Alla mattina seguente Valdrigo ritornando alla sua dimora trovava i
poveri pescatori nella più grande inquietudine. Maddalena appena lo
vide gli si fece incontro dicendogli:
— Non ha avuto disgrazie?... Ove ha passato la notte?
— Nessuna disgrazia... ho passato la notte tranquillamente in un buon
letto, in casa del sagrestano di san Giovanni e Paolo...
— Come?...
E qui le raccontò ingenuamente l'effetto impreveduto del vino
di Dalmazia, ajutato dall'incenso e dalla fantasia predisposta
alle allucinazioni. Gli eroi che lo circondavano in chiesa erano
naturalmente i devoti attirati dalle sue grida, e il sagrestano accorso
con dell'acqua per calmare le sue sofferenze. Il bravo uomo mosso a
pietà per l'accidente del giovane, e conoscendo per pratica che un buon
sonno lo avrebbe guarito, non volle deporlo sul lastrico, e assistito
da' suoi colleghi lo trasportò sopra un letto in casa sua, seguendo
la massima cristiana «fare agli altri quello che si vorrebbe che fosse
fatto a sè stessi.»
L'apprensione degli ospiti, e certi sospetti di Maddalena finirono con
una bella risata e con l'osservazione dell'artista: che se il vino di
Dalmazia fa risuscitare i morti, minaccia per riscontro di far morire i
vivi.
Intanto erano trascorsi alcuni mesi dal giorno ch'egli s'era proposto
di darsi seriamente al lavoro senza che nessuna opera compiuta fosse
uscita dalle sue mani, meno alcuni ritrattini che gettava giù in
fretta per guadagnare qualche cosa e non rimanere di aggravio a
sua madre. Come le api che cercano il miele su tutti i fiori egli
cercava un alimento al suo spirito sulla superficie delle arti, ed
evitava di penetrare nel fondo ove si trova la gloria, ma a prezzo di
sudori e di stenti. In quel tempo l'atmosfera di Venezia era pregna
di molecole soporifere e di emanazioni debilitanti, che penetravano
nelle fibre umane come una fatale epidemia e le rendeva floscie e
cascanti. Valdrigo invaso da una passione infelice sciupava il genio
improvvisando versi ispirati dalla sua diva, o gettava sulla carta
degli schizzi di quadri futuri, o prendeva il violino e trasfondeva la
sua anima sulle corde armoniose, dalle quali cavava delle espressioni
che mancano alla parola umana, ed erano i suoi lamenti dolorosi, o il
canto delle sue aspirazioni.
Maddalena aveva la sua stanza sopra quella dell'artista, dirimpetto
alla laguna; i suoi balconi erano adorni di vasi di garofani e di
geranei odorosi, e quando udiva le soavi melodie del violino, apriva
la finestra ed ascoltava con religiosa attenzione. L'esalazione dei
fiori, l'aspetto delle acque azzurre che si confondevano col cielo,
e quella musica strana, lamentevole, piangente, agitavano i sensi
della fanciulla innamorata. Erano voci d'amore ch'ella traduceva a
meraviglia, era il linguaggio d'un cuore derelitto, ch'ella intendeva a
perfezione, erano accenti d'un'anima solitaria che vagando per l'aria
andavano a ricadere sopra un'altra anima solinga e non intesa. Le
deliziose armonie ricercavano i più reconditi recessi di quel cuore di
dieciott'anni, ma il pensiero funesto che non erano per lei, rivolgeva
in amarezza l'incanto, e due lagrime furtive uscivano da quegli occhi
dolenti, e irrigavano le fresche guancie della bella fanciulla.
Quante notti al chiarore della luna Valdrigo contemplando il firmamento
sereno, suonava a mezza voce il violino, credendo quelle melodie
trasportate dal vento e perdute nella solitudine, quando invece
penetravano fatali per una finestra dischiusa ed andavano a ferire un
cuore innocente, e a turbare un sonno dianzi tranquillo.
Sarebbe inutile il raccontare i mesi e gli anni trascorsi in varii
progetti, in speranze vaghe e chimeriche, in proponimenti di studio,
svaniti all'indomani; la vita dell'uomo indolente non lascia traccia di
sè, e guardando il suo passato egli non distingue un anno dagli altri
che per rari avvenimenti smarriti in uno spazio vuoto, come il punto
nero d'una barca lontana sull'oceano.
Finalmente dopo ripetuti tentativi abbandonati e ripresi più volte,
il pittore si decise di dar principio ad un quadro. Il soggetto,
apparecchiato in un abbozzo in piccole dimensioni, era una partenza
per la pesca. Vari pescatori apparecchiavano sulla riva le reti, le
corde, gli attrezzi marinareschi, alcune donne assistevano alle ultime
operazioni della partenza, ed esprimevano il dolore del distacco per un
viaggio talora pericoloso; sul fondo si vedeva la barca ed il mare. Il
costume nazionale dei pescatori veneziani, i vari atteggiamenti, e le
diverse espressioni rendevano interessante quella prima composizione
dell'artista meditata da tanto tempo e preparata da studi speciali.
Gli ospiti pregati a volersi prestare in qualità di modelli di buon
cuore aderirono, e Beppo trovò gli altri individui, alcuni dei quali
vennero rifiutati dal pittore, e si dovette sostituirne degli altri
di suo gradimento. La vecchia Marta seduta sulla porta a rattoppare le
reti era una figura degna d'un pennello fiammingo, e la bella Maddalena
che con un'aria dolente dava l'addio al fidanzato il quale le mandava
da lontano l'ultimo bacio, era collocata in modo da far risaltare a
meraviglia le bellezze della espressione e i rari pregi del vezzoso
modello.
Diede mano alla tela in bella proporzione, e i suoi modelli posavano a
vicenda davanti all'artista, ora l'uno ed ora l'altro, secondo il suo
desiderio.
Maddalena vi si prestava con grazia, e la sua espressione era molto
naturale e diffatti essa non doveva fingere gran fatto per dimostrare
l'affanno d'un distacco dal fidanzato. Il partire, o il non giungere
costituiscono l'assenza che causa il dolore; e se per lei realmente
non partiva un amoroso, certo l'amato non giungeva, o quantunque vicino
colla persona, era lontano col cuore.
Il pittore assorto nel lavoro non vedeva in Maddalena che una bellezza
plastica, un tipo di rara perfezione. Il grazioso modello cercava
nel sorriso del pittore una scintilla dell'anima, egli studiava sul
modello un'ombra della fronte, una sfumatura delle guancie, la luce
delle pupille, l'espressione delle labbra passionate, ed osservando
con uno sguardo d'artista i lineamenti leggiadri e la tinta armoniosa
del volto, egli esclamava con naturale ingenuità: — Cara Maddalena, voi
siete una rara bellezza!...
La fanciulla abbassava gli occhi, diventava tutta rossa, e il pittore
temendo d'averla offesa, soggiungeva: — Scusate, sapete, ma per noi
altri artisti i modelli non sono donne, ma statue, con la durezza di
meno, e la morbidezza di più, ma sempre statue!...
Maddalena sospirava, e taceva.
Egli pensava fra sè: — La gloria vale la nobiltà, ed anche più,
secondo la mia maniera di vedere. Se questo quadro mi riesce, egli
sarà l'equivalente d'un titolo, egli nasconderà la mia origine, egli
mi metterà al pari coi più superbi signori. Silvia non isdegnerà
di compensarmi con uno sguardo, per un'opera che avrà meritati gli
applausi di Venezia, e chi sa!... chi sa!... gli Orseolo andranno
superbi d'aver protetto i primi passi dell'artista.... essi chiederanno
di vedermi, e forse, forse il matrimonio progettato dai parenti non
avrà più il consenso della sposa. Prima di tutto passano gli anni e il
conte Leoni non ritorna. Egli sarà innamorato di qualche principessa
della Corte ove risiede, e non si cura di tornare col pretesto degli
affari diplomatici, e se tornando dopo una lunga assenza, Silvia
dichiarasse di non accettare la sua mano!... Chi sa!... talvolta il
prestigio degli applausi prodigati ad un artista può infondere il
coraggio in una donna, e Silvia non è donna volgare! La vorranno
seppellire in un chiostro.... ma non sarebbe il primo caso d'una
fuga!... Mio Dio! quale ampio compenso alle mie fatiche una parola di
Silvia che dicesse: — Sono vostra pei diritti del cuore! — vi aspetto
— scalate il muro del convento, sarò nel giardino a mezzanotte!...
Una gondola pronta, due valenti rematori, e poche ore dopo si varcano
i confini, e addio Venezia per sempre!... — E viaggiava con Silvia
rapita, e la nascondeva nella capanna d'una valle solitaria fra i monti
lontani, e viveva una vita di delizie vicino alla donna del cuore.
Con questi sogni andava avanti e lavorava con lena. Arrestato dalle
difficoltà dell'arte, pensava alla gloria, e alle conseguenze della
gloria; copiava esattamente Maddalena, ma coll'immagine di Silvia
davanti agli occhi, e colla speranza nel cuore.
Ogni giorno riprendendo i pennelli e la tavolozza trovava qualche
difficoltà per rimettersi al lavoro, tanto l'abitudine dell'ozio
è difficile a lasciarsi vincere, guardava fuori dalla finestra gli
uccelli marini che svolazzavano sulle acque, poi si stirava le membra,
sbadigliava, osservava il quadro in distanza, ma la presenza della
modella che aspettava un suo cenno per mettersi al posto, lo scoteva
dall'inerzia, e si sedeva davanti al cavalletto. Allora continuava
materialmente il lavoro, ma col pensiero rivolto a Silvia tornava
a rimuginare il progetto della fuga, ne prevedeva le peripezie, e
sfidando audacemente i pericoli incorsi si compiaceva immensamente
dell'esito finale dell'avventura.
Intanto il quadro andava avanti, e l'artista incominciava a sentire le
intime soddisfazioni dell'opera avanzata, delle vinte difficoltà, dei
mirabili effetti ottenuti, e si compiaceva nel contemplare quelle arie
naturali dei volti, quelle movenze spontanee, e l'insieme armonioso dei
vari gruppi. Quando usciva un'ora a prender aria non si allontanava
molto da casa, ma girava in quegli estremi confini della città, ove
nessun rumore distraeva il suo spirito, e l'aspetto della laguna lo
teneva nel soggetto del quadro.
Beppo approfittava delle corte assenze di Valdrigo per introdurre in
casa gli amici e mostrare il dipinto ai vicini. Le comarelle della
calle entravano chete chete, coi gondolieri della riva, i facchini e i
fanciulli. Collocati davanti alla tela, la loro ammirazione non aveva
confini, e le loro esclamazioni di sorpresa rallegravano Beppo in tal
modo, che sembrava che il pittore fosse lui, ed era tanto superbo di
vedersi esattamente riprodotto sulla tela che non sapeva frenare il
suo giubilo. — Guardate, egli diceva, guardate Tita Bosi e Nane Orada
che tirano la corda, dite se non sono vivi e parlanti?... e quell'altro
lo conoscete?... e accennava al suo ritratto; e tutti rispondevano in
coro: guarda Beppo, guarda Toni, guarda Nane.... e la Maddalena, e la
nonna Marta.... e quella cesta, e quelle reti! oh che bellezza, oh che
meraviglia, oh che bravura! — poi uscivano ad uno ad uno lodando il
lavoro, e congratulandosi con Beppo e colle donne. La Maddalena godeva
in suo cuore del trionfo dell'artista, e ansiosa aspettava il termine
dell'opera colla speranza di udire gli applausi di tutta Venezia in
favore dell'uomo che stimava.... ed amava.
Valdrigo ignorando le visite clandestine dei suoi ammiratori non sapeva
spiegarsi le straordinarie sberrettate, e le profonde riverenze che da
qualche giorno gli venivano prodigate dai vicini. Il popolo d'allora,
avvezzo a rispettare ogni superiorità, aveva il buon senso di onorare
specialmente le qualità personali, e di tenerle come un giusto titolo
alla stima del pubblico; e la stessa aristocrazia rendeva giustizia al
merito, e vantava fra le glorie della patria gli artefici insigni che
l'avevano illustrata colle loro opere.
Un giorno, di quelli che s'erano fatti più rari, ma che non erano
intieramente scomparsi dalla esistenza del pittore, Valdrigo si sentì
un irresistibile bisogno di far niente.
La ragione voleva ritenerlo al lavoro, il capriccio resisteva, e
cercava pretesti per vincere.
Una voce arcana gli ripeteva: — Sta in guardia!... Un passo sul
declivio, e il fondo t'inghiotte! — Un'altra voce soggiungeva: — Il
riposo è necessario all'uomo, esso rimonta le forze, e giova al lavoro
— infatti il capriccio sosteneva che la ragione aveva torto; La ragione
soccombette alla lotta, perchè lo spirito d'inerzia si era alleato un
desiderio d'amore; Valdrigo sentiva un'altra voce che con irresistibile
attrattiva lo chiamava da lontano, e gli diceva: — Vieni ad ispirarti
davanti al santuario che rinchiude la tua divinità, l'aspetto di quelle
mura infonderà nuove fiamme al tuo genio! — Chi avrebbe resistito a
quella voce?... Rimandò i suoi modelli, e preso il cappello se ne andò
fantasticando per la strada, e cercando lo scioglimento d'un problema
che gli tornava importuno allo spirito: — Se Silvia, egli pensava fra
sè, fosse un giorno costretta dalla spietata severità de' suoi parenti
di vestire l'abito monacale, è evidente che nel giorno della fuga non
potrebbe conservare quelle vesti, che renderebbero ardua e pericolosa
l'impresa!... Quale sarebbe il modo più opportuno per evitare questo
ostacolo?...
E cercando uno stratagemma plausibile camminava attraverso il labirinto
delle calli che conducono in Piazza, da ove pensava indirizzare i
suoi passi verso i balconi del palazzo Orseolo, da qualche tempo non
visti. Giunto sotto la torre dell'orologio la gente s'era accalcata
davanti una bottega di caffè, e impediva il passaggio. La curiosità è
contagiosa, ed egli divenuto curioso fra i curiosi, si spinse avanti
per iscoprire l'oggetto della pubblica attenzione. Alcune carte
stampate pendevano alle invetriate della bottega, e sovra d'esse gli
parve di vedere il nome di Silvia, ma una nube gli offuscava la vista,
e il sangue gli montava dal cuore al cervello con tale rapidità che non
fu in caso di leggere più oltre. Fattosi animo alquanto, e facendosi
largo fra la folla, giunse alfine davanti alle carte e vide una serie
di sonetti e canzoni, che portavano la seguente intestazione: — Per
le inclite nozze della nobile donzella Silvia degli Orseolo, con sua
Eccellenza il nobile signor conte Alberto Leoni.
Una fiamma repentina gli tolse la vista, lo colse un capogiro, e
barcollando come un briaco uscì da quella folla, ad uno pestando i
piedi, ad un altro lasciando andare i gomiti nello stomaco, urtando
e rovesciando ogni cosa che gli si parasse d'innanzi, e gesticolando
per la strada scomparve, sollevando dietro a sè i lamenti delle sue
vittime che lo guardavano fuggire indispettite e sorprese, come chi
s'imbatte a caso in un matto. Ristabilito l'ordine nella folla, i
curiosi continuarono a deliziarsi nella lettura dei versi di Don Lio il
quale celebrava le auspicate nozze mettendo a contribuzione il Parnaso,
e facendo nuove vittime fra le stanche Muse, il vecchio Apollo, il
decrepito Imeneo, e gli altri suoi martiri dell'Olimpo.