Io vorrei pure intendere quello che costoro hanno fatto. Può egli
essere che io non rivegga Ligurio? E non che le ventitré, le sono
ventiquattro ore. In quanta angustia d'animo sono io stato e sto! Ed
è vero che la fortuna e la natura tiene el conto per bilancio: la non
ti fa mai un bene, che all'incontro non surga un male. Quanto più mi
è cresciuta la speranza, tanto mi è cresciuto el timore. Misero a me!
Sarà egli mai possibile che io viva in tanti affanni e perturbato
da questi timori e queste speranze? Io sono una nave vessata da due
diversi venti, che tanto più teme quanto ella è più presso al porto.
La semplicità di Messere Nicia mi fa sperare, la providenzia e durezza
di Lucrezia mi fa temere. Oimé, che io non truovo requie in alcuno
loco! Talvolta io cerco di vincere me stesso, riprendomi di questo mio
furore, e dico meco: che fai tu? se' tu impazzato? quando tu l'ottenga,
che fia? Conoscerai el tuo errore, pentira'ti delle fatiche e de'
pensieri che hai avuti. Non sai tu quanto poco bene si truova nelle
cose che l'uomo desidera, rispetto a quelle che l'uomo ha presupposte
trovarvi? Da l'altro canto el peggio che te ne va è morire, e andarne
in inferno; e' son morti tanti degli altri: e sono in inferno tanti
uomini da bene. Ha'ti tu a vergognare d'andarvi tu? Volgi il viso
alla sorti; fuggi el male, o non lo potendo fuggire, sopportalo come
uomo; non ti prosternere, non ti invilire come una donna. E cosi mi fo
di buon cuore, ma io ci sto poco su, perché da ogni parte mi assalta
tanto desio d'essere una volta con costei, che io mi sento dalle piante
de' pie al capo tutto alterare: le gambe triemono, le viscere si
commuovono, il core mi si sbarba del petto, le braccia s'abbandonano,
la lingua diventa muta, gli occhi abbarbagliono, el cervello mi gira.
Pure, se io trovassi Ligurio, io arei con chi sfogarmi. Ma ecco che
viene verso me ratto. El rapporto di costui mi farà o vivere ancor
qualche poco, o morire affatto.
[IV. 2]