I giorni dell'inverno son brevi e se le cure d'un amore infelice
assorbono alcune ore e i bisogni della vita alcune altre, che cosa
resta per lo studio? Aggiungete il tempo perduto in pensieri amorosi ed
artistici, i sogni del cuore, i voli della fantasia, ed anche il timore
di non riuscir bene nel lavoro. Certi giovani pensano sempre alle
grandi difficoltà di compiere un'opera perfetta, all'ingratitudine del
mondo che non tiene conto delle privazioni, delle pene, delle fatiche
dell'artista, e così via fino al disprezzo della gloria, fino al
disprezzo della vita. Sono le solite idee di chi non ha voglia di far
niente.
Canova in Roma non pensava a queste cose; egli era invaso da una specie
di febbre, e gli pareva di non mai lavorare abbastanza; non pensava
alle difficoltà che per vincerle, e alla gloria che per meritarla.
Modellando la creta egli sentiva nell'animo il sublime entusiasmo di
colui che vede il suo pensiero trasformarsi in realtà, e si agitava
sotto la foga d'una ispirazione più pronta della mano. Nelle ore che
riposava dal lavoro della plastica, si dedicava allo studio delle
lingue straniere, alla lettura delle opere classiche, letterarie,
erudite ed artistiche, o delineava degli studi dagli antichi modelli
o dal nudo, apparecchiandosi così un vasto terreno sul quale potesse
spaziare il suo genio.
Valdrigo studiava in altro modo; passeggiando per Venezia, osservando
gli effetti della luce sulle sculture dei palazzi, ammirando i colori
del tramonto sulle nuvole e sull'acque, cercando i motivi delta
tavolozza della veneta scuola sulle figure dei passanti, sulle quali
non trovava più le robuste tinte che si ammirano nei quadri degli
illustri maestri.
O percorreva la laguna sulla barca di Beppo osservando da lontano lo
stupendo spettacolo della città, che pareva galleggiante sulle acque
trasparenti, come un'isola fantastica, troppo bella per rimanere sulla
terra, troppo grave di peccati per salire verso il cielo. Un giorno
invaso da' suoi sogni poetici, rimase lungamente immobile nella barca a
contemplare Venezia lontana immersa in un velo di nebbia che la rendeva
più bella del solito, e ritornando alla riva si trovò tutte le membra
intirizzite dal freddo. Entrò allora in una bettola, e per riscaldarsi
tracannò in tutta fretta uno dopo l'altro alcuni bicchieri di vino di
Dalmazia, e uscì tosto a passeggiare al sole sulla riva. Vagando da una
strada all'altra si trovò in Campo San Giovanni e Paolo, e sentendosi
stanco entrò in chiesa ove andava sovente ad ammirare le cospicue opere
d'arte che abbondano in quel Pantheon delle Venete glorie.
La luce esterna entrava nel tempio illanguidita e variopinta
attraversando le ampie invetriate a colori; le lampade accese
davanti gli altari gettavano un riflesso rossastro sulla penombra dei
monumenti, l'odore dell'incenso si spandeva nella grave atmosfera, e
contribuiva a rendere misterioso e solenne il sacro luogo. Valdrigo
entrando a destra si sedette dirimpetto al monumento lavorato da
Pietro Lombardo, e si mise a contemplare con un occhio istupidito
l'urna sepolcrale, portata sul dorso da tre guerrieri, sulla quale
s'erge la statua del doge Pietro Mocenigo. Tutto ad un tratto gli
parve di vedere che i guerrieri si movessero, e che il principe
scosso dal lungo sonno aprisse gli occhi. Un brivido gli passò per il
corpo, si levò in fretta, fece alcuni passi e si sedette nuovamente
in faccia al Mausoleo del generale Orsino, ma levato lo sguardo vide
le statue della Prudenza e della Fede che si abbassavano per salutare
la statua equestre dell'eroe, il quale agitando leggermente le gambe
sembrava voler conficcare gli sproni nel ventre del cavallo per farlo
avanzare. Valdrigo, sbalordito, mandò un grido di sorpresa, poi chiusi
gli occhi si mise a urlare di spavento. Poco dopo sentendosi cadere
dell'acqua sulla fronte riaperse gli occhi e si trovò circondato da una
folla d'individui. Allora parve si facesse animo perchè ringraziava
gli astanti, ma poco dopo soggiunse: — Voi siete certamente gli
eroi di queste tombe mossi a pietà del mio male. Grazie, Capitano
Orazio Baglioni, grazie, illustre Bragadino, e voi che mi guardate,
serenissimi principi Vendramino, Loredano, Morosini, Cornaro,
lasciatemi in riposo, e ritornate in pace ai vostri Mausolei...