XXX.

L'irresistibile attrattiva di tanti nomi illustri, e di tanti bizzarri

caratteri, ci trattenne forse soverchiamente nella conversazione della

gentildonna Marin, ove Valdrigo ebbe campo di conoscere gli uomini più

celebri del suo tempo; ma ciò ch'egli ricercava di preferenza in quelle

scelte e numerose riunioni, erano gli occhi di Silvia, le stelle del

suo firmamento, le luci che illuminavano la sua vita.

Ai suoi sguardi concentrati in un punto solo sfuggivano le curiosità

della sala. Egli non osservava la puntualità minuziosa di Pindemonte,

nè la flemma di Cesarotti, nè la parrucca d'Hancarville che eccitava

l'ilarità degli astanti; nè poteva apprezzare le grazie d'Isabella, nè

i tratti di spirito che volavano per l'aria come fuochi d'artificio.

L'innamorato non vede al mondo che una donna.

Silvia, accortasi più volte dell'assiduità di Valdrigo, incominciava

a temere che l'imprudenza del giovane potesse comprometterla agli

occhi del mondo, e aspettava un'occasione favorevole per consigliarlo

a vegliare sopra sè stesso e a non dimenticarsi ch'ella era la moglie

del conte Leoni. Ma o l'occasione le mancava, o giunto il momento

propizio le veniva meno il coraggio e si taceva. D'altra parte

Valdrigo aspirava ardentemente a un lungo abboccamento, e sentiva un

bisogno irresistibile di dare sfogo ai sentimenti repressi del suo

animo, ma quando per qualche istante giungeva a sedersele vicino gli

mancavano le parole e rimaneva muto. Però le cose erano giunte a un tal

punto, che una spiegazione era diventata necessaria. Ad un torrente

ingrossato bisogna opporre in tempo degli argini affinchè non abbia

a traboccare con danno irreparabile, rompendo i troppo tardi ripari.

È vero che gli occhi avevano parlato e le anime compreso, ma quel

linguaggio misterioso è talora uno slancio irrefrenato, una promessa

vaga e indeterminata, un'imprudenza lontana dal pericolo che poi la

ragione condanna ed il labbro sconfessa. Bisognava dunque spiegarsi,

ma era evidente che le spiegazioni non sarebbero nè brevi nè calme.

Silvia amava Vittore, ma non voleva convenirne, conosceva di essersi

tradita e voleva protestare, negando colle parole l'espressione degli

occhi; Vittore aveva espresso il suo affetto coll'intensità degli

sguardi, e voleva ad ogni costo confermare colla voce i sentimenti del

cuore. Dunque entrambi erano decisi di metter fine all'ansietà che li

opprimeva, e mentre Vittore meditava il modo di chiedere un colloquio,

Silvia lo aspettava, ben decisa di accordarlo. — Ci sarà una lotta,

diceva Silvia fra sè, ma avrò il coraggio e la forza di combattere e

vincere. — Ci sarà una lotta, pensava Valdrigo, ma essa mi ama e il

trionfo è sicuro!

La difficoltà stava nel trovare il tempo necessario e il luogo

opportuno, perchè il palazzo Leoni era costantemente frequentato dalle

visite e il conte andava e veniva per la casa a tutte le ore coi suoi

amici di Venezia, e con gli ospiti illustri che gli arrivavano di

continuo dalle più cospicue città dell'Europa.

Il carnevale venne a proposito a facilitare il desiderato abboccamento.

Il carnevale di Venezia!... cioè il turbinio confuso delle passioni e

dei piaceri della vita, che col mistero della maschera agevola ogni

incontro, protegge ogni abuso, copre ogni disordine, che sotto un

volto impassibile di tela cerata asconde i rossori della modestia e

rende gli occhi più vivaci e la parola più ardita, che colla certezza

dell'incognito rispettato, autorizza le espressioni più audaci, infonde

ai timidi il coraggio, ai pusilli lo spirito, e involge di arcano

prestigio le confidenze susurrate all'orecchio! Il carnevale di Venezia

erigeva in diritto la licenza dei costumi, col delirio della pazzia

autorizzava tutte le ebbrezze, scioglieva ogni legame di famiglia,

esponeva i sensi a tutte le provocazioni del linguaggio, e spingeva

l'innocenza e la virtù sul margine di tutti gli abissi. Il carnevale

di Venezia gettava il popolo fra i tripudii, e trascinava la gioventù

ai baccanali, mentre le armate tedesche e francesi si contendevano il

suolo d'Italia, e decidevano dei nostri destini.

Valdrigo ottenne finalmente da Silvia un appuntamento ad una festa da

ballo mascherata nelle sale del Ridotto. Gli accordi erano i seguenti:

Vittore sarebbe in tabarro e bauta con un nastro azzurro scendente

dalla spalla sinistra. Silvia e la sua cameriera sarebbero mascherate

in veste e zendado, con una rosa sul crine, a diritta. Il conte Leoni

le accompagnerebbe da lontano, senza maschera, ma certo si sarebbe

seduto a qualche tavoliere di giuoco, e allora uniti insieme, uscendo

dal ridotto, sarebbero andati a passare un'ora nel casino che il conte

teneva presso a San Gallo; Silvia ne avrebbe chiesta la chiave per

avere un rifugio ove riposarsi in caso di bisogno.

Era costumanza di quei tempi che molte famiglie ricche oltre al palazzo

tenevano anche un piccolo ma elegante casino in vicinanza della piazza,

e colà andavano a riposarsi dal passeggio o invitavano a cena gli amici

dopo il teatro, senza cerimonie e in piena libertà. Naturalmente alcuni

mariti se ne servivano per dei ritrovi misteriosi, senza l'impiccio

della moglie, e alcune mogli facevano altrettanto senza l'incomodo dei

mariti. In apparenza quei casini erano una stazione centrale per gli

affari o i comodi della vita, e in realtà una succursale della casa per

ogni uso segreto, per ogni stravizzo.

Il conte Leoni possedeva uno di quei fantastici ricoveri nel quale egli

aveva prodigato tutto il lusso delle arti. Pendevano appesi alle pareti

dei preziosi dipinti di Canaletto, dei quadretti di soggetti veneziani

del Longhi, ed alcuni bei pastelli di Rosalba Carriera. Gli stucchi

del Vittoria si raggiravano capricciosamente intorno a dei graziosi

medaglioni entro ai quali erano dipinte delle scene amorose di ninfe

ritrose e di pastori procaci. Le pareti ed il soffitto d'un gabinetto

erano ricoperti da splendidissimi specchi, ed un caminetto di marmo

bianco collocato dirimpetto a un molle divano sosteneva dei candelabri

di bronzo dorato. Il salotto per pranzare era mobigliato con delle

poltroncine antiche d'intaglio, coperte di damasco, e degli scaffali

d'egual lavoro, contenenti delle stoviglie di Faenza e dei vetri di

Murano, e dal soffitto pendeva una magnifica lumiera di cristallo. Dei

morbidi tappeti coprivano i pavimenti, e pesanti e doppii cortinaggi

scendevano sulle finestre.

Valdrigo aspettava la sera dell'appuntamento come il giorno più solenne

della sua vita, nè poteva pensarci senza che un brivido gli percorresse

il corpo dalla estremità dei capelli alla punta dei piedi.

Una mattina, chiamata Maddalena in disparte, la pregò di volergli

trovare a nolo un vestito nuovo da maschera, tabarro e bauta, e di

fargli l'acquisto d'un bel nastro azzurro di seta da collocarsi sulla

spalla sinistra, e tutto questo per il prossimo ballo al Ridotto.

Maddalena non poteva rifiutarsi a servirlo, e quantunque la commissione

le pungesse, dissimulò le interne agitazioni, e finse di prestarsi

di buon animo, ma il nastro azzurro le trottava per la testa, perchè

comprendeva in aria che esso significava un segnale. E andava fra

sè fantasticando quali intrighi potessero preoccupare il pittore già

tanto distratto dalla gloria, dai zecchini ricavati dal quadro, e dalla

vita mondana nella quale s'era slanciato col solito entusiasmo. Nuovi

amorazzi!... essa pensava, sarà già stanco della gentildonna Leoni,

e ingolfato in qualche nuova avventura perde il tempo nell'ozio, e

impiega il suo talento nelle imprese galanti!... e sospirava. Al giorno

si sedeva a lavorare alla finestra che guardava la laguna, e mentre

le dita conducevano l'ago a rammendare pannilini, il suo pensiero

vagava in traccia di tormenti pel cuore, e qualche lagrima le cadeva

sulla mano. Le acque tranquille e il cielo sereno le rammentavano i

bei tempi delle gite sul mare, la partenza per Saltore, l'entusiasmo

del lavoro dopo la visita di Canova, i giorni della speranza e della

pace. Ora tutto era mutato, il giovine pescatore che amava le fatiche

del mare, il pittore che passava i giorni coi pennelli alla mano, era

diventato un cicisbeo perduto fra i ritrovi dispendiosi e le donne

galanti!... Ai giorni pensierosi e melanconici succedevano le notti

insonni e irrequiete, e l'accesa fantasia le dipingeva allo spirito

mille fantasmi tormentosi, e le immagini di fortunate rivali laceravano

il suo cuore e accendevano la sua gelosia.

Le disposizioni sul ballo del Ridotto fomentarono le pene segrete,

e vogliosa di vedere coi suoi occhi il nuovo oggetto che occupava

Valdrigo decise di unirsi ad una amica, e di assistere mascherata

a quel ballo. Le fu facile il trovare la compagna colla quale si

apparecchiò di nascosto.

Una semplice veste, una gonnellina fiorita cinta ai fianchi e

rovesciata sul capo secondo il costume delle donne di Chioggia,

fornirono gli abiti da maschera alle due fanciulle del popolo.

Fissarono che appena uscito Valdrigo si sarebbero vestite, e il segnale

del nastro azzurro avrebbe servito a scoprirlo nelle sale del ballo.

Venne finalmente la sera desiderata; Valdrigo uscì mascherato, e poco

dopo Maddalena e la sua compagna attraversavano Venezia per spiare la

sua condotta e scoprir le sue tresche. La folla entrava a fiotti nelle

sale del Ridotto, riboccanti di maschere.

I doppieri delle pareti e le lumiere appese ai soffitti gettavano

una luce rossastra sul turbinìo della calca variopinta e strillante.

Era un andirivieni tumultuoso, un agitarsi di piume, e di sonagli, un

fruscìo di vesti di seta e di velluto gallonate d'oro e d'argento, un

urto di guardifanti schiacciati nella pressa, uno scialacquo di pizzi e

di fiori, uno sdruccio di ricchi costumi, che strappati dai movimenti

disordinati, coprivano il suolo di frammenti. Il gridìo confuso

delle maschere, era dominato dal frastuono dell'orchestra, e un'afa

soffocante toglieva il respiro.

A chi ama l'aure pure del mattino, sotto un cielo sereno, e le voci

della natura, le ebbrezze dei baccanali notturni entro alle chiuse

sale sembrano aberrazioni della follia, o frenesie di anime dannate. Ma

l'onda delle passioni getta l'umanità nei tumulti della vita, ove molti

cercano la lotta, alcuni l'oblìo, pochi trovano il diletto, nessuno la

felicità.

Le anime frivole seguono l'andazzo, come le piume travolte dai

raggiri del vento, e trasportate nel vortice si agitano per l'impulso

ricevuto. Poche menti sane chieggono alla ragione i consigli della

vita, e cercano la felicità nelle tranquille soddisfazioni del cuore,

e nell'adempimento dei propri doveri. L'umanità è un mare in continua

burrasca, e le sue onde non trovano la calma, che in qualche seno

riparato dagli uragani, in qualche angolo nascosto agli sguardi

volgari.

Le appariscenze d'un ballo mascherato, ascondono le piaghe sociali

sotto ai volti di cera e i bizzarri abbigliamenti. Tutte le passioni

disordinate prestano il loro concorso a quello spettacolo dell'umana

intemperanza, e la Maddalena che andava in traccia di Valdrigo, non

aveva certo nel cuore i fremiti della gioja, ma sibbene tutte le

amarezze della gelosia. Invano ella cercava nella folla la maschera

avidamente desiderata, ed alla sua anima tormentata dall'inquietudine,

si aggiungeva la nausea provocata dai riboboli degli arlecchini, e

dalle facezie grossolane dei pagliacci e dei pantaloni.

Finalmente dopo lunghi e faticosi raggiri per le stanze che

circondavano la sala, vide da lontano una bauta con un nastro azzurro

sulla spalla sinistra e un sussulto del cuore l'avvertì, che quella

maschera ascondeva Valdrigo.

Si fece largo da quella parte, e dopo qualche lotta coi gomiti,

assistita dalla compagna che s'interessava vivamente alla sua

curiosità, lo raggiunse di fianco, e lo seguì. La folla calcava

talmente le persone che Maddalena si trovò spinta alle spalle di

Vittore, con immediato contatto.

Egli si teneva in mezzo a due graziose mascherette in veste di seta

nera e zendado con una rosa sul capo, ma indirizzava il discorso ad una

sola, e le diceva:

— Se possiamo arrivare alla scala, sarebbe meglio uscire addirittura da

questa babilonia.

— No, rispondeva la mascheretta, è troppo presto, vediamo piuttosto di

penetrare nella stanza del giuoco....

E andavano passo passo camminando dietro agli altri fra le spinte

degl'indiscreti, e le grida acute dei mascheroni, con Maddalena e la

compagna dappresso, le quali studiavano ogni mossa, ed ascoltavano

ogni parola. Valdrigo non si permetteva veruna intimità colla sua

mascheretta, le parlava anzi con rispetto, e la difendeva dagli urli

dei vicini con ogni delicata attenzione.

Attraversate tre stanze in linea retta, nella quarta presero una

porta a sinistra, ed entrarono in un locale ove intorno a dei tavolini

coperti di monete d'oro e d'argento, si tenevano i giocatori di faraone

e bassetta.

La folla diradata lasciava libero il respiro, il rumore cessava,

e s'udiva solo il suono del denaro deposto e raccolto. I giocatori

parevano di marmo, cogli occhi intenti sulle carte, collo sguardo

animato dalla speranza, o abbattuto dal disinganno. Alcuni grandi

personaggi giocavano freddamente, e guadagnavano o perdevano colla

stessa indifferenza, e fra questi stava seduto il conte Leoni. Le

mascherette condotte da Valdrigo gli passarono da vicino colla massima

indifferenza, e attraversata la stanza entrarono sul pianerottolo in

capo alla scala.

— Dunque usciamo, diceva Valdrigo, con una voce supplichevole....

La mascheretta pareva esitante, soggiungeva: «aspettiamo ancora.... più

tardi....»

Ma questi rifiuti sembravano agitarlo, e con voce alterata egli

ripeteva:

— Ve ne prego, Silvia, non mi rifiutate il favore di parlarvi senza

testimoni, non vi chieggo che qualche istante; sono lunghi anni che

tengo chiuso nel seno un segreto che mi soffoca, permettete che vi dica

una parola.... e poi basta!...

— Andiamo!... disse la maschera con una risoluzione istantanea, e

scendendo rapidamente le scale scomparvero.

Maddalena voleva seguirli, ma le mancarono le forze, essa aveva tutto

compreso. Quella maschera era Silvia Leoni, quell'amore di tanti anni

era ancora una passione segreta. Valdrigo non s'era mai trovato solo

con Silvia, quali ostacoli avessero potuto impedire una dichiarazione

d'amore, in tante visite fatte dal pittore al palazzo Leoni, questo

era un mistero per Maddalena, ma le parole di Valdrigo non ammettevano

un dubbio. — Fosse virtù di donna onesta, o mancanza d'occasione

propizia, o timore di vendette terribili, il fatto stava che Valdrigo

non aveva ancora aperto il suo cuore. Tante rivelazioni in un minuto

avevano stravolte l'idee della povera innamorata, avevano colpito il

suo cervello con una sorpresa istantanea, avevano animati i suoi sensi

con una arcana speranza, quando ad un tratto, quella rapida decisione

di Silvia l'aveva nuovamente colpita sul vivo. La lunga aspettativa

aveva raggiunto il suo termine, la donna cedeva alle preghiere d'una

intervista segreta, la sicurezza del marito lontano accresceva il

pericolo, la passione svelata avrebbe sormontato ogni ostacolo, la

notte avrebbe protetto ogni oblìo. Le memorie della prima giovinezza,

il fuoco rinchiuso, la costante resistenza, tutto rendeva quella

passione violenta e irresistibile, e una volta consumato il sacrifizio,

Silvia non era donna da capriccio, ma da tenace fermezza... Valdrigo

era perduto per sempre!...

Tutte queste idee attraversarono rapidamente il suo spirito, le

paralizzarono le forze, la resero immobile e stupida. Il fuoco della

gelosia venne a risvegliare la sua mente, allora volle inseguirli,

arrestarli par via, smascherarli, e scese precipitosamente le scale

si trascinò dietro la compagna che invano si studiava di calmarla,

coi consigli della ragione e della amicizia. Maddalena non udiva le

sue parole, e non ascoltava che gl'impeti d'una passione esaltata.

Giunte sulla via, le maschere che andavano e venivano dal Ridotto

impedivano il passo, i venditori di melarancie confondevano la loro

voce strillante coi fischi dei birichini, colle risa dei gondolieri,

col variato gorgheggiare dei venditori ambulanti che accrescevano la

confusione e il rumore della strada.

Uscite da quel miscuglio di gente si trovarono in una calle più

tranquilla, ove poterono levarsi la maschera, asciugarsi il sudore

del volto, e riprendere un po' di lena, l'aria fresca e salina che

spirava dalla laguna rinnovava il respiro. Maddalena irrequieta non

voleva fermarsi, e pretendeva inseguire i fuggitivi, ma la compagna la

calmava, mostrandole le strade deserte, le traccie perdute, il rispetto

prescritto verso le maschere, il nessun diritto di agire, l'insulto ad

una donna dell'alta nobiltà, e finalmente la collera di Valdrigo, il

suo odio e la sicura vendetta. Ma essa ascoltava ogni consiglio come

trasognata, e piuttosto di dar retta all'amica, pareva che pensasse ai

mezzi per mandare ad effetto il suo funesto pensiero.

Veduta l'impossibilità d'inseguirli, si rimise la maschera e volle

ritornare al Ridotto. La compagna che la teneva per braccio sentiva

un tremito in tutti i muscoli della povera fanciulla, sorda ad

ogni preghiera, e dovette seguirla macchinalmente, sperando che le

distrazioni del ballo avrebbero calmati i suoi sensi.

Risalite le scale, e penetrata nuovamente nella stanza del giuoco,

essa andava vagando trascinata dalla passione e guidata da un pensiero

che dominava il suo spirito. Pareva che cercasse taluno nella folla,

finalmente svincolandosi dall'amica, si avanzò verso un tavoliere di

giuoco, e avvicinandosi al conte Leoni che teneva le carte fra le mani

gli disse all'orecchio:

— Conte, vostra moglie è uscita or ora dal ballo, appoggiata al braccio

d'un uomo mascherato...

Il giuocatore rivolgendo rapidamente la testa, squadrò la maschera per

bene, e con volto serio rispose:

— E che importa a voi questo?...

— A me niente... conte... ma a voi deve importare moltissimo!...

— E se questa maschera fosse suo fratello, che avreste da dire?...

— Se non conoscessi chi si asconde sotto la maschera, non sarei venuta

ad incomodarvi, ma ho creduto rendervi un servigio...

— Sette a due zecchini... diceva il conte attento al giuoco... e

perdeva. Fante a sei zecchini... e perdeva. Paroli, e perdeva il

doppio. Allora muto e freddo in apparenza, ma dentro iracondo e

ostinato, ripeteva asso a tre zecchini...

— Ci va del vostro onore, gli sussurrava Maddalena all'orecchio, ed

egli:

— Asso, quattro zecchini...

— Conte, una amica della vostra casa voleva salvarvi l'onore, scusate

l'incomodo... addio...

— Aspettate un momento, rispondeva irritato il conte, afferrando con

una mano convulsa le vesti di Maddalena, e gridando... dieci zecchini

sull'asso di spade!...

— Buona fortuna, signore!... e lasciatemi andare... Ripeteva la

maschera.

— Vi chieggo un momento per cortesia... il due di bastoni a quattro

zecchini... aspettate ancora un giro e parleremo...

— Sarà troppo tardi!...

La passione del giuoco teneva il conte inchiodato davanti al tavolino,

la gelosia lo agitava fortemente e l'interna lotta si manifestava sul

suo volto contratto dalla impazienza e dalla collera. Deciso di levarsi

da sedere, la comparsa d'una carta lo ripiombava sulla sedia, e mentre

con l'occhio intento seguiva le vicende del giuoco, colla attenta

orecchia ascoltava gli eccitamenti della maschera che gli diceva:

— Peccato!... un angelo di bellezza... accogliere di notte in sua casa

un amante all'insaputa del marito!..

— Li raggiungo fra un istante... aspettatemi... quattro zecchini sul

cinque di bastoni...

— Per quattro zecchini... esporsi a perdere un tesoro... esporsi alla

vergogna... al ridicolo...

— Sono con voi... Paroli...

— Troppo tardi!... È già un'ora che sono partiti... forse fuggiti da

Venezia...

— Fuggiti!... e gettando le carte sul tavolo, con gli occhi stralunati

e scintillanti di collera, si levò ad un tratto, gettò a terra la sedia

e presa sotto al braccio la maschera la trasse in un canto della sala.

La folla si restrinse intorno al tavolo, e il suo posto venne occupato

subito da un altro, come nelle battaglie quando si chiudono le file per

riempire i vuoti lasciati dai morti.

Allora il conte, esaminando attentamente la maschera, voleva ad ogni

costo scoprire la persona che si permetteva d'insultarlo in quel modo

e di provocare la sua collera e la sua gelosia. Vani tentativi. Allora

sospettando ancora un qualche imbroglio, un raggiro immaginato con

uno scopo secondario, e dubitando della sincerità della maschera, le

chiese:

— Potreste dirmi il nome della persona che accompagnava mia moglie?...

— Certamente!... il suo primo innamorato di Villa Saltore... il pittore

Valdrigo...

— Basta così!... rispose con cupa fisonomia il conte Leoni, e senza

proferire altra parola si allontanò dalla maschera, e uscendo dalla

stanza scese rapidamente le scale.

Maddalena e la compagna lo seguivano ad una certa distanza, ma appena

liberato dalla folla, si mise a camminare con passi tanto frettolosi

che volto il canto d'una via lo perdettero di vista nell'oscurità della

notte fra il labirinto delle calli.

La compagna che aveva assistito a tutta la scena, invano tirando per la

veste Maddalena, o stringendole le braccia, e susurrandole all'orecchio

le parole — basta — prudenza — trovandosi finalmente sola con l'amica,

le disse con un accento di paura:

— Che cosa hai fatto mai!... Maddalena!...

— Ho salvato Valdrigo da una relazione colpevole... Con una donna

troppo superiore alla sua condizione... da una maledetta passione...

— Lo hai perduto!... rispose la compagna affannata; hai esposto la sua

vita al più grande pericolo... forse...

— Taci per carità!... mio Dio... se il conte Leoni lo ammazzasse!...

Allora arrestandosi per trovare un appoggio al parapetto d'un ponte,

si asciugava i sudori del volto e mandava lampi dagli occhi. La sua

fantasia le dipingeva il conte Leoni con un coltello alla mano, in

traccia dei colpevoli... apriva una porta... li trovava abbracciati...

Allora ritornando alla collera ed alla gelosia che le ardeva nel cuore,

soggiungeva:

— Ebbene, li ammazzi tutti e due... e col braccio levato in aria

faceva segno di ferire, e raddoppiava i colpi con un sogghigno di gioja

spaventosa, ripetendo ogni volta — li ammazzi... li ammazzi!...

Ripresero il cammino verso il loro quartiere conversando concitate

per via sulle avventure della notte, e sui timori delle conseguenze

probabili.

Essendo vicine di casa si congedarono all'uscio, e ciascheduna entrò

nella propria dimora. Maddalena entrata nella sua stanza, si spogliò

in fretta e gettandosi macchinalmente sul letto incominciò a pensare

a' suoi casi. Ora si sentiva dilaniare dal rimorso, ora la collera le

accendeva lo spirito e la spingeva a desideri di vendetta e di sangue.

— Che cosa sarà succeduto?... chiedeva a sè stessa... e si cacciava

le mani nei capelli, e sospirava e piangeva. Poi riteneva il fiato e

ascoltava tremando. Ogni persona che passava per via risvegliava i suoi

sospetti... se venisse a casa ferito!... e pensava non senza una certa

gioja alle cure che gli avrebbe prodigate, alla guarigione sicura, al

pentimento, e, chi sa!... forse avrebbe aperto gli occhi e conosciuto

il suo amore... poi tornava a tormentarsi con più gravi paure... se lo

portassero a casa moribondo!... mio Dio!... per causa mia!... la sua

morte!... sua madre!... povera Rosa... e piangeva, affranta dal dolore.

Le ore battevano lentamente all'orologio della chiesa vicina, il

silenzio regnava nella strada, non si sentiva che il tonfo dei remi

di qualche gondola che passava nel canale, e la voce del gondoliere

— _stali_ — _premi_ — all'atto di sboccare in laguna. I minuti le

parevano infiniti... il cervello in ebollizione la trascinava da

un pensiero ad un sogno, da una reminiscenza ad un timore, senza

transizione regolare, colla confusione del caos. Gli orecchi le

tintinnavano ancora della musica da ballo e del gridio delle maschere,

vedeva l'oro dei tavolieri del giuoco, e poi pensava ad una stanza

silenziosa, a due innamorati, ad un bacio, ad una donna svenuta in

un'estasi d'amore e d'obblio... e poi vedeva gli occhi ardenti del

conte Leoni, un coltello... un lago di sangue! Finalmente le parve di

riconoscere un passo lontano, tese l'orecchio con attenzione sostenuta,

il passo si avvicinava, e il cuore le diceva — è Valdrigo. — Poco dopo

udì che s'arrestava alla porta, e la chiave che entrava nella toppa.

Aperto l'uscio, Valdrigo saliva le scale ed entrava tranquillamente

nella sua stanza.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 33 / 46 题