In generale i mariti ammazzano raramente gli amanti, a Venezia poi
nel secolo passato non li ammazzavano mai. C'era una gran licenza
di costumi, ma ciò non escludeva affatto la virtù. Silvia desiderava
e temeva un abboccamento con Valdrigo. Essa sentiva la necessità di
frenare gli slanci imprudenti del giovane, ma sentiva in pari tempo
il pericolo della lotta. Voleva dissimulare una ferita, ma temeva che
mettendovi sopra le mani il dolore la scoprisse. Andò al ballo con
l'idea di condursi Valdrigo al casino per fargli una predica sulla sua
condotta inconveniente, ma confessava a sè stessa d'averlo talvolta
incoraggiato cogli sguardi che tradivano il cuore, cosicchè essa si
trovava giudice e colpevole a un tratto, e temeva giustamente che
l'accusato diventasse accusatore. Dapprima esitava dunque a mandare ad
effetto il suo piano, poi temendo le conseguenze del rifiuto si decise
a finirla, ma giunta sulla via si pentì, ed avrebbe voluto ritornare
sui suoi passi. Così le farfalline svolazzano intorno al lume fino
che a forza di raggiri cadono nella fiamma e si abbruciano le ali. Non
osando retrocedere, e non volendo avanzare, perdeva il tempo per via,
e a Valdrigo che la sollecitava con affettuosa insistenza, rispondeva
mostrandogli l'ombre cupe dei canali, e i pittoreschi effetti della
notte sui palazzi, e sull'acqua.
In tal modo impiegarono molto tempo nel breve tragitto, ma finalmente
giunsero al casino. Entrati, accesero il lume, e salite le scale,
la padrona ordinò alla cameriera di accendere un po' di fuoco al
caminetto. Valdrigo non ne aveva bisogno, ma Silvia temporeggiava per
raccogliere le sue forze, e farsi animo. La cameriera indovinava le
impazienze del giovane, e mossa da pietà si affrettava a metter legna
e a soffiare, ma appunto le cose fatte in fretta non approdano, e
invece del fuoco uscivano dei nuvoli di fumo che invadevano la stanza;
e quindi fa necessario aprire le finestre e le porte. L'aria entrando
facilitò l'operazione, e una bella fiamma crepitante brillò nel camino.
Chiuse nuovamente le imposte, la cameriera accese due doppieri, ed uscì
serrando l'uscio. Non aveva ancora attraversata l'anticamera quando
s'udì una violenta scampanellata alla porta di casa: era il conte
Leoni. Vi fu un minuto secondo di stupore, ma Silvia ordinò tosto si
aprisse. Pensi il lettore allo stato di Valdrigo; è certo che se Don
Lio avesse conosciuta in quel momento la posizione del giovane, avrebbe
paragonato il suo affanno alle pene di Tantalo. Egli rimase immobile
e quasi pietrificato fissando gli occhi istupiditi nella fiamma, come
dovette trovarsi la moglie di Lot, quando contro al divino comando si
volse a contemplare l'incendio di Sodoma. Il conte Leoni entrò nella
stanza raffrenando il suo impeto, ma lasciando intravedere i suoi
sospetti dall'occhio scrutatore e dalle ciglia aggrottate.
Silvia lo attendeva davanti al caminetto col fiero cipiglio della virtù
offesa, e colla dignità della donna che può levare la fronte senza
rossore; in quel momento di suprema soddisfazione essa sentì tutto il
valore della sua onestà, tutta la forza dell'innocenza. I loro sguardi
si scontrarono, l'interrogazione del marito fu muta ma eloquente, la
risposta della moglie fu assoluta e severa; essa fissò gli occhi nel
marito con tale sicurezza imperiosa ch'egli dovette abbassarli; perchè
realmente egli era colpevole. — Passato quel primo momento essa ruppe
il silenzio; e rivolta al conte gli disse con un'aria indifferente:
— Allo scampanio, non credeva che foste voi... non mi avete avvezzata a
questi modi...
— Scusate, egli rispose, l'agitazione della corsa m'aveva irritato i
nervi...
— E perchè avete corso?...
— Vedendovi uscire dal ballo temetti... qualche improvvisa
sofferenza... pel caldo... in mezzo a tanta folla...
— Diffatti, interruppe Silvia, che lo vedeva imbarazzato, diffatti non
sto bene... un'oppressione, un bisogno d'aria mi costrinse d'uscire...
Ho pregato Valdrigo d'accompagnarmi...
— Vi ringrazio, caro Valdrigo, soggiunse il conte porgendo la mano
al pittore, e stringendogli la destra ch'era fredda come quella d'un
morto.
A poco a poco la conversazione prese l'andamento ordinario e parlarono
di cose indifferenti, chè in fine dei conti, avevano tutti e tre delle
ragioni per essere contenti.
Più tardi il conte propose di cenare. La cameriera uscì per fare alcune
provviste ad una vicina trattoria, che nelle occasioni dei balli, stava
aperta tutta la notte.
Valdrigo dovette apparecchiare la tavola, il marito apriva un armadio
e ne tirava delle bottiglie di vino di Cipro stravecchio coperte di
ragnateli e di polvere. E mentre la Maddalena esterrefatta vedeva nelle
sue spaventose fantasie il marito che versava il sangue dell'amante,
il conte Leoni mesceva il Cipro a Valdrigo, e toccando i bicchieri,
bevevano insieme alla salute dalla Dama. — Fedele! pensava il marito —
perduta! ma non per sempre, diceva a sè stesso il giovane innamorato.