Radicalismo e socialismo

Quella posizione media d'un liberalismo oscillante ed ambiguo, della

quale ho parlato, potè lungamente prevalere in Italia e impaludare

nell'opportunismo la vita parlamentare per le difficoltà nelle quali,

per diversi motivi, vennero contemporaneamente a trovarsi le due

opposte frazioni: la clericale e la radicale. La prima, per il _non

expedit_, era in parte fuori della vita pubblica e non poteva quindi

spiegare in questa a suo agio le tendenze native; essa occupava la sua

parte nel potere politico quasi per delegazione.

Il radicalismo si trovò invece sopraffatto e disorientato dal sorgere

e rapido crescere del partito socialista. E dirò qui cosa che

sorprenderà molti ma che pure sarà riconosciuta come vera da chi ha

inteso quel che poco anzi dicevamo della democrazia e che, accettata,

molti fatti spiega ed ha nella spiegazione di essi la riprova della

sua verità. Il movimento socialista non è al di là del radicalismo, ma

è essenziale esplicazione di questo; esso non ha realtà vera ed

efficacia pratica se non in quanto coincide con la _democrazia_,

intesa nel suo più ricco e profondo significato dinamico; all'infuori

di questa e contro questa, stagna nel suo sistema chiuso, dogmatizza,

si esaspera in un rivoluzionarismo inconcludente, può perfino finire

con l'essere presidio della reazione ed aprirle la via, come fu con lo

sciopero generale del 1904.

Come, infatti, il socialismo giuridico fu ulteriore applicazione

dell'eguaglianza proclamata nell'89, il socialismo scientifico,

mirabile moto di rivendicazioni proletarie ed umane, fu l'applicazione

del principio democratico dell'autonomia e della sovranità dello

spirito umano sulla storia alla attività politica incipiente delle

classi lavoratrici; nelle quali esso accese l'autocoscienza, la

consapevolezza di ciò che erano come forza produttrice, del servaggio

nel quale l'ignoranza e la miseria le avevano trattenute, e insieme la

volontà dello sforzo liberatore. Questa è l'anima viva del marxismo;

le condizioni economiche dei lavoratori, lo sviluppo dei mezzi tecnici

e dei rapporti di produzione, il costituirsi della borghesia

capitalistica, colti e osservati nell'immediatezza del loro essere

vero, nell'intimo processo della complicata realtà sociale, nel

continuo concretarsi e sorpassarsi dello spirito, di negazione in

negazione, di posizione in posizione, di sintesi in sintesi, nei

rovesciamenti della praxis; ed insieme l'inserzione, in questa grande

massa proletaria, di una coscienza e di una volontà nuove.

E punto di partenza di questo grande moto fu la coscienza creata nelle

masse della loro situazione di servaggio economico; sentir questa

profondamente e dolorosamente non più come individui presi

nell'ingranaggio di un insuperabile fatalismo sociale, ma come classe,

capace di insorgere, di ribellarsi, era già un opporre alle cose la

propria volontà, un liberarsi interiormente; vedere tutta la storia

come un complesso di rapporti economici, era un rendersi nella

consapevolezza e nel proposito padroni della produzione, un collocarsi

al centro della storia, una volta che di contro a quei rapporti

economici se ne affermavano vigorosamente degli altri, radicalmente

rinnovatori.

E dentro a questa verità psicologica e prammatica c'era un'intima

verità filosofica, che il marxismo traeva dall'eghelianismo: che la

realtà è innanzi tutto spirito, la storia dialettica dell'idea, e che

quindi ciascuna singola coscienza umana, vedendo se stessa come

coscienza e come spirito, usciva dalla necessità per collocarsi sul

terreno della libertà, dalla dialettica _subìta_ per passare alla

dialettica operante, dalla servitù per essere assunta al dominio. E

chi non vede, pur nelle inevitabili esagerazioni, questa grandezza

ideale del socialismo, non ha inteso nulla della storia degli ultimi

due secoli.

L'impeto polemico portò la dottrina, sorta tra le battaglie, a

chiudersi nelle esagerazioni del punto di vista proletario; ma la

saggezza dialettica di due mirabili ingegni, Marx ed Engels,

approntava le correzioni e suggeriva vedute più larghe. La revisione

del marxismo ha ricondotto il socialismo alla democrazia; o meglio, ha

corretto con i principî democratici le esagerazioni polemiche e le

espressioni mitiche del socialismo sorgente. E oggi i socialisti

riformisti sono dei radicali perchè il moto proletario si è composto

nel più vasto processo della democrazia che si fa e diviene, del quale

è idealmente una derivazione e praticamente un aspetto; mentre il

socialismo intransigente ci si presenta oggi come una ribellione

contro la realtà riformistica, per la teoria rivoluzionaria.

Di qui, nel socialismo mussoliniano, l'andatura dogmatica e

chiesastica, l'intolleranza, il dispregio per il contenuto reale delle

riforme democratiche, la rivoluzione come letteratura, la preparazione

a freddo dello sciopero generale e di giornate di sangue, e sino,

indice certo dei risultati che si minacciano, le confessate preferenze

per la reazione; di qui ad esso le mal celate simpatie di quanti sanno

che mettere il socialismo contro il radicalismo significa spezzare lo

sforzo democratico, impedire al partito radicale la sua essenziale

funzione, che è quella di raccogliere in un fascio, contro la

reazione, le forze di avvenire, per organizzare e preparare una

democrazia di governo; di qui, negli imminenti comizii, lo spettacolo,

ad es., di una candidatura di Zibordi contro Bonomi, di Montemartini

contro Cabrini e le polemiche ardenti di socialisti contro socialisti.

E questo intimo dissidio della democrazia, questo antiradicalismo che

è così grato spettacolo agli occhi dei clericali, avviene proprio

mentre dall'altra parte due fatti si compiono: la discesa in campo

aperto del partito clericale, rotti gli argini del _non-expedit_, e la

mobilitazione, mediante il suffragio quasi universale, del _lumpen

proletariat_, delle riserve analfabete ed ignare della reazione. Quale

demone maligno e beffardo susurra all'orecchio dei dirigenti il

partito _ufficiale_ i suoi perversi consigli?

E la colpa maggiore è forse di quei riformisti _sinistri_ che

l'inerzia morale e il timore di perdere i suffragi delle masse

organizzate han fatto prigionieri dei rivoluzionari e divisi, in

un'ora solenne e decisiva, dal socialismo bissolatiano, onesto e

coraggioso tentativo di realistica democrazia.

Il partito radicale e il radicalismo italiano · 第 19 / 32 题