L'organizzazione radicale

Questo dell'organizzazione è invero il problema assillante e insoluto

che la democrazia radicale persegue in Italia da quaranta anni. Fu

tentata, nel 1873, una prima riunione dei mazziniani e democratici

radicali; ma li divise, e annullò lo sforzo, il dissidio tra gli

intransigenti e i possibilisti, dei quali gli uni volevano

l'educazione morale delle masse per l'azione repubblicana, gli altri

l'azione riformatrice della democrazia.

Nel 1879 fu costituita in Roma la _Lega della democrazia_ della quale

si è fatto cenno sopra.

Fallito anche questo tentativo, si tentò di nuovo, auspici, con Saffi

alla testa, i maggiori uomini del vecchio partito d'azione, e una

riunione fu tenuta nel maggio 1885 in Bologna per la ricostituzione

della _Lega della democrazia_; e vi fu deciso, il 14 maggio, di

organizzare la democrazia radicale in partito, con schema di statuto

proposto da Socci; e fu istituito un comitato permanente per

l'organizzazione del lavoro elettorale. Parteciparono anche i

repubblicani, salvo alcuni astensionisti, fra i quali il Fratti.

Nel congresso del Patto di Roma, nel maggio del 1890, al quale avevano

aderito 452 associazioni, 30 giornali, 40 deputati, 2 senatori, 122

spiccate personalità della democrazia, fu di nuovo discusso

l'argomento dell'organizzazione del partito, e di nuovo senza effetto

pratico.

Dopo altri 14 anni sorse e tenne il suo primo congresso in Roma, nel

1904, il partito radicale organizzato; in un periodo nel quale lo

sforzo idealistico era assai meno intenso, quando socialisti e

repubblicani avevano largamente mietuto nelle file della democrazia e

quasi per far argine all'assorbimento e alla dispersione. Altri

congressi nazionali furono tenuti nel 1905, 1907, 1909. Ma la vita del

nuovo organismo politico si protrasse lenta e svogliata sino ad oggi;

nè per numero, nè per coesione, nè per efficacia di attività pratica

il partito corrisponde all'ampiezza ed alla forza dell'idea radicale

nel paese.

E il congresso del novembre scorso in Roma servì più a documentare

incertezze e contraddizioni interiori, lentezza di organizzazione,

preoccupazioni elettorali primeggianti ogni altra, che non a trovare

il rimedio. Ma i motivi della debolezza organica di questa idea

radicale non abbisognano, per iscuoprirli, di lunga ricerca; essi

appaiono evidenti a chi consideri le condizioni e le vicende degli

ultimi quaranta anni di vita pubblica italiana.

L'immaturità politica dei ceti medi fra i quali innanzi tutto il

radicalismo dovrebbe reclutare i suoi seguaci, per la non ancora

superata antitesi storica fra i gruppi sociali che detenevano il

potere e la classe nuova; la differenza profonda di regioni per la

quale i moti di cultura e di azione non riescono a vincere la speciale

configurazione che dà ad essi l'ambiente; difficoltà, questa, maggiore

per il radicalismo che non per i proletari, affratellati dalla comune

povertà, ma grande anche per questi; le difficoltà opposte alla

polarizzazione dei partiti dal trasformismo e dall'opportunismo

parlamentari e locali, che stemperavano le migliori energie; la

ripugnanza degli italiani ad ogni durevole e saldo vincolo di

organizzazione sono fatti noti che spiegano molte debolezze.

Inoltre, era appena giunto il radicalismo italiano a discendere, con

Bertani e Cavallotti, dalle altezze del rigido idealismo di Cattaneo e

Mazzini e Bovio nella concreta realtà sociale, non rinunziando agli

ideali ma cimentandoli e incarnandoli nelle prove dell'esperienza,

quando sopravvenne e si diffuse un movimento nuovo, derivazione anche

esso, come ho sopra mostrato, dal radicalismo ma che colpiva con i più

vivaci contorni del suo programma e con la veemenza eroica della lotta

ingaggiata; e molti si credettero e si dissero socialisti che erano,

in realtà, degli ottimi radicali; e che tali, sovente, son riapparsi

più tardi.

Più interessante è cercare se queste condizioni sieno oggi mutate;

così che si possa sperare per il radicalismo un periodo di rinnovato

vigore. Ed io credo che sì, ma non a segno tale che se ne possano

vedere rapidamente gli effetti. Il blocco clerico-moderato che si va

facendo dall'altra parte, il suffragio universale che, aprendo a più

larghe evoluzioni la democrazia, ci costringerà a smettere certi

particolarismi e dottrinarismi infecondi, la più diffusa coltura, la

timidamente iniziatasi rinnovazione, qua e là, delle plebi

meridionali, prepareranno certo larga messe al radicalismo.

E se la democrazia persisterà nell'errore delle scissioni presenti e

il danno sarà grave, noi speriamo che esso non sia nè così grave nè

così lungo da chiudere il cammino ai rinsavimenti riparatori.

Un ceto sopratutto io spero che troverà nel radicalismo sè stesso e le

sue vie, quello degli insegnanti delle scuole medie; perchè questo

della trasmissione da generazione a generazione della cultura

nazionale, della formazione dell'anima e del pensiero dei ceti medi e

dei professionisti è compito sopra a ogni altro radicale, se la

cultura dell'età nuova deve raccogliere in sè e maturare la tradizione

democratica degli ultimi secoli, educare lo spirito al dominio di sè e

della storia, elaborare le grandi idee direttrici, alimentare questa

insaziabile sete di libertà e di riforma che è il nostro tormento e la

nostra gloria.

E contro gli eccessi di un idealismo impaziente che nella visione

dell'umanità e del proletariato di tutto il mondo dimentica le patrie

o le considera come anguste ai suoi sogni, e contro quelli degli altri

che nel nazionalismo mascherano un ritornante istinto di violenza e di

dominio messo a servizio della reazione contro l'umiltà democratica,

il partito radicale dovrà far valere il concetto di una patria vista

nell'unità organica e vivente della sua tradizione e dei suoi legami

di popolo, ma intesa insieme come strumento di più larghi progressi

umani.

Il partito radicale e il radicalismo italiano · 第 30 / 32 题