Democrazia e demagogia

Questo che siamo venuti dicendo ci dispensa dall'esame delle molte

critiche e censure e biasimi che sono stati mossi alla democrazia da

gruppi estremi di destra e di sinistra. Tali biasimi, se muovono da

destra, p. es., dei nazionalisti, vanno piuttosto a colpire le

esagerazioni demagogiche; se da sinistra, le attenuazioni e gli

infingimenti e le soste.

Ma della demagogia, che è la maschera, e la calunnia della democrazia,

ci conviene ancora dire qualche parola.

Tre, fra le molte varietà di essa, distingueremo. La prima è, diremmo

quasi, la malattia professionale dei grandi sindacati operai e di chi

lavora a costituirli. Non ostanti le parentele, il sindacalismo è,

nella sostanza sua, dottrina diversa dal socialismo, cozzante anzi con

esso in quanto mira a ricostituire le classi ed a ricomporre sulle

basi di queste l'unità sociale e politica, sminuzzata e frantumata

dall'individualismo della rivoluzione francese. Corporazioni, unioni

professionali, sindacati sono forme di associazioni e di attività

collettiva che riguardano, non certo i soli operai salariati, ma le

più varie professioni ed uffici sociali, ed, in luogo di unificare lo

sforzo proletario, come voleva Carlo Marx, tendono ad articolarlo e

differenziarlo, dando alle varie categorie di lavoratori il senso vivo

di interessi diversi e talora antitetici.

Per impossessarsi del movimento e dirigerlo, i socialisti hanno dovuto

sovrapporre artificiosamente al programma dei singoli sindacati un

generico e ambiguo rivoluzionarismo che li tenesse ancora associati,

nella lotta contro il capitale e lo Stato. Espressione di questo

rivoluzionarismo è il mito dello sciopero generale, attraverso al

quale, arrestando di un tratto il funzionamento dell'attuale economia

capitalistica, si passerebbe alla presa di possesso, da parte dei

sindacati, degli strumenti di lavoro e del governo della società.

Un esempio tipico di questo demagogico confusionismo si ha nella C. G.

T. francese e nei mezzi violenti predicati ed insegnati da molti

socialisti per _saboter_ la produzione capitalistica e i servizi

pubblici. In Italia esso fermenta e sussulta a tratti nelle grandi

città.

Un'altra forma di demagogismo, la quale si allea volentieri con questa

prima, è il rivoluzionarismo fatto di reminiscenze e di sentimento,

eredità delle rivoluzioni politiche, da quella del 1789 in poi, per il

quale si pretende applicare alla rivoluzione sociale i metodi,

appunto, delle rivoluzioni politiche. Pareva che il 1898 avesse

liberato il nostro paese dal vagheggiamento e dal timore di simili

minacce; ma esse son come una malattia di crescenza di una democrazia

sociale immatura e irrequieta. Le riforme politiche attuate dalla

borghesia hanno reso possibile a qualunque gruppo sociale di aspirare

a quel maggior potere che si esplica nella conquista dello Stato; non

c'è idea nè partito nè gruppo di forze il cui successo non possa

subito tradursi in potere politico, per la via degli organi

rappresentativi. In fatto, la violenza--le sommosse e la

rivolta--apparisce di quando in quando nella società nostra o come

esasperazione di conflitti di interessi o di scioperi sorti e svoltisi

nei limiti della legalità, da parte di chi si sente mancare il

successo, o come tumulto di masse non ancora impossessatesi dei

diritti civili.

C'è, infine, una terza forma di demagogismo, la più comune ed anche la

più superficiale: quella che serve agli arrivisti per commuovere e

guadagnare le masse, per eccitare una folla, per trar partito da una

coscienza politica di classi ancora immature, per sfruttare la

mobilità e l'impazienza e le collere della fanciullesca anima

popolare. È, alla Camera, il discorso politico e il gesto che ha in

vista soltanto l'impressione da far sulle masse; è, nei comizi,

l'oratoria vuota, veemente, rotonda, confusionaria; è l'arte di

lusingare le passioni popolari, di eccitare le fantasie, di alimentare

le illusioni e di volger la collera delle delusioni contro avversari

fantastici.

Da queste varie forme di demagogia il radicalismo deve serbarsi

immune; ed in ciò starà la sua forza.

Esso che la cura degli interessi e dell'educazione dei lavoratori

compone nell'armonia di una più vasta visione degli interessi sociali,

che nei sindacati riconosce ed apprezza i nuclei vivi e vitali di una

nuova organizzazione della società democratica, che non eleva l'ordine

costituito e il diritto vigente a pregiudiziale contro qualsiasi nuova

conquista sociale e giuridica, deve saper dominare i moti popolari e

dirigerli a fini positivi, verso una più alta giustizia.

E deve rifuggire dalla così frequente e così dolorosa illusione,

largamente distribuita al popolo dai demagoghi, che per rinnovare si

richiede solo lo sforzo violento delle masse e del popolo contro chi è

in alto; mentre solo sono durevoli e feconde le conquiste alle quali

corrisponda una cresciuta maturità e virilità delle classi che debbono

compierle.

Il partito radicale e il radicalismo italiano · 第 18 / 32 题