del vostro ufficio, che sapete come l'avvenire della specie, gli
interessi supremi della moralità e della civiltà esigano sanzioni, che
forse forse non dovrebbero essere lasciate sotto questo rispetto
all'arbitrio del privato, contro i fatti che riflettono il costume, ma
non siete in ogni ipotesi uomini disposti a rompere lo specchio perchè
vi riflette ciò che lasciate e dovete per certe ragioni lasciare
impunito quando si verifica nella realtà! Non siete magistrati i quali
vogliano trovare questo nuovo argomento di critica storica e
letteraria: i mesi di reclusione.--Eh! lo so; essi furono in vigore;
ma non credo che abbiano raddrizzato la letteratura e l'arte, giacchè
non credo che sia l'arte che crea la moralità, ma sia la moralità che
crea l'arte.
E il Marinetti ha fatto un libro discutibile, un libro che come
dicevo, io sono stato ben lieto di leggere perchè volevo venir qua e
dirvi il bene e il male che penso della sua opera, un libro che è la
manifestazione di un'arte la quale suscita entusiasmi da un lato,
suscita riprovazioni dall'altro, ma è grande arte.--Non vi leggerò
tutto ciò che del _Mafarka_ hanno scritto uomini che hanno un diritto
di cittadinanza incontestabile nel campo della letteratura. Vi
ripeterò ciò che uno dei più importanti, forse il più importante
giornale di critica letteraria francese, _Le Mercure de France_, per
opera di una illustre scrittrice (Rachilde), dice di questo libro,
tributandogli un elogio che io non vorrei leggere per non abusare
della modestia del mio raccomandato.
«Vi ripeto, scrive Rachilde, che ho trovato veramente bellissimo
questo romanzo, perchè F. T. Marinetti è veramente riuscito a farmi
vedere il suo enorme sogno. Ora, se uno scrittore mi _fa vedere_
realmente un'esistenza pazza, riesce realmente a darmi la visione
dello stravagante, io non domando di più per trovare in lui del genio.
«Non mi piace il procedimento impiegato dall'autore, e non discuto la
sua esagerazione spesso di cattivo gusto. Egli possiede d'altronde
tutti i difetti di Victor Hugo, ma sta con regale disinvoltura nel
disordine. Se constata che la voce di un muezzin è violetta, non ne
sono urtata: mi ci adatto, quando mi trovo davanti al quadro dei _Cani
del Sole_. Mafarka che combatte accanto a suo fratello Magamal
l'arrabbiato è una pagina favolosamente impressionante. Il festino dei
mostri del mare e l'orgia che segue sono capitoli meravigliosi.
«Certo, tutto ciò non è affatto castigato: certo, vi è terribilmente
sparso il pimento africano e il romanzo odora furiosamente di negro
(specialmente nello _Stupro delle negre_); ma è pieno di vita, poichè,
in fondo, nulla è più vivo di incubo. Credete voi che il fabbricare da
capo a piedi un uomo artificiale e il farlo camminare non sia
difficile, quando s'abbia dell'immaginazione? Lo credete? Io penso
invece che sia difficilissimo essere Dio. Ed io credo di non far
dispiacere a Marinetti paragonandolo a questo primo autore del primo
volume dell'umanità. (_Applausi_).
«Ma ciò non ha nulla a che fare con la ragione quotidiana. Se fossimo
proprio sinceri, confesseremmo che la ragione, come la vita
quotidiana, ci annoia ancor più nei libri che non fra le nostre
quattro mura.
«Io non raccomando la lettura di quest'opera straordinaria ai giovani
che tagliano il loro pane quotidiano in tartine; ma prego i poeti,
questi uomini tanto felicemente dotati di pazzia, di fermarsi davanti
a questa immagine: _Sotto la volta altissima, la luce azzurra della
notte si ritirava lentamente, come una donna cerimoniosa che esce,
indietreggiando, dalla terrazza, facendo inchini e abbassando in
cadenza le braccia da cui pendono cenci._ A me sembra signori, che
questa frase, copiata a casaccio in un libro nel quale se ne trovano
molte dello stesso valore, dovrebbe da sola salvare il futurismo»
(_Bene!_).
Vi leggerò inoltre ciò che di un altro libro del Marinetti ha scritto
un critico d'arte, Ettore Janni, su questo giornale di Milano: _Il
Corriere della Sera_.
Si tratta del libro _Le Roi Bombance_ (Re Baldoria). E voi da questo
brano vedrete come si possono fare delle accuse al temperamento
complessivo dello scrittore, ma come tutto ciò che urta il senso del
Pubblico Ministero sia lontano dalla intenzionalità, dalla
intenzionalità determinata e oltraggiosa del pudore pubblico, ma sia
piuttosto, ripeto, connaturato a un sistema, a uno stile particolare:
«Lasciamo stare i nomi e prendiamo l'occasione. Il Marinetti--e ne
sono già prove i suoi due poemi: _La Conquête des Etoiles_ e
_Destruction_--ha bisogno dell'enorme per ispirarsi, stavo per dire...
eccitarsi, in tutti i sensi di questa parola: ha bisogno di accordar
la sua musica frenetica a un rombo catastrofico, ha l'avidità ed il
gusto dello smisurato.
«Era naturale che quella _vasta sala popolare tutta appestata di
stupidità brutale_, gli facesse balenar l'idea della tragedia satirica
ed era naturale che questa divenisse il turbine senza confine delle
eterne cupidigie umane, una specie di Giudizio Universale grottesco,
il Giudizio Universale di tutte le deformi e colossali idropisie
corporali e mentali--una larga visione artistica, piena di difetti,
scintillante d'ingegno, simbolica, decadente, secentistica,
mariniana.... marinettiana, che è quanto dire; ricchezza invidiabile,
ma deplorevole abuso d'immagini--una vera _imagorrea_:--quasi ogni
aggettivo condannato a portarsi appesa una proposizione maggiormente
esplicativa, tutti i pensieri e tutti i paragoni in così alto rilievo
che vi manca del tutto la virtù della gradazione: un bel talento che
ha l'aria di essere un po' infermo di satiriasi...
«Ma passerà, poichè tutti questi difetti si riducono a uno solo: alla
sovrabbondanza o, per dir meglio, ad una insolente incuria giovanile
della misura: e questo è un difetto che fa mettere i colpevoli alla
destra dei giudici: alla sinistra vanno gli stitici, che si grattano
il capo un anno prima di trovare un'idea o una metafora, e l'anno
seguente vi raccolgono intorno due volumi» (_Bene! Applausi_).
Dunque è lo stesso Marinetti che dà tanto sui nervi giuridici del
Pubblico Ministero, è lo stesso Marinetti con la stessa
sovrabbondanza, con lo stesso grottesco, con la stessa arte piena di
immagini, di sovrapposizioni e di esagerazione, è lo stesso
temperamento.
Il Janni propone una cura, e la cura la affida alla critica
letteraria, al gusto del pubblico, al procedere degli anni, a quella
selezione naturale di tutte le esagerazioni che nel procedere
dell'opera d'arte si possono compiere: è magari severo contro di lui,
ma domanda che all'arte o all'intenzione dell'arte si contrapponga
qualche cosa che rispecchi l'arte diversa, non contrappone, onorevole
rappresentante dell'accusa del 1910, ad una forma d'arte la forma di
galera che ella propone. Il proporre la cura dei mesi di reclusione
che non si dànno nè allo stupratore, nè a coloro che fanno atti di
libidine, nè a coloro che commettono adulterî quando paghino la parte
lesa, infliggerli ad un galantuomo che ha dato tutta la sua attività,
tutta la sua giovinezza, tutto il suo patrimonio a questo ideale
d'arte, onorevole rappresentante dell'Accusa, è soverchio. Lei è
giovane, ed io spero avrà un brillante e nobile avvenire. Ma io le
auguro che questa sua requisitoria ella possa cancellarla dal suo
stato di servizio professionale, come auguro, e sono certo che il mio
augurio sarà coronato dal successo, che magistrati come voi siete
scriveranno una sentenza come quell'altra lodata dal Pubblico
Ministero e che voi ora non dimenticherete e che fu resa a Parma
riguardo a un'altra causa; una sentenza la quale, si occupi o non si
occupi del valore letterario dell'opera, ma non sia una sentenza
infamatrice di un'arte discutibile ma non degna, però, di essere messa
alla gogna come vorrebbe il Pubblico Ministero.
_(Questa formidabile perorazione è salutata da interminabili applausi.
È una vera, entusiastica ovazione all'illustre uomo politico, che
viene calorosamente felicitato da tutti i letterati e da tutti i
giornalisti presenti)._
La replica dell'avv. Cesare Sarfatti
_La causa pare ormai vinta. I giuristi presenti, colpiti d'ammirazione
per la novità e la profondità della tesi giuridica sostenuta
dall'onor. Barzilai, non esitano a dichiarare che la requisitoria del
P. M. è assolutamente schiacciata. Il P. M. fa una breve ed inefficace
replica, dopo la quale prende la parola l'illustre avvocato socialista
Cesare Sarfatti, che subito assale il Tribunale con la sua bella
eloquenza ironica, insolente e aggressiva._
Mi si consenta non solo di rispondere al Pubblico Ministero, ma di
soggiungere poche cose alle moltissime che hanno detto i miei
onorevoli colleghi, dei quali io sento ancora la voce mentre parlo.
Io devo parlare mentre ascolto ancora. E devo parlare non perchè io
sia qui nel Collegio di difesa, ma perchè non sia lecito alla dignità
e alla moralità di questa causa che l'ultima parola non sia quella
della difesa di Marinetti. E mi studierò, per risparmiare a me la
fatica, a voi la noia, di essere il più breve e più sintetico
possibile.
Argomenti d'arte e argomenti di diritto. Ci si consenta una
pregiudiziale. Se voi ritenete _Mafarka il futurista_ un'opera d'arte,
voi non avete nè competenza, nè giurisdizione a giudicarla, perchè,
onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, il Tribunale è
competente a giudicare la pornografia, non le opere d'arte.
Intendiamoci: ho detto _il Tribunale_, perchè poi ogni giudice a casa
sua e negli amichevoli conversari può essere più competente di ogni
altro. Ma il Tribunale giudice di letteratura è un non senso: qualche
cosa che è fuori dell'arte e fuori del diritto. Perchè badate alle
conseguenze dei Tribunali giudici d'opere d'arte, e dei pubblici
ministeri persecutori, e delle circolari del profeta che dirige le
sorti della politica italiana; ecco le conseguenze: che il profeta, il
quale ha studiato molto, scrive nella famosa circolare: di
perseguitare l'immoralità, ecc., ecc., eccezion fatta per l'_Arte
classica_. Ora qual'è l'arte classica?
Onorevole rappresentante del Pubblico Ministero, voi che avete parlato
di arte europea, la conoscerete, voi, l'arte che si studia sui banchi
delle scuole e soprattutto si vede per le chiese d'Italia, l'arte
classica, e soprattutto nei musei d'Italia, dove, la domenica e le
altre feste comandate, il governo eccita alla corruzione i grandi e i
piccoli, le bambine e i bambini, gli scolari e i maestri. L'arte
classica, mio caro signore, è l'arte che ha la sanzione del tempo. Se
non m'inganno, _Mafarka il futurista_ (io non ho nessuna riserva a
fare, nemmeno quelle del mio amico On. Barzilai), _Mafarka il
futurista_ diventerà un'opera classica. Quando? Quando il Marinetti
non sarà più futurista: questa è una cosa che appartiene al futuro. Ma
l'arte classica signor rappresentante del Pubblico Ministero, è il
vivaio di tutte le porcherie, di tutte le offese al pudore, di tutte
le esaltazioni della carne sullo spirito che abbiano dato al mondo i
più grandi artisti. (_Applausi fragorosi_).
Io non vi dirò più niente sul «non è necessario» o «non era
necessario». Quella parte lì, Innocenzo Cappa ve l'ha messa davanti
come un tale rimorso, che voi ne domanderete scusa al vostro
professore d'italiano e di letteratura latina: ma l'arte classica è la
_Mandragola_ del Macchiavelli, è la _Calandra_ del Bibbiena, che si
recitavano alla Corte di Leone X tra uno stuolo di cardinali e di
prelati; l'arte classica è il Nettuno di Giambologna, al quale in
verità _non era necessario_ che lo scultore fornisse di un membro,
diciamo, così _equino_; l'arte classica è la statua del David, che i
tardi nepoti hanno ricollocato, in una brutta copia, alla porta
d'ingresso del Palazzo Vecchio.
PUBBLICO MINISTERO (_interrompendo_).--C'è discussione!
AVV. SARFATTI.--C'è discussione, ma è al suo posto, e non le consiglio
di andare sotto a quella statua perchè non le venga in mente
d'incriminare il _prevenuto_ Michelangelo Buonarroti (_Ilarità_).
L'arte classica sono le scene di accoppiamento nella chiesa di S.
Marco, di cui un poeta passatista, e ahimè passato, ha scritto: _El
mio San Marco xe 'na maravegia de luse, de colori e de armonia, xe de
splendori una superba regia_; ma l'esaltazione del poeta dev'essersi
fermata davanti a certe gustose scenette che S. Marco, proprio
nell'atrio, offre agli spettatori. È vero che sono cattolici e
religiosi.
L'arte classica è nei capitelli del Palazzo Ducale a Venezia; l'arte
classica è nel Palazzo di Mantova, dove le consiglio di andare; e
quelle sono cose non _offerte in vendita, ma esposte al pubblico_.
L'arte classica vada a vederla nel Museo di Napoli (lei è stato, è
vero? a Napoli, dove ha anche studiato e ha anche imparato la
storiella sporca del professore?)
PUBBLICO MINISTERO (_Fa cenni di diniego_).
AVV. SARFATTI (_continuando_).--E se non c'è stato, ci vada, e impari
tra le magnificenze e gli splendori formali di esseri umani, equivoci
e ambigui, impari là tra accoppiamenti di uomini e ahimè! di donne,
che cosa è mai l'arte classica. (_Applausi_).
E qual competenza avete voi, signor rappresentante del Ministero
Pubblico in fatto d'arte classica o non classica? Voi dite _moralità
media_, _moralità corrente_, vi mettete nel cervello dell'artista,
ripetete: _moralità corrente_, _moralità media_, gli gridate: _dovete
rispettarla_. Moralità, moralità con quel che segue; e allora siate
logici: tutto ciò che è stato il nostro nutrimento spirituale e
intellettuale, tutta l'arte classica che noi abbiamo ammirato, datela
in pasto ad esecutori di giustizia, perchè se quell'arte classica non
deve poter impunemente offendere il pudore, la pudicizia, ecc., ecc.,
ebbene, caro signore, siate logico, imitate Fra Gerolamo Savonarola,
date al rogo quante opere dell'arte classica, incriminabili, vi
capitino fra mani, e non paventate, se potete riparare dietro il
pappafico del profeta. (_Bene!_)
L'arte classica, caro signore, dovreste farla distruggere per le vie,
per le piazze, per i musei d'Italia e, badate bene, molto più di
quello che non abbia osato di fare Fra Gerolamo Savonarola, il
quale--sia detto fra parentesi--meriterebbe tutto il nostro odio, se
non fosse stato un martire, perchè fra altre cose senza di lui
immortali, pare abbia bruciata o fatta bruciare un'opera del divino
Leonardo.
Dunque, arte classica, no intanto: moralità corrente, nemmeno: queste
sono scuse, sono pietosi artifici, con cui un giovane d'ingegno cerca
di sostenere un'accusa che gli sfugge.
Marinetti però è in buona compagnia: _Madame Bovary_ è stata
processata. Il nome dei magistrati che l'hanno incriminata si
raccomanda alla storia soltanto per l'assurda accusa. Credo che
Flaubert si raccomandi per qualche altra cosa. Certo è che la
sorgente, la polla sorgiva (mi corregga il Marinetti, se non dico
esattamente, perchè, per quanto egli sia uno scrittore pornografico,
in letteratura mi fido più di lui che di me), la polla sorgiva della
letteratura naturalistica europea, _Madame Bovary_, ha dovuto subire
gli oltraggi di un vostro collega francese. Eppure _Madame Bovary_
appartiene all'arte classica.
E vi faccio grazia dei _Fleurs du mal_, di quello spirito irrequieto e
profondo che fu uno dei più grandi poeti di Francia, ho nominato
Baudelaire; ma non posso tacere di un'imputazione che ha colpito lo
Swinburne, il quale quando pubblicò il suo _Poemi e ballate_, si trovò
di fronte un vostro collega inglese che incriminò sopratutto l'_Ode ad
Anactolia_, per chi nol sapesse l'amica e amante di Saffo, il più
turpe amore che si possa immaginare, perchè non è diretto, secondo la
Bibbia, alla fecondazione. (_Mormorii_).
Arte classica ancora! Orbene, lo Swinburne è stato anche condannato;
ma ciò non gli ha impedito di essere salutato dalla pudica Albione
come uno dei suoi più grandi poeti.
«Alla pubblicazione dei _Poemi e ballate_, osserva il Chiarini,
scoppiò in Inghilterra _a sudden thunder from the serene heavens of
public virtue_. Gli anonimi custodi della pubblica morale scattaron
su, come tanti diavoletti dalle scatole alle quali si cavi il
coperchio, scattaron su dalle _Riviste_, dai _Magazines_, gridando
all'empio, all'immorale, al pagano». E i tribunali ordinarono che il
libro fosse ritirato dalla circolazione.
L'autore finì dichiarando che il _verdetto dei suoi giudici era per
lui materia di assoluta indifferenza_, che poco gl'importava apparisse
agli occhi dei suoi critici _morale o immorale, cristiano o pagano_;
fu, dice egli stesso, costretto da alcune circostanze che
accompagnarono la prima e la seconda edizione del suo libro, a
rispondere; e rispose, cioè, gittando agli altri sarcasmo e disprezzo,
rispose ad uno dei suoi critici, la cui opera riconobbe essere d'un
nemico sì, ma d'un gentiluomo.
Nei _Poemi e ballate_ Swinburne è artista, niente altro che artista e,
come tale, non sa intendere che cosa abbiano a che fare con l'arte le
idee di morale sanzionate dalla società umana; si meraviglia dello
scandalo prodotto dalle sue poesie, a quel modo che il Canova,
certamente non immorale nè irreligioso, avrebbe, credo, fatto le
meraviglie se lo avessero accusato di oltraggio alla decenza, perchè
aveva scolpita la sua Venere senza neppure un cencio di camicia che le
coprisse il petto e le coscie. (_Bene!_)
Aggiunge il Chiarini che è impossibile determinare esattamente il
punto nel quale un'opera d'arte può incominciare a divenire un'offesa
alla morale, ciò dipendendo sopratutto dalla diversa impressione che
può fare nelle persone che la considerano, secondo ch'è più o meno
gentile e colto l'animo loro. E qui cita l'esempio della Venere del
Canova, davanti alla quale l'artista si esalta perchè non vi vede la
carne (come la vedete voi nei romanzi contro i quali fulminate le
vostre accuse), e, invece, il facchino vede una bella donna che
vorrebbe fosse ridotta in carne per goder di _quelle cose_ che le
porte aperte non ci consentono di nominare, perchè nessuno sa, proprio
nessuno, di che roba si tratti.
Ah, se lo Swinburne diceva: «a me ripugna immaginare certe cose che
essi hanno saputo scoprire nei miei versi», io temo che Marinetti
possa fare eguale discorso. E potrebbe anche lui aggiungere:
«evidentemente, io non sono virtuoso abbastanza sì che io possa
intenderli, e ringrazio il cielo di non esserlo. La mia corruzione
arrossirebbe del loro pudore».
Dunque, riassumendo, l'arte classica non vi giova, non giovano alla
vostra tesi gli esempî dei più illustri scrittori della letteratura
europea.
Vediamo se vi giovi l'opera precedente del Marinetti. È vero che il
mio amico Cappa vi diceva stamane: condannate pure lui, e salvate
_Mafarka_; ma questo è impossibile, caro amico, questo è un volo
poetico, perchè la condanna investirebbe l'autore e il romanzo
insieme. Quando voi, vedete, mi prendete fra le vostre forbici
accusatone il Sig. Marinetti e volete arrostirlo con quattro mesi di
reclusione e 1000 lire di multa, dovete giudicarlo un po' anche lui;
_Mafarka_, va bene; ma anche F. T. Marinetti, scrittore.
Ora l'opera letteraria di lui, in sintesi, è questa (non so quale sia
la sua vita e non posso giurare che corrisponda all'opera): egli è un
odiatore delle donne--peccato, perchè è un bel giovane--un misogino.
Se scrive la _Conquête des Etoiles_, imbevuto, in quel momento, di
pessimismo leopardiano, immagina l'assalto delle onde contro le
stelle, l'ira delle onde per non poter raggiungere il cielo, quasi a
simboleggiare la suprema aspirazione degli uomini verso
l'irraggiungibile infinito. E le donne non compariscono. Se scrive
_Destruction_, forse potrà essere incriminato come anarchico, non
certo come offensore del pubblico buon costume. Se scrive il _Roi
Bombance_, egli fa la satira spietata dei bassi e volgari appetiti del
potere; ma di donna nemmeno l'ombra. E quando trasporta _Roi Bombance_
sulla scena, non si sentono che delle voci di donne in lontananza,
fuggenti, indignate da quello spettacolo di bassezza sensuale, (nel
senso puro della parola, signor rappresentante del P. M.), dato dai
ghiottoni che sono al proscenio. Se scrive _Mafarka il futurista_, vi
premette il suo credo letterario e morale di superuomo e di misogino,
in una prefazione diretta ai suoi compagni di idee e di fede. E quando
descrive gli spettacoli di lussuria che fanno sorridere voi, signor
accusatore, li descrive con lo sdegno di un uomo amareggiato e dolente
che le virtù della stirpe e del popolo si frangano, si perdano,
rovinino, si macerino nel letamaio della corruzione sessuale. Ora, col
leggere alcuni brani del romanzo, i difensori non hanno inteso di
opporre cose belle a cose brutte, come se queste potessero essere
discriminate da quelle, ma argomenti a prova del contenuto etico
dell'intenzione dell'agente, in opposizione al _dolo_ che, comunque
considerato, l'accusa sostiene contro di lui. E qui, signor
rappresentante del P. M., voglio anche darvi ragione, per quanto
abbiate torto: non dolo specifico, dolo generico, ma dolo. Il quale è
costituito, in ogni modo, dei due essenziali elementi di _coscienza_ e
di _volontà_; coscienza che le cose che si dicono possano offendere la
pubblica morale, volontà diretta ad offenderla. (_Bene!_)
PUBBLICO MINISTERO. (_Fa cenni di diniego_).
AVV. SARFATTI.--Sì, è proprio così. Questo è il dolo, cioè questa è
l'intenzione. Perchè quando voi parlate di fine e leggete le sentenze
di Cassazione che parlano di fine, alle quali sentenze aderiamo, voi
cadete nell'equivoco, del resto comune, di confondere l'intenzione col
fine, mentre il fine è uno degli elementi dell'intenzione ma non è
l'intenzione. Il fine è la méta verso cui si dirige l'intenzione.
Ora quando avete dimostrato che il fine non è necessario, non avete
ancora dimostrato che il fine costituisca l'intenzione, e questa,
ripeto, non è la méta verso cui ci si dirige, ma la molla che spinge
verso la méta. L'intenzione è costituita sempre di coscienza e di
volontà, nella più esatta, sicura, concorde interpretazione dell'Art.
45 del Cod. Penale. E guardate bene che l'intenzione soltanto salva e
discrimina le opere d'arte dalla pornografia. Se i giudici non
dovessero fare l'esame della intenzione, sarebbero trasformati in
letterati carnefici, i quali dovrebbero oggi condannare un grande
autore, domani un piccolo autore, oggi una bella opera di pittura e di
scultura, domani un poema d'immagini follemente alate, un romanzo di
rappresentazione spietatamente verista, un dramma d'intensità
profondamente umana. Ciò che salva i giudizii di questo genere anche
dai fulmini degli uomini nuovi, persino dei _futuristi_, è appunto la
ricerca dell'intenzione. Con questa non condannerete l'_Autobiografia_
di Benvenuto Cellini, i mosaici di S. Marco, il Nettuno del
Giambologna, le commedie del Macchiavelli e del Bibbiena, la carne
trionfante nelle pagane novelle di messer Giovanni Boccaccio. E non
condannerete _Mafarka il futurista_, come (ne parleremo subito, del
vostro esempio classico) come non avreste dovuto condannare e non
avete condannato _Quelle Signore_. Insomma, il solo elemento
discriminatore tra l'arte e la pornografia è l'intenzione; e quando
Cappa, in quella sua meravigliosa e vagabonda improvvisazione, vi
legge delle belle frasi marinettiane e mafarkiane, e quando Barzilai
entra con più profondo specillo nelle viscere degli aneddoti da voi
incriminati, l'uno e l'altro, ve l'ho già detto, intendono soltanto a
distruggere quello che voi sostenete essere il dolo. L'intenzione del
Marinetti non credo sia stata morale; ma è stata soltanto di natura, a
dir così, artistica e intellettuale. Quando egli vuol rappresentarvi
il suo eroe, ha bisogno di rappresentarvelo svincolato dalle
oppressioni della carne. (_Applausi_).