due razze, la bianca e la negra, nutrito, dice una sua biografia, di
latte sudanese--io credo già che il latte abbia lo stesso colore sotto
tutte le latitudini--egli ha voluto in Mafarka, di progenie regale
araba, rappresentarvi il tipo dell'eroe, che, per essere, come tutti
gli arabi forti, veemente e temerario, non dimentica di essere astuto,
previdente e provvidente. La duplice, quasi contradditoria anima
dell'arabo è tutta nell'anima eroica di Mafarka il futurista, e, se
avete letto il libro (io credo che intero non lo abbiate letto,
perchè, se l'aveste letto, non vi sareste limitato a leggere i passi
secondo voi offensivi al pudore).
PUBBLICO MINISTERO.--L'ho letto.
AVV. SARFATTI.--Me ne congratulo con voi: fa parte della _letteratura
europea_. Dunque, se avete letto il libro, avrete visto che Mafarka il
futurista, fino ad un certo punto, è un eroe umano, cioè a dire con la
più raffinata delle astuzie, col più temerario e ardito dei coraggi,
egli vince gli avversarî, s'incorona della corona di re, diventa
padrone assoluto di un regno contrastato e ambito.
Ma, alla difesa di Tell-el-Kibir, suo fratello Magamal è ferito a
morte da un cane rabbioso: l'avete letto voi «_Mafarka il futurista_»,
e avete provato l'impressione che il capitolo dei «Cani del sole» sia
veramente un grande capitolo di poesia epica? Avete voi mai pensato
che chi scrisse quel capitolo non può essere un uomo da mandare in
galera? Se non lo avete pensato, peggio per voi! (_Applausi
fragorosi_).
Scusi il Tribunale se sono un po' vivace: dico _peggio per lui_,
perchè è giovane, e si lascia sopraffare da sofismi contro il bello.
Dunque, arrivato ad un certo punto, poichè il solo legame che lo
teneva unito a questa terra gli manca e gli manca il modo così
tragico, Mafarka diventa un dio; non è più un eroe umano posto in
rilievo dalla fantasia dell'autore, diventa un eroe soprannaturale,
vorrei dire religioso, se fosse lecito dire tutte queste parole in
quest'ora e senza una spiegazione.
E come nella prima metà del libro, (ch'è tutta intessuta di elementi
che attengono al paese che viene descritto, alla razza che vi si
agita, agli eserciti che vi cozzano), questo eroe umano campeggia sul
grande sfondo del quadro, come un eroe antico, classico, come un eroe
di Virgilio e di Omero, nella seconda metà del libro diventa
un'astrazione filosofica. Mafarka il futurista vuol liberarsi dei
vincoli carnali, e concepisce l'idea, mi pare piuttosto grandiosa, di
fabbricare un uomo in concorrenza con le donne, di fabbricarlo senza
le donne, di dare a questa creatura che dovrà essere la padrona, la
soggiogatrice dello spazio e del tempo, che non dovrà più camminare su
questa misera terra e trovare in Piazza Beccaria dei rappresentanti
del P. M., di dare a questa creatura, che munirà di ali, tutte le
qualità necessarie per librarsi alta su queste regioni materiali di
tempo e di spazio per essere la vincitrice del tempo e dello spazio.
Ora se questo è, ed è veramente, se il Marinetti ha voluto il suo eroe
così, se lo ha voluto liberato da questi vincoli, è vero, signor
rappresentante del P. M.?, così umani, e qualche volta, ahimè, così
dolci, se egli l'ha voluto così,--come poteva contemporaneamente
volere l'offesa al pudore? Come poteva volere nello stesso tempo il
bianco e il nero, il possibile e l'impossibile? Come poteva volere che
Mafarka il futurista, il quale mette sotto i piedi tutto quello che è
concupiscenza carnale, si dilettasse, invece, di rappresentazioni
sporche ed ignobili, di stupri di negre e di cose di questo genere?
Il libro è stato criticato soltanto in Francia, perchè la vostra
sapiente opera è intervenuta subito a impedire che fosse criticato in
Italia, e il fine del libro e le intenzioni dell'autore sono così
sintetizzati in questa _Chronique de la France du Nord_, in un
articolo a firma di Arturo Maquaire, nome che non appartiene alla
letteratura europea, ma che appartiene alla letteratura francese:
«Mafarka è la volontà umana svincolatasi da tutti quei vincoli
terrestri che cercavano di trattenere il suo volo verso il cielo,
sicuro di non conoscere più il sonno, la vecchiezza e la morte. Voi
pensate bene che questa pretesa di liberare l'umanità dalla doppia
servitù della paura e della donna, due pericoli davanti ai quali si
rannicchiano tutti gli uomini, rischia di far lanciare dei gridi acuti
ai passatisti, che tremano e si agitano al solo pensiero di
abbandonare per un solo momento, per un secondo, il festino della
voluttà, il festino del piacere». (_Applausi fragorosi_).
Questa è, come è stata capita, come è stata sintetizzata da questo
autore e da molti altri, che io passerò a voi, come documentazione
della causa, questa è la sintesi filosofica del pensiero di F. T.
Marinetti. Il quale è chiamato a rispondere di oltraggio al pudore,
per tre capitoli, per tre aneddoti, sostanzialmente. È vero, signor
rappresentante del P. M., che voi ne avete letti degli altri; ma
questo, se fa parte della vostra cultura futuristica, non fa parte
dell'accusa. E i tre aneddoti sono questi: _Lo stupro delle negre_;
_Il racconto sotto la tenda_; _Il ventre della balena_; e, se volete,
vi do anche il quarto: _L'offerta delle vergini al vincitore Mafarka_.
Ebbene, io non leggo perchè è tardi; ma quando Mafarka si trova
dinanzi allo spettacolo dello stupro delle negre (quattromila negre
stuprate nei fossati di Tell-el-Kibir) quando si trova davanti a
questa specie di postribolo sotto le stelle, Mafarka vi unisce il suo
compiacimento? No: insorge contro i generali sporchi e vigliacchi che
volevano demoralizzare l'esercito, ai soldati concedendo: vulve, vulve
e vulve (ho detto vulve tre volte e ve ne chiedo scusa). E quando
vengono offerte a lui le più belle fanciulle di Tell-el-Kibir,
seminude, che si presentano al vincitore con tutte le grazie ed i doni
di che le rese belle madre natura, e che, diciamo la verità, avrebbero
fatto gola anche a voi, Mafarka il futurista le respinge, non le
vuole, le ingiuria. Riconosce che, fin da quel momento, è consacrato
al regno e alla vittoria, e non vuole contatti con le donne, che gli
farebbero dimenticare il fine ultimo, grande, nobile della sua
missione.
E quando, a premio della vittoria, nel _Ventre della balena_, i
sotterranei di Tell-el-Kibir, così chiamati dalla fantasia zoologica
del Marinetti, quando nella oscurità due bellissime donne vanno agli
uomini per saggiare dove le guiderà l'istinto del sesso, e una è
guidata verso di lui, non solo la respinge, ma--Mafarka era un po'
esagerato e leggermente selvaggio e brutale--ordina ai suoi schiavi di
gettarla nell'acquario, pasto ai pescicani e ai topi del Nilo.
E quando, signor rappresentante del Pubblico Ministero, sotto la
tenda, Mafarka narra di quel particolare che voi avete chiamato equino
e che doveva trasformarsi in virile, egli lo fa perchè ha bisogno di
quell'aneddoto per acuire il desiderio carnale dei negri, i quali,
abbrutiti dall'alcool e dalla concupiscenza, e slanciati contro di
lui, finiranno poi per uccidersi fra di loro, nello stesso esercito,
in un tragico reciproco scambio di colpi di lancia.
E quando voi, signor accusatore, andate anche fuori del campo
dell'imputazione, e vi trovate di fronte al vecchio costruttore, il
quale, a un certo punto, si libera da una femmina che gli è vicina, e
che tiene la sua barba sotto il _culo_ (È necessario questo? Vedremo
dopo se è necessario; in ogni modo, era necessario usare una parola
dispregiativa in questo momento), che cosa leggete? Ecco: «Si libera
da questa donna, gli gronda di sangue il mento, ma specchiandosi in
un'acqua madreperlacea sotto la luna, egli gridò dallo stupore al
vedersi ringiovanito di trent'anni; il suo corpo era rinvigorito, uno
sguardo solo gli bastò per terminare il vascello» (_Bravo! Applausi_).
Sintesi suprema del romanzo, ch'è tutto un inno alla più grande
liberazione dello spirito umano, ch'è tutto una requisitoria contro le
basse voglie carnali che tengono l'uomo inchiodato alla terra, ch'è
forse una delle più alte parole di speranza e di fede che siano state
scritte, suprema parola di giovinezza, di fede, di audacia,
illuminatrici della vita! (_Applausi_)
E allora dove va a finire il dolo?
Ma il Tribunale di Parma--avete cambiato un po' d'opinione alla
Procura del Re di Milano?--ha ben giudicato, ha fatto benissimo ad
assolvere? Perchè? Forse perchè in quel libro non si dicono delle cose
crude? L'ho difeso io assieme con altri colleghi, l'ho difeso con la
coscienza di difendere una causa giusta, sono stato felice
dell'assoluzione di Notari; ma badate bene che quel libro contiene
delle grossissime porcherie; e con la vostra teoria del dolo
costituito esclusivamente della coscienza di dire porcherie avrebbe
dovuto essere condannato. Avete letto «_Quelle Signore?_» Non lo avete
letto? E, se non l'avete letto, perchè ne dite bene? perchè dite che
il Tribunale di Parma doveva assolvere? Se l'avete letto, come potete
sostenere il dolo contro il Marinetti, quando, proprio per la ragione
dell'intenzione considerata all'infuori della coscienza di dir cose
offensive della morale e del pudore, il Tribunale di Parma ha assolto
il Notari? _Aut aut_; o parlate di quello che non sapete, e lodate
«_Quelle Signore_», nella speranza che qui non si possa commentare la
sentenza che lo ha assolto; o sapete esattamente quello che dite, e
all'assoluzione di Notari, per gli stessi argomenti che voi approvate,
dovrebbe conseguire l'assoluzione di Marinetti, su richiesta vostra.
Infatti, perchè Notari è stato assolto? Perchè, rappresentando un
postribolo, non poteva mica inscenare delle donne oneste, doveva per
forza muoversi fra quelle che si dicono donne di piacere, forse perchè
loro non ne provano affatto e ne danno poco anche agli altri. Ma,
signor rappresentante il P. M. (non potete contraddirmi, perchè il
Tribunale non lo permetterebbe, ma ne parleremo poi, da buoni amici),
se assolvete nella vostra coscienza il Notari, già assolto, perchè ha
rappresentato un postribolo, che voi, naturalmente, non conoscete, e
allora per quale ragione non domandate l'assoluzione del Marinetti il
quale ha rappresentato una terra che voi non conoscete, persone che
non conoscete, climi che non conoscete, latitudini e longitudini che
avete solo letto sulla carta, paesi, questo lo san tutti, dove s'agita
una vita fatta di brutalità, di voluttà, di sporcizia, tutte cose che
eccitano la povera carne umana, come direbbe un predicatore in
quaresima. O pretendete che descriva l'Africa come volete voi? Ma egli
descrive quello che vide; perchè la realtà dell'artista non è la mia,
non è la vostra, è quella che vede lui; questa è la sua realtà. E voi
gli dite: tu devi veder l'Africa così e così. (_Ilarità. Bene!_)
Devo correre, correre affrettatamente, e saltar di palo in frasca.
Eccoci all'_offerta in vendita_.
Ah! voi dite: «quest'è un sofisma, che può essere sostenuto da Aristo
Mortara; non da me». Si può avere una opinione contraria, anzi si deve
manifestarla, se la si ha.
Ma badate bene che l'argomento svolto con tanta sottile profondità
dall'amico Barzilai non si supera così facilmente. Libro _offerto in
vendita_: perchè la legge non dice venduto?
Perchè se il libro non è specificamente, espressamente _offerto_, il
comperarlo e il leggerlo rientra nelle offese al privato pudore, non è
più offesa alla collettività; quando, s'intende, questo libro,
esposto, nulla abbia di oltraggioso per il pudore. Le fanciulle, le
bambine, i bambini, tutta l'innocente coorte infantile, tutta la
legione, diremo così, bianca, può passar davanti a qualunque vetrina e
veder la copertina di _Mafarka il futurista_, senza restar offesa nel
proprio irritabile pudore. Perchè una tale lesione avvenga, bisogna
comperare un libro osceno, e leggerselo, _a domicilio_. È chiaro?
A meno che... a meno che il libraio non ecciti gli avventori con
l'allettamento della materia grassa celata dalla copertina
indifferente e neutrale.
Ecco l'argomento del Barzilai, tratto dall'interpretazione che della
legge ha dato Aristo Mortara. Mi par degno, in verità, di essere preso
in considerazione, per lo meno, di esser esaminato seriamente dal
giudice. I libri, quando sono scritti per i bambini, portano una
leggenda, una vignetta, una riga, un qualche cosa che ne indica la
destinazione.
Quando Luigi Capuana--e a lui vada la nostra parola di riverente
ossequio--questo veterano delle buone lettere, che all'Italia ha dato
_Il Marchese di Roccaverdina_, e _Malia_, e _Giacinta_, ed altri
romanzi ed altri drammi, che non sono precisamente per i
bambini--quando Luigi Capuana ha voluto raccogliere nell'età matura i
ricordi della sua fanciullezza, e ha scritto il «_C'era una
volta..._», ha proprio fatto stampare sulla copertina che questo libro
era per i bambini. Ma gli altri libri non sono nè per i vecchi, nè per
i giovani, nè per gli uomini, nè per le donne: sono per tutti.
«Io prevengo--diceva Swinburne--io prevengo le madri di famiglia che
quello che ho scritto non è per le loro piccole bambine. I miei versi
sono di un uomo giovane. Pubblicare un libro non vuol dire cacciarlo
per forza nelle mani di ogni madre, di ogni balia del Regno Unito,
come il cibo più conveniente e necessario alle bambine. A vedere se un
libro fa o no per lui ci pensi anche chi deve comperarlo. _Caveat
emptor_.
Si può dire che l'argomento dell'offerta in vendita sia stato
dimostrato un sofisma?
Ed a proposito di ciò mi sia consentita un'altra osservazione.
È vero, signor rappresentante del P. M.: basta la potenzialità del
danno, basta che un libro offerto in vendita _in un modo di cui
dovremo discutere_, possa offendere il publico pudore; ma non dovete
confondere la potenzialità del danno, elemento insito nell'opera, con
l'offerta in vendita, elemento estrinseco, posto in essere,
normalmente, da altri all'infuori dell'autore.
E mi sia anche consentita una parentesi. _Quelle Signore_, il giorno
in cui s'è presentato difeso da tre o quattro scavezzacolli che
rispondono ai nomi di Berenini, di Fabbri, e dell'umile, dirò così,
sottoscritto, era stato venduto in un migliaio circa di copie. È
bastata la sentenza d'assoluzione per spingerlo a una vendita
inusitata e insperata, in Italia; e, varcato l'Atlantico, è diventato
nutrimento intellettuale dei lavoratori italiani, al di là
dell'Atlantico è stato letto un po' dappertutto e un po' da tutti; e
Notari s'è avviato alla celebrità... e a nuovi processi (ne avrà uno
il 27 di questo mese), attraverso a una vendita... americana.
Non posso onestamente sostenere che i giudici di Parma non sieno stati
efficaci cooperatori di una tal vendita, amichevoli collaboratori del
Notari.
Ma dico anche (senz'alcuna amarezza, perchè Marinetti non ha un gran
bisogno di vendere): questo libro potete assolverlo, caso mai,
tranquillamente, perchè non sarà mai venduto, quale sia per essere la
sua sorte, assoluzione o condanna.
Perchè non offende la moralità media (se la offendesse sarebbe
avidamente comperato e letto); soprattutto perchè è oscuro di
allusioni e di simboli, e, per capirlo e gustarlo, bisogna penetrarvi
dentro, esser quasi un iniziato.
E i _futuristi_, appunto perchè futuristi, non mi sembrano la
maggioranza del paese e non lo diventeranno mai. (_Mormorii
prolungati_: «_Speriamo di sì!_» «_No! No!_»)
E il libro non sarà comperato perchè urterà sempre contro la moralità
media, dal punto di vista letterario, rappresentata così bene dal
banchiere Weill-Schott.
«Ho incominciato a leggerlo, mio caro Marinetti, il tuo _Mafarka_--ha
risposto quel simpatico banchiere--ma, l'ho detto anche a te, non sono
stato capace d'andare in fondo».--Questo libro simbolico, di
eccitazione, grido di guerra, battaglia, sfida, questo libro che
contiene il credo di una nuova scuola letteraria ed etica, questo
libro non sarà mai pane per i denti del gran numero. Questo libro,
destinato ad allietare gli ozii pensosi, ricercanti le profonde
ragioni della vita, le alte aspirazioni verso l'infinito, non sarà mai
nutrimento e dilettamento di perditempi oziosi e viziosi, di
giovinetti guasti il palato e lo stomaco di un qualche mal
pornografico.
Io credo, signori, di avere risposto, come era da me, come
consentivano il tempo scarso e la stanchezza dell'ora, agli argomenti
principali del Pubblico Ministero. Credo di aver aggiunto qualche
piccola cosa sfuggita forse alla ricerca sapiente dei due valorosi
colleghi, che hanno costruita una mole defensionale intatta ancora.
Ma devo aggiungere un altro argomento, modesto, pedestre, volgare; non
se ne abbia a male il mio amico Marinetti: quando faccio l'avvocato,
devo fare del _passatismo_, tutt'al più del _presentismo_. È un
argomento dei più umili. Volete sentirlo?
F. T. Marinetti: «_Mafarka il futurista_» romanzo, traduzione dal
francese di Decio Cinti; «_Mafarka le futuriste, roman africain_». Ora
voi come avete fatto la vostra requisitoria? In sintesi (non entro
negli spiragli, nelle pieghe delle vostre argomentazioni), in sintesi,
la vostra requisitoria è questa: a me piace o può piacere _Mafarka il
futurista_. Ammetto anche il fine nobile, ma il fine non giustifica i
mezzi. C'è la forma, è vero?, la forma che mi offende. Quando voi
dite: _membro_, noi siamo collettivamente offesi; quando voi dite:
_culo_, il nostro pudore è violato. Dante Alighieri dice _culo_, e
Dante Alighieri si legge nelle scuole. Se non erro, il verso è: «Ed
egli avea del cul fatto trombetta». Quando Dante Alighieri dice
_puttana_, dice puttana, e non v'è nessuna offesa. È vero che certe
scene le ha trattate con reticenza; ma le ha trattate anche con
sincerità, e la sincerità richiede, prima di tutto, la parola propria.
Io non appartengo alla scuola cui appartiene il mio amico on.
Barzilai, cioè io non dico che a questo mondo non si debbono mai dare
dei pugni. _I pugni non servono a far penetrare nella testa gli
argomenti!_ ci vogliono anche i pugni. (_Applausi fragorosi_).
Ma l'argomento di diplomatica finezza presentato da quell'artista
della parola e della forma che è il nostro amico Barzilai, non attiene
alle ragioni della sincerità dell'arte.
L'arte, lo dica Capuana, lo dica chiunque abbia un po' ricercato le
ragioni dell'arte nelle grandi opere che ci hanno lasciato i grandi
_passati_, ha bisogno di sincerità, soprattutto nella forma.
Orbene, voi ritenete offesa al pudore per la forma; ma la forma è
italiana e voi non avete mai accusato il libro francese. Cappa questa
mattina vi parlava di Decio Cinti, quest'uomo fantastico, iperbolico,
fuori del tempo e dello spazio, quest'eroe senza sonno, come il figlio
di Mafarka, il quale non esiste, perchè c'è una nota della questura
che lo dichiara irreperibile, ma che assiste al processo, ed è lì, e
risponde al nome di Decio e al cognome di Cinti, e tutti sanno che è
un bravissimo giovane, che ha tradotto molto bene questo libro. Quando
voi, dunque, dite che colpite il libro per la forma, e vi fermate alla
dichiarazione di irreperibilità del signor Cinti, voi avete salvato
Decio Cinti, ma non avete salvato la vostra causa contro il Marinetti.
Perchè, se pur Decio Cinti non esiste, esiste «_Mafarka le
futuriste_», _versato in atti_ da F. T. Marinetti in persona. E allora
va bene che voi perseguitiate «_Mafarka il futurista_», per citazione
diretta, ma un po' di interpreti, di periti franco-italiani,
all'udienza, i quali ci dicano se il traduttore ha tradotto bene,
questo sì era necessario. Quando vi sentite irritato perchè vi è
stampato, per esempio, _culo_, siete andato a vedere se il libro
francese dica _culo_, o dica, invece, _les fesses_, le natiche? Quando
vi irritate contro la parola _membro_, avete ben cercato che cosa sia
scritto nel libro francese? Avete fermata la vostra attenzione, in
esame comparativo, davanti ai due testi?
Perfino il titolo italiano è infedele, perchè nel testo francese è
scritto _roman africain_, e il lettore deve aspettarsi materia
africana, costumi africani. In Africa non hanno i pudori che avete
voi, sig. rappresentante del P. M., e gli africani, re o non re,
tengono molte volte esposta quella cosa che si chiama membro virile,
che voi, forse in omaggio al pudore, avete chiamato membro equino.
Dunque, qui manca la base dell'imputazione. La sostanza non potete
colpirla; la forma non è di Marinetti. Che cosa volete allora? Perchè
avete incriminato? In che modo vi presentate all'udienza? Come fate il
vostro dovere di Pubblico Ministero? Anche per citazione diretta, non
avevate termini per introdurre periti? Non lo avete fatto; peggio per
voi. La causa vi sfugge tra mano, vi manca il fondamento dell'accusa.
Signori Illustrissimi, ho detto questo perchè mi pareva necessario il
dirlo, perchè, se voi risolvete questa preliminare questione, voi non
avete nemmeno il bisogno di esaminare il resto. Ed era argomento da
dirsi, non si poteva tacerlo, e Cappa e Barzilai lo hanno taciuto,
perchè sapevano che dovevo parlare io. E hanno fidato in me, da quei
buoni amici che sono, perchè anche questo argomento volgare fosse
presentato al vostro giudizio. È giusto, è una punizione che meritavo.
Ma, volgare o no, è un argomento contro il quale il P. M. può
domandare la parola, anche una volta.
Lei ha ingegno pronto e dica come mai ha creduto di attaccar un libro
per la forma, senza curarsi di dimostrare se il testo italiano
rispetti fedelmente quello francese.