XXXIII.

Valdrigo venne condotto nelle prigioni dette dei Piombi, perchè, come

è noto, si trovavano sotto al tetto del palazzo ducale. Colà egli

aveva tutto il campo di meditare sulle sue disgrazie, e sulle umane

vicissitudini; le quali poi non sono così indipendenti dalla volontà

dell'uomo quanto vorrebbero pretendere coloro che attribuiscono troppo

sovente alla fatalità della sorte, quello che in fatto non è che

la legittima conseguenza delle loro azioni. Così Valdrigo colla sua

invincibile tendenza al dolce far niente s'era creata un'esistenza

avventurosa e da nulla, ed abbandonando il lavoro che gli avrebbe

fruttato soddisfazioni e benefizi, perdeva i giorni e smarriva

l'ingegno in vane e sterili occupazioni.

Invece il suo compagno d'infanzia perseverando nelle fatiche e negli

studi, avanzava ogni giorno d'un passo, ed aveva oramai raggiunto un

tal merito da bastare alla immortalità. Il Senato gli aveva decretata

una medaglia d'oro del valore di cento zecchini, e gli assegnava una

pensione vitalizia di cento ducati d'argento mensili, in compenso del

monumento scolpito in onore d'Angelo Emo. E mentre Valdrigo entrava in

carcere, Canova riceveva dall'ambasciatore della Repubblica presso la

corte di Roma la medaglia commemorativa. La presentazione del dono del

Senato venne fatta con molta solennità nella sala grande del Palazzo

di Venezia (residenza dell'ambasciata a Roma) fra le persone addette

alla legazione ed i più distinti personaggi invitati per la cerimonia.

L'Ambasciatore presentò al Canova la medaglia, dicendogli: — «A voi,

cittadino, onore dell'Italia, e della nostra patria, il veneto Senato

mi commette presentarvi questo ricordo, in segno del suo gradimento per

l'opera vostra, già collocata nel nostro arsenale, ove a gloria vostra

e nostra, vivrà per molti secoli a comune compiacenza e decoro»[79].

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 36 / 46 题