_Sofr._ Doria mia serva mi ha detto che Nicomaco è fuora, e ch'egli è
una compassione a vederlo. Io vorrei parlargli per veder quello ch'ei
dice a me di questo nuovo caso. Eccolo di qua. O Nicomaco?
_Ni._ Che vuoi?
_Sofr._ Dove vai tu si a buon'ora? Esci tu di casa senza far motto alla
sposa? Hai tu saputo come l'abbia fatto questa notte con Pirro?
_Ni._ Non so.
_Sofr._ Chi lo sa, se tu non lo sai, tu che hai messo sottosopra
Firenze per far questo parentado? Ora ch'egli è fatto, tu te ne mostri
nuovo e malcontento.
_Ni._ Deh! lasciami stare: non mi straziare.
_Sofr._ Tu sei quello che mi strazi, che dove tu doveresti
racconsolarmi, ed io ho a racconsolare te; e quando tu gli avresti a
provvedere, e' tocca a me, che vedi ch'io porto loro queste uova.
_Ni._ Io crederei che fusse bene che tu non volessi il giuoco di me
affatto. Bastiti averlo avuto tutto questo anno, e ieri, e stanotte più
che mai.
_Sofr._ io non lo volli mai il giuoco di te; ma tu sei quello che
l'hai voluto di tutti noialtri, ed alla fine di te medesimo. Come
non ti vergogni tu di avere allevata in casa tua una fanciulla con
tanta onestà, ed in quel modo che s'allevano le fanciulle da bene, di
volerla maritare poi a un famiglio cattivo e disutile, perchè fusse
contento che tu ti giacessi con lei? Credevi tu però aver a fare con
ciechi o con gente che non sapesse interrompere le disonestà di questi
tuoi disegni? Io confesso aver condotti tutti quelli inganni che ti
sono stati fatti, perché, a volerti far ravvedere, non ci era altro
modo se non giugnerti in sul furto con tanti testimoni che tu te ne
vergognassi, e dipoi la vergogna ti facesse fare quello che non ti
avrebbe potuto fare far niuna altra cosa. Ora la cosa è qui. Se tu
vorrai ritornar al segno, ed esser quello Nicomaco che tu eri da uno
anno indietro, tutti noi vi torneremo, e la cosa non si risaprà; e
quando ella si risapesse, egli è usanza errare ed emendarsi.
_Ni._ Sofronia mia, fa' ciò che tu vuoi; io sono parato a non uscire
de' tuoi ordini, purché la cosa non si risappia.
_Sofr._ Se tu vuoi far cotesto, ogni cosa è acconcia.
_Ni._ Clizia dov'è?
_Sofr._ Mandaila, subito che si fu cenato iersera, vestita co' panni di
Siro in un monasterio.
_Ni._ Oleandro che dice?
_Sofr._ È allegro che queste nozze siano guaste; ma egli è bene
doloroso che non vede come e' si possa aver Clizia.
_Ni._ Io lascio aver ora a te il pensiero delle cose di Cleandro.
Nondimeno se non si sa chi costei è, non mi parrebbe di dargliene.
_Sofr._ E' non pare anche a me, e' conviene differire il maritarla
tanto che si sappia di costei qualche cosa, o che gli sia uscita questa
fantasia, ed intanto si farà annullare il parentado di Pirro.
_Ni._ Governala come tu vuoi. Io voglio andare in casa a riposarmi,
che per la mala notte che io ho avuta, io non mi reggo ritto, ed anche
perch'io veggo Cleandro ed Eustachio uscir fuora, con i quali io non mi
voglio abboccare. Parla con loro tu; di' la conclusione fatta da noi,
e che basti loro aver vinto, e di questo caso più non me ne ragionino.
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