Certo un esempio dell'illanguidirsi dell'idea e del temperamento
radicale si ha nell'abbandono in cui fu lasciata la questione della
laicità. Se, da una parte, il radicalismo italiano era stato disarmato
dalla assenza dei clericali dalla lotta politica, dall'altra,
associandosi nell'Estrema sinistra socialisti e repubblicani, esso
dovè un poco subire l'unilateralità del programma pregiudiziale di
queste frazioni. Ma più importante motivo è l'aver esso partecipato a
quel profondo disagio e malore spirituale che aveva preso, negli
ultimi decennii, tutta la borghesia italiana; e intendo borghesia non
nel significato economico ma in quello di classe dei colti e dei
dirigenti, inclusi quindi gli intellettuali del socialismo medesimo.
Poichè, se io mi son bene spiegato, voi intenderete che radicali si è
non per la semplice accettazione dei principî democratici e della loro
dialettica viva nella storia, ma sì per la calda ed energica volontà
operatrice; per le fedi e gli entusiasmi e le intuizioni precorritrici
e le audacie di un vigoroso partito di azione. E partito di azione si
chiamò, nelle origini e nel periodo eroico, il radicalismo; quando
uomini di fede ardente, nella cui vita pura e operosa si rivelava la
dedizione a un ideale, uomini come Mazzini, Bovio, Saffi, Mario, Abba,
Imbriani, erano ritti in armi contro il presente, e disdegnavano
compromessi e opportunismi, battagliando per l'avvenire.
E dove sono caratteri integri e fedi ardenti, quivi la questione
religiosa è sentita; poichè religione è il culto sincero ed eroico
degli ideali della vita¹. E quando le fedi si stemperano e la volontà
si infiacchisce e i combattenti di ieri si lasciano lusingare dai
riposi del facile comando e del potere, allora i problemi religiosi
sembrano quisquilie di preti e di follaiuoli, perchè langue la lotta
per la conquista delle coscienze, per la suscitazione delle fedi
nuove. Con il sacerdozio si trova in lotta vera ed assidua solo chi
vuol destare e liberare coscienze e suscitar fedi e entusiasmi.
¹ Per questo G. Mazzini--giova ricordarlo--scriveva, nel programma
della _Roma del Popolo_ (1872): «Noi possiamo, senza timore di
prestare armi al nemico, dichiarare le religioni espressione
successiva delle serie di Epoche educatrici del genere umano; e
riconoscere eterna nell'anima la facoltà religiosa, eterno il
vincolo fra cielo e terra». E, più energicamente (v. Saffi,
_Scritti_, XI, p. 442): «Le religioni muoiono, ma la religione
vive eterna nel cuore dell'uomo».
Così, mancando l'interessamento, mancò la critica e la revisione di
dottrine e la consapevolezza di situazioni e deduzioni nuove che ne è
l'effetto; e l'anticlericalismo divenne luogo comune e diatriba e
dimostrazione di folla; fu fatto a sproposito, e senza che alcuno
sapesse o dicesse chiaro quel che si voleva. Pochi giuristi studiosi
ed insigni raccoglievano, inascoltati, l'eredità gloriosa dei loro
antecessori.
Nella prassi, la concezione del clericalismo e dei mezzi di
fronteggiarlo fu rinnovata da un moto, prima interno al cattolicismo,
poi dai dominatori di questo cacciato fuori e condotto a cercare
altrove il suo punto d'appoggio, dal _modernismo_. Blaterino a lor
agio i saccenti ignari che nelle pieghe dell'anima corrotta e venale
celano una spontanea simpatia per il prete politicante: io sostengo,
non più solo nè inascoltato, che _il modernismo religioso, nel suo
aspetto politico e nelle sue applicazioni alla politica delle fedi e
delle Chiese, era ed è il più autentico radicalismo_.
Il modernismo, infatti, non è eresia, non dogma contro dogma, nè
chiesa contro chiesa; esso è, nel campo religioso, quel medesimo
processo di autocoscienza che abbiamo veduto compiersi nella
borghesia, con i grandi moti del razionalismo e del romanticismo, e
nel proletariato per opera del socialismo scientifico. Rinnovando
dall'interno il fervore religioso e considerando le religioni nel
processo delle concrete formazioni storiche, esso ha staccato dalla
coscienza cattolica il vecchio dogma e la vecchia gerarchia, che vi
aderivano come incrostazioni soffocanti, ed ha colto le religioni
nella interna dialettica della _praxis_ che le suscita e le rovescia.
Il modernismo non nega, ma spiega; non distrugge ma risolve i dogmi,
perchè trova in essi una verità relativa e provvisoria e li riconosce
simboli e miti già suscitatori di energie; non distrugge ma smonta
l'organismo ecclesiastico, perchè lo ritiene strumento fatto dagli
uomini, ma destinato, come tutte le istituzioni sociali, a subire la
sovranità riformatrice ed innovatrice dello spirto. Non dice agli
uomini: voi dovete non creder questo o creder quello, disertare le
chiese o le sinagoghe o le logge; ma dice: qualunque cosa voi
crediate, qualunque chiesa vi piaccia, voi dovete credere liberamente,
fare delle vostre fedi l'espressione sincera della vostra vita morale
e, se la fede è in voi la più intima parte di voi, difenderla
gelosamente contro ogni intromissione o sopraffazione, ma insieme
rispettare--non solo tollerare--le fedi degli altri, perchè esse sono
la stessa coscienza loro. In religione il modernismo non ha che un
nemico: l'ipocrisia; e l'ipocrisia, cioè, non una fede, ma l'assenza
di una fede e la simulazione e l'imposizione di essa, l'abuso della
religione ingenua e esteriore a scopo di dominio, questo esso combatte
nel clericalismo.
Ora che cosa altro è la laicità, principio e programma del
radicalismo, se non appunto ed esattamente questa dottrina modernista?
Se per aver lo Stato laico si dovesse attendere di aver proscritto i
cattolici, o fatto tutti i cittadini di una fede, o tutti egualmente
senza fede, lo Stato laico sarebbe da attendere per l'anno tremila e
si dovrebbe andare verso di esso rinnovando sopraffazioni e
persecuzioni di esecrata memoria. Solo di liberi credenti--ed uso
questa parola così che essa si applichi ad ogni coscienza, poichè
nessuna coscienza umana c'è o può esserci la quale, se cerca sè stessa
e la libertà, non ponga a sè i fini e le norme supreme della vita,
velate di una nube eterna, ma scintillanti di folgori, mediante la
fede--solo di liberi credenti può risultare lo Stato laico;
collaborazione serena e cordiale di uomini che l'intimità loro
vogliono immune da violenze e passioni di parte o privilegi e coazioni
di poteri pubblici, contenti di derivarne la fiamma di un comune
ideale civile.