Andai a pochi passi dalla cava di magnesia in Caselette, paesello di
ottocento abitanti, che si distende sulle prime pendici del Musinè,
ed ha al sommo un gotico castello, fiancheggiato da svelta torre
cinta di merli. Quel castello, volto a mezzogiorno coll'amena vista
della verdeggiante valle irrigata dalla Dora, appartenne ai principi
di Acaia, di poi a nobili famiglie, fra le quali, ai Canale conti di
Cumiana, ai Valperga del Canavese ed ai Cauda; ed ultimi a possederlo
furono i conti Cays, antica famiglia nizzarda che n'ha tuttora la
proprietà.
Per via fiorita salii al castello, e non appena feci annunziare il mio
nome al sig. Carlo Cays conte di Caselette, che tosto egli mi accolse
festosamente nel suo castello, come i più splendidi baroni del medio
evo usarono coi trovadori, che andavano di terra in terra a celebrare
col canto le imprese e gli amori della cavalleria feudale. In compagnia
di lui e del caro ed unico suo figliuolo visitai le adorne stanze,
che furono degne di essere abitate dalla madre e dalla consorte del
nostro Re, nell'estate dell'anno 1854, ultimo della vita di quelle
pietose e lagrimate Regine. Vidi un bel quadro fiammingo, _L'adorazione
dei Magi_, di Francesco Franz, e l'oratorio domestico che finisce in
dipinta cupoletta col nome di Maria nei vetri colorati. Mi fu mostrata
la tribuna in cui solevano insieme orare le due pie Regine, come in
Torino mirabilmente le scolpiva il Vela nella chiesa della Consolata.
Mi fu pur mostrata una pianeta in tela d'argento, ricca di bei ricami,
cominciati dalla Regina Maria Teresa e compiuti dalla duchessa di
Genova, cogli stemmi della loro stirpe aggiunti alla Croce di Savoia.