XXXIV.

Beppo rientrando in casa trovò la Maddalena a letto col medico da una

parte, e la Marta dall'altra. Il suo svenimento aveva durato quasi

un'ora, e la povera vecchia, credendola morta, aveva gridato con voce

disperata e chiesto ajuto dalle finestre.

Accorse le donnicciuole delle case vicine, prodigarono le prime cure

alla fanciulla, e cercarono il medico.

Intanto la notizia dell'arresto di Valdrigo s'era sparsa per la calle,

e diffusa per la città, e tutti fantasticavano sui misteriosi motivi

d'una tale misura. Cogli animi concitati dagli avvenimenti politici

tutti discutevano gli atti del governo, e ciascheduno spiegava le

cose a suo modo. I timidi rientravano in casa sospettosi, bruciavano

le carte e i giornali proibiti, e accusavano d'imprudenza i turbatori

della pubblica quiete.

Beppo rimasto con Maddalena volle che sua sorella gli raccontasse

esattamente i particolari dell'arresto, e quando udì che avevano

trasportate le carte del giovane si cacciò le mani nei capelli

esclamando: — Egli è perduto!...

Maddalena, quantunque abbattuta da un'eccessiva prostrazione di forze,

alla parola del fratello balzò sul letto spaventata, e rizzandosi

a sedere gli chiese con voce fioca ed affannosa, il motivo di tale

giudizio.

Allora Beppo, dopo essersi assicurato che la porta era ben chiusa,

e che nessuno ascoltava, avvicinandosi alla fanciulla tremante le

disse all'orecchio: — Valdrigo è frammassone! cioè affigliato ad una

società segreta, che congiura contro il governo, egli aveva carte e

libri proibitissimi; faceva la propaganda fra il popolo, dei principi

d'eguaglianza fra gli uomini, e predicava la libertà e la distruzione

dei privilegi!...

Ad ogni parola ascoltata, Maddalena mandava un gemito profondo, il

suo seno agitato palpitava con trabalzi interrotti dall'asma, con una

mano nervosa serrava il braccio del fratello, e finalmente ricadde

sull'origliere, con un singulto tanto profondo, e continuato che pareva

il rantolo della morte. Beppo si pentiva ma troppo lardi delle sue

rivelazioni, accorreva a chiamare la Marta, ritornava dal medico, ma il

male era fatto. Si dichiarò una febbre violenta con vaneggiamenti, nei

quali la povera fanciulla pronunciava voci sconnesse prive di senso,

chiamava Valdrigo.... e balbettava sovente la parola perdono.

Intanto si spargeva anche a Treviso la notizia dell'arresto del giovane

pittore, e la povera Rosa andando al mercato, udì la triste novella.

Ritornata in fretta a Saltore, trovò la casa in iscompiglio e il marito

nella desolazione.

Avendo scoperto un tumore in un bue, Zammaria era corso a chiamare

il veterinario, il quale aveva dichiarato l'animale affetto da _spina

ventosa_, incurabile.

L'annunzio dell'arresto di Vittore accrebbe la disperazione di

Zammaria, il suo cervello non era suscettibile di sopportare due

disgrazie in un punto senza gravi conseguenze.

Alla prima contrarietà egli diventava muto, alla seconda imbecille.

Oppresso dall'affanno per i pericoli del figlio, minacciato di perdere

un bue, e il migliore della stalla, sbalordito dal discorso della

moglie, egli se ne stava colle mani in tasca, il naso in aria, la bocca

spalancata, gli occhi stralunati, come trasognato e smarrito. Le sue

idee erano confuse, egli non vedeva più chiaro, il bue malato e la

prigione di Venezia, suo figlio, gl'inquisitori di Stato, e la spina

ventosa gli trottavano per la testa in una nube misteriosa; il boia e

il veterinario gli stavano davanti minacciosi, e la moglie spaventata

aumentava i suoi terrori con le sue lagrime, e i suoi lamenti.

La Rosa si decise a partire per Venezia, e raccomandando alle cure di

Osvaldo gli affari di casa, il bue ammalato e il marito istupidito, si

mise in via per Mestre, e colà entrata in una barca giunse sulla sera

alla casa degli ospiti di suo figlio.

Venne ricevuta dalla vecchia Marta e da Beppo colle lagrime agli

occhi, e tosto la introdussero nella stanza di Maddalena. La povera

malata entrava in convalescenza dopo lunghe sofferenze, superate per le

cure della nonna, per l'assistenza delle amiche, ma più di tutto per

l'influenza d'un pensiero che dominava il suo spirito e sosteneva le

sue forze. Passata la prima violenza del male, essa aveva pensato con

rimorso alla commessa imprudenza, aveva meditato ai modi di riparare la

colpa, al dovere d'adoperarsi in vantaggio dell'infelice prigioniero,

e di tentare ogni via per salvarlo. Il sentimento d'un tal dovere le

era penetrato talmente nel cuore, che secondava i consigli del medico

per ristabilirla in salute. L'energia della gioventù e la forza della

volontà sono due potenti rimedi per ogni malattia. Vedendo entrare

la Rosa, le parve che il cielo le inviasse un'alleata, e dopo d'aver

sfogato colle lagrime l'espressione del cuore, promise alla buona madre

di assisterla nelle sue supplicazioni in favore del giovane; e promise

a sè stessa di prestarsi a salvarlo a costo d'ogni sacrificio.

Le loro espansioni affettuose e le reciproche promesse invigorirono

il coraggio e la speranza d'entrambe, e incominciarono subito a far

progetti ed a stabilire un mezzo che si mostrasse favorevole allo

scopo. Ognuna manifestava le sue idee, la Rosa desiderava presentarsi

alla contessa Fulvia degli Orseolo, gettarsi a' suoi piedi, muoverla

a pietà, intercedere la sua valida protezione. Maddalena dimenava la

testa lentamente in segno di disapprovazione e stringeva le labbra come

chi dubita d'una cosa, ma non vuole opporre un'assoluta negativa.

Discussero lungamente sull'importante soggetto, ma la fanciulla

meditava un piano che le sembrava infallibile, e temporeggiava

soltanto ad annunziarlo per misurare le sue forze. Essa pensava che al

mondo non c'è che una cosa sola d'irresistibile — l'amore. — Questa

passione, essa diceva fra sè, può spingere a degli eccessi, può fare

dei miracoli. Se una persona può salvare Valdrigo questa è Silvia

Leoni, essa lo ama, essa troverà il modo di liberarlo. — Ma bisognava

raccogliere le forze tutte del cuore e della mente, bisognava disporsi

ad una annegazione completa di sè, bisognava rinunziare ad ogni

aspirazione, ad ogni speranza, ad ogni gelosia. Questa era però una

espiazione necessaria, la giusta punizione della colpa, colle stesse

sue armi.

Quando le parve di sentirsi forte abbastanza per affrontare l'impresa,

comunicò il suo piano alla Rosa, che vi aveva già pensato, ma non

osava proporla per un riguardo istintivo verso la fanciulla della

quale indovinava l'affezione, e sospettava la gelosia. Lieta però

della decisione secondò il progetto, e fissato il giorno della visita,

si disposero tutte due a sostenere la loro parte in modo da ottenere

l'intento, la madre pensando a quanto avrebbe detto per intenerire

la signora, la Maddalena studiandosi di domare la sua ripugnanza

verso la rivale e di dominare la sua passione, sagrificando sè stessa

all'interesse del giovane amato.

Giunta la mattina stabilita si misero in via, ed entrambe col cuore

agitato da diversi sentimenti entrarono nel palazzo Leoni. Avendo

chiesto di parlare alla padrona, un servo gallonato, le introdusse in

un'ampia anticamera dicendo: — Accomodatevi qui ed aspettate.

In simili circostanze l'aspettativa è un supplizio, i minuti sono

lunghi come le ore, e i pensieri tristi si accumulano nello spirito e

pesano gravemente sul cuore.

Finalmente il servo ricomparve, aperse una porta, e tenendosi indietro

disse: — Venite pure avanti....

Le donne entrarono in una stanza resa oscura dai pesanti cortinaggi

delle finestre, ed esalante un leggiero profumo d'essenza d'ambra che

salì al cervello di Maddalena come l'emanazione d'un veleno. Chiusa la

porta dal domestico che rimase di fuori, si avanzarono lentamente, e si

arrestarono dirimpetto ad un ampio seggiolone sul quale sedeva la dama.

Silvia, vestila a bruno, e più pallida del solito pareva oppressa da

una profonda tristezza, ma quando riconobbe la Rosa si alzò in piedi,

la accolse con pietosa dolcezza, se la fece sedere da presso e le disse

con voce compassionevole:

— Povera Rosa!... m'immagino il motivo della vostra visita. — La Rosa

scoppiò in un dirotto pianto, e dimenticò le belle espressioni che

aveva apparecchiate per intenerire il cuore della signora, ma le sue

lagrime erano più eloquenti di qualunque altro discorso.

Silvia indicò una sedia a Maddalena che si teneva in piedi cogli occhi

bassi, e continuò:

— Siamo in tempi funesti per tutti, povera Rosa.... i torbidi delle

provincie, le minaccie degli stranieri, l'audacia dei nemici del

governo, rendono i giudici più severi.... ma qui si arrestò, perchè

s'avvide che con tali parole raddoppiava il dolore della povera madre,

e soggiunse: — fatevi coraggio, io non ho aspettato la vostra visita

per occuparmi in favore di vostro figlio, ma vi ripeto, i tempi sono

cattivi....

E mentre parlava andava esaminando attentamente la fanciulla che non

conosceva, la quale sentendosi osservata arrossiva, e non osava alzare

gli occhi, finalmente spinta dalla curiosità Silvia chiese alla Rosa:

— Chi è questa ragazza che vi accompagna?...

La Rosa esitava a rispondere, ma poi si decise, e disse con voce

singhiozzante:

— È la nipote della padrona di casa di mio figlio....

Silvia e Maddalena si scambiarono un colpo d'occhio eloquente. La prima

pareva che chiedesse con amaro sospetto: — saresti forse una innamorata

di Valdrigo? — l'altra con fiero cipiglio sembrava dire: — Conosco i

segreti del vostro cuore.

— State in casa con Vittore?... chiese Silvia con apparente

indifferenza.

— Sì, signora.... rispose Maddalena, con un'aria di trionfo.

Allora Silvia, come per investigare dalle espressioni del volto,

gl'interni sentimenti della fanciulla, soggiunse:

— Si potrebbe forse ottenere la liberazione di Vittore, dal carcere, ma

sarebbe impossibile di salvarlo dalla espulsione dal territorio....

— Tanto meglio!... saltò fuori a dire Maddalena, che non seppe frenare

la sua gioia. E la Silvia che studiava coll'istinto della donna i

lineamenti della fanciulla sospetta, indovinò dall'atteggiarsi del

volto e dall'improvvisa risposta, l'amore e la gelosia.

Allora, desiderosa di mettere alla prova l'intensità di

quell'affezione, e forse anche di punire l'audacia d'una rivale dal

cui amore sentiva offesa la sua dignità, continuò il suo discorso

indirizzandosi alla Rosa, ma osservando sottecchi ogni movimento della

fanciulla:

— Se potessi ottenere il suo esiglio, egli potrebbe andare in Carinzia.

Io devo passare di là per recarmi a Vienna a raggiungere mio marito, e

lo prenderei volontieri con me. A Vienna potrei giovarlo molto colle

relazioni dei nostri amici. — Maddalena si mordeva le labbra, e le

vene della sua fronte ingrossavano. — Silvia osservava ogni movimento

di quel volto alterato, e continuava con apparente tranquillità: — È

certo che l'esilio chiude per sempre le porte della patria, ed egli non

potrebbe più entrare nei domini della repubblica.... ma piuttosto che

marcire in una prigione, piuttosto di non vedere più il sole....

La povera Rosa teneva le mani giunte, e cogli occhi gonfi, infiammati,

e pieni di lagrime, levava la fronte verso il cielo, che metteva

compassione a vederla. — Maddalena lottava fra l'amore e la gelosia,

fra il desiderio ardente di salvare Valdrigo, e il dolore di vederselo

rapito per sempre. Ma alle ultime parole di Silvia, fatto come uno

sforzo sovrumano sopra sè stessa, ruppe il silenzio, ed esclamò:

— Purchè sia salvo dalla prigione vada pure in esilio, purchè sia

libero e possa rivedere il sole e la campagna che egli ama tanto...

parta pure da Venezia... e... sia felice... e sia fatta la volontà di

Dio!... Voleva dire: — e siate felici, ma si avvide che non conveniva,

e mutò la frase.

Silvia intenerita da tanta annegazione, pensò: — lo ama più di me! — e

stesa la mano alla fanciulla, volle tener stretta la destra di lei in

atto di perdono e di simpatia, e le disse con sincera espressione:

— Siete una buona fanciulla... e il cielo vi proteggerà...

Questa specie di capitolazione istantanea stravolse i pensieri della

povera Maddalena, che non trovando più la forza di frenare le sue

emozioni proruppe in singhiozzi affannosi, ed in lagrime abbondanti.

Silvia avvicinatasi alla fanciulla la consolava con dolci parole, e

Maddalena sempre più intenerita, le ripeteva fra i singhiozzi e le

lagrime: — Salvatelo... salvatelo ad ogni costo... voi sola potete

salvarlo.

Così fra le varie e strazianti commozioni rimasero lunga ora, piangendo

insieme, pregando e promettendo a vicenda, sperando, e sospirando

quando un domestico venne ad annunziare alla signora che Sua Eccellenza

il conte Orseolo la aspettava nel gabinetto del conte Leoni per una

comunicazione importante.

Silvia si levò, e congedandosi dalle donne, disse loro: — Consolatevi,

mio padre deve essere andato alla legazione francese per parlare

in favore di Vittore... Ahimè! pur troppo il Serenissimo Doge,

l'Eccellentissimo Senato, e tutti i Magistrati della Repubblica, sono

oramai i vassalli della Francia nostra nemica, e dipendono dalla sua

possente volontà... a rivederci un'altra volta... Rosa, sperate...

e voi pure, Maddalena... un giorno sarete forse felice... ed io

vi prometto di cooperare alla vostra felicità, perchè sento che la

meritate... e ne avete più diritto di... di altre persone. — Voleva

dire più di me, ma corresse la frase prima di pronunciarla.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 37 / 46 题