_Li._ Io non credo che sia nel mondo el più sciocco uomo di costui; e
quanto la fortuna lo ha favorito! Lui ricco, lui bella donna, savia,
costumata ed atta a governare un regno. E parmi che rare volte si
verifichi quel proverbio ne' matrimonii che dice: Dio fa gli uomini,
e' si appaiano; perché spesso si vede uno uomo ben qualificato sortire
una bestia, e per avverso una prudente donna avere un pazzo. Ma della
pazzia di costui se ne cava questo bene, che Callimaco ha che sperare.
Ma eccolo. Che vai tu appostando, Callimaco?
_Ca._ Io ti aveva veduto col dottore, e aspettavo che tu ti spiccassi,
da lui per intendere quello avevi fatto.
_Li._ Egli è uno uomo della qualità che tu sai, di poca prudenzia,
di meno animo; e partesi mal volentieri da Firenze. Pure io ce l'ho
riscaldato, e mi ha detto infine che farà ogni cosa. E credo che,
quando e' ci piaccia questo partito, che noi ve lo condurremo; ma io
non so se noi ci faremo el bisogno nostro.
_Ca._ Perché?
_Li._ Che so io? Tu sai che a questi bagni va d'ogni qualità gente, e
potrebbe venirvi uomo a chi madonna Lucrezia piacesse come a te, che
fussi ricco più di te, che avessi più grazia di te; in modo che si
porta pericolo di non durare questa fatica per altri, e che intervenga
che la copia de' concorrenti la faccino più dura, o che dimesticandosi,
la si volge ad un altro, e non a te.
_Ca._ Io conosco che tu di' el vero. Ma come ho a fare? Che partito
ho a pigliare? Dove mi ho a volgere? A me bisogna tentare qualche
cosa, sia grande, sia periculosa, sia dannosa, sia infame. Meglio è
morire che vivere così. Se io potessi dormire la notte, se io potessi
mangiare, se io potessi conversare, se io potessi pigliare piacere di
cosa veruna, io sarei più paziente ad aspettare el tempo; ma qui non ci
è rimedio, e se io non son tenuto in speranza da qualche partito, io mi
morrò in ogni modo; e veggendo di avere a morire, non sono per temere
cosa alcuna, ma per pigliare qualche partito bestiale, crudo, nefando.
_Li._ Non dir cosi, raffrena cotesto impeto dell'animo.
_Ca._ Tu vedi bene che per raffrenarlo io mi pasco di simili pensieri.
E però è necessario o che noi seguitiamo di mandare costui al bagno, o
che noi entriamo per qualche altra via, che mi pasca d'una speranza,
se non vera, falsa almeno, per la quale io mi nutrisca un pensiero che
mitighi in parte tanti mia affanni.
_Li._ Tu hai ragione, e io son per farlo.
_Ca._ Io lo credo, ancora che io sappia ch'e' pari tuoi vivono
d'uccellare li uomini. Nondimanco, io non ti credo essere in quel
numero, perché quando tu il facessi ed io me ne avvedessi, cercherei di
valermene, e perderesti ora l'uso della casa mia, e la speranza d'avere
quello che per lo avvenire t'ho promesso.
_Li._ Non dubitare della fede mia, che quando e' non ci fussi l'utile
che io sento, e che io spero, ci è che 'l tuo sangue si affà col mio,
e desidero che tu adempia questo tuo desiderio presso a quanto tu. Ma
lasciamo ire questo. El dottore mi ha commesso che io truovi un medico
e intenda a quale bagno sia bene andare. Io voglio che tu faccia a mio
modo, e questo è che tu dica di avere studiato in medicina, e abbi
fatto a Parigi qualche sperienza; lui è per crederlo facilmente per la
semplicità sua, e per essere tu litterato e poterli dire qualche cosa
in grammatica.
_Ca._ A che ci ha a servir cotesto?
_Li._ Serviracci a mandarlo a qual bagno noi vorremo, ed a pigliare
qualche altro partito che io ho pensato, che sarà più corto, più certo,
più riuscibile che'l bagno.
_Ca._ Che di' tu?
_Li._ Dico che se tu arai animo e se tu confiderai in me, io ti do
questa cosa fatta innanzi che sia domani questa otta. E quando e' fussi
uom che non è, da ricercare se tu se' o non se' medico, la brevità del
tempo, la cosa in sé farà che non ne ragionerà, o che non sarà a tempo
a guastarci el disegno, quando bene e' ne ragionassi.
_Ca._ Tu mi risusciti. Questa è troppa gran promessa, e pascimi di
troppa grande speranza. Come farai?
_Li._ Tu el saperrai quando e' fia tempo; per ora non occorre che io te
lo dica, perché el tempo ci mancherà a fare nonché a dire. Tu vanne in
casa e quivi mi aspetta, e io anderò a trovare el dottore; e se io lo
conduco a te, andrai seguitando el mio parlare e accomodandoti a quello.
_Ca._ Cosi farò, ancora che tu mi riempia d'una speranza che io temo
non se ne vada in fumo.
Canzone.
Chi non fa prova, Amore,
Della tua gran possanza, indarno spera
Di far mai fede vera
Qual sia del cielo il più alto valore;
Né sa come si vive insieme, e muore,
Come si segue il danno e 'l ben si fugge,
Come s'ama sé stesso
Men d'altrui, come spesso
Timore e speme i cuori agghiaccia e strugge;
Né sa come ugualmente uomini e dei
Paventan l'arme di che armato siei.
[II, l].