L'augusta Torino, sede delle arti della guerra e della pace, strenua
maestra di ordini civili, operò l'alleanza politica delle altre
provincie italiane con sè, intorno allo scettro della Monarchia Sabauda.
Dopo la fatale iattura di Novara, da ogni parte convenivano in Piemonte
gli esuli nostri fratelli, che col senno e colla spada eransi resi
degni di riverenza e d'amore. Accolti sulle rive della Dora, in questo
unico santuario di libera italianità, trovarono salubre il clima,
quieto ed onesto il vivere, forte e liberale il Governo, non mai
turbato da popolari tumulti. A tutti fu dato ospizio, ed a parecchi non
mancarono agi e cariche luminose.
Lo spirito di carità levato al più alto grado qui cominciò la unione
politica degli Italiani, che fu poi mirabilmente sancita coi trionfi di
Palestro e di S. Martino, capitanati dal magnanimo Re Vittorio Emanuele
II, e colle ardite imprese del Leone di Caprera.
Le Camere legislative, concordi al senno del Conte Camillo Cavour,
decretarono che Roma fosse la futura metropoli del Regno d'Italia; onde
opportunamente nel 4 agosto del 1861 Achille Mauri dettava il seguente
sonetto