Un ardente desiderio, un pensiero tenace, turbava i sonni, e dominava
le ore di studio di Antonio Canova. Un nome grande risuonava nel suo
cuore, una voce misteriosa e prepotente lo chiamava da lontano. Questo
pensiero, questo nome, era Roma. Roma circondata da un prestigio
infinito, nome eterno e venerato dal mondo per le sue grandezze e
per le sue rovine. Colà la Grecia mostra ancora le immortali bellezze
de' suoi marmi; e le glorie della repubblica e dell'impero sfidano i
secoli sulle pietre imperiture dei loro monumenti. La nuova era della
fratellanza cristiana, fondata sulle macerie del mondo antico, narra
i suoi martirii e i suoi fasti, colle catacombe e colle basiliche.
Il genio dell'arte eterna ha trasfuso la sua scintilla nell'anima di
Michelangelo e di Raffaello, e il fuoco sacro arde fra quelle mura,
che custodiscono i tesori della civiltà greca, romana e cristiana. Il
gruppo di Dedalo ed Icaro e la statua del marchese Poleni fornirono
al giovine scultore i mezzi necessari per soddisfare i suoi voti, e
nell'ottobre del 1780, lieto e felice, partì finalmente per Roma.