lo

trascinarono giù dal palco, mentre l’uditorio rimaneva oppresso dallo

scandalo.

Appena in istrada, Ernesto scoppiò in una risata che mi urtò i nervi.

Il mio cuore stava per iscoppiare sotto il peso delle lagrime.

— Ha comunicato loro il suo messaggio! — esclamò il mio compagno. — La

forza di carattere e la tenerezza profondamente insita nella natura

del vescovo, si sono rivelate agli occhi dei suoi uditori cristiani

che l’amavano, e questi ne hanno concluso che egli non aveva la

testa a posto. Avete veduto con quanta sollecitudine gli hanno fatto

abbandonare il palco? In verità, l’inferno deve aver riso di questo

spettacolo.

— Pure, ciò che il vescovo ha detto questa sera, provocherà una forte

impressione, — osservai.

— Lo credete? — chiese Ernesto ironicamente.

— Farà molta sensazione, — affermai. — Ho veduto i cronisti scrivere

come matti, mentre egli parlava.

— Neppure una parola di quanto ha detto, apparirà domani sui giornali.

— Non posso crederlo, — esclamai.

— Aspettate e vedrete. — neppure una parola, neppure un pensiero suo.

La stampa quotidiana? Un trucco continuo.

— Ma i cronisti? Li ho visti con i miei occhi.

— Neppure una parola di quanto ha detto sarà stampata. Voi dimenticate

i direttori dei giornali. Il loro stipendio dipende dalla loro linea

di condotta, e la loro linea di condotta segue questo criterio: non

pubblicare nulla che costituisca una seria minaccia per l’ordine

costituito. La dichiarazione del vescovo rappresenta un assalto

violento alla morale corrente. È considerato un’eresia. Gli hanno

fatto abbandonare la tribuna per impedirgli di dire di più. I giornali

puniranno il suo scisma, col silenzio e l’oblìo.

«La stampa degli Stati Uniti? È un’escrescenza parassitarla che spunta

e ingrassa sulla classe capitalista. La sua funzione è di servire

lo stato attuale delle cose, modellando l’opinione pubblica; e se ne

serve a meraviglia. Lasciatemi predirvi ciò che avverrà. I giornali

domani racconteranno semplicemente che la salute del vescovo era

manchevole, che si era stancato, e che questa sera è stato colto da

debolezza. Fra qualche giorno, un altro annunzietto: che è in uno stato

di prostrazione nervosa, e che le sue pecorelle riconoscenti hanno

fatto una sottoscrizione affinchè gli sia concesso un congedo. Dopo di

ciò, potrà accadere una di queste due cose: o il vescovo riconoscerà

l’errore commesso prendendo la cattiva strada, e ritornerà dalle

vacanze perfettamente guarito, senza più visioni, o persisterà nel

suo delirio e in questo caso vedrete i giornali informarci con frasi

patetiche, di profonda simpatia, che egli è diventato matto. In fine,

gli lasceranno raccontare le sue visioni davanti a mura ben guardate.

— Oh! andate troppo lontano! — esclamai.

— Agli occhi della società, sarà veramente impazzito, — rispose

Ernesto. — Quale onest’uomo, sano di mente, prenderebbe in casa dei

ladri e delle prostitute per vivere con loro come fratelli e sorelle?

È vero che Cristo è morto fra due ladroni, ma è un’altra storia.

Pazzia? Ma un ragionamento di un uomo col quale non si è d’accordo

sembra sempre falso, e naturalmente la mente del vescovo è sconvolta.

Dov’è la linea di separazione fra una mente falsa e una mente pazza? È

inconcepibile che un individuo di buon senso possa essere in disaccordo

radicale con le vostre più sane conclusioni.

«Ne troverete un bell’esempio nei giornali di questa sera. Maria M’

Kenna abita nella parte meridionale di Market Street. Benchè povera,

è perfettamente onesta. È perfino buona patriota. Soltanto, si è

formata delle idee false circa la bandiera americana e la protezione

di cui dovrebbe essere il simbolo. Ed ecco che cosa le è capitato: suo

marito, vittima di un infortunio, è rimasto per tre mesi all’ospedale.

Essa ha cercato di guadagnare facendo la lavandaia, ma nonostante

il suo lavoro, è rimasta arretrata nel pagamento del fitto di casa.

Ieri l’hanno messa sul lastrico. Prima, aveva sventolato la bandiera

nazionale davanti alla sua porta, e, ricoverandosi sotto le pieghe di

essa aveva proclamato il principio che in virtù di quella protezione

non avevano il diritto di buttarla sulla strada. Che cosa hanno fatto?

L’hanno arrestata e dichiarata pazza! Oggi è stata sottoposta all’esame

medico dei periti ufficiali, che l’hanno riconosciuta pazza e l’hanno

rinchiusa nella casa di salute di Napa.

— Il vostro esempio non calza. Supponete che io sia in disaccordo con

tutti, circa lo stile d’un’opera letteraria. Non mi manderebbero per

questo al manicomio.

— Sfido io! — replicò Ernesto. — La vostra diversità di opinione non

costituirebbe una minaccia per la società. In questo è la differenza.

Le opinioni anormali di Maria M’ Kenna e del vescovo sono un pericolo

per l’ordine costituito. Che succederebbe se tutti i poveri si

rifiutassero di pagare l’affitto rifugiandosi sotto la protezione della

bandiera americana? La proprietà sarebbe distrutta. Le convinzioni

del vescovo non sono meno pericolose per l’attuale società. Dunque, lo

aspetta il manicomio.

— Ma io non posso credervi.

— Aspettate e vedrete, — disse Ernesto. — Ed io aspettai.

La mattina dopo, mandai a comperare tutti i giornali: non riferivano

neppure una parola di quanto il vescovo Morehouse aveva detto. Uno o

due riferivano che egli si era lasciato vincere dalla commozione. Però

le stupidaggini degli oratori che avevano parlato dopo di lui erano

riprodotte per intero.

Parecchi giorni dopo, un breve annuncio comunicava che il prelato era

partito in vacanza per ragioni di salute, in seguito a un eccesso di

lavoro. Fin qui Ernesto aveva ragione. Ma non si parlava ancora di

stanchezza cerebrale, neppure di prostrazione nervosa. Non immaginavo

affatto la via dolorosa che il dignitario della Chiesa era destinato

a percorrere, quella via dal giardino degli ulivi al Calvario, che

Ernesto aveva intravista per lui.

CAPITOLO VIII.

I DISTRUTTORI DI MACCHINE.

Poco tempo prima che Ernesto si presentasse come candidato al

Congresso, nella lista socialista, il babbo solennizzò ciò che

egli stesso chiamava, a porte chiuse: «_la serata dei profitti e

delle perdite_», e il mio fidanzato: «_la serata dei distruttori di

macchine_».

In realtà, era un pranzo di uomini di affari, di piccola gente

d’affari, naturalmente. Non credo che alcuno, fra loro, fosse

interessato in un’impresa il cui capitale superasse i duecentomila

dollari.

Il tallone di ferro · 第 6 / 22 段