Di quest'ultimo argomento il radicalismo italiano, partito
idealistico e di cultura, propulsore ed espressione dei progressi
dell'auto-coscienza in ogni gruppo di attività sociali, minoranza
colta che trae il diritto di aspirare al Governo dall'intima
corrispondenza con le aspirazioni confuse ed implicite della
grande massa popolare, si occupa a preferenza di ogni altro. La
formazione dello spirito nazionale deve essere sua primissima
cura. Esso deve quindi volere una radicale riforma della scuola
media e dell'insegnamento superiore; riforma che, conservando la
grande tradizione del pensiero italiano e della cultura classica,
ne presidî efficacemente la formazione, diminuendo il numero delle
università, distribuendole meglio, disciplinandone le funzioni;
riordinando didatticamente l'insegnamento tecnico, facendo
rifiorire, con larghezza di mezzi, il ginnasio-liceo.
Quanto alla scuola popolare, essa va completata con i corsi
professionali, portando l'intiero corso, e l'obbligo della istruzione,
a sette anni subito, e, appena sarà possibile, ad otto anni.
Queste in breve, e per principali capi, le riforme che debbono far
parte di un programma minimo e massimo insieme, perchè intiero e
sintetico programma emergente dalle necessità mature e constatate
della classe democratica, del radicalismo di oggi.
E intorno ad esso è largo il consenso; ma è consenso disperso e
diffuso di singoli, non proposito collettivo intorno al quale si
raccolga un vasto fascio di forze, una volontà risoluta e animosa di
un partito possente. Sicchè questo, dell'organizzazione politica del
radicalismo, è l'ultimo e forse più grave argomento che ci rimane da
esaminare, avviandoci alla conclusione.