XXXIX.

Andai a pochi passi dalla cava di magnesia in Caselette, paesello di

ottocento abitanti, che si distende sulle prime pendici del Musinè,

ed ha al sommo un gotico castello, fiancheggiato da svelta torre

cinta di merli. Quel castello, volto a mezzogiorno coll'amena vista

della verdeggiante valle irrigata dalla Dora, appartenne ai principi

di Acaia, di poi a nobili famiglie, fra le quali, ai Canale conti di

Cumiana, ai Valperga del Canavese ed ai Cauda; ed ultimi a possederlo

furono i conti Cays, antica famiglia nizzarda che n'ha tuttora la

proprietà.

Per via fiorita salii al castello, e non appena feci annunziare il mio

nome al sig. Carlo Cays conte di Caselette, che tosto egli mi accolse

festosamente nel suo castello, come i più splendidi baroni del medio

evo usarono coi trovadori, che andavano di terra in terra a celebrare

col canto le imprese e gli amori della cavalleria feudale. In compagnia

di lui e del caro ed unico suo figliuolo visitai le adorne stanze,

che furono degne di essere abitate dalla madre e dalla consorte del

nostro Re, nell'estate dell'anno 1854, ultimo della vita di quelle

pietose e lagrimate Regine. Vidi un bel quadro fiammingo, _L'adorazione

dei Magi_, di Francesco Franz, e l'oratorio domestico che finisce in

dipinta cupoletta col nome di Maria nei vetri colorati. Mi fu mostrata

la tribuna in cui solevano insieme orare le due pie Regine, come in

Torino mirabilmente le scolpiva il Vela nella chiesa della Consolata.

Mi fu pur mostrata una pianeta in tela d'argento, ricca di bei ricami,

cominciati dalla Regina Maria Teresa e compiuti dalla duchessa di

Genova, cogli stemmi della loro stirpe aggiunti alla Croce di Savoia.

La Dora · 第 180 / 267 题