Entrato per una porta coperta di ferro e salendo per tortuosa via fra
acacie e ginepri virginiani e per diversi ordini di scale, giunsi ad
altra porta che mette nel cenobio.
Le reliquie di antichi dipinti, le grigie pietre quadrangolari bene
commesse, e i due pilastri su cui poggia l'arco della porta a tutto
sesto, i bizzarri loro capitelli con leoni nei tre lati rozzamente
scolpiti, gli uni addossati agli altri e avviticchiati nelle code,
imprimono nell'alta facciata del monistero una cupa severità, sì che
nell'ingresso del chiostro ci si presenta l'immagine veneranda e temuta
del vecchio abate con pastorale e spada. Ma nel prossimo terrazzo
l'anima del pellegrino viene rallegrata dalla varia ed amena vista di
gioghi e valli, torri, paesi ed acque. Due volte in quel terrazzo vidi
sorgere il sole dal _Musinè_ e irradiare il vicino monte _Pelato_, così
detto dalle cime spoglie di alberi, e il Caprasio santificato dalle
benedizioni del Romito di Ravenna, e la Valle Rubiana fra il Caprasio
e il Pelato. E più lunge io vedeva illuminarsi i ridenti ed impomati
colli che, altieri della funerale basilica di Soperga, ad oriente
incoronano la vetusta metropoli dei Subalpini; e nella sottoposta valle
fra il Pirchiriano e il Caprasio, solcata dalla strada di ferro, fra
tanta varietà di luoghi io salutava tutta sfavillante di luce la Dora
Riparia che a vasti piani è dispensiera di vita, avvegnachè talvolta
soverchiante d'acque rompa gli argini, e impetuosa divori le gioconde
speranze dell'agricoltore.
--Oh! quanto diverso sarà stato l'aspetto di questa valle della Dora,
quando il sistema feudale copriva i gioghi circostanti di castella, e
multiformi signorie opprimevano le genti! (io esclamai la prima volta
che il Rosminiano mi condusse al terrazzo, sul limitare della Badìa).
--Ben vi apponete, egli mi rispondeva: gagliardi baroni se ne
dividevano il dominio, e l'abate della Sagra di S. Michele era de' più
autorevoli, cinto dal potente clero e dagli armigeri, sicuro nelle
vigili mura della colossale Badìa, e tenendo in soggezione i molti
vassalli eziandio col castello a cavaliere di S. Ambrogio, del quale
vedeste non ha guari i cadenti merli. A lui obbedivano cento e quaranta
fra badìe e chiese, ed egli, vestendo corazza e stola, benediceva la
potestà laicale, beata nella virtù del sacerdozio.--