XX.

Alla mattina seguente Valdrigo ritornando alla sua dimora trovava i

poveri pescatori nella più grande inquietudine. Maddalena appena lo

vide gli si fece incontro dicendogli:

— Non ha avuto disgrazie?... Ove ha passato la notte?

— Nessuna disgrazia... ho passato la notte tranquillamente in un buon

letto, in casa del sagrestano di san Giovanni e Paolo...

— Come?...

E qui le raccontò ingenuamente l'effetto impreveduto del vino

di Dalmazia, ajutato dall'incenso e dalla fantasia predisposta

alle allucinazioni. Gli eroi che lo circondavano in chiesa erano

naturalmente i devoti attirati dalle sue grida, e il sagrestano accorso

con dell'acqua per calmare le sue sofferenze. Il bravo uomo mosso a

pietà per l'accidente del giovane, e conoscendo per pratica che un buon

sonno lo avrebbe guarito, non volle deporlo sul lastrico, e assistito

da' suoi colleghi lo trasportò sopra un letto in casa sua, seguendo

la massima cristiana «fare agli altri quello che si vorrebbe che fosse

fatto a sè stessi.»

L'apprensione degli ospiti, e certi sospetti di Maddalena finirono con

una bella risata e con l'osservazione dell'artista: che se il vino di

Dalmazia fa risuscitare i morti, minaccia per riscontro di far morire i

vivi.

Intanto erano trascorsi alcuni mesi dal giorno ch'egli s'era proposto

di darsi seriamente al lavoro senza che nessuna opera compiuta fosse

uscita dalle sue mani, meno alcuni ritrattini che gettava giù in

fretta per guadagnare qualche cosa e non rimanere di aggravio a

sua madre. Come le api che cercano il miele su tutti i fiori egli

cercava un alimento al suo spirito sulla superficie delle arti, ed

evitava di penetrare nel fondo ove si trova la gloria, ma a prezzo di

sudori e di stenti. In quel tempo l'atmosfera di Venezia era pregna

di molecole soporifere e di emanazioni debilitanti, che penetravano

nelle fibre umane come una fatale epidemia e le rendeva floscie e

cascanti. Valdrigo invaso da una passione infelice sciupava il genio

improvvisando versi ispirati dalla sua diva, o gettava sulla carta

degli schizzi di quadri futuri, o prendeva il violino e trasfondeva la

sua anima sulle corde armoniose, dalle quali cavava delle espressioni

che mancano alla parola umana, ed erano i suoi lamenti dolorosi, o il

canto delle sue aspirazioni.

Maddalena aveva la sua stanza sopra quella dell'artista, dirimpetto

alla laguna; i suoi balconi erano adorni di vasi di garofani e di

geranei odorosi, e quando udiva le soavi melodie del violino, apriva

la finestra ed ascoltava con religiosa attenzione. L'esalazione dei

fiori, l'aspetto delle acque azzurre che si confondevano col cielo,

e quella musica strana, lamentevole, piangente, agitavano i sensi

della fanciulla innamorata. Erano voci d'amore ch'ella traduceva a

meraviglia, era il linguaggio d'un cuore derelitto, ch'ella intendeva a

perfezione, erano accenti d'un'anima solitaria che vagando per l'aria

andavano a ricadere sopra un'altra anima solinga e non intesa. Le

deliziose armonie ricercavano i più reconditi recessi di quel cuore di

dieciott'anni, ma il pensiero funesto che non erano per lei, rivolgeva

in amarezza l'incanto, e due lagrime furtive uscivano da quegli occhi

dolenti, e irrigavano le fresche guancie della bella fanciulla.

Quante notti al chiarore della luna Valdrigo contemplando il firmamento

sereno, suonava a mezza voce il violino, credendo quelle melodie

trasportate dal vento e perdute nella solitudine, quando invece

penetravano fatali per una finestra dischiusa ed andavano a ferire un

cuore innocente, e a turbare un sonno dianzi tranquillo.

Sarebbe inutile il raccontare i mesi e gli anni trascorsi in varii

progetti, in speranze vaghe e chimeriche, in proponimenti di studio,

svaniti all'indomani; la vita dell'uomo indolente non lascia traccia di

sè, e guardando il suo passato egli non distingue un anno dagli altri

che per rari avvenimenti smarriti in uno spazio vuoto, come il punto

nero d'una barca lontana sull'oceano.

Finalmente dopo ripetuti tentativi abbandonati e ripresi più volte,

il pittore si decise di dar principio ad un quadro. Il soggetto,

apparecchiato in un abbozzo in piccole dimensioni, era una partenza

per la pesca. Vari pescatori apparecchiavano sulla riva le reti, le

corde, gli attrezzi marinareschi, alcune donne assistevano alle ultime

operazioni della partenza, ed esprimevano il dolore del distacco per un

viaggio talora pericoloso; sul fondo si vedeva la barca ed il mare. Il

costume nazionale dei pescatori veneziani, i vari atteggiamenti, e le

diverse espressioni rendevano interessante quella prima composizione

dell'artista meditata da tanto tempo e preparata da studi speciali.

Gli ospiti pregati a volersi prestare in qualità di modelli di buon

cuore aderirono, e Beppo trovò gli altri individui, alcuni dei quali

vennero rifiutati dal pittore, e si dovette sostituirne degli altri

di suo gradimento. La vecchia Marta seduta sulla porta a rattoppare le

reti era una figura degna d'un pennello fiammingo, e la bella Maddalena

che con un'aria dolente dava l'addio al fidanzato il quale le mandava

da lontano l'ultimo bacio, era collocata in modo da far risaltare a

meraviglia le bellezze della espressione e i rari pregi del vezzoso

modello.

Diede mano alla tela in bella proporzione, e i suoi modelli posavano a

vicenda davanti all'artista, ora l'uno ed ora l'altro, secondo il suo

desiderio.

Maddalena vi si prestava con grazia, e la sua espressione era molto

naturale e diffatti essa non doveva fingere gran fatto per dimostrare

l'affanno d'un distacco dal fidanzato. Il partire, o il non giungere

costituiscono l'assenza che causa il dolore; e se per lei realmente

non partiva un amoroso, certo l'amato non giungeva, o quantunque vicino

colla persona, era lontano col cuore.

Il pittore assorto nel lavoro non vedeva in Maddalena che una bellezza

plastica, un tipo di rara perfezione. Il grazioso modello cercava

nel sorriso del pittore una scintilla dell'anima, egli studiava sul

modello un'ombra della fronte, una sfumatura delle guancie, la luce

delle pupille, l'espressione delle labbra passionate, ed osservando

con uno sguardo d'artista i lineamenti leggiadri e la tinta armoniosa

del volto, egli esclamava con naturale ingenuità: — Cara Maddalena, voi

siete una rara bellezza!...

La fanciulla abbassava gli occhi, diventava tutta rossa, e il pittore

temendo d'averla offesa, soggiungeva: — Scusate, sapete, ma per noi

altri artisti i modelli non sono donne, ma statue, con la durezza di

meno, e la morbidezza di più, ma sempre statue!...

Maddalena sospirava, e taceva.

Egli pensava fra sè: — La gloria vale la nobiltà, ed anche più,

secondo la mia maniera di vedere. Se questo quadro mi riesce, egli

sarà l'equivalente d'un titolo, egli nasconderà la mia origine, egli

mi metterà al pari coi più superbi signori. Silvia non isdegnerà

di compensarmi con uno sguardo, per un'opera che avrà meritati gli

applausi di Venezia, e chi sa!... chi sa!... gli Orseolo andranno

superbi d'aver protetto i primi passi dell'artista.... essi chiederanno

di vedermi, e forse, forse il matrimonio progettato dai parenti non

avrà più il consenso della sposa. Prima di tutto passano gli anni e il

conte Leoni non ritorna. Egli sarà innamorato di qualche principessa

della Corte ove risiede, e non si cura di tornare col pretesto degli

affari diplomatici, e se tornando dopo una lunga assenza, Silvia

dichiarasse di non accettare la sua mano!... Chi sa!... talvolta il

prestigio degli applausi prodigati ad un artista può infondere il

coraggio in una donna, e Silvia non è donna volgare! La vorranno

seppellire in un chiostro.... ma non sarebbe il primo caso d'una

fuga!... Mio Dio! quale ampio compenso alle mie fatiche una parola di

Silvia che dicesse: — Sono vostra pei diritti del cuore! — vi aspetto

— scalate il muro del convento, sarò nel giardino a mezzanotte!...

Una gondola pronta, due valenti rematori, e poche ore dopo si varcano

i confini, e addio Venezia per sempre!... — E viaggiava con Silvia

rapita, e la nascondeva nella capanna d'una valle solitaria fra i monti

lontani, e viveva una vita di delizie vicino alla donna del cuore.

Con questi sogni andava avanti e lavorava con lena. Arrestato dalle

difficoltà dell'arte, pensava alla gloria, e alle conseguenze della

gloria; copiava esattamente Maddalena, ma coll'immagine di Silvia

davanti agli occhi, e colla speranza nel cuore.

Ogni giorno riprendendo i pennelli e la tavolozza trovava qualche

difficoltà per rimettersi al lavoro, tanto l'abitudine dell'ozio

è difficile a lasciarsi vincere, guardava fuori dalla finestra gli

uccelli marini che svolazzavano sulle acque, poi si stirava le membra,

sbadigliava, osservava il quadro in distanza, ma la presenza della

modella che aspettava un suo cenno per mettersi al posto, lo scoteva

dall'inerzia, e si sedeva davanti al cavalletto. Allora continuava

materialmente il lavoro, ma col pensiero rivolto a Silvia tornava

a rimuginare il progetto della fuga, ne prevedeva le peripezie, e

sfidando audacemente i pericoli incorsi si compiaceva immensamente

dell'esito finale dell'avventura.

Intanto il quadro andava avanti, e l'artista incominciava a sentire le

intime soddisfazioni dell'opera avanzata, delle vinte difficoltà, dei

mirabili effetti ottenuti, e si compiaceva nel contemplare quelle arie

naturali dei volti, quelle movenze spontanee, e l'insieme armonioso dei

vari gruppi. Quando usciva un'ora a prender aria non si allontanava

molto da casa, ma girava in quegli estremi confini della città, ove

nessun rumore distraeva il suo spirito, e l'aspetto della laguna lo

teneva nel soggetto del quadro.

Beppo approfittava delle corte assenze di Valdrigo per introdurre in

casa gli amici e mostrare il dipinto ai vicini. Le comarelle della

calle entravano chete chete, coi gondolieri della riva, i facchini e i

fanciulli. Collocati davanti alla tela, la loro ammirazione non aveva

confini, e le loro esclamazioni di sorpresa rallegravano Beppo in tal

modo, che sembrava che il pittore fosse lui, ed era tanto superbo di

vedersi esattamente riprodotto sulla tela che non sapeva frenare il

suo giubilo. — Guardate, egli diceva, guardate Tita Bosi e Nane Orada

che tirano la corda, dite se non sono vivi e parlanti?... e quell'altro

lo conoscete?... e accennava al suo ritratto; e tutti rispondevano in

coro: guarda Beppo, guarda Toni, guarda Nane.... e la Maddalena, e la

nonna Marta.... e quella cesta, e quelle reti! oh che bellezza, oh che

meraviglia, oh che bravura! — poi uscivano ad uno ad uno lodando il

lavoro, e congratulandosi con Beppo e colle donne. La Maddalena godeva

in suo cuore del trionfo dell'artista, e ansiosa aspettava il termine

dell'opera colla speranza di udire gli applausi di tutta Venezia in

favore dell'uomo che stimava.... ed amava.

Valdrigo ignorando le visite clandestine dei suoi ammiratori non sapeva

spiegarsi le straordinarie sberrettate, e le profonde riverenze che da

qualche giorno gli venivano prodigate dai vicini. Il popolo d'allora,

avvezzo a rispettare ogni superiorità, aveva il buon senso di onorare

specialmente le qualità personali, e di tenerle come un giusto titolo

alla stima del pubblico; e la stessa aristocrazia rendeva giustizia al

merito, e vantava fra le glorie della patria gli artefici insigni che

l'avevano illustrata colle loro opere.

Un giorno, di quelli che s'erano fatti più rari, ma che non erano

intieramente scomparsi dalla esistenza del pittore, Valdrigo si sentì

un irresistibile bisogno di far niente.

La ragione voleva ritenerlo al lavoro, il capriccio resisteva, e

cercava pretesti per vincere.

Una voce arcana gli ripeteva: — Sta in guardia!... Un passo sul

declivio, e il fondo t'inghiotte! — Un'altra voce soggiungeva: — Il

riposo è necessario all'uomo, esso rimonta le forze, e giova al lavoro

— infatti il capriccio sosteneva che la ragione aveva torto; La ragione

soccombette alla lotta, perchè lo spirito d'inerzia si era alleato un

desiderio d'amore; Valdrigo sentiva un'altra voce che con irresistibile

attrattiva lo chiamava da lontano, e gli diceva: — Vieni ad ispirarti

davanti al santuario che rinchiude la tua divinità, l'aspetto di quelle

mura infonderà nuove fiamme al tuo genio! — Chi avrebbe resistito a

quella voce?... Rimandò i suoi modelli, e preso il cappello se ne andò

fantasticando per la strada, e cercando lo scioglimento d'un problema

che gli tornava importuno allo spirito: — Se Silvia, egli pensava fra

sè, fosse un giorno costretta dalla spietata severità de' suoi parenti

di vestire l'abito monacale, è evidente che nel giorno della fuga non

potrebbe conservare quelle vesti, che renderebbero ardua e pericolosa

l'impresa!... Quale sarebbe il modo più opportuno per evitare questo

ostacolo?...

E cercando uno stratagemma plausibile camminava attraverso il labirinto

delle calli che conducono in Piazza, da ove pensava indirizzare i

suoi passi verso i balconi del palazzo Orseolo, da qualche tempo non

visti. Giunto sotto la torre dell'orologio la gente s'era accalcata

davanti una bottega di caffè, e impediva il passaggio. La curiosità è

contagiosa, ed egli divenuto curioso fra i curiosi, si spinse avanti

per iscoprire l'oggetto della pubblica attenzione. Alcune carte

stampate pendevano alle invetriate della bottega, e sovra d'esse gli

parve di vedere il nome di Silvia, ma una nube gli offuscava la vista,

e il sangue gli montava dal cuore al cervello con tale rapidità che non

fu in caso di leggere più oltre. Fattosi animo alquanto, e facendosi

largo fra la folla, giunse alfine davanti alle carte e vide una serie

di sonetti e canzoni, che portavano la seguente intestazione: — Per

le inclite nozze della nobile donzella Silvia degli Orseolo, con sua

Eccellenza il nobile signor conte Alberto Leoni.

Una fiamma repentina gli tolse la vista, lo colse un capogiro, e

barcollando come un briaco uscì da quella folla, ad uno pestando i

piedi, ad un altro lasciando andare i gomiti nello stomaco, urtando

e rovesciando ogni cosa che gli si parasse d'innanzi, e gesticolando

per la strada scomparve, sollevando dietro a sè i lamenti delle sue

vittime che lo guardavano fuggire indispettite e sorprese, come chi

s'imbatte a caso in un matto. Ristabilito l'ordine nella folla, i

curiosi continuarono a deliziarsi nella lettura dei versi di Don Lio il

quale celebrava le auspicate nozze mettendo a contribuzione il Parnaso,

e facendo nuove vittime fra le stanche Muse, il vecchio Apollo, il

decrepito Imeneo, e gli altri suoi martiri dell'Olimpo.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 23 / 46 题