XXXI.

In generale i mariti ammazzano raramente gli amanti, a Venezia poi

nel secolo passato non li ammazzavano mai. C'era una gran licenza

di costumi, ma ciò non escludeva affatto la virtù. Silvia desiderava

e temeva un abboccamento con Valdrigo. Essa sentiva la necessità di

frenare gli slanci imprudenti del giovane, ma sentiva in pari tempo

il pericolo della lotta. Voleva dissimulare una ferita, ma temeva che

mettendovi sopra le mani il dolore la scoprisse. Andò al ballo con

l'idea di condursi Valdrigo al casino per fargli una predica sulla sua

condotta inconveniente, ma confessava a sè stessa d'averlo talvolta

incoraggiato cogli sguardi che tradivano il cuore, cosicchè essa si

trovava giudice e colpevole a un tratto, e temeva giustamente che

l'accusato diventasse accusatore. Dapprima esitava dunque a mandare ad

effetto il suo piano, poi temendo le conseguenze del rifiuto si decise

a finirla, ma giunta sulla via si pentì, ed avrebbe voluto ritornare

sui suoi passi. Così le farfalline svolazzano intorno al lume fino

che a forza di raggiri cadono nella fiamma e si abbruciano le ali. Non

osando retrocedere, e non volendo avanzare, perdeva il tempo per via,

e a Valdrigo che la sollecitava con affettuosa insistenza, rispondeva

mostrandogli l'ombre cupe dei canali, e i pittoreschi effetti della

notte sui palazzi, e sull'acqua.

In tal modo impiegarono molto tempo nel breve tragitto, ma finalmente

giunsero al casino. Entrati, accesero il lume, e salite le scale,

la padrona ordinò alla cameriera di accendere un po' di fuoco al

caminetto. Valdrigo non ne aveva bisogno, ma Silvia temporeggiava per

raccogliere le sue forze, e farsi animo. La cameriera indovinava le

impazienze del giovane, e mossa da pietà si affrettava a metter legna

e a soffiare, ma appunto le cose fatte in fretta non approdano, e

invece del fuoco uscivano dei nuvoli di fumo che invadevano la stanza;

e quindi fa necessario aprire le finestre e le porte. L'aria entrando

facilitò l'operazione, e una bella fiamma crepitante brillò nel camino.

Chiuse nuovamente le imposte, la cameriera accese due doppieri, ed uscì

serrando l'uscio. Non aveva ancora attraversata l'anticamera quando

s'udì una violenta scampanellata alla porta di casa: era il conte

Leoni. Vi fu un minuto secondo di stupore, ma Silvia ordinò tosto si

aprisse. Pensi il lettore allo stato di Valdrigo; è certo che se Don

Lio avesse conosciuta in quel momento la posizione del giovane, avrebbe

paragonato il suo affanno alle pene di Tantalo. Egli rimase immobile

e quasi pietrificato fissando gli occhi istupiditi nella fiamma, come

dovette trovarsi la moglie di Lot, quando contro al divino comando si

volse a contemplare l'incendio di Sodoma. Il conte Leoni entrò nella

stanza raffrenando il suo impeto, ma lasciando intravedere i suoi

sospetti dall'occhio scrutatore e dalle ciglia aggrottate.

Silvia lo attendeva davanti al caminetto col fiero cipiglio della virtù

offesa, e colla dignità della donna che può levare la fronte senza

rossore; in quel momento di suprema soddisfazione essa sentì tutto il

valore della sua onestà, tutta la forza dell'innocenza. I loro sguardi

si scontrarono, l'interrogazione del marito fu muta ma eloquente, la

risposta della moglie fu assoluta e severa; essa fissò gli occhi nel

marito con tale sicurezza imperiosa ch'egli dovette abbassarli; perchè

realmente egli era colpevole. — Passato quel primo momento essa ruppe

il silenzio; e rivolta al conte gli disse con un'aria indifferente:

— Allo scampanio, non credeva che foste voi... non mi avete avvezzata a

questi modi...

— Scusate, egli rispose, l'agitazione della corsa m'aveva irritato i

nervi...

— E perchè avete corso?...

— Vedendovi uscire dal ballo temetti... qualche improvvisa

sofferenza... pel caldo... in mezzo a tanta folla...

— Diffatti, interruppe Silvia, che lo vedeva imbarazzato, diffatti non

sto bene... un'oppressione, un bisogno d'aria mi costrinse d'uscire...

Ho pregato Valdrigo d'accompagnarmi...

— Vi ringrazio, caro Valdrigo, soggiunse il conte porgendo la mano

al pittore, e stringendogli la destra ch'era fredda come quella d'un

morto.

A poco a poco la conversazione prese l'andamento ordinario e parlarono

di cose indifferenti, chè in fine dei conti, avevano tutti e tre delle

ragioni per essere contenti.

Più tardi il conte propose di cenare. La cameriera uscì per fare alcune

provviste ad una vicina trattoria, che nelle occasioni dei balli, stava

aperta tutta la notte.

Valdrigo dovette apparecchiare la tavola, il marito apriva un armadio

e ne tirava delle bottiglie di vino di Cipro stravecchio coperte di

ragnateli e di polvere. E mentre la Maddalena esterrefatta vedeva nelle

sue spaventose fantasie il marito che versava il sangue dell'amante,

il conte Leoni mesceva il Cipro a Valdrigo, e toccando i bicchieri,

bevevano insieme alla salute dalla Dama. — Fedele! pensava il marito —

perduta! ma non per sempre, diceva a sè stesso il giovane innamorato.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 34 / 46 题