XXI.

Valdrigo, quasi uscito di senno, rientrava in casa cogli occhi

stralunati, ribaltando l'arcolajo della nonna che seduta pacificamente

sull'uscio, stava dipanando una intricata matassa. Rientrato in stanza

diede un calcio così potente al cavalletto che mandò in aria la tela

la quale ricadde sull'armadio sopra alcune tazze di caffè che volarono

in mille scheggie, ribaltò un tavolo che sosteneva i colori e i suoi

libri; l'olio da dipingere andò ad allagare le sue carte, le sedie

andarono a cadere sulle sedie, e v'ebbe un tale baccano indiavolato

che tutti i vicini si gettarono alle finestre per vedere se cascava il

mondo.

La Maddalena spaventata corse precipitosamente nella stanza, e vide una

specie di caos, e Valdrigo ai piedi del letto privo di sensi. Chiamò

aiuto; Beppo giunse dalla riva, e vedendo il quadro rovesciato lo levò

dall'armadio, e l'osservò attentamente; per fortuna era salvo meno

qualche striscia, se lo prese con molte precauzioni, e lo trasportò in

una stanza più sicura.

Maddalena spruzzava con acqua fresca il pallido volto del giovane,

Marta apportava dell'aceto, Beppo ritornava nella stanza, e levando

da terra Vittore, lo spogliava, e lo collocava nel letto. Ma tutte

le loro cure non valsero a fargli riavere i sensi smarriti. Beppo

corse alla più vicina farmacia, e poco dopo ritornò con un medico il

quale esaminato attentamente il malato lo dichiarò in grave stato per

violenta congestione cerebrale, gli fece un abbondante salasso, ordinò

dei senapismi alle gambe, ed il riposo assoluto.

Nei vaneggiamenti della febbre egli mormorava delle parole confuse fra

le quali l'attenta Maddalena udì sovente il nome di Silvia.

La malattia perseverava nella sua gravità e quindi i poveri pescatori

pensarono di avvertirne la madre col solito mezzo del curato, indicato

da Valdrigo. Beppo andò a prenderla a Mestre, e la buona Rosa accorse

al letto del figlio che la riconobbe e mostrò coi cenni il contento

di averla vicina e con uno sguardo commosso ringraziò Maddalena alla

quale attribuì la delicata attenzione. La Rosa e Maddalena vegliavano

al letto dell'infermo e gli prodigavano tutte quelle cure che i più

nobili affetti ispirano alla donna e che sono i validi ausiliari della

scienza. La buona madre chiedeva alla fanciulla le origini della

malattia di suo figlio, ed essa rispondeva che il medico accusava

il sole di aver causato l'accesso, ma non si mostrava convinta del

giudizio; le rivelazioni raccolte l'avevano persuasa che se Vittore

era vittima delle funeste influenze d'un astro, quell'astro non dovea

essere il sole.

La bellezza di Maddalena, e le sue attente e perseveranti prestazioni

convinsero ben tosto la chiaroveggenza della madre dell'affetto della

fanciulla per suo figlio, e la andava studiando col più vivo interesse

cercando di scoprirne le diverse qualità, i pregi e i difetti per

trarne partito a suo tempo. Le loro reciproche confidenze a mezza

voce servivano all'intento: e in pochi giorni la Rosa fu convinta che

Maddalena era una buona ed onesta ragazza, che avrebbe potuto formare

la felicità di Vittore.

A poco a poco il male diminuiva d'intensità, e il medico nelle sue

visite aveva cessato di far quei cenni colla testa che volevano dire

— affar grave! — Il malato incominciava a parlare, e quando la Rosa si

trovava sola con lui lo interrogava da lontano sugli ospiti. Non tardò

ad avvedersi, con sua grande sorpresa, che il figlio non pensava punto

a Maddalena, o l'amava colla riconoscenza d'un amico, colla affezione

d'un fratello.

Valdrigo teneva chiuso in seno il segreto del suo amore infelice,

e della fatale sorpresa che lo aveva colpito, egli spiegava i

sintomi provati, i capogiri, l'esaltazione cerebrale e la successiva

spossatezza, ma ne taceva le cause.

Maddalena custodiva il segreto delle confidenze della febbre, forse

per delicato sentimento, forse per iscoprire più facilmente le traccie

della possente rivale. Ma il suo amore rinchiuso cresceva d'intensità

in ragione della pressione sofferta e le sue guancie impallidivano, e

i begli occhi illanguiditi rivelavano le interne lotte d'una passione

agitata dalla gelosia.

La Rosa attribuiva l'abbattimento di Maddalena alla veglie prolungate,

e le ne faceva un merito presso Vittore, il quale voleva pagare il suo

debito di riconoscenza colle più dolci espressioni, cogli elogi più

eloquenti che inacerbavano la piaga; e credendo di recare il balsamo

apportavano il fiele.

Il medico propose che la convalescenza si facesse in campagna, e questo

consiglio piacque al malato ed alla madre; dispiacque a Maddalena.

Ma la Rosa se ne avvide e trovò un pronto rimedio. Essa voleva

ricompensare in qualche modo le cure che gli ospiti avevano prodigate

a suo figlio, e si proponeva in pari tempo di secondare l'affetto di

Maddalena, e di ottenere da Vittore un sentimento pari che li avrebbe

resi entrambi felici. Invitò dunque Maddalena ad accompagnarli a

Saltore, e a rimanersi qualche tempo con loro. A questo invito un

lampo di felicità brillò negli occhi della amorosa fanciulla, tanto più

lieta quanto più Vittore ne sembrava soddisfatto. Qualche difficoltà

insorta per le opposizioni di Beppo e della vecchia Marta venne presto

appianata dalla volontà di Maddalena, e dalle promesse della Rosa, e

prese le opportune disposizioni partirono per Mestre nella barca di

Beppo. Colà presero a nolo una vettura che li condusse felicemente a

Saltore.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 24 / 46 题