_Ni._ Io credo ch'e' tua consigli sien buoni, e parla'ne iersera con la
donna. Disse che mi risponderebbe oggi; ma a dirti el vero, io non ci
vo di buone gambe.
_Li._ Perché?
_Ni._ Perché io mi spicco mal volentieri da bomba. Dipoi a avere a
travasare moglie, fante, masserizie, ella non mi quadra. Oltra di
questo, io parlai iersera a parecchi medici. L'uno dice che io vada a
San Filippo, l'altro alla Porretta, l'altro alla Villa; e' mi parvono
parecchi uccellacci; e a dirti el vero, questi dottori di medicina non
sanno quello che si pescano.
_Li._ E' vi debbe dare briga quel che voi dicesti prima, perché voi non
siete uso a perdere la Cupola di veduta.
_Ni._ Tu erri. Quando io era più giovane, io son stato molto randagio.
E non si fece mai la fiera a Prato, ch'io non vi andassi, e non ci è
castel veruno all'intorno, dove io non sia stato; e ti vo' dire più là:
io sono stato a Pisa e a Livorno, o va.
_Li._ Voi dovete avere veduto la carrucola di Pisa.
_Ni._ Tu vuo' dire la Verrucola.
_Li._ Ah! sì, la Verrucola. A Livorno vedesti voi el mare?
_Ni._ Ben sai, che io il vidi.
_Li._ Quanto è egli maggiore che Arno?
_Ni._ Che Arno? Egli è per quattro volte, per più di sei, per più di
sette, mi farai dire: e non si vede se non acqua, acqua, acqua.
_Li._ Io mi maraviglio adunque, avendo voi pisciato in tanta neve, che
voi facciate tanta difficultà d'andare al bagno.
_Ni._ Tu hai la bocca piena di latte. E' ti pare a te una favola avere
a sgominare tutta la casa? Pure io ho tanta voglia d'avere figliuoli,
che io son per fare ogni cosa. Ma parlane un poco tu con questi
maestri; vedi dove e' mi consigliassino che io andassi; e io sarò
intanto con la donna, e ritroverrenci.
_Li._ Voi dite bene.
[I. 3]