In seguito il prete Clemente mi diede altre singolari notizie, per le
quali la società del medio evo mi si presentò non beata, come parve
al Rosminiano, ma afflitta da contendenti signorie, che non di rado
tinsero d'umano sangue le acque della Dora.
Gettandomi colla mente nel labirinto delle giurisdizioni feudali,
ricordai i principali signori di quei dintorni, ed ora noto i nomi di
parecchi, che appresi dal conte Cibrario, tanto benevolo all'autore di
queste pagine.
I Provana con titolo comitale ebbero in signoria Almese ed Alpignano,
e il contado di Caselette fu dei Cauda, poi dei Cays, e quello di
Chianocco appartenne ai Grossi ed ai Carignani, e dei Tomatis fu il
castello di Chiusa. Chiavrie era dei Somis, che diedero alle lettere
italiane un conte, dottissimo filologo, ed Exilles fu dato ai Bertola,
de' quali primo conte fu il celebre Antonio, ingegnere, che costrusse
le difese di Torino nel 1706. Gli Agnes furono conti di Fénil, di
Rosta i Carron, i Niger lo erano di Oulx, di Foresto i Vivalda, e di
Val della Torre i Caselette. Di Rubiana erano conti i Chiavarina,
di S. Antonino i Pullini, che ebbero un abate, economo generale,
ricordato per un bel museo da lui raccolto, ed ebbero un cardinale i
Bottiglia conti di Savoulx. Marchesi di Frassinere furono i Bonaudi,
e di Giaglione i Ripa, e i Groppello conti di Borgone vantarono un
celebre uomo di Stato, cui son dovute le principali riforme economiche
di Vittorio Amedeo II. Il feudo di Trana fu dei Gastaldi, Orsini e
Gromis. Villarsamarco era feudo dei Mistrotti, e quello di Villarbasso
fu degli Ambrosii, d'Angennes, Mistrotti; Pianezza appartenne al conte
Martinengo nel secolo XVI; dipoi fu marchesato di donna Matilda di
Savoia e de' discendenti da lei; e Reano era contado dei principi del
Pozzo della Cisterna, dai quali riconosce la costruzione della gotica
chiesa parrocchiale, adorna di bei dipinti. Giaveno fu della Badia di
S. Michele, poi feudo di Brichanteau; e i Bertrand di Monmegliano,
potenti e prepotenti baroni, cagione di molti travagli agli abati di
S. Michele, furono conti del memorabile castello di Brusolo, ove nel
1610 seguì tra il Piemonte e la Francia il trattato, pel quale Enrico
IV prometteva a Carlo Emanuele I la Lombardia, alto disegno rotto in
allora dal pugnale di Ravagliacco, ma ricomposto e adempiuto ai dì
nostri col trionfo del sangue latino. Baratonia fin dal mille fu capo
di un viscontado, ed Avigliana ebbe a signori i Carron marchesi di
Santommaso, famiglia che vantò nei secoli XVII e XVIII tre generazioni
di ministri, e da ultimo il marchese Felice, storico di nobile ingegno
e d'indole preclara.
A questi nomi dovremmo aggiungere altri molti di vescovi ed abati, onde
organavasi in Val di Susa il consorzio feudale, frastagliato di tante e
sì diverse giurisdizioni, che inceppavano il commercio e le industrie
ed impedivano lo svolgimento del vivere libero e civile.