XXIII.

L'aria pura ed elastica che spira dalle montagne e dal Piave ristabilì

in breve tempo la salute di Valdrigo, che ritornò a Venezia sano di

corpo, ma con l'anima lacerata dall'amore e dall'odio. Nel tempo che

visse in casa Orseolo ebbe agio di conoscere le depravate abitudini

d'una molle nobiltà che decaduta dall'antico splendore aveva deposte

le armi, e s'era data al far nulla ed al vizio. Questa classe

infiacchita dominava la repubblica, comandava a Venezia con un orgoglio

proporzionato alle glorie passate, e teneva il popolo a vile come una

razza inferiore di sangue plebeo, condannata a servire. L'oltraggio

sofferto in casa Orseolo e l'amore infelice avevano inasprito il

cuore di Valdrigo, e la sua mente esaltata esagerava l'ingiustizia

dei privilegi e i difetti del governo. Egli andava quindi meditando il

modo più opportuno d'umiliare la superbia dei nobili, di ristabilire i

diritti del popolo, di demolire i pregiudizi, di emancipare la patria

dal dominio d'una aristocrazia orgogliosa e decrepita. Succede troppo

spesso negli Stati che le passioni politiche si alimentano di privati

rancori, e gli odii diventano spietati perchè confondono il bene della

patria colla brama di particolari vendette. Ogni congiura rappresenta

un bisogno, ogni bisogno si accompagna ad interessi, nei quali talora

le speranze dell'individuo prevalgono alla fede del cittadino. Così

nessun Governo potendo soddisfare ogni suddito, ogni Stato ha i suoi

malcontenti che mormorano, pronti a denigrare le migliori intenzioni,

attenti ad esagerare ogni fallo, ad avvalorare ogni sospetto, a

spargere false notizie, ad attizzare le passioni.

Il popolo di Venezia era semplice e tranquillo, soddisfatto nei

bisogni e nei gusti della vita, lusingato da sempre nuovi passatempi,

orgoglioso delle glorie d'una patria ammirata da tutti, egli amava e

rispettava il suo governo, e giudicava le ineguaglianze sociali come un

destino inappellabile, una eterna necessità, una volontà della divina

provvidenza.

Soltanto alcune menti filosofiche che meditavano i progressi sociali

e osservavano i sistemi invecchiati, e con occhio perspicace ne

scoprivano i difetti, prevedevano gli inevitabili mutamenti del tempo.

Il movimento della Francia, non ostante le precauzioni del Governo per

tenerlo segreto, penetrava in Venezia, come la luce del mattino entra

in una stanza per gli spiragli delle imposte chiuse e delle cortine

distese.

I filosofi francesi avevano i loro seguaci nella repubblica, e le nuove

dottrine battevano in breccia l'edifizio diroccato dai secoli e guasto

dagli abusi.

Si temeva ancora la severità del Governo, ma nel segreto del gabinetto

si divoravano i libri che venivano dalla Senna, tradotti nella Svizzera

e in Olanda.

I dettami della ragione, e i diritti dianzi incontrastati, ma

finalmente analizzati con fina critica e anatomizzati con implacabile

verità scotevano dalle fondamenta le leggi avite. I frizzi, i sarcasmi

scemavano il prestigio delle antiche istituzioni, i diritti dei nobili

e i doveri dei plebei si confondevano nei diritti dell'uomo, e uno

scetticismo spietato surrogava la venerazione d'ogni autorità.

Alle ragioni dei filosofi si associavano le querele e le accuse dei

malcontenti i quali si reclutavano fra gli ambiziosi delusi, fra

gl'invidiosi, fra i rovinati dal giuoco o da cattive speculazioni, e

che speravano rifarsi disfacendo gli altri e sovvertendo l'ordine, per

abusare del disordine. Infatti tutte le umane passioni apportavano

il loro contingente alle idee di riforma, nate nelle menti sublimi

d'uomini immortali, secondate dai piccoli cervelli, dalle torbide

aspirazioni, dai minuti interessi di volgari litiganti.

L'amore deluso spinse Valdrigo nella corrente, trascinato in buona

fede dalle apparenze d'una filantropia che incominciava da sè, e d'una

politica che allo scopo di sopprimere i disordini, voleva immergere il

mondo nel caos per rifarlo. Frammischiandosi ai malcontenti e facendo

lega con loro, il giovane artista trovò facile adito nei conciliaboli

segreti, e a poco a poco guadagnando terreno meritò la stima e la

confidenza dei compagni che gli proposero d'iniziarlo nella vasta

associazione dei Franchi-Muratori.

Avendo accettato con giubilo la proposta venne iniziato alla setta

con tutti i misteri allora usati. La loggia dei Franchi-Muratori si

era stabilita a Venezia in una casa posta nella deserta contrada di

San Simeone grande, in un sito appellato _Rio Marin_, di proprietà del

procurator di San Marco Contarini, allogata a pigione ad un Colombo[6].

Una notte Vittore Valdrigo fu introdotto in tale casa da due amici,

che dopo attraversata la camera detta _delle riflessioni_, lo fecero

entrare nel _Tempio_, locale bujo colle pareti tappezzate di panno

nero. Nel mezzo sorgeva un trono coperto di drappo turchino guernito

di trine d'oro; e vedevasi uno specchio con cortina di velo ceruleo,

che ad aurei caratteri aveva a trapunto la seguente iscrizione: SE

AVETE UN VERO DESIDERIO, SE AVETE CORAGGIO ED INTELLIGENZA, TIRATE

QUESTA CORTINA ED APPRENDETE A CONOSCERVI. — Un lettuccio coperto di

nera tela sopra cui stava impressa una croce bianca e rossa ed un ramo

d'ulivo; tre gradini con vari candelabri; una piramide; un quadro a

chiaroscuro rappresentante un sasso ed una squadra col motto: DIRIGIT

OBLIQUA; altro quadro nel quale era dipinta una nave trabalzata da

burrasca colla sentenza: IN SILENTIO ET SPE FORTITUDO NOSTRA; un

terzo quadro colle immagini di una colonna a spira e di una squadra,

leggendovisi sotto: IN PRÆSENTI MODO ADHUC STAT; la statua di Cupido

cogli occhi bendati, e da ultimo un telaio con una pelle tesa dipinta a

geroglifici, standovi appeso un maglio per batterla a guisa di tamburo.

Quivi gli bendarono gli occhi e lo accompagnarono nella sala vicina che

si chiamava la Loggia. Colà fattolo sedere in una scranna a braccioli

gli dissero che qualora udisse tre colpi si sbendasse. Appena uditi

i tre colpi si tolse la benda e si trovò dirimpetto ad una tavola

coperta da un bruno tappeto sopra cui stavano un teschio, un lumicino,

e la iscrizione: Pensaci bene. Pendevano intorno ai muri cazzuole

e martelline dorate, spade con elsa d'argento e di acciajo, stili,

fazzoletti bianchi macchiati di sangue, ossarii, anfore e altri oggetti

bizzarri.

Poco dopo entrarono alcuni individui coperti di lunghe vesti nere col

bavero turchino orlato di bianco, alle cui estremità risaltavano una

piccola squadra e due spadine incrociate di metallo dorato. Erano

le cariche della Loggia: il Venerabile, il Vigilante, il Fratello

terribile, il Maestro delle cerimonie, il Tesoriere, l'Elemosiniere, il

Segretario, e il Grande Esperto; il quale fattosi innanzi al candidato

gli disse: — Udite le massime principali dei Liberi Muratori, e i

tremendi castighi inflitti ai traditori, — e con voce lenta e grave, in

mezzo al generale silenzio pronunciò queste parole: — «Dio ha creato

l'uomo in libertà naturale e pienissima, siamo quindi tutti eguali.

La libertà non si restringe senza grave ingiuria verso Colui che a

tutti la diede. Per questa pienissima libertà naturale a noi tutti così

benignamente impartita, Dio s'appaga dell'omaggio degli atti interiori,

e non cura le esterne cerimonie. A Lui solo spetta il dominio assoluto

della terra ove pose l'uomo il quale violando la libertà naturale della

creatura, insulta il Creatore. Ora la Maestà suprema di Dio è stata

lesa, e l'umana libertà poco meno che distrutta dalla malvagità degli

usurpatori del diritto comune, che con colpevole violenza assunsero

gli attributi dell'Essere Supremo, e dominarono sulla ignoranza degli

uomini, i quali permisero tale usurpazione a proprio danno, e ad

oltraggio della giustizia di Dio! È dunque grande e nobile impresa, e

degna d'uomini onorati ed onesti quella di togliere l'umanità dalle

tenebre dell'ignoranza e dalle pressure della tirannide, è un sacro

dovere l'armarsi contro gl'infami usurpatori, ed anche ucciderli

essendo rei d'usurpazione verso i diritti degli uomini e la divina

podestà! Nè cotanto nobile e generosa impresa viene interdetta

all'ebreo, al protestante, al cattolico, al maomettano o a qualsiasi

setta, avvegnachè a tutti interessi altamente l'umana libertà e la

divina potenza! Ardua però e tremenda è l'impresa, dovendosi lottare

con forze organizzate e possenti, laonde si rende necessaria la scelta

d'uomini di solida tempra, di spirito forte ed ardito. Il segreto deve

essere inviolabile, pena la morte! piuttosto che svelare l'arcano e

tradire la nostra società, il fratello deve lasciarsi estirpare le

viscere e svellere il cuore dal petto senza proferire un accento; chi

non si sente forte abbastanza per giurare sulla sua anima di conservare

il silenzio anche a queste condizioni, si alzi, e si allontani...»

Valdrigo rimase fermo al suo posto. Allora il Fratello terribile

snudandogli un braccio ed una gamba, e bendatolo di nuovo lo condusse

in altra stanza. Colà gli venne chiesto il nome, il cognome, il padre,

la patria, la professione, e gli annunziarono un salasso e delle botte

di fuoco. Valdrigo rimase imperterrito, e non gli fecero niente. Allora

una voce profonda gli chiese cosa volesse, ed egli rispose — la luce

— che così gli avevano prima insegnato. Allora toltagli nuovamente la

benda si vide in faccia d'una fiamma, circondato da spade colle punte

rivolte verso il suo petto, e la solita voce gli diceva: — In qualunque

tempo della vita sarete difeso — e avanzatosi d'un passo gli venne

ordinato di appoggiare una mano sul vangelo aperto sopra un tavolo,

e di giurare obbedienza e fedeltà. Dopo di che chiamandolo fratello e

baciandolo in volto gl'indicarono i toccamenti o segnali per conoscere

i soci, che consistevano nel mettersi una mano sotto la gola; o colla

mano sinistra prendere l'indice della destra e dargli col pollice

tre colpi. Gl'insegnarono inoltre una parola d'ordine, e il modo di

servirsene. Finite le cerimonie si sedettero ad un banchetto fraterno

ed alla parola — mano all'arme — fuoco — bevettero porgendo un brindisi

al fratello principe di Brunswich, alla madre Loggia di Londra, e ai

fratelli di Venezia![7]

Valdrigo dopo quel giorno prese parte esattamente a tutti i segreti

convegni della setta, ed ebbe libri e comunicazioni importanti sui

movimenti della rivoluzione francese. Le notizie estere venivano

raccolte da viaggiatori espressamente spediti, i quali talvolta

appartenevano alle classi sociali più elevate. Angelo Quirini che

sedeva in Senato faceva parte della Loggia, e visitò i confratelli

della Svizzera e di alcune città della Francia, e venne accolto ed

ospitato a Ferney da Voltaire. Altri viaggi in varie parti d'Italia,

in Germania ed in Svizzera vennero fatti dai due Liberi Muratori

Sebastiano Grotta e Francesco Battagia, ragguardevolissimi patrizii,

e i gran Maestri e graduati convennero in una Dieta Generale Massonica

aperta a Wilhemsbad nel granducato di Assia-Darmstadt[8].

Nelle riunioni dei Franchi Muratori Valdrigo riconobbe con sorpresa

molti veneti patrizii che aveva veduti in casa Orseolo, e che erano

stimati solidi sostegni del Governo e degli abusi prevalsi. Fra questi

egli notava Girolamo Giustinian, Bernardo e Lorenzo Memmo, Alvise

Pisani, Morosini, Soranzo, Falier Erizzo, Andrea Tron e Giovanni

Pindemonte. V'erano tre parrochi, quello di San Michele Arcangelo,

di San Maurizio, e di San Giovanni Crisostomo, e perfino un Gesuita

Agostino, Signoretti[9].

Strinse particolare amicizia coi due fratelli Giuseppe ed Alessandro

Albrizzi, distinti amatori di belle arti, e quindi legati d'intimità

coi migliori artisti di Venezia.

Allo scopo di propagare le massime adottate, Valdrigo si frammischiava

col popolo; e per non eccitare sospetti indossava le vesti dei

pescatori. Portava i zoccoli di legno cogli alti talloni, le calze

lunge sopra i calzoni, la maglia a larghe righe bianche e cerulee, il

ruvido cappotto col cappuccio, il berretto dei chioggiotti. Seduto

con Beppo e gli altri battellieri intorno ai tavoli delle bettole

affumicate trincava alla salute dell'avvenire, mentre il presente se

ne andava coi vortici di fumo della sua pipa di terra cotta. Le teorie

dell'eguaglianza sociale solleticavano generalmente i gondolieri senza

impiego, i pescivendoli senza soldi, e incontravano la diffidenza

e le opposizioni di quelli che trovandosi al servizio delle case

patrizie gavazzavano nell'abbondanza, e si sentivano dei bei ducati in

saccoccia.

Pochi intendevano il vero senso delle dottrine propagate da Valdrigo,

pochissimi avevano fiducia nelle sue promesse, e in un mutamento

qualunque. Per altro qualche parola gettata per caso, qualche lamento

circolante oscurava l'orizzonte, e si sentiva in aria un certo che

d'inusitato e di strano. I vecchi rimpiangevano i giorni beati della

loro gioventù, i bei tempi passati, ed accusavano i giovani di perdere

il rispetto all'autorità e alla vecchiaja, di mettere in derisione gli

usi e i costumi della patria, di riscaldarsi la testa con novità da

sognatori e da matti.

Valdrigo censurava l'albagia dei nobili, le loro pretese, i privilegi

usurpati al popolo, e sforzandosi di pensare alla patria, pensava a

Silvia, e l'amore soffiava nella politica gonfiando gli argomenti.

Maddalena sollecitava invano il giovane pittore a riprendere il lavoro,

egli rispondeva col solito _domani_ che aveva servito di risposta alle

preghiere materne, oppure metteva in campo pretesti d'occupazioni più

gravi e più utili, o voleva dimostrarle la vanità di un'opera che certo

non avrebbe raggiunto il merito dei più insigni pittori; e quindi egli

soggiungeva: quando nelle arti non si perviene a trovare la perfezione,

è meglio far niente.

E usciva con Beppo, e talvolta giungeva a persuadere la Maddalena ad

accompagnarli alla pesca; essa non resisteva gran tratto e lieta di

passare alcune ore con lui s'imbarcava coi pescatori, e uscivano dal

porto.

La pronta intelligenza serve l'uomo in ogni occasione; e Valdrigo

non aveva impiegato molto tempo a diventar marinajo. La vita del mare

aveva fortificato le sue membra, e abbrunato il suo volto. Nei facili

tragitti egli era in caso di dirigere il timone, ed aveva imparato ad

issare e ad ammainare le vele, a legar le sarte all'antenna, a gettare

e raccogliere le reti.

Egli non usciva alla pesca quale semplice spettatore, ma prendeva parte

alle fatiche dei compagni, e divideva con loro le lotte contro i furori

del mare.

Maddalena lo contemplava con sorpresa, e ammirava la versatilità

di quell'uomo, deplorando vivamente che la mobilità del carattere

gli rendesse impossibile la perseveranza e la fermezza nelle cose

intraprese.

Nelle ore di bonaccia egli si gettava sul ponte vicino a Maddalena e

le faceva osservare la sublimità dell'infinito davanti la solitudine,

e le spiegava i piaceri della navigazione, la libertà del mare, la

superiorità di quei silenzi, sui silenzi della terra, la bellezza

di quelle acque azzurre e di quel cielo sereno. Essa lo ascoltava

con religioso raccoglimento, al tocco delle sue mani fremeva, al suo

alitare sentiva un tremito in tutte membra, lo fissava in volto con uno

sguardo d'adorazione, ed egli levando gli occhi al cielo varcava gli

spazii sulle ali della fantasia, e pensava... alla Silvia.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 26 / 46 题