_Cle._ Come è egli possibile che mia madre sia stata si poco avveduta,
che la si sia rimessa a questo modo alla sorte d'una cosa, che ne vadia
in tutto l'onor di casa nostra?
_Eust._ E egli è come io t'ho detto.
_Cle._ Ben sono sventurato; ben sono infelice. Vedi s'io trovai appunto
uno che mi tenne tanto a bada che si è senza mia saputa concluso il
parentado, e deliberate le nozze, ed ogni cosa è seguita secondo il
desiderio del vecchio! O fortuna, tu suoi pure, sendo donna, essere
amica de' giovani; a questa volta tu se' stata amica dei vecchi! Come
non ti vergogni tu ad avere ordinato che si delicato viso sia da si
fetida bocca scombavato, si delicate carni da si tremanti mani, da si
grinze e puzzolenti membra tocche? Perché non Pirro, ma Nicomaco (come
io mi stimo) la possederà. Tu non mi potevi far la maggiore ingiuria,
avendomi con questo colpo tolto ad un tratto e l'amata e la roba;
perché Nicomaco, se questo amor dura, è per lasciare delle sue sustanze
più a Pirro che a me. E' mi pare mille anni di vedere mia madre per
dolermi e sfogarmi con lei di questo partito.
_Eust._ Confortati, Cleandro, che mi pare che la n'andasse in casa
ghignando, in modo che mi pare essere certo che il vecchio non abbia
aver questa pera monda, come e' crede. Ma ecco che viene fuora egli e
Pirro, e sono tutti allegri.
_Cle._ Vanne, Eustachio, in casa; io voglio stare da parte per
intendere se qualche loro consiglio facesse per me.
_Eust._ Io vo.
[IV. 2]