V.

In seguito il prete Clemente mi diede altre singolari notizie, per le

quali la società del medio evo mi si presentò non beata, come parve

al Rosminiano, ma afflitta da contendenti signorie, che non di rado

tinsero d'umano sangue le acque della Dora.

Gettandomi colla mente nel labirinto delle giurisdizioni feudali,

ricordai i principali signori di quei dintorni, ed ora noto i nomi di

parecchi, che appresi dal conte Cibrario, tanto benevolo all'autore di

queste pagine.

I Provana con titolo comitale ebbero in signoria Almese ed Alpignano,

e il contado di Caselette fu dei Cauda, poi dei Cays, e quello di

Chianocco appartenne ai Grossi ed ai Carignani, e dei Tomatis fu il

castello di Chiusa. Chiavrie era dei Somis, che diedero alle lettere

italiane un conte, dottissimo filologo, ed Exilles fu dato ai Bertola,

de' quali primo conte fu il celebre Antonio, ingegnere, che costrusse

le difese di Torino nel 1706. Gli Agnes furono conti di Fénil, di

Rosta i Carron, i Niger lo erano di Oulx, di Foresto i Vivalda, e di

Val della Torre i Caselette. Di Rubiana erano conti i Chiavarina,

di S. Antonino i Pullini, che ebbero un abate, economo generale,

ricordato per un bel museo da lui raccolto, ed ebbero un cardinale i

Bottiglia conti di Savoulx. Marchesi di Frassinere furono i Bonaudi,

e di Giaglione i Ripa, e i Groppello conti di Borgone vantarono un

celebre uomo di Stato, cui son dovute le principali riforme economiche

di Vittorio Amedeo II. Il feudo di Trana fu dei Gastaldi, Orsini e

Gromis. Villarsamarco era feudo dei Mistrotti, e quello di Villarbasso

fu degli Ambrosii, d'Angennes, Mistrotti; Pianezza appartenne al conte

Martinengo nel secolo XVI; dipoi fu marchesato di donna Matilda di

Savoia e de' discendenti da lei; e Reano era contado dei principi del

Pozzo della Cisterna, dai quali riconosce la costruzione della gotica

chiesa parrocchiale, adorna di bei dipinti. Giaveno fu della Badia di

S. Michele, poi feudo di Brichanteau; e i Bertrand di Monmegliano,

potenti e prepotenti baroni, cagione di molti travagli agli abati di

S. Michele, furono conti del memorabile castello di Brusolo, ove nel

1610 seguì tra il Piemonte e la Francia il trattato, pel quale Enrico

IV prometteva a Carlo Emanuele I la Lombardia, alto disegno rotto in

allora dal pugnale di Ravagliacco, ma ricomposto e adempiuto ai dì

nostri col trionfo del sangue latino. Baratonia fin dal mille fu capo

di un viscontado, ed Avigliana ebbe a signori i Carron marchesi di

Santommaso, famiglia che vantò nei secoli XVII e XVIII tre generazioni

di ministri, e da ultimo il marchese Felice, storico di nobile ingegno

e d'indole preclara.

A questi nomi dovremmo aggiungere altri molti di vescovi ed abati, onde

organavasi in Val di Susa il consorzio feudale, frastagliato di tante e

sì diverse giurisdizioni, che inceppavano il commercio e le industrie

ed impedivano lo svolgimento del vivere libero e civile.

La Dora · 第 133 / 267 题