SOFRONIA, EUSTACHIO, NICOMACO, PIRRO.

_Sofr._ Eccomi, che sarà di nuovo?

_Ni._ E' bisogna pur pigliar verso a questa cosa. Tu vedi, poi che

costoro non si accordano, e' conviene che noi ci accordiamo,

_Sofr._ Questa tua furia è straordinaria. Quello che non si farà oggi,

si farà domani.

_Ni._ Io voglio farlo oggi.

_Sofr._ Facciasi in buon'ora. Ecco qui tutti a duoi i competitori. Ma

come vuoi tu fare?

_Ni._ Io ho pensato, poi che noi non consentiamo l'uno all'altro, che

la si rimetta nella fortuna.

_Sofr._ Come nella fortuna?

_Ni._ Che si ponga in una borsa i nomi loro, ed in un'altra il nome di

Clizia, e una polizza bianca; e che si tragga prima il nome di uno di

loro, e che a chi tocca Clizia, se l'abbia, e l'altro abbia pazienza.

Che pensi? Tu non rispondi?

_Sofr._ Orsù, io sono contenta.

_Eust._ Guardate quello che voi fate.

_Sofr._ Io guardo, e so quello che io fo. Va' in casa, scrivi le

polizze, e reca due borse, che io voglio uscire di questo travaglio, o

io entrerò in uno maggiore.

_Eust._ Io vo.

_Ni._ A questo modo ci accorderemo noi. Prega Iddio, Pirro, per te.

_Pirro._ Per voi.

_Ni._ Tu di' ben a dire per me. Io arò una gran consolazione che tu

l'abbia.

_Eust._ Ecco le borse e la sorte.

_Ni._ Da' qua. Questa che dice? Clizia. E quest'altra? È bianca. Sta

bene. Mettile in questa borsa di qua. Questa che dice? Eustachio. E

quest'altra? Pirro. Ripiegale, e mettile in quest'altra. Serrale,

tienvi su gli occhi, Pirro, che non ci andasse nulla in capperuccia;

e'ci è chi sa giocar di bagatelle.

_Sofr._ Gli uomini sfiduciati non sono buoni.

_Ni._ Son parole coteste: tu sai che non è ingannato se non chi si

fida. Chi vogliamo noi che tragga?

_Sofr._ Tragga chi ti pare.

_Ni._ Vien qua, fanciullo.

_Sofr._ E' bisognerebbe che fusse vergine.

_Ni._ O vergine, o no, io non vi ho tenute le mani. Trai di questa

borsa una polizza, dette che io arò certe orazioni: O Santa Apollonia,

io prego te e tutti i santi e le sante avvocate de' matrimoni, che

concediate a Clizia tanta grazia che di questa borsa esca la polizza di

colui che sia per essere più a piacere nostro. Trai col nome di Dio.

Dalla qua. Ohimè, io sono morto! Eustachio.

_Sofr._ Che avesti? O Dio, fa' questo miracolo, acciocché costui si

disperi.

_Ni._ Trai di quell'altra. Dalla qua. Bianca. Oh! io sono risuscitato,

noi abbiam vinto. Pirro, buon prò ti faccia; Eustachio è caduto morto.

Sofronia, poi che Iddio ha voluto che Clizia sia di Pirro, vogli anche

tu.

_Sofr._ Io voglio.

_Ni._ Ordina le nozze.

_Sofr._ Tu hai si gran fretta; non si potrebbe indugiare a domane?

_Ni._ No, no, no; non odi tu che no? Che? Vuoi tu pensare a qualche

trappola?

_Sofr._ Vogliamo noi fare le cose da bestie? Non ha ella a udir la

Messa del congiunto?

_Ni._ La Messa della fava, la può udire un altro di. Non sai tu che

si dà le perdonanze a chi si confessa poi, come a chi si è confessato

prima.

_Sofr._ Io dubito ch'ella abbia l'ordinario delle donne.

_Ni._ Adoperi lo straordinario degli uomini. Io voglio che la meni

stasera. E' par che tu non m'intenda.

_Sofr._ Menila in malora. Andiamne in casa, e fa' questa ambasciata tu

a questa povera fanciulla, che non fia da calze.

_Ni._ La fia da calzoni. Andiam dentro.

_Eust._ Io non vo' già venire, perché io voglio trovare Cleandro,

perch'ei pensi se a questo male è rimedio alcuno.

Canzone.

Chi giammai donna offende

A torto o a ragion, folle è se crede

Trovar per prieghi o pianti in lei mercede;

Come la scende in questa mortal vita

Con l'alma insieme morta,

Superbia, ingegno, e di perdono oblio,

Inganno, e crudeltà le sono scorta,

E tal le danno aita,

Che d'ogni impresa appaga il suo disio,

E se sdegno aspro e rio

La muove, o gelosia adopra, e vede;

E la sua forza mortai forza eccede.

[IV. 1]

La mandragola - La Clizia - Belfagor · 第 61 / 81 题