IV.

Zammaria Valdrigo era l'affittuale del podere. In quella solitudine le

sue idee s'erano naturalmente circoscritte alle istruzioni del parroco,

ed alle tradizioni di famiglia. Dal primo aveva imparato materialmente

a recitare i misteri, a balbettare le orazioni latine, a venerare i

santi in generale, accordando però una particolare preferenza ad alcuni

che godevano il privilegio di speciali facoltà, ed erano dichiarati

protettori d'alcune professioni, o degli ammalati o delle bestie. Per

esempio, i calzolai dovevano invocare san Crespino, gli epilettici san

Valentino, e in caso di malattie della vacca o del porco bisognava

raccomandare il sofferente a san Bovo, o a sant'Antonio abate. La

speranza del paradiso e la paura dell'inferno e del diavolo erano

naturalmente il fomite delle buone azioni, e il freno degli istinti

perversi; in quanto al purgatorio egli non ne aveva tanto spavento,

perchè quantunque il bruciare nelle fiamme per alcuni anni dovesse

essere una cocente punizione, pure poteva sperare d'uscirne col mezzo

di opportune indulgenze, di qualche messa, di qualche elemosina, di una

candela, o di altri suffragi.

A queste nozioni generali del sovranaturale, si aggiungeva la fede

nella potenza delle benedizioni del parroco per ispaventare i sorci, o

mettere in fuga le formiche, e le tradizioni di famiglia riguardo al

_massariol_, essere misterioso e notturno che fischia da lontano nei

campi, ed entra nella stalla ad intricare le criniere ai cavalli. E le

streghe che gettano la mala sorte, e le anime dei morti che non trovano

pace, e vagano di notte per le strade deserte.

In quanto alle idee civili, si riducevano a poco. Come la celeste

gerarchia, la podestà della terra dividevasi in gradi. Al sommo

stava il Doge, e poi venivano il Consiglio dei Dieci, il Senato e i

gentiluomini. Dopo i gentiluomini i lustrissimi, e finalmente la povera

gente che deve obbedire. Per le nozioni agricole tutto si riduceva a

seminare od a mietere in crescente o calante di luna secondo i casi, a

lavorare le terre coll'aratro ereditato dal nonno, il quale lo aveva

avuto dal bisavolo che lo teneva dal trisavolo, e così avanti, ossia

indietro fino ai tempi di Trittolemo.

Del resto, malgrado tanta semplicità, Zammaria sapeva fare i suoi

conti, e presso gli altri contadini egli passava per un esperto

massaio. Rispettoso e diffidente, faceva profondi inchini ai padroni,

ma misurava le parole, rideva sempre con un occhio solo e con metà

della bocca, e dalla bonarietà superficiale del volto gli trapelava

un'aria di nascosta malizia, che dava alla sua fisonomia un carattere

singolare.

Sua madre era una vecchia grinzuta e ricurva, che tutto il paese

chiamava per antonomasia, la nonna.

Sua moglie era una svelta e robusta contadina. Bianca e rossa come

un bel pomo maturo, la Rosa andava e veniva tutto il giorno dalla

cucina alla corte, dalla corte alla stalla, dalla vacca ai pulcini,

dal marito al maiale, dai figliuoli ai colombi; una vera provvidenza

che vegliava su tutto, e non dimenticava nessuno. Un fazzoletto a

quadri sul capo, le maniche rimboccate fino al gomito, la gonnella che

appena oltrepassava il ginocchio, lasciavano piena libertà alle sue

mosse rapide e gagliarde, e dall'alba al tramonto si udivano i tacchi

de' suoi zoccoli che battevano il terreno con un suono uniformemente

accelerato. Pareva che il suo cómpito sulla terra fosse quello di

rappresentare l'abbondanza; la quale spiccava dalle rotondità delle

sue membra, dal volume degli alimenti somministrati alla famiglia e

agli animali, e dal numero de' suoi figli. Ne aveva avuto una decina

fra maschi e femmine, alcuni erano morti, gli altri correvano i campi,

al sole e alla pioggia, forti come la madre, vegeti come la natura,

selvaggi come gli uccelletti del bosco.

Il dolce far niente: Scene della vita veneziana del secolo passato · 第 7 / 46 题